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venerdì 28 ottobre 2011

Michelino il Cianciulino

Dalle mie parti quando uno è piagnone, piagnucoloso, lamentoso, si dice "cianciulinu".
Michele Santoro sta per partire con il suo programma Servizio pubblico, trasmesso sul web e da una rete di tv locali. Anche gli spettatori siciliani potranno seguirlo. Basterà sintonizzarsi su Antenna Sicilia.
Un momento. Sono solo io a storcere un po' il naso? Antenna Sicilia è di proprietà di Mario Ciancio Sanfilippo, l'editore-direttore-imprenditore monopolista dell'informazione nella mia Regione.
Non sto mettendo in dubbio le capacità di Santoro. Però dopo essersi paragonato a Mohamed Bouazizi, il tunisino che si è dato fuoco a gennaio e ha dato il via alla Rivoluzione dei gelsomini, ora il campione autoproclamato della libertà di stampa si mette d'accordo con l'uomo che tira le fila del mondo dei media e della comunicazione in Sicilia. Un Berlusconi siciliano, posso azzardare? Uomo di grande potere, Ciancio. Potere trasversale, beninteso.
Ecco, ripeto, chi si lamenta troppo, dalle mie parti, si chiama "cianciulinu"... Mi piacciono i giochi di parole, tutto qui.

domenica 5 giugno 2011

La Djerba del vicino è sempre più verde

Chi mi conosce o chi ha visitato ogni tanto questo blog, sa che all'università ho studiato diritti umani e cooperazione internazionale. Anche se adesso mi occupo di altre cose, quel mondo e quei temi rimangono sempre tra i miei riferimenti e i miei interessi. Per molto tempo, da siciliano, mi sono chiesto che cosa aspettasse la mia Regione ad approfittare - in senso buono - della sua posizione al centro del Mediterraneo. L'opportunità sarebbe dovuta essere la dichiarazione di Barcellona del 1995, che apriva la strada alla partnership euromediterranea, «al fine di trasformare il Mediterraneo in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza, un partenariato economico e finanziario e un partenariato sociale, culturale ed umano», come recitavano le altisonanti intenzioni dei 27 governi che sottoscrissero quell'accordo, i quindici membri Ue di allora più dodici Paesi nordafricani e mediorientali. La presenza di tutti e 15 gli "europei" aveva un senso a livello organizzativo, ma mi sono sempre chiesto che interesse potessero avere i paesi nordici nei confronti dello sviluppo e della cooperazione nel Mare Nostrum. E infatti è rimasto quasi tutto sulla carta, privilegiando piuttosto il veloce allargamento dell'Unione a est. Tra l'altro anche tra gli extra-europei c'era (e c'è) qualche stato dai discutibili legami con il Mediterraneo. La Giordania ha un solo sbocco al mare, ad Aqaba sul Mar Rosso. Però strategicamente vale...
Europa, Tunisia, Sicilia, Italia
Siccome non è mai troppo tardi, ora stringono i tempi per presentare proposte e progetti nell'ambito della cooperazione transfrontaliera tra Italia e Tunisia, un programma di partenariato per il periodo 2007-2013. Quindi qualcosa sembrerebbe muoversi. Sarebbe assurdo che non si faccia nulla in piena "primavera araba". La Tunisia è molto vicina, non solo geograficamente. I territori "eleggibili", cioè che possono essere coinvolti, sono otto gouvernorats della Tunisia settentrionale e cinque province siciliane: Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa, Trapani. Le stesse già interessate dal programma operativo Italia-Malta, nel quale potrebbero infilarsi anche Catania e Palermo. E comunque Malta è già nell'Unione Europea dal 2004.
In che cosa consisterà questa cooperazione tra Sicilia - pardon, Italia - e Tunisia? E soprattutto, chi ci guadagna di più? Le voci strategiche sono lo sviluppo e l'integrazione regionale (economia, immigrazione, ricerca), lo sviluppo duraturo (energie rinnovabili, patrimonio culturale, ambiente, risorse naturali), la cooperazione culturale e scientifica (associazionismo, formazione e scambio giovanile e studentesco). Insomma, più o meno quello che da oltre quindici anni è previsto sulla carta. Finora nella lista dei beneficiari la Regione Siciliana figura con progetti che ammontano a quasi 1,1 milioni di euro per il 2009 e 2010. Il budget complessivo è di 22 milioni, 9 dei quali predisposti per i progetti strategici. Si parla ufficialmente di "sfide comuni, obiettivi condivisi".
Però c'è un rischio, abituale in queste occasioni: che sia l'Italia (e dunque la Sicilia) a usufruire delle opportunità economiche vantaggiose offerte dal partenariato. Sono già 744 le imprese italiane o a partecipazione italiana in Tunisia. Il nostro paese è il secondo partner commerciale di Tunisi e il terzo per flussi turistici dall'altra parte del Canale di Sicilia. Non c'è certo bisogno di essere dietrologi, ma è più probabile che un investitore (anche istituzionale) italiano vada in Tunisia e non viceversa.
Purtroppo ho già visto come funziona certa cooperazione nord-sud. Soprattutto se il sud è l'Africa.

martedì 22 febbraio 2011

Uomini d'honorem

A sud di Tunisi c'è anche la Libia. Oltre alla Tunisia, all'Egitto, all'Algeria. Anche nel paese del colonnello Gheddafi, la "scatola di sabbia" di coloniale memoria, sono scoppiate rivolte popolari represse nel sangue dal regime. Le vittime sono decine, centinaia, migliaia, ma l'Italia, che della Libia non è solo un vicino ma soprattutto partner commerciale, è tiepida nella condanna delle violenze. O meglio condanna la violenza ma auspica stabilità e inizialmente dichiara di non voler disturbare l'amico beduino. Con quell'amico gli affari sono importanti, vanno bene, sia quelli nostri con lui che i suoi da noi. La chiamano Realpolitik, realismo nelle relazioni internazionali, il fondamento di buona parte della diplomazia italiana. Lì ci sono i soldi, pazienza se i diritti umani e civili passano un po' in secondo piano. Anche le questioni geostrategiche contano più delle libertà civili. E infatti i rapporti italiani con Gheddafi sono amichevoli e cordiali. Poi lui ci aiuta a contrastare l'immigrazione nel Mediterraneo, vuoi mettere?
Che c'entra la Sicilia con la Libia, chiederà il lettore più avveduto. Beh, se non altro combacia quasi perfettamente con il golfo della Sirte... Attinenze geografiche (e attacco a Lampedusa nel 1986, e flussi migratori, e imprese petrolifere, e sparatorie contro i pescherecci mazaresi, e...) a parte, in realtà le vicende libiche fanno riflettere sui rapporti tra le due sponde del Mare Nostrum. Proprio nel pieno dei subbugli tunisini e delle manifestazioni per la "rivoluzione dei gelsomini" anche in Sicilia, è venuta fuori la notizia che l'università di Messina aveva deciso di conferire a Ben Ali una laurea honoris causa. Per aver promosso una società "solidale e democratica". Davvero, questa era la motivazione. Tutto è saltato, per fortuna, ma si è parlato di pressioni della Farnesina per diplomare il dittatore tunisino.
Il motto dell'ateneo di Messina è "Tradizione e cambiamento al centro del Mediterraneo". No comment.

lunedì 14 febbraio 2011

Cercando un'altra Tunisia

Tunisia, Algeria, Egitto, il Nordafrica è in subbuglio e la gente scappa. A Lampedusa arrivano migliaia di profughi. Sì, profughi, non immigrati, non clandestini, né extracomunitari d'antan. Profughi, perché scappano da paesi, nello specifico la Tunisia, dove cadono regimi e la piazza si anima di rivolte. Non saranno tutti richiedenti asilo, ma una buona parte potenzialmente sì. Le istituzioni italiane - nazionali e regionali - tinte di verde parlano di "esodo biblico" e si dicono abbandonate dall'Europa. E dire che Lampedusa è la più padana tra le desolate lande terrone... Ministri che reclamano l'impiego della polizia italiana per fermare il flusso dei tunisini in fuga, ma poi dicono che devono essere garantite le protezioni di legge. Eh certo, sono le convenzioni internazionali a prevederlo, aggiungo io. Da Tunisi, almeno, rispondono che non ci pensano nemmeno ai poliziotti italiani, che la proposta è "inaccettabile", che Maroni è esponente di una "estrema destra razzista". Poi smorzano i toni, ma ribadiscono di non tollerare interferenze con le vicende interne della Tunisia. Cecilia Malmström, commissario Ue agli Affari interni, parla addirittura di un'Italia che rifiuta l'aiuto europeo, il Viminale smentisce.
E in tutto questo, la Sicilia è lì, al centro del Mediterraneo. Punto d'approdo e focolaio di polemiche. E in Sicilia verranno Maroni e Berlusconi a vedere di persona come vanno le cose. Si prepara il controesodo?

domenica 16 gennaio 2011

Tunisi vicina e lontana

La situazione delle rivolte popolari in Tunisia è ancora molto grave. Continuano gli scontri e aumentano i morti. Per ragioni di sicurezza, la compagnia Grandi Navi Veloci ha sospeso i collegamenti verso Tunisi, da Palermo e da Genova.
Il viceconsole tunisino a Palermo,
Walid Hajjem
Ma le manifestazioni sono arrivate anche in Italia. Oltre all'ambasciata romana, ci sono cinque consolati di Tunisia. Uno di questi è a Palermo. I tunisini, 16 mila, sono il secondo gruppo di stranieri residenti in Sicilia, in alcune aree costituiscono una percentuale significativa della popolazione locale. Nel centro del capoluogo siciliano è stata organizzata una manifestazione dai collettivi studenteschi e universitari in segno di solidarietà con il popolo tunisino. In corteo decine di membri della comunità tunisina di Palermo, che hanno intonato slogan contro il presidente Ben Ali. In Sicilia sono arrivate anche le speranze di chi festeggia per la fuga del dittatore. «Il suo partito, il Raggruppamento Costituzionale Democratico, non aveva niente di costituzionale ma era una associazione di stampo mafioso». Bellissima definizione data da Khadija, tunisina in Sicilia.
Mi ricorda quello che mi disse un anno fa Z.I., un ragazzo tunisino che ho conosciuto quando lavoravo in carcere a Modica: che democrazia è quella in cui uno vince con il 90% dei voti?