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giovedì 3 giugno 2021

L'autodifesa della Razza

Glielo faccio dire direttamente a lui, a Nello Musumeci (perché io mi vergognerei tantissimo):
"In queste settimane di interim ho potuto toccare da vicino la qualità degli operatori della Sanità siciliana, la loro abnegazione e l'impegno da tutti profuso nel corso di questi lunghi mesi di pandemia. Non mi hanno meravigliato gli appelli rivolti da molti operatori e rappresentanze sindacali, certamente non tacciabili di vicinanza con il nostro governo, che hanno chiesto di riprendere il percorso amministrativo avviato con l'assessore. Dal primo momento ho detto che le indagini giudiziarie e le responsabilità politiche devono essere separate, nel pieno rispetto per il lavoro della magistratura e dei princìpi che regolano la nostra vita democratica. Per questo ho insistito con Ruggero Razza affinché potesse riprendere il ruolo che gli avevo assegnato nel novembre del 2017. Ho fiducia che questa scelta possa contribuire positivamente a concludere un percorso amministrativo avviato in questi anni con i risultati che tutti conoscono".
Capito? "Le indagini giudiziarie e le responsabilità politiche devono essere separate". Quindi, secondo il presidente della Regione Siciliana, l'ex assessore alla Salute, il suo delfino Ruggero Razza (che molti infatti vedono in pole per candidarsi per il dopo Nello), può tranquillamente tornare sulla poltrona che ha dovuto lasciare a marzo per l'inchiesta sui dati del Covid gonfiati ("i morti vanno spalmati"). Un capolavoro di garantismo, ma - per carità! - la politica non c'entra. No, certo.
Come sa benissimo Musumeci, amministratore esperto con alle spalle un lungo curriculum nelle istituzioni, il lavoro non lo fa solo l'assessore in quanto persona ma l'assessorato in quanto struttura. Se gli operatori della Sanità siciliana hanno apprezzato "il percorso amministrativo già avviato", dubito che questo si sia interrotto per l'assenza di una singola persona. A meno che, curiosamente, il presidente non stia ammettendo che durante il suo interim non abbia fatto granché...
Musumeci ha storicamente goduto di stima anche da parte di molti suoi avversari politici. Con questa mossa, ne ha persa molta. Anzi, l'ha spalmata. Non dico con che cosa.

martedì 30 marzo 2021

Vitti 'na Razza

A inizio marzo, l'assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, annunciò che gli 11mila disabili gravissimi siciliani - che avevano sottoscritto con la regione lo specifico Patto di cura - avrebbero ricevuto la vaccinazione anti Covid a domicilio con Moderna. Mio padre è uno di questi. O meglio, sarebbe stato uno di questi. L'iter prevedeva che gli assistiti non avrebbero dovuto fare alcuna richiesta o prenotazione e solo attendere di essere contattati dalle Asp (aziende sanitarie provinciali). Morale: quasi un mese dopo la direttiva di Razza è sembrata più un annuncio mediatico che non un piano concreto. Non ho i dati e sarei molto contento di essere smentito, ma informandomi con chi si trova in una situazione analoga a quella di mio padre mi pare che ben pochi abbiano usufruito di questo servizio, sulla carta straordinario. L'annuncio di Razza arrivò in realtà subito dopo la pesante denuncia del comitato 'Siamo handicappati, no cretini', il cui succo era "vaccinano tutti ma non i disabili gravi e chi li assiste". E allora magicamente arrivò la direttiva. Fino a dieci giorni fa, però, secondo quanto diceva lo stesso comitato, ancora non c'era un elenco chiaro dei caregiver, appunto gli assistenti familiari.
Com'è andata a finire? Mio padre ha fatto il vaccino questa mattina, ma con Pfizer e dopo averlo prenotato come "soggetto estremamente vulnerabile", peraltro dopo un insostenibile e illogico ingorgo burocratico dovuto al rinnovo anticipato (e non comunicato) della sua tessera sanitaria, più un girone infernale e scandaloso di telefonate e email di assistenza senza risultato tra un ufficio e l'altro.
Ora il nome di Razza è diventato di dominio pubblico nazionale, essendosi dimesso dalla carica dopo lo scandalo vergognoso dei dati gonfiati che l'assessorato chiedeva di comunicare all'Iss per evitare nei mesi scorsi che la Sicilia finisse nella famigerata zona rossa. "Spalmare il numero dei morti" è quanto di più schifoso si possa sentire. Incommentabile. Restiamo nel garantismo costituzionale e non emettiamo sentenze né condanne. Ma lo schifo è indescrivibile. Soprattutto perché poi penso a tutti gli intoppi che, non solo in Sicilia chiaramente, ci sono stati nella gestione della pandemia, e di cui la campagna vaccinale è solo l'ultimo capitolo in ordine di tempo.
Dunque è bene che il destro Razza, fedelissimo del presidente Nello Musumeci, si sia dimesso, la speranza è che ora la regione si dia una mossa. Perché ce n'è Coviddi, eccome.

venerdì 15 maggio 2020

Il Carroccetto siciliano

C'è chi dice che la politica sia l'arte del possibile. Chi invece, come un mio vecchio professore all'università, che "la politica è l'arte di creare le condizioni del possibile". In Sicilia, però, la politica è talmente creativa ed estrosa da realizzare le condizioni pure dell'impossibile, o improbabile. E dunque, non essendoci mai limite a nulla, né al ridicolo né all'impossibile, la giunta regionale di centrodestra ha deciso - due anni e mezzo dopo le elezioni che videro per la prima volta eleggere un deputato regionale della Lega di Salvini - di far entrare ufficialmente il partito ex secessionista padano nel governo della Sicilia.
All'Ars, il parlamentino siciliano, la Lega conta attualmente tre deputati (in Sicilia, più che altrove, il cambio di casacca è sport assai praticato), quindi ormai aveva tutti i numeri in regola, secondo la coalizione di centrodestra guidata da Nello Musumeci, per fare il suo storico ingresso nella giunta regionale. D'altra parte, da più di un anno è vacante una poltrona: quella dell'assessore alla Cultura e all'Identità siciliana. Sì, esatto: la Lega avrà l'assessorato siciliano alla cultura. Il posto purtroppo era libero dal 10 marzo 2019, quando morì tragicamente in un incidente aereo in Etiopia l'allora assessore Sebastiano Tusa, autorevole e stimatissimo archeologo e soprintendente del Mare (preceduto per pochi mesi dal solito Vittorio Sgarbi). Finora il governatore Musumeci ha mantenuto l'interim dell'assessorato, ma evidentemente i tempi sono maturi per l'allargamento della giunta alla Lega fu Nord, rappresentata in Sicilia dal commissario, lombardo, Stefano Candiani (che tuonava spesso contro i Genovese, Micciché, Lombardo e affini, salvo poi trovarseli inevitabilmente alleati, in barba agli slogan contro la "vecchia politica"). Le opposizioni sono ovviamente insorte, non senza ironia peraltro, per questa distribuzione di posti di governo e sottogoverno in piena crisi da pandemia.
Matteo Salvini è entusiasta: "Siamo orgogliosi di entrare nella giunta del governatore Musumeci per occuparci di Beni culturali e Identità siciliana. Tra le altre cose avremo l’onore di gestire le soprintendenze provinciali e quella del Mare, i 14 parchi archeologici, con i teatri di pietra e i templi, per non parlare dei musei regionali e delle straordinarie biblioteche di Palermo, Catania e Messina. La Sicilia, con la sua storia e la sua cultura, è un vanto per l’Italia: siamo orgogliosi di entrare nel governo regionale, prima volta nella storia, per confermare le capacità amministrative delle donne e degli uomini della Lega, al servizio dei siciliani e del cambiamento". Il mantra della Lega, rispetto alla Cultura e all'Identità siciliana, è adesso la promozione dell'insegnamento del siciliano nelle scuole. Ma chi sarà questo primo assessore leghista di Sicilia? Chi metterà a disposizione "le capacità amministrative della Lega al servizio dei siciliani e del cambiamento"? Il nome più gettonato sarebbe quello di un sindaco di un piccolo comune del Messinese, Furci Siculo. Si chiama Matteo Francilia. Non un leghista della prima ora: ex Udc, già candidato a sostegno di Mario Monti, poi nel gruppo di Alfano schierato con il centrosinistra, infine approdato nelle schiere sovraniste. Curriculum politico molto siciliano...
Per la cronaca. Il 14 agosto 2018, mentre a Genova si scavava tra le macerie del ponte Morandi, a Furci Siculo Francilia sedeva alla destra di Matteo Salvini in una festosa cena leghista di ferragosto.

venerdì 3 luglio 2015

Il Borsellino vuoto

Non ricordo quanti anni fa, non sono sicuro che fosse a Ballarò, comunque in una trasmissione del genere, ci fu un interessante e quasi surreale scambio di battute tra Rita Borsellino e l'allora senatore Pdl Carlo Vizzini (nella Prima Repubblica era nel Psdi). Rita era nel suo periodo politico e si sentiva sempre ripetere, più o meno esplicitamente, che stava sfruttando il (cog)nome del fratello Paolo. Vizzini quella volta disse a Rita che contestava le sue scelte politiche (si sa, Paolo era stato di destra) e subito correggeva il tiro, a scanso di equivoci, dicendo di aver "collaborato con suo fratello". Insomma, non è che criticando Rita Borsellino stava infangando la memoria del giudice ucciso, chiaro. Rita sommessamente fece notare che Paolo era suo fratello e la tragedia lei l'aveva vissuta in primissima persona. Ecco, qualche tempo dopo Vizzini, da redivivo socialista "di sinistra", sarebbe diventato uno dei più attivi e strenui sostenitori di Rita Borsellino in politica.
Lunga premessa per finire a parlare della nipote di Rita, Lucia Borsellino. Non c'è niente da fare: noi siciliani non ce le meritiamo certe persone. Abbiamo (parlo in prima persona perché in fondo la responsabilità è davvero collettiva, di tutti noi siculi, anche di chi non ha colpe dirette, ndr) preferito Totò Cuffaro a Rita Borsellino, a Palermo ci confortavano i giochi di potere trasversali più del programma di rottura di Rita, così come ci siamo fatte piacere le giravolte e le ipocrisie del Pd. E così abbiamo abbandonato anche Lucia Borsellino a combattere da sola la sua battaglia civile e professionale, per non disturbare i manovratori della politica ai quali dobbiamo sempre qualcosa. Lucia che da dirigente della sanità regionale aveva dimostrato grande competenza e capacità anche durante le giunte Lombardo, Lucia che da assessore con Crocetta era l'unica davvero titolata a rappresentare la rivoluzione siciliana tanto strombazzata. Strombazzata, ma non da lei, che con discrezione ha continuato a lavorare nonostante "l'ambiente circostante". Dopo un primo tentativo di uscire da quel teatrino, con dimissioni respinte a febbraio dopo lo scandalo della piccola Nicole morta in ambulanza, ora ha lasciato definitivamente. Singolare, però: c'è voluto un caso più che politico che tecnico per accelerare la rottura. L'episodio è simbolico, naturalmente. Il chirurgo e medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, primario al Villa Sofia di Palermo, arrestato per truffa, falso, peculato e abuso d'ufficio («Quest'amicizia, sempre ostentata da Tutino, ha molto condizionato la vita di una grande azienda ospedaliera di Palermo», ha spiegato l'ormai ex assessore). La classica goccia che fa traboccare il vaso. E che certifica il fallimento della presunta rivoluzione crocettiana.
Ripeto, non ci meritiamo persone come Lucia, gente perbene e capace che dice cose così:
Oggi torno a essere la figlia di Paolo. E, in nome dei suoi semplici insegnamenti, chiedo a tutti di non invitarmi, il 19 luglio, alla commemorazione di via D'Amelio. Non capisco l'antimafia come categoria, come sovrastruttura sociale. Sembra quasi un modo per cristallizzare la funzione di alcune persone, magari per costruire carriere. La legalità, per me, non è facciata, è una precondizione di qualsiasi attività.

martedì 18 novembre 2014

Il fattore Q

Per più di 250 anni, dall'827 al 1091, la Sicilia è stata ufficialmente sotto il dominio arabo. E in realtà prima della conquista di Mazara, i musulmani si erano già ampiamente affacciati, con attacchi militari respinti dai bizantini. Intorno al 700 avevano già occupato Pantelleria.
La nostra isola dunque si chiamava Ṣiqilliyya, in quei tempi. La dominazione terminò con la caduta di Noto nel 1091 e lì cominciò il tempo normanno. Che comunque fu caratterizzato, sotto Ruggero II, da una grande tolleranza: il grande geografo arabo Idrisi, per esempio, si stabilì per una ventina d'anni presso la corte rogeriana. Dunque la storia araba e musulmana della Sicilia è lunga e profonda, testimoniata da retaggi culturali, linguistici, architettonici, artistici, direi anche "fisici" (guardate la mia faccia: la genetica non mente...). Noi eravamo arabi ben prima del 1178, quando, secondo il presidente turco Erdogan, marinai musulmani sarebbero arrivati nella futura America.
Ecco, io non riesco davvero a stupirmi delle notizie che riguardano una nuova "invasione" araba della Sicilia. Eh no, attenzione, non sto parlando dell'immigrazione, dei barconi, dei disperati che solcano il Canale di Sicilia. Proprio no. Mi riferisco ad altro. I giornali si riempiono spesso di notizie, non sempre vere o verificate, di favolosi investitori arabi, ancorché misteriosi (anzi, sono favolosi perché misteriosi), pronti a svuotarsi le tasche di qualche petrodollaro per progetti faranoici in Sicilia. E allora il sultano dell'Oman avvistato nella "capitale", una manciata di emiri affascinati dall'economia sicula, dal Palermo Calcio ai villaggi turistici alle infrastrutture ai centri commerciali alle trivelle di petrolio. Leoluca Orlando, per portarsi avanti, ha promesso la costruzione di una moschea a Palermo. Oman, Emirati Arabi, Qatar, Barhein: saranno i nuovi padroni della Sicilia?
Il presidente della Regione Crocetta è appena tornato da Doha, capitale di quel Qatar simbolo del cinico pragmatismo del nuovo millennio: sono pieni di soldi, questi emiri, quindi chissenefrega se il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori arriva dopo l'etica degli affari (quando arriva...)? I Mondiali di calcio del 2022 ne sono l'esempio più eclatante [ne scrissi qui un po' di tempo fa]. Crocetta è andato con una delegazione regionale, meno numerosa che nel passato, insieme a 120 aziende siciliane che evidentemente cercano sul Golfo Persico sbocchi e investimenti. Va benissimo, in realtà. Però nessuno poi si lamenti se ci stiamo "svendendo".
Crocetta ha fatto così – finalmente, a sentire lui – quelle «opere di internazionalizzazione e promozione dell'Isola» (dopo toccherà a Oman, Kazakhstan ed Emirati Arabi Uniti) che il continuo ed estenuante lavoro d'assemblea non gli ha permesso in questi due anni. Opere che potrebbero concludersi addirittura con la partecipazione dell'Orchestra Sinfonica regionale all'inaugurazione di un centro commerciale a Doha. Addirittura. Intanto, per risparmiare e non finire nella Rete della polemica, la spedizione – Crocetta ci tiene a precisarlo – è costata 695mila euro (550mila dall'assessorato alle Attività produttive, 145mila da quello al Turismo). Pochi. Senza le «pletore istituzionali» del passato, anche recente. E spese contenute, fatte per sostenere le imprese: viaggio in economy, alloggio in hotel da 140 euro a notte, cene tutt'altro che sontuose. Il presidente dice di aver mangiato solo insalata. Peccato, perché nel 1154 (anno in cui moriva Ruggero II), esattamente 860 anni fa, Idrisi raccontava degli spaghetti che si producevano nel Palermitano.
Dalla Ṣiqilliyya araba alla Sicilia che corteggia gli arabi, dalla dieta mediterranea a quella mediorientale. Dalle crociate a Crocetta.

lunedì 22 settembre 2014

Mi è semblato di vedele un patto

A volte non bastano neanche 4mila e 500 preferenze (4.584, per la precisione) per entrare in un consiglio regionale, ché poi, trattandosi dell'Assemblea regionale siciliana, la famigerata Ars, è una specie di parlamentino a parte. Ecco, nell'ottobre 2012 Giambattista Bufardeci, detto "Titti" (sic), non ce l'ha fatta a essere eletto a Palazzo dei Normanni nonostante questi numeri. Era il capolista in provincia di Siracusa di Grande Sud, l'ennesima sigla elettorale del presunto smarcamento di Gianfranco Micciché dal centrodestra berlusconiano.
Ora Titti ha aderito a Centro Democratico. Sì, il partito di Bruno Tabacci, il "compagno Bruno" (anzi, BR1), quello che piace a certi buontemponi marxisti. Quindi ora Bufardeci sta dalle parti della maggioranza di Crocetta. E, chissà quanto casualmente, il presidente della Regione ha designato proprio l'ex sindaco di Siracusa come membro del Cga, il Consiglio di giustizia amministrativa che in Sicilia agisce come se fosse il Consiglio di Stato. L'altro membro, en passant, è Elisa Nuara, ex assessore a Gela quando Saro ne era il sindaco.
Saranno coincidenze, saranno cattivi pensieri, ma intanto la Regione designa due persone sulla carta "favorevoli" alla vigilia della decisione del Cga sulle elezioni suppletive in nove sezioni tra Rosolini e Pachino, provincia di Siracusa. La questione l'ha ben spiegata qualche giorno fa su Repubblica Emanuele Lauria: gente eletta con il Pdl che ora sta con Alfano, eletti con l'ala destra dell'Udc che invece appoggiano la maggioranza di Crocetta, candidati casiniani che si sono riconvertiti in berlusconiani e via dicendo. Compresi i "santini" elettorali vecchi di due anni riproposti nonostante sia cambiato quasi tutto (cioè niente, per restare al solito stereotipo gattopardiano dell'Isola).
Ecco, in tutto ciò arrivano le nomine puntuali di Crocetta. Bufardeci al Cga e il renziano Piergiorgio Gerratana (di Rosolini, guarda caso) assessore regionale all'Ambiente. Uno si gioca le carte che ha.
Giovedì 25 settembre il Cga dovrà decidere se confermare le elezioni suppletive nell'estremo sud della Sicilia. La decisione dovrà prenderla quindi anche Titti Bufardeci, sindaco di centrodestra a Siracusa dal 22 dicembre 1999 al primo marzo 2008, poi vicepresidente della Regione per quasi due anni con Lombardo presidente (ruolo ricoperto, peraltro, per sei mesi già a fine anni Novanta quando il presidente era il mio compaesano Peppe Drago). Alle Regionali del 2008 aveva ottenuto la bellezza di 17.216 preferenze. Ah, da ex capogruppo di Grande Sud è indagato per le spese pazze dei rimborsi ai gruppi consiliari.
Ma Crocetta, non ho dubbi, sa essere garantista.

Aggiornamento del 26 settembre 2014. Con un po' di ritardo, il Cga ha deciso. Il 5 ottobre si voterà alle mini-elezioni regionali di Pachino e Rosolini. Immagino un'affluenza da plebiscito.

sabato 16 agosto 2014

Radicali (poco) liberi

Non c'è più religione. Totò Cuffaro ha preso la tessera del Partito Radicale. Lo ha fatto sapere Marco Pannella. Come sempre a ferragosto, una delegazione di radicali, Pannella e la segretaria Rita Bernardini in testa, ha fatto visita a un carcere, nello specifico a Rebibbia, Roma, dove appunto si trova l'ex presidente della Regione Sicilia. Amnistia, condizioni disumane dei detenuti, diritti negati: i temi della visita sono i soliti, e giustissimi. La novità del 2014 è appunto il coup de théâtre dell'uomo che sta ai radicali come Pannella sta alla recita del rosario. E invece Cuffaro si è iscritto da poco al Partito Radicale. Un democristiano nella forza libertaria, laica e antiproibizionista. L'uomo dei cannoli con quello dei cannoni. Perlomeno è curioso.
Ma quel che è più curioso è che non si tratta di un caso isolato. Infatti lo stesso Pannella ha tenuto a precisare che «sono così almeno tre i presidenti della Regione Sicilia indagati ad essere stati iscritti al Partito Radicale con la doppia tessera». "Indagati", esatto. Il punto non è solo che il radiologo di Raffadali, candidato allo Strega e futuro dottore in Giurisprudenza, sia in carcere da condannato in via definitiva (7 anni) per favoreggiamento alla mafia, quanto piuttosto che già prima di lui altri due ex presidenti della Regione abbiano aderito ai Radicali. Da indagati.
Per essere più precisi, i due predecessori sono stati Mario D'Acquisto e Rosario "Rino" Nicolosi, nomi di spicco della Dc siciliana dei tempi che furono. D'Acquisto, presidente della Regione dal 1980 all'82, prese la tessera almeno dal 1993 in poi. Nel processo per la presunta Tangentopoli siciliana sarebbe stato assolto. Nicolosi ha governato invece per ben sei anni, dal 1985 al 1991, e si iscrisse al partito di Pannella anche lui nel 1993, post Tangentopoli. Negli anni Ottanta era stato indagato per associazione mafiosa. Disse che prendeva la tessera radicale per tre motivi: il valore transnazionale del partito, una provocazione politica, il sostegno a una forza senza la quale si sarebbe impoverito il dibattito pubblico.
I Radicali sono il partito della "doppia tessera", come rivendicano loro stessi. E infatti tre pezzi da novanta della politica democristiana siciliana hanno potuto iscriversi tranquillamente anche al "partito della rosa" (ma non credo che Cuffaro attualmente abbia più in mano altre tessere di partito). Si può fare, dunque. Si può, soprattutto in nome del garantismo tanto caro ai radicali. Pazienza se su altre questioni la diccì sicula e i libertari-libertini sono come il diavolo con l'acquasanta. Cioè viceversa.

martedì 12 agosto 2014

Pippo Ghennedy Show

Il 5 ottobre ci sono le elezioni regionali in Sicilia. Cosa?!?
Andiamo con ordine. Mi pare di capire che la notizia non è nuova. Ma io l'ho scoperta questa mattina, intorno alle 7 e mezza. E pensavo di essere ancora un po' rintronato dal sonno. Invece no.
Ero alle porte di Rosolini, provincia di Siracusa, vicino all'imbocco dell'autostrada, quando mi si parano davanti quattro mega manifesti, i classici 6x3, che mi informavano delle imminenti elezioni regionali. Campeggiava il faccione di Pippo Gennuso, imprenditore e dominus della politica locale, già deputato regionale dell'Mpa e ora in predicato di entrare nelle fila di Forza Italia. Le elezioni in questione saranno quelle che interesseranno appena nove sezioni nei comuni di Rosolini e Pachino.
Pare che quasi due anni fa, in occasione delle ultime regionali vinte da Crocetta, siano scomparse alcune schede elettorali... E così sono partiti i ricorsi che andranno appunto a concretizzarsi il 5 ottobre. Gennuso non fu eletto, e qualcuno gli ha detto che si è trattato di un complotto ai suoi danni. Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) della Regione Sicilia ha accolto il ricorso e dunque torneranno a contendersi i seggi – già ottenuti nel 2012 – i sei parlamentari siracusani all'Ars: Stefano Zito (Movimento 5 Stelle), Bruno Marziano (Pd), Vincenzo Vinciullo (Ncd, ovviamente eletto con il Pdl), Pippo Gianni (eletto con Cantiere Popolare, "destra" Udc, e ora nel misto – in quota Tabacci – con gli ex Democratici Riformisti per la Sicilia cioè Patto dei Democratici per le Riforme: nuova componente ad hoc in soccorso del traballante Crocetta), Giambattista Coltraro (il Megafono) e Giuseppe Sorbello (Udc, sospeso da dicembre a luglio, retroattivamente, per effetto della legge Severino, causa condanna in primo grado per abuso d'ufficio). Si salva Marika Cirone Di Marco del Pd, eletta nel listino regionale di Crocetta.
Un caso di quelli surreali, paradossali, molto siciliano. Poche decine di elettori – e in due anni la platea sarà certamente cambiata – torneranno diligentemente a votare in sei sezioni di Pachino e tre di Rosolini. E nello stesso giorno in cui Crocetta fissava la data del 5 ottobre, il 18 luglio Vinciullo denunciava che nell'archivio del Comune di Pachino erano andati a fuoco alcuni documenti relativi alle regionali del 2012. Ci mancava pure il giallo di provincia...

mercoledì 10 aprile 2013

Via Crucettis

Chissà come ci starebbe anche la bandiera siciliana...
Finalmente anche la Sicilia ha i suoi tre delegati per l'elezione del presidente della Repubblica. Di solito a votare per il capo del Quirinale vanno il presidente della Regione, il presidente dell'Ars (il parlamentino siciliano) e un esponente dell'opposizione. Non sempre è così, comunque: nel 2006, ad esempio, andarono il deputato regionale di Forza Italia Giuseppe Catania (si disse che era un risarcimento per la mancata ricandidatura alle regionali...), il presidente dell'Ars Guido Lo Porto (Alleanza Nazionale) e l'allora capogruppo dei Ds Calogero "Lillo" Speziale, compaesano di Crocetta.
In Sicilia, quando c'è di mezzo la politica, le cose non sono mai troppo scontate. Così, la nomina del governatore Rosario Crocetta e del capo di Palazzo dei Normanni Giovanni Ardizzone è dovuta passare dal voto dell'aula. Sì, sono stati effettivamente scelti, come era previsto, ma il sistema di voto segreto ha garantito qualche sorpresa e forse fatto emergere alcune crepe nella maggioranza.
Sembrava che la partita si dovesse giocare tutta sulla nomina dell'esponente di opposizione. E la lotta era tra il centrodestra e il Movimento 5 Stelle, due modi diversi di fare opposizione (però tutti e due hanno votato provvedimenti della maggioranza di Crocetta). Alla fine l'ha spuntata Francesco Cascio del Pdl, ex presidente dell'Ars. Nel voto segreto a doppia preferenza ha avuto il sostegno di tutto il centrodestra ma anche quello trasversale di alcuni franchi tiratori della maggioranza. Cascio ha superato il grillino Salvatore Siragusa, che però a sua volta ha preso soltanto quattro voti in meno di Crocetta.
Ecco il problema. Ardizzone ha fatto en plein, mentre Crocetta ha dovuto fare i conti con 12 franchi tiratori del centrosinistra. In un momento in cui i malumori della maggioranza si fanno sentire, soprattutto per alcune nomine dirigenziali (non ultima quella pensata per Ingroia) e per le prossime alleanze alle amministrative. Naturalmente tutti i partiti della coalizione di Crocetta, Udc compresa, rivendicano la correttezza delle loro azioni e ribadiscono di aver votato il presidente. Sarà, ma intanto quei dodici voti mancanti sono finiti a Siragusa del M5S.
Dunque ai parlamentari in seduta congiunta per scegliere il prossimo inquilino del Quirinale si aggiungeranno: uno di (centro)sinistra, un centrista ma coalizzato con il Pd e uno del Pdl. Ah, naturalmente i grillini parlano di inciucio. E lo chiamavano "modello Sicilia"...

Questi i risultati dettagliati:
Giovanni Ardizzone (Udc) 46
Francesco Cascio (Pdl) 33
Rosario Crocetta (lista Crocetta - Il Megafono) 29
Salvatore Siragusa (M5S) 25
Gianina Ciancio (M5S) 16
Marco Falcone (Pdl) 2
Nello Musumeci (La Destra, lista Musumeci) 2
Salvatore Cascio (Pid - Cantiere Popolare) 2
Valeria Sudano (Pid - Cantiere Popolare) 1
Antonio Malafarina (lista Crocetta - Il Megafono) 1
Antonino D’Asero (Pdl) 1
Toto Cordaro (Pid - Cantiere Popolare) 1
Roberto Clemente (Pid - Cantiere Popolare) 1
Antonio Venturino (M5S) 1
Raffaele Nicotra (Udc) 1
Vincenzo Fontana (Pdl) 1
Nino Germanà (Pdl) 1
Una scheda nulla perché c'erano scritti tre nomi, anziché due. Chissà chi era l'intruso.

martedì 30 ottobre 2012

Crocetta e delizia

Rosario Crocetta è il nuovo presidente della Regione Siciliana. Tanti auguri Saro. E tanti auguri Sicilia. Non faccio commenti, riflessioni, analisi sul voto, lascio queste incombenze a chi ne sa più di me. Mi limito a registrare l'ovvio: i siciliani hanno eletto un presidente comunista antimafia gay e cattolico. Alla faccia dell'omofobia degna del Medioevo...
Stavolta - ed è un caso rarissimo - non sono tornato a casa a votare. Quindi ho seguito tutto da lontano. Quello che è successo prima del voto, tipo i 300 dipendenti (soprattutto autisti) dell'Amat, l'azienda palermitana dei trasporti, che sabato, domenica e lunedì hanno lasciato il lavoro per fare i rappresentanti di lista. Chissà per quali partiti, mentre gli autobus restavano fermi.
Poi quello che è successo domenica, durante il voto. Come i disagi per i 50 elettori del borgo eoliano di Ginostra, da vent'anni senza seggio: possono votare solo nell'unica sezione di Stromboli. Ma non ci sono potuti arrivare, perché il mare agitato ha impedito la partenza dell'aliscafo della Compagnia delle Isole. Si dice che entro le elezioni politiche del 2013 il seggio di Ginostra sarà ripristinato.
Infine quello che è successo dopo, a partire dall'interminabile, solito, lunghissimo spoglio. Era quasi mezzanotte e mezza quando mi sono accorto che mancava ancora una sezione.
Perché?
L'ho spiegato in questo articolo pubblicato su Affaritaliani.

Ore 00.39 di martedì 30 ottobre. Mancano venti minuti all’una di notte quando il sito del servizio elettorale della Regione Sicilia viene aggiornato definitivamente, per l’ultima volta. Fino a qualche minuto prima mancava ancora una sezione da scrutinare su 5.308.
Ci sono volute più di 16 ore per completare lo spoglio delle schede delle regionali. E la colpa è stata anche di quell’ultima sezione. È successo a Mascalucia, comune di 30 mila abitanti in provincia di Catania. Lì, fino a mezzanotte inoltrata, erano stati inviati i dati definitivi di 24 sezioni su 25. Una dunque mancava ancora all’appello.
Ma per quale motivo? Tensioni al seggio? Sospetti di brogli? Schede contestate? No, semplicemente «un presidente di seggio si è impappinato», come fanno sapere dall’ufficio dei servizi elettorali del Comune. Ma i problemi ci sono stati anche in altre sezioni. Problemi “tecnici”, errori umani. «Hanno comunicato dati non corretti, hanno sbagliato», dice un responsabile dell’ufficio elettorale. Al momento dei verbali, ecco il busillis. «Forse non hanno letto bene i verbali, hanno avuto problemi nella trascrizione».
Quindi nessun rappresentante di lista a contestare fino a notte fonda una ics ambigua. Forse solo la stanchezza dopo una giornatona di lavoro tra schede e urne. Non c’entrano le tensioni elettorali, e questo è già un bene. Meglio così, dopo che già un mese fa si era rischiato persino l’incidente diplomatico, proprio a Mascalucia. Il 28 settembre in piazza San Vito era tutto pronto per il comizio di Salvatore Maugeri, sindaco dimissionario e candidato Fli a sostegno di Gianfranco Micciché, quando per sbaglio si presenta scortato Rosario Crocetta. Che invece avrebbe dovuto parlare nella vicina piazza Chiesa Madre. Tutto si è risolto in risatine e qualche imbarazzo: come giustificarsi altrimenti con chi dava per certo l’inciucio Crocetta-Micciché?
Per la cronaca, Maugeri è stato l’aspirante consigliere, pardon deputato regionale, più votato e Crocetta il candidato presidente preferito dai mascaluciesi.

mercoledì 7 dicembre 2011

Limite a 70

Per una volta uno non legge il nome dell'Ars associato a brutte notizie.
Il parlamentino siciliano infatti ha approvato il disegno di legge sulla riduzione dei consiglieri regionali (che in Trinacria sono "deputati") da 90 a 70. La riduzione partirà dalla prossima legislatura e farà risparmiare 7 milioni di euro ogni anno.
La Sicilia è così «la prima Regione in Italia a ridurre liberamente e velocemente il numero dei parlamentari regionali», ha detto il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Francesco Cascio. Il governatore Raffaele Lombardo non è sembrato altrettanto entusiasta: «Avrei perseguito piuttosto l'obiettivo della riduzione delle indennità per i parlamentari, senza toccare il numero dei deputati, evitando così di avviare un iter complesso come quello di modifica dello Statuto (l'articolo 3, ndr)».
Eh sì, perché essendo lo Statuto siciliano una legge di rango costituzionale, ora il ddl appena approvato dall'Ars sarà trasmesso al parlamento nazionale per la doppia lettura di Camera e Senato. Prima della votazione, Cascio aveva negato, appellandosi al regolamento, la possibilità di procedere con voto segreto, come chiesto da alcuni deputati. Dunque voto palese: 59 sì, contrari solo il palermitano Giovanni Greco, eletto con il Pdl ma ora nel Terzo Polo con il gruppo di Alleati per la Sicilia (Aps), e l'ennese Paolo Colianni dell'Mpa. Astenuto, come da prassi, il presidente Cascio.
Un voto anche simbolico, l'hanno ammesso gli stessi deputati favorevoli. Come per esempio Giulia Adamo, capogruppo dell'Udc: «Abbiamo votato sì al taglio perché siamo convinti che sia più che opportuno dare un segnale all'esterno. Questo provvedimento non sanerà di certo l'economia dell'Isola o lo si può considerare la soluzione di tutti i mali». I finiani sono tra i più contenti: «È un voto contro chi difende la casta», dice il capogruppo Livio Marrocco, «la Sicilia in questo caso si pone all'avanguardia rispetto a tutto il resto dell'Italia».
Vedremo. Intanto in aula erano 62...

giovedì 18 agosto 2011

Ad ovest di Paperoga

In una memorabile storia Disney disegnata dal grande Giorgio Cavazzano, Paperino e il cugino maldestro Paperoga sono allenatori di una scarsissima squadra di calcio. Dopo l'ennesima sconfitta, Paperoga promette che alla partita successiva la squadra farà risultato. Finirà 7-0. Un giornalista chiede allora (nei fumetti i colleghi fanno sempre domande scomode, ndr): «Mister, ma aveva detto che avreste fatto finalmente risultato». Paperoga, il papero yoga, non si scompone: «Beh, anche 7-0 è un risultato».
Parafrasando il maestro Paperoga, anche lo 0% è una percentuale. Lo zero per cento (zero, non zero-virgola-qualcosa) sarebbe la percentuale di introiti fiscali siciliani che contribuiscono alla spesa pubblica nazionale. Questo dice il dottor Franco Manzato, assessore leghista all’Agricoltura della regione Veneto. Una premessa doverosa, che non è una lavata di mano pilatesca: io di economia e finanza non sono un esperto. Non azzarderò quindi commenti tecnici su queste materie, però ammetto che lo 0% mi sembra una cifra davvero strana. La mia regione, lo so benissimo, è terra di sprechi, disservizi, burocrazia e sperpero di denaro pubblico. I primi a rimetterci, e lo dico anche all’assessore veneto, sono i cittadini siciliani; su di loro – cioè anche su di me che vivo in terre padane – gravano le spese assurde per mantenere un apparato amministrativo e burocratico regionale totalmente insensato. È innegabile che in Sicilia (ma anche nelle altre regioni del centro-sud e nelle altre a statuto speciale) le voci di spesa superino le entrate fiscali. Tutto confermato dai dati statistici ufficiali e certificato dall'indignazione degli stessi siciliani. Magari non tutti, ma qualche siciliano è "incazzatissimo" tanto quanto Manzato…
Io non so davvero come sia calcolato quello zero per cento. Il paradosso è che questa percentuale sarebbe corretta se venisse attuata un’interpretazione ultra-autonomista dello Statuto, per la quale la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere sul territorio regionale, mentre lo Stato italiano – secondo l'art. 38 – dovrebbe fornire annualmente una somma da impiegare nella realizzazione di lavori pubblici. Su questo si giocano molti dei conflitti tra lo Stato e la Regione Siciliana, perché l’articolo prevede una sorta di piano quinquennale e invece alla Sicilia arriverebbe solo una somma forfettaria.

domenica 5 giugno 2011

La Djerba del vicino è sempre più verde

Chi mi conosce o chi ha visitato ogni tanto questo blog, sa che all'università ho studiato diritti umani e cooperazione internazionale. Anche se adesso mi occupo di altre cose, quel mondo e quei temi rimangono sempre tra i miei riferimenti e i miei interessi. Per molto tempo, da siciliano, mi sono chiesto che cosa aspettasse la mia Regione ad approfittare - in senso buono - della sua posizione al centro del Mediterraneo. L'opportunità sarebbe dovuta essere la dichiarazione di Barcellona del 1995, che apriva la strada alla partnership euromediterranea, «al fine di trasformare il Mediterraneo in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza, un partenariato economico e finanziario e un partenariato sociale, culturale ed umano», come recitavano le altisonanti intenzioni dei 27 governi che sottoscrissero quell'accordo, i quindici membri Ue di allora più dodici Paesi nordafricani e mediorientali. La presenza di tutti e 15 gli "europei" aveva un senso a livello organizzativo, ma mi sono sempre chiesto che interesse potessero avere i paesi nordici nei confronti dello sviluppo e della cooperazione nel Mare Nostrum. E infatti è rimasto quasi tutto sulla carta, privilegiando piuttosto il veloce allargamento dell'Unione a est. Tra l'altro anche tra gli extra-europei c'era (e c'è) qualche stato dai discutibili legami con il Mediterraneo. La Giordania ha un solo sbocco al mare, ad Aqaba sul Mar Rosso. Però strategicamente vale...
Europa, Tunisia, Sicilia, Italia
Siccome non è mai troppo tardi, ora stringono i tempi per presentare proposte e progetti nell'ambito della cooperazione transfrontaliera tra Italia e Tunisia, un programma di partenariato per il periodo 2007-2013. Quindi qualcosa sembrerebbe muoversi. Sarebbe assurdo che non si faccia nulla in piena "primavera araba". La Tunisia è molto vicina, non solo geograficamente. I territori "eleggibili", cioè che possono essere coinvolti, sono otto gouvernorats della Tunisia settentrionale e cinque province siciliane: Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Trapani. Le stesse già interessate dal programma operativo Italia-Malta, nel quale potrebbero infilarsi anche Catania e Palermo. E comunque Malta è già nell'Unione Europea dal 2004.
In che cosa consisterà questa cooperazione tra Sicilia - pardon, Italia - e Tunisia? E soprattutto, chi ci guadagna di più? Le voci strategiche sono lo sviluppo e l'integrazione regionale (economia, immigrazione, ricerca), lo sviluppo duraturo (energie rinnovabili, patrimonio culturale, ambiente, risorse naturali), la cooperazione culturale e scientifica (associazionismo, formazione e scambio giovanile e studentesco). Insomma, più o meno quello che da oltre quindici anni è previsto sulla carta. Finora nella lista dei beneficiari la Regione Siciliana figura con progetti che ammontano a quasi 1,1 milioni di euro per il 2009 e 2010. Il budget complessivo è di 22 milioni, 9 dei quali predisposti per i progetti strategici. Si parla ufficialmente di "sfide comuni, obiettivi condivisi".
Però c'è un rischio, abituale in queste occasioni: che sia l'Italia (e dunque la Sicilia) a usufruire delle opportunità economiche vantaggiose offerte dal partenariato. Sono già 744 le imprese italiane o a partecipazione italiana in Tunisia. Il nostro paese è il secondo partner commerciale di Tunisi e il terzo per flussi turistici dall'altra parte del Canale di Sicilia. Non c'è certo bisogno di essere dietrologi, ma è più probabile che un investitore (anche istituzionale) italiano vada in Tunisia e non viceversa.
Purtroppo ho già visto come funziona certa cooperazione nord-sud. Soprattutto se il sud è l'Africa.

sabato 25 dicembre 2010

La costituzione del Lombardo-Siculo

"Torniamo allo Statuto". Così diceva nel 1897 il deputato toscano Sidney Sonnino, auspicando che una lettura restrittiva dello Statuto Albertino potesse porre un freno ai poteri del parlamento. Quello Statuto era stato promulgato nel 1848.
Cento anni dopo entra invece in vigore un altro statuto, quello autonomistico siciliano.
"Torniamo allo Statuto". Così immagino potrebbe dire il governatore Raffaele Lombardo. Oddio, più che tornare allo statuto, sarebbe forse meglio incominciare ad applicarlo. Lo Statuto del 1948 ha rango costituzionale, e Lombardo ha minacciato di andare alla Consulta se sarà ancora disatteso dal governo nazionale.
L'articolo 21, comma 3, stabilisce che il presidente «col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione». L'avvertimento è chiaro: se il governo insiste a non invitarlo alle riunioni che riguardano la Sicilia, Lombardo impugnerà le delibere davanti alla Corte Costituzionale. Il presidente della Regione se l'è presa anche per i fondi strutturali per le opere pubbliche, che in Sicilia non sarebbero mai arrivati.
La polemica e le minacce sembrano però strumentali e puramente politiche. Decenni di politica siciliana clientelare e para-mafiosa hanno bellamente ignorato l'esistenza dello statuto autonomista. Lombardo è a capo del cosiddetto Movimento per l'Autonomia, ovvio che adesso ne faccia una sua bandiera, anche retorica. La sua presa di posizione, però, suona più come la conferma che dopo la sfiducia dell'Mpa al governo Berlusconi, non mancheranno frizioni con Palazzo Chigi, che non ha gradito affatto l'accordo tra Lombardo, i finiani, l'Udc e la sparuta truppa rutelliana (con l'appoggio esterno del Pd) per il quarto governo regionale in due anni e mezzo.
Intanto la giunta ha varato l'esercizio provvisorio per tre mesi. La costituzione siciliana (art. 19) prevede che il bilancio della Regione venga approvato non oltre il mese di gennaio.
Ecco, appunto: "Torniamo allo Statuto".