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martedì 16 febbraio 2021

Montalbano ero

Andrea Camilleri l’aveva detto: «Il commissario Montalbano finirà con me». Da fine sceneggiatore qual era, il Maestro di Porto Empedocle aveva scritto anche questo finale. L’ultimo capitolo della saga si è chiuso il 16 luglio 2020, un anno dopo la morte di Camilleri, con Riccardino, abbozzato addirittura nel 2005. Allo stesso modo, però, calerà presto il sipario sulla fiction di Rai1 campionessa di ascolti (repliche comprese): l’8 marzo andrà in onda l’ultimo episodio Il metodo Catalanotti, che ruota tutt’attorno al grande amore di Camilleri, il teatro. Giù il sipario, appunto... Sarà l’ultimo episodio perché dopo 22 anni, ha svelato Peppino Mazzotta alias ispettore Fazio, non se ne gireranno più: oltre a Camilleri sono morti anche lo storico regista Alberto Sironi e lo scenografo Luciano Ricceri.
Apriti cielo, anzi bedda matri! Scoppia la rivolta. No, non (solo) tra gli spettatori, ma in quell’angolo estremo d’Europa (copyright lord Berkeley, XVII secolo) che è la provincia di Ragusa. Qui, dove in certi punti si è a sud di Tunisi, la gente non ci sta. Qui sono stati girati i 37 episodi della serie, fingendo nel Val di Noto barocco patrimonio Unesco i già fittizi luoghi dei romanzi di Camilleri (in realtà agrigentini). E il de profundis della serie ha gettato nello sconforto un intero territorio. Ragusa, Modica, Scicli, le borgate marinare, ma anche le località del Siracusano come Noto: tutti hanno beneficiato di una vetrina pazzesca e hanno visto crescere – prima del virus mallitto – le presenze turistiche del 14% ogni anno dalla messa in onda del primo episodio. Da tutta Italia partono pure i tour organizzati verso i luoghi di Montalbano; il b&b di Punta Secca che ospita la casa di Salvo è uno dei soggetti più fotografati di tutta la provincia; i turisti vogliono visitare l’ufficio del commissario (che poi è la stanza del sindaco di Scicli). «Girate almeno Riccardino», implorano ora gli amministratori locali.
Già nel 2014 ci fu la minaccia di trasferire il set dalla Sicilia alla Puglia e tutti insorsero. Ma era solo una questione di soldi. Roba che Camilleri e il suo amico Salvo avrebbero liquidato con un ghigno. Ora invece c’è poco da ridere...


[mio commento pubblicato su Quotidiano Nazionale]

martedì 2 giugno 2015

Lillo e il vago biondo

Sembra un nome da cartone animato o da sketch comico, Lillo. O un vezzeggiativo infantile. Invece no. Ad Agrigento è diffusissimo: è il diminutivo di Calogero, terzo nome maschile più gettonato a Girgenti. E Lillo, cioè Calogero, si chiama anche il nuovo sindaco all'ombra della Valle dei Templi. In questa tornata di elezioni amministrative in giro per l'Italia, infatti, c'erano anche delle comunali in Sicilia. Gli occhi erano puntati su Enna, patria indiscussa del "rosso" Mirello Crisafulli (che a sorpresa va al ballottaggio), o sulla Gela del governatore Crocetta (il suo fedelissimo Fasulo se la vedrà al secondo turno con il grillino Messinese), ma anche sulla città che probabilmente più di tutte rappresenta i paradossi, le contraddizioni e le ipocrisie della Sicilia. Appunto Agrigento, che respira arie pirandelliane, echi del Gattopardo e ironie sciasciane, per non dire degli intrighi à la Camilleri.
E allora partiamo proprio dal papà del commissario Montalbano, per spiegare chi è il nuovo sindaco di Agrigento. Calogero Firetto, detto Lillo, classe 1965, era fino a una trentina di giorni fa il sindaco di Porto Empedocle, appunto patria del suo amico Camilleri (che di secondo nome, en passant, fa Calogero), nonché deputato regionale dell'Udc. Nel 2011, da uscente di centrodestra, era stato rieletto primo cittadino con il 93,31% (sic!), sconfiggendo il povero Paolo Ferrara dell'Italia dei Valori. Ed è forse proprio da lì, da quel trionfo bulgaro, che parte la rincorsa al comune di Agrigento, perlomeno nelle forme politiche. Infatti nel 2011 lo sostenevano (in ordine di voti): la lista civica Città Nuova, Udc, Mpa, Forza del Sud, Fli, Pd, le civiche Lista Sole e Sicilia Vera. Anticipatore delle larghe intese in stile montiano: un debole centrosinistra insieme all'effimero Terzo Polo. Nel 2015, per correre ad Agrigento, Firetto si è dimesso da sindaco di Porto Empedocle il 30 aprile, per poi ribadire ancora l'alleanza tra Pd e partiti di centro (in primis l'Ncd del compaesano Angelino Alfano). Ha vinto con il 59% dei voti.
Ma il bello viene prima, in realtà. Perché Firetto ha costruito la sua vittoria in appena un mese, chiamato in extremis dal Pd a guidare una coalizione di centrosinistra che con un tafazzismo di livello superiore aveva deciso di farsi guidare da un uomo di Forza Italia, Silvio Alessi. Poi Alessi è stato scaricato: l'atto di trasformismo era troppo pure per gli standard siciliani. Alla fine è spuntato il nome vincente di Lillo. Che ha sconfitto, guarda caso, proprio Alessi (oltre a un leghista veneto, tale Marcolin), finito alla testa di liste civiche chiaramente di centrodestra. Non è il caso di chiamarne una "Forza Silvio" e poi negare la vicinanza al mondo berlusconiano... Insomma, ricapitolando: Alessi aveva stravinto le contestate primarie di centrosinistra pur venendo da destra, poi il Pd lo ha gentilmente messo alla porta, dunque è stato arruolato il democristiano Firetto per portare voti moderati e utilissimi a spazzare l'ipotesi Alessi sindaco.
Lillo Firetto, laurea in economia e commercio, "quadro multinazionale" (come recita la sua scheda sul sito dell'Ars), più che vaga somiglianza con Gianni Cuperlo, amministrerà per i prossimi cinque anni la città dei Templi, ennesimo sindaco centrista a siglare una scomoda pax democratica. Di lui l'empedoclino Camilleri dice: «È un innovatore intelligente». Quando la realtà supera la letteratura.

martedì 10 febbraio 2015

Ha voluto la bicicletta...

Appena varcati i controlli di sicurezza, all'aeroporto di Catania, si viene accolti da una teca speciale. Lì dentro c'è una bicicletta, ma non una bici qualsiasi. Si tratta di una Montante, marchio storico siciliano degli anni Venti, che però si era perso per lungo tempo. L'artefice del rilancio è stato l'erede ormai più noto di quella famiglia nissena, Antonello (all'anagrafe Antonio Calogero) Montante. Quella bici all'aeroporto Bellini è una dedica ad Andrea Camilleri, che in un racconto del 2008, Contromano ai carri armati (contenuto nel libro La volata di Calò di Gaetano Savatteri), rievocò la sua corsa verso la libertà durante la guerra proprio in sella a quel gioiello di meccanica su due ruote. Gran bello sponsor.
Ecco, ho ri-scoperto il nome Montante solo qualche anno fa, per la bici esposta a Fontanarossa e perché il cavaliere Antonello è il presidente di Confindustria Sicilia, tra i principali sostenitori di quella "svolta antimafia" degli industriali dell'Isola lanciata dal suo predecessore Ivan (all'anagrafe Ivanhoe) Lo Bello. Un simbolo della nuova antimafia siciliana, protagonista di una stagione diversa e a suo modo rivoluzionaria. Camilleri parla infatti di "bici della Legalità".
La Sicilia, però, è una terra strana. La svolta di Confindustria fa e deve fare notizia perché fino a non troppi anni fa le contiguità tra criminalità e associazioni di categoria erano all'ordine del giorno (e spesso gli imprenditori onesti erano lasciati soli nelle loro battaglie). Non dette, ovviamente. Perciò appare un paradosso tipicamente siciliano che ora due presunti pentiti accusino di mafia Antonello Montante. L'obbligatorietà dell'azione penale fa sì che sia iscritto nel registro degli indagati presso non una, ma ben due procure antimafia, Catania e Caltanissetta. Dell'indagine si sa pochissimo o nulla, le bocche tacciono, i sussurri no. Torna alla ribalta per esempio il fatto che testimoni di nozze di Montante, nel lontano 1992, furono due mafiosi di Serradifalco. Legami di paese, diciamo.
I pentiti parlerebbero di appalti edili. Ma Montante, oltre che di bici, si occupa di ammortizzatori per veicoli industriali, con la sua Mediterr Shock Absorbers. Le accuse, le voci, le ipotesi, sarebbero molto pesanti. Anche perché il 52enne nisseno è il delegato di Confindustria nazionale per la legalità e da poche settimane Alfano lo ha nominato membro dell'Agenzia nazionale dei beni confiscati (non ho ancora capito se fosse una Montante la bici da 3mila euro che provarono a rubare ad Angelino...). Naturalmente Montante incassa la stima, il sostegno e reazioni ben al di là della solidarietà di maniera, da parte di Lo Bello, di Squinzi e di tutto quell'ambiente che sembra tornare a voler fare dell'antimafia una bandiera anche politica. E infatti la svolta della legalità ha avuto un ruolo fondamentale nel favorire l'elezione di Crocetta alla presidenza della Regione. Dopo due condannati per mafia, non dimentichiamolo.
Da una parte c'è chi parla di delegittimazione. In Sicilia capita. Dall'altra parte però si rimprovera a Montante di essere approdato in tempi molto recenti nella grande famiglia antimafiosa. I grillini gli chiedono un passo indietro. Finiamo sempre lì, nella gara a chi ce l'ha più... pulito.

giovedì 18 settembre 2014

♪♫ Cuccurucucu Palomar ♪♫ (ahia - iaia - iai)

Questa storia della minaccia di trasferire il set della fiction Il commissario Montalbano dalla Sicilia alla Puglia è ridicola, fa ridere se non fossero anche pericolose e squallide certe posizioni. Gli amici liberisti direbbero "è il mercato, bellezza": ma loro per primi sorriderebbero di questa caccia al finanziamento pubblico. Il produttore Carlo Degli Esposti (Palomar) dice che la Regione Sicilia non gli dà conto – in tutti i sensi... – e che ogni dialogo si è fermato ai tempi di Fabio Granata assessore. Bene, è stato assessore dal 2000 al 2006 (prima ai Beni Culturali poi al Turismo), eppure Degli Esposti si lamenta solo adesso. E poi la Puglia non ha chiesto nulla: l'effetto bluff+provocazione sembra garantito. Dunque nessun derby tra governatori comunisti gay cattolici.
Certo, è altrettanto squallido che ora Crocetta annunci una specie di "legge Montalbano" ad hoc. Per non dire della polemica con la Rai per i soldi di Agrodolce. O l'autotassazione dei ragusani. Siamo alla farsa, altro che fiction. Appare più serio il Topalbano della Disney, che peraltro nella sua seconda avventura è finito addirittura a Las Vegas...
Ma al di là delle schermaglie, il produttore è offensivo quando sostiene che il Val di Noto è diventato patrimonio Unesco grazie alla fiction! Insomma, io non nego che i flussi turistici degli ultimi anni abbiano registrato un boom grazie a quella sovraesposizione mediatica. Ma l'Unesco ci ha iscritti nella lista nel 2002, con una candidatura presentata alla fine degli anni Novanta, quando Zingaretti a malapena studiava da "commissario". Quindi manca di rispetto a chi, per una volta almeno, ha messo da parte i campanilismi o se non altro ha saputo ricomporli per un fine comune. Poi Degli Esposti vada a dirlo a gente come il mio ex professore Paolo Nifosì, storico dell'arte e critico, che è tutto merito di un personaggio di fantasia...
Michele Riondino,
"il giovane Montalbano",
è pugliese
E a proposito di questo, storco il naso per l'ultima volta. Il Corriere della Sera ha scelto di far commentare questa vicenda allo scrittore e giornalista Matteo Collura, agrigentino, conterraneo di Camilleri. Al netto di stereotipi totalmente decontestualizzati sul barocco siciliano e su quello pugliese, Collura riconosce che Montalbano sarebbe straniero a nuotare nell'Adriatico (ma il Salento è pure jonico...). Ma è lo stesso Collura che nel 2004 ("In Sicilia", Longanesi), dedicando qualche sparsa riga agli Iblei, li descriveva come luogo «in cui fasulli quanto improbabili commissari di polizia trovano momentaneo rifugio tra un caso e un altro»? È un mistero che neanche il buon vecchio Salvo saprebbe risolvere.

mercoledì 9 luglio 2014

A tavola con Montalbano

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Mi piacerebbe sedermi a tavola con il commissario Montalbano. Magari proprio con l'originale di Camilleri, non solo con il suo omologo televisivo (peraltro simpatico, ho l'autografo che Zingaretti mi fece durante una pausa delle riprese al duomo di San Giorgio a Modica: si trattava di Tocco d'artista). Nell'inserto "Il settimanale" del Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno) di oggi, sono contento siano state pubblicate due pagine su cui mi sono divertito a lavorare. Il tema è appunto " a tavola con Montalbano". Non ho scritto nulla di nuovo, che i fan di Camilleri e del commissario non sappiano già, ma mi fa piacere averlo potuto fare. E ri-scoprire, spulciando le pagine dei romanzi Sellerio e i fotogrammi della fiction, che l'amore di Montalbano (e naturalmente di Camilleri) per il cibo non è solo un elemento di colore, ma una caratteristica che secondo me accomuna molto noi siciliani. Davvero il cibo è cultura, perché rappresenta le cosiddette "radici", racconta da dove veniamo, le stratificazioni della nostra storia, e persino della nostra lingua.
Un arancino non è solo riso al ragù. Un cannolo non è solo cialda ripiena di ricotta. La caponata non è solo un ricco piatto di verdure. C'è tutta la Sicilia lì dentro. E lo ha capito pure Zingaretti...
Buona lettura. E anche buon appetito.

venerdì 19 aprile 2013

Siamo topi o commissari?

Il 34% di share è comunque un ottimo risultato. Fatto poi da un prodotto di qualità non è affatto un male per la televisione italiana, soprattutto quella pubblica. Nel triste panorama di fiction agiografiche se non proprio apologetiche, sentimentaloidi e nazional-popolari, Il commissario Montalbano spicca senza dubbio. Ammetto di essere forse poco imparziale: le storie di Andrea Camilleri mi piacciono, Luca Zingaretti ha saputo calarsi bene nella parte dell'eroe di Vigàta (mi permetto di accentare la "a" perché così riporta la denominazione ufficiale del comune di Porto Empedocle che dal 2003 al 2009 ha aggiunto al suo nome quello della località fittizia di Camilleri, ndr) e poi soprattutto è sempre un bel piacere, condito a saudade mediterranea, vedere i miei luoghi così belli e scenografici a far da sfondo alle vicende di Montalbano. Il 34% di share è quanto ha fatto segnare il primo episodio della nuova serie, "Il sorriso di Angelica", andato in onda su Rai 1 lunedì 15 aprile. Eppure non sono l'unico a dire che qualcosa non mi ha convinto. Anche i più accreditati critici televisivi hanno espresso perplessità. Non ho le stesse competenze, ma avendo letto il libro omonimo ed essendo affezionato a quelle storie, ammetto che non mi ha fatto impazzire. Il finale ha perso qualcosa rispetto all'originale e alcuni particolari della storia sono scomparsi. Per carità, non è così assurdo che nella riduzione cinematografica-televisiva di un libro qualcosa possa cambiare – e perdersi.
Non si accenna alle stranezze architettoniche della via in cui abita l'ariostesca Angelica Cosulich (in tv era Margareth Madè, su questo non mi permetto di criticare...): casa sua è a forma di cono gelato, me lo ricordo bene dal romanzo. La lettera anonima mandata al questore viene inoltrata anche alla redazione di Televigata, la concorrente della Retelibera dell'amico di Salvo, Nicolò Zito. Ma queste sono pedanterie anche un po' sciocche. Altre trasposizioni sono state persino peggiori.
Però una lacuna mi ha colpito molto, anche perché rende il finale un po' zoppicante. Tra le documentazioni nella cassaforte del suicida Pirrera, che attesterebbero la sua attività di strozzino, nella fiction non si fa parola – e non capisco ancora se sia una scelta voluta o casuale – di «due filmini in super otto. E alcune fotografie. Quando le sue vittime non avevano più soldi, esigeva pagamenti in natura. I filmini lo mostrano in azione con due bambine, una di sette e l'altra di nove anni» (cito testualmente, pag. 248 del romanzo). L'argomento è serio e scabroso, ma altre volte è stato accennato in episodi e storie di Montalbano.
L'ho notato subito, ma soprattutto questa cosa mi ha fatto riflettere perché curiosamente, negli stessi giorni, nelle edicole il commissario Montalbano si stava proprio rivolgendo a un pubblico verosimilmente più giovane. Dico verosimilmente perché in realtà pure io mi sono fiondato in edicola a comprare il numero 2994 di... Topolino! E così Montalbano è diventato Topalbano, nella storia "La promessa del gatto" ambientata a Vigatta, con Topolino che, in vacanza in Sicilia, incontra lo scontroso commissario in versione topesca. Posso dirlo? La storia su Topolino mi è piaciuta di più della fiction.
Certo, anche qui massima attenzione: sia Topolino e Minnie che Tobalbano e Lidia dormono in stanze separate... E il boss Sinatra è a capo della "malavita locale", non si parla di mafia.
Ho cominciato a leggere Topolino nell'estate 1987 (ricordo che una storia parlava di buco dell'ozono) e la mia infanzia è stata accompagnata dalla lettura delle storie Disney. Anche se io preferisco i paperi (quelli maldestri). Ma un bell'esperimento come quello di Topalbano va davvero oltre la mia parzialità.
Per la prima volta Camilleri ha ceduto alle proposte di trasporre Montalbano su fumetto. Lo scrittore fa anche un cameo: un personaggio del racconto, il proprietario della pensione Patò (citazione camilleriana), è disegnato pensando proprio a lui. Una storia-evento, con tanto di interviste a Camilleri, a Zingaretti, a sceneggiatori e disegnatori. E lì sta il trucco, il segreto, il perché di tanta qualità, anche su fumetto: i disegni sono del grandissimo Giorgio Cavazzano, che ha saputo restituire sulla carta un'atmosfera da noir, quasi cinematografica davvero. I colori, i toni, le luci, i volti. Tutto perfetto, anche i dialoghi con azzeccate incursioni nel dialetto. E i nomi dei personaggi valgono da soli la spesa: Catarella è Quaquarella!!! A dimostrazione che si tratta di un prodotto "serio", i mafiosetti Facciesantu e Prorunasu portano i nomi dei briganti della commedia "Rinaldo in campo": nel 1961 si chiamarono così in scena Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Nun babbiate e arristati cà unni siti! (Topolino, pag. 48)

martedì 27 marzo 2012

Commissario, si dia all'ittica

Novella o novellame? Neonata o adulta? Grecia o Sicilia greca? Commissario Damanaki o commissario Montalbano?
Da una settimana vado avanti con questi dubbi. Non capisco se sia fantasia o realtà, se è un romanzo umoristico (di qualità scadente), se davvero l'Unione Europea ha deciso di farsi detestare per le sue burocrazie e le prese di posizione assurde. Io sono un europeista, ma ho sempre sopportato con fastidio quei regolamenti comunitari che sembrano fatti apposta per creare problemi all'economia agricola italiana. Con agricoltura intendo anche allevamento e pesca. A volte è l'Europa a voler frenare la dieta mediterranea.
La molla è stata la vicenda, pirandelliana più che camilleriana, della lettera del commissario di Strasburgo per la pesca e gli affari marittimi, la greca Maria Damanaki, ad Andrea Camilleri per chiedergli di non far più mangiar nei suoi romanzi al commissario Salvo Montalbano i "bianchetti". Diconsi "bianchetti" i pesciolini, il novellame del pesce azzurro, che in Sicilia si chiama "neonata". L'Italia limita già con decreti ministeriali il periodo in cui sia possibile pescare novellame, ma dal giugno 2010 la pesca dei bianchetti è proibita dall'Unione Europea.
Ora, dal momento che il Mediterraneo sta praticamente diventando un mare sub-tropicale, con specie esotiche che migrano qui e le distese erbacee di posidonia minacciate dai cambiamenti climatici, una tutela del Mare Nostrum è importantissima. Quello che a me suona sempre un po' strano - o sospetto, fate voi - è che a rimetterci spesso sia l'Italia. Quali altri Paesi pescano e mangiano bianchetti, novellame o neonata? Forse in Costa Azzurra. Il commissario greco si dimostra inflessibile con un commissario della Sicilia greca. Solo che lei è reale e lui no.
Ecco, questa è una di quelle cose che scatena gli istinti più feroci anti-europeisti: pensano solo a queste stupidaggini... si interessano delle dimensioni dei cetrioli... non si preoccupano della crisi... Alcune di queste critiche, peraltro, sono vere. Se poi un commissario europeo trova il tempo di scrivere una lettera a uno scrittore siciliano solo per pregarlo di cancellare dai suoi romanzi l'immagine di un uomo soddisfatto della cucina siciliana, beh, le critiche alla Ue sono ineccepibili. Al commissario Montalbano vengono rimproverate le polpette di neonata, specialità sicula ma non solo. Peraltro nei romanzi, quando è citata la neonata, viene spiegato che è stata pescata nei periodi in cui è consentito (parliamo di romanzi scritti prima del 2010). Ovvio che Camilleri sia rimasto stupito.
Comunque la compagna Damanaki (in un'altra vita era comunista) non è neanche il peggio. Il suo predecessore era il maltese Joe Borg, quello che si era vantato di aver bloccato per un po' il divieto di pescare il tonno rosso nel Mediterraneo, venendo incontro alle esigenze del suo Paese. Chissà se il commissario greco avrà qualcosa da ridire sulle tv di mezzo mondo, dove si vedono migliaia di persone felici di mangiare sashimi di tonno rosso. Eh sì, perché i giapponesi vengono a fare "shopping" ittico nel nostro mare. Saranno gli effetti della globalizzazione. Infatti l'importante è che sulle nostre tavole possano arrivare i bianchetti congelati e surgelati dall'Oceano Indiano. Lì tanto non c'è un Camilleri con cui lamentarsi.

mercoledì 29 febbraio 2012

I postumi dell'influenza

Il primo marzo 2012 il mensile GQ celebra la sua centocinquantesima uscita. Quale miglior modo di festeggiare una ricorrenza se non stilare una bella classifica? Ecco dunque che il giornale, noto soprattutto per qualche calendario e servizi su belle donne, sceglie di occuparsi di uomini. Nello specifico dei 50 uomini più influenti d'Italia. Editorialisti, giornalisti, conduttori radio e tv, più qualche lettore selezionato, questi gli opinion leader che hanno stilato la classifica. Ci sono più o meno tutti i nomi che uno si aspetterebbe: politici, giornalisti (beh, qualcuno è influente...), economisti, uomini di spettacolo, scienziati, artisti. Il primo è Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce), poi ci sono Monti, Berlusconi, Napolitano, Marchionne, Montezemolo e Della Valle, Benigni e Saviano e così via.
Rosario Fiorello, Siciliano dell'anno 2011
(da www.lamiasicilia.org)
Tra i primi dieci spicca un nome siciliano. Fiorello. Rosario Fiorello. All'ottavo posto, primo dei siculi.
Su Twitter lo showman di Augusta ha avuto modo di commentare la notizia: «Certo che questo accostamento se lo potevano risparmiare...». Cioè? Con chi ce l'aveva Fiorello, che aggiungeva al tweet anche l'hashtag #perplesso? Con Libero, che così ha titolato: «Fiorello, Lapo e Provenzano, contano tutti più di Bersani». Per prendersela con il leader del Pd e con il centrosinistra, il quotidiano di Maurizio Belpietro ha azzardato una sintesi suggestiva che però a Fiorello non è piaciuta tantissimo.
L'ex animatore di villaggi turistici e già volto, pardon codino, del karaoke televisivo, non è l'unico siciliano in graduatoria. E la compagnia è delle peggiori. Ecco perché se l'è presa un po', Fiorello. Tornando a Bersani, infatti, Libero sottolinea che «a lui gli esperti hanno [preferito] addirittura persone chiuse dietro le sbarre: Bernardo Provenzano, Totò Riina, Messina Denaro». Provenzano, Binnu 'u tratturi, è al 23° posto, il vecchio capo dei capi Riina è dieci posizioni più giù, il nuovo presunto capo di Cosa Nostra è invece al 21°, tra Fabio Fazio e Susanna Camusso (sic). Capisco Fiorello, è bruttissimo essere accostati a certi personaggi. Purtroppo sembra quasi vero che il nome della Sicilia debba sempre essere associato alla mafia, come se fosse impossibile "farsi onore" in altro modo.
Mi chiedo due cose. Le classifiche, soprattutto se fatte così, hanno l'obiettivo di provocare e far discutere, senza dubbio. Non era forse il caso di inserire, tanto per restare a siciliani influenti, personalità come il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso? O anche Andrea Camilleri: qualcuno dovrà spiegarmi perché lui non c'è e Fabio Volo sì (sic, anzi sigh...).
Ma la seconda domanda è ancora più incredula. Quand'è che hanno arrestato Matteo Messina Denaro???

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