Visualizzazione post con etichetta fisco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fisco. Mostra tutti i post

sabato 7 febbraio 2015

Tassintegrati

Nelle redazioni dei giornali italiani, il sabato c'è una certezza. Arriva puntuale una ricerca della Cgia di Mestre, quella strana associazione di categoria degli artigiani che riempie i vuoti dell'informazione nei weekend con indagini non sempre inappuntabili. Ma tant'è, il segretario Giuseppe Bortolussi, noto anche per la batosta micidiale presa alle regionali del Veneto nel 2010 da vittima sacrificale del centrosinistra contro la corazzata leghista (siede ancora in consiglio regionale), risulta uno dei personaggi più citati dalle agenzie di stampa e in tv.
L'ennesima ricerca, quella pubblicata oggi, fotografa (fotograferebbe) la situazione del carico fiscale in Italia, confrontando il gettito versato dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi, dai pensionati e dalle imprese. La parola che tutti i giornali utilizzeranno per descriverla è "tartassati", aggettivo che in particolare compare nella frase "i più tartassati sono i lombardi, poi quelli del Lazio e gli emiliani". Vivo a Bologna e ho vissuto a Milano, quindi capisco benissimo. Ma sono siciliano, e dunque non posso ignorare che, secondo il centro studi del mancato dottor Bortolussi, noi siciliani (si riferisce ovviamente a chi vive in Sicilia) siamo i più "leggeri". Se un lombardo paga in media 11.386 euro allo Stato e ai vari livelli di governo locale, un residente in Sicilia ne pagherebbe solo 5.598. La metà. La media nazionale è di 8.824 euro. Posso immaginare dunque le litanie para-leghiste sul Sud parassita e assistito, a carico del Nord virtuoso e creditore. Ma tutto sommato è lo stesso Bortolussi che prova a darne una spiegazione razionale: «Questi dati dimostrano come ci sia una corrispondenza tendenzialmente lineare tra il gettito fiscale, il livello di reddito e, in linea di massima, anche la qualità/quantità dei servizi offerti in un determinato territorio. Dove il reddito è più alto, il gettito fiscale versato dai contribuenti è maggiore e, in linea di massima, gli standard dei servizi erogati sono più elevati. Essendo basato sul criterio della progressività, è ovvio che il nostro sistema tributario pesa di più nelle regioni dove la concentrazione della ricchezza è maggiore». Banale, scontato, ma ragionevole. Una ottima analisi da weekend. D'altra parte, è l'articolo 53 della Costituzione a dire che «tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva».
Così il titolone è garantito, gli amici lombardi ed emiliani avranno le loro ragioni a lamentarsi, mentre i siciliani avremo gli occhi addosso. E magari non avremo modo di "discolparci" e sottolineare che appunto le cose andrebbero relativizzate. Forse la Cgia potrebbe pensare, per sabato prossimo, a chiarire il reale carico fiscale in base a reddito e situazione occupazionale. Ma sabato prossimo è san Valentino: magari ci spiegherà l'amore ai tempi della crisi.

giovedì 18 agosto 2011

Ad ovest di Paperoga

In una memorabile storia Disney disegnata dal grande Giorgio Cavazzano, Paperino e il cugino maldestro Paperoga sono allenatori di una scarsissima squadra di calcio. Dopo l'ennesima sconfitta, Paperoga promette che alla partita successiva la squadra farà risultato. Finirà 7-0. Un giornalista chiede allora (nei fumetti i colleghi fanno sempre domande scomode, ndr): «Mister, ma aveva detto che avreste fatto finalmente risultato». Paperoga, il papero yoga, non si scompone: «Beh, anche 7-0 è un risultato».
Parafrasando il maestro Paperoga, anche lo 0% è una percentuale. Lo zero per cento (zero, non zero-virgola-qualcosa) sarebbe la percentuale di introiti fiscali siciliani che contribuiscono alla spesa pubblica nazionale. Questo dice il dottor Franco Manzato, assessore leghista all’Agricoltura della regione Veneto. Una premessa doverosa, che non è una lavata di mano pilatesca: io di economia e finanza non sono un esperto. Non azzarderò quindi commenti tecnici su queste materie, però ammetto che lo 0% mi sembra una cifra davvero strana. La mia regione, lo so benissimo, è terra di sprechi, disservizi, burocrazia e sperpero di denaro pubblico. I primi a rimetterci, e lo dico anche all’assessore veneto, sono i cittadini siciliani; su di loro – cioè anche su di me che vivo in terre padane – gravano le spese assurde per mantenere un apparato amministrativo e burocratico regionale totalmente insensato. È innegabile che in Sicilia (ma anche nelle altre regioni del centro-sud e nelle altre a statuto speciale) le voci di spesa superino le entrate fiscali. Tutto confermato dai dati statistici ufficiali e certificato dall'indignazione degli stessi siciliani. Magari non tutti, ma qualche siciliano è "incazzatissimo" tanto quanto Manzato…
Io non so davvero come sia calcolato quello zero per cento. Il paradosso è che questa percentuale sarebbe corretta se venisse attuata un’interpretazione ultra-autonomista dello Statuto, per la quale la totalità delle imposte riscosse in Sicilia dovrebbe rimanere sul territorio regionale, mentre lo Stato italiano – secondo l'art. 38 – dovrebbe fornire annualmente una somma da impiegare nella realizzazione di lavori pubblici. Su questo si giocano molti dei conflitti tra lo Stato e la Regione Siciliana, perché l’articolo prevede una sorta di piano quinquennale e invece alla Sicilia arriverebbe solo una somma forfettaria.

martedì 31 maggio 2011

Triplice fisco finale

Non è mai bello quando vedi che della tua terra si parla per gli aspetti negativi. Soprattutto è un problema quando c'è il rischio strumentalizzazione. Un rapporto di Unioncamere Veneto e del Centro Studi Sintesi fotografa una mappa dell'evasione fiscale in Italia. E, sorpresa, la provincia più "infedele" è Ragusa. Trieste è la più "buona". Lo studio ha preso in esame sette indicatori, dai consumi di energia e carburante al parco auto ai depositi bancari, misurandone la coerenza con il reddito disponibile. A Ragusa (ma non solo, anche nel resto della Sicilia e del sud; la penultima è Catania), abbondano le auto di grossa cilindrata, le ville e i conti gonfi in banca. Però i redditi e dunque il gettito fiscale non sono adeguati ai consumi: la forbice è troppo ampia e quindi la provincia iblea è ampiamente all'ultimo posto di questa classifica.
Manco a dirlo, l'Italia è spaccata in due: il nord è "virtuoso", o meglio c'è coerenza tra l'alto tenore di vita e i redditi, il sud presenta mediamente un'alta incoerenza tra consumi e gettito fiscale. In realtà, trattandosi di uno studio statistico, è sempre da prendere con una certa cautela. I dati sono indicativi e dimostrano che la lotta all'evasione va oltre il semplice accertamento della Finanza o dell'Agenzia delle Entrate, però non si può dire che il nord è sempre buono e il sud è brutto, sporco e cattivo. Certo, nel Meridione conta molto anche la criminalità organizzata, oltre al lavoro nero e sommerso.
Fatto sta che gli "ottimi risultati" nella lotta all'evasione, tanto vantati da Tremonti, sono stati praticamente solo al nord. In Sicilia nel 2010 l'imposta accertata è diminuita del 6%. Io le tasse le pago, qualcun altro evidentemente no.