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mercoledì 29 febbraio 2012

I postumi dell'influenza

Il primo marzo 2012 il mensile GQ celebra la sua centocinquantesima uscita. Quale miglior modo di festeggiare una ricorrenza se non stilare una bella classifica? Ecco dunque che il giornale, noto soprattutto per qualche calendario e servizi su belle donne, sceglie di occuparsi di uomini. Nello specifico dei 50 uomini più influenti d'Italia. Editorialisti, giornalisti, conduttori radio e tv, più qualche lettore selezionato, questi gli opinion leader che hanno stilato la classifica. Ci sono più o meno tutti i nomi che uno si aspetterebbe: politici, giornalisti (beh, qualcuno è influente...), economisti, uomini di spettacolo, scienziati, artisti. Il primo è Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce), poi ci sono Monti, Berlusconi, Napolitano, Marchionne, Montezemolo e Della Valle, Benigni e Saviano e così via.
Rosario Fiorello, Siciliano dell'anno 2011
(da www.lamiasicilia.org)
Tra i primi dieci spicca un nome siciliano. Fiorello. Rosario Fiorello. All'ottavo posto, primo dei siculi.
Su Twitter lo showman di Augusta ha avuto modo di commentare la notizia: «Certo che questo accostamento se lo potevano risparmiare...». Cioè? Con chi ce l'aveva Fiorello, che aggiungeva al tweet anche l'hashtag #perplesso? Con Libero, che così ha titolato: «Fiorello, Lapo e Provenzano, contano tutti più di Bersani». Per prendersela con il leader del Pd e con il centrosinistra, il quotidiano di Maurizio Belpietro ha azzardato una sintesi suggestiva che però a Fiorello non è piaciuta tantissimo.
L'ex animatore di villaggi turistici e già volto, pardon codino, del karaoke televisivo, non è l'unico siciliano in graduatoria. E la compagnia è delle peggiori. Ecco perché se l'è presa un po', Fiorello. Tornando a Bersani, infatti, Libero sottolinea che «a lui gli esperti hanno [preferito] addirittura persone chiuse dietro le sbarre: Bernardo Provenzano, Totò Riina, Messina Denaro». Provenzano, Binnu 'u tratturi, è al 23° posto, il vecchio capo dei capi Riina è dieci posizioni più giù, il nuovo presunto capo di Cosa Nostra è invece al 21°, tra Fabio Fazio e Susanna Camusso (sic). Capisco Fiorello, è bruttissimo essere accostati a certi personaggi. Purtroppo sembra quasi vero che il nome della Sicilia debba sempre essere associato alla mafia, come se fosse impossibile "farsi onore" in altro modo.
Mi chiedo due cose. Le classifiche, soprattutto se fatte così, hanno l'obiettivo di provocare e far discutere, senza dubbio. Non era forse il caso di inserire, tanto per restare a siciliani influenti, personalità come il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso? O anche Andrea Camilleri: qualcuno dovrà spiegarmi perché lui non c'è e Fabio Volo sì (sic, anzi sigh...).
Ma la seconda domanda è ancora più incredula. Quand'è che hanno arrestato Matteo Messina Denaro???

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martedì 14 dicembre 2010

Saracinesche

Strane leggi ha il commercio, in Sicilia. Alcuni negozi chiudono, altri riaprono. Soprattutto in senso figurato.
L'altroieri tutto il paese di Corleone si è stretto al dolore di una famiglia e i negozi hanno chiuso per lutto, in segno di rispetto. Niente di strano, a dire il vero, nemmeno se il defunto si chiamava Simone Provenzano. Fratello di Binnu-Bernardo. Un emigrante di ritorno, una vita in Germania e una serena vecchiaia nel paese natale. Non aveva nulla a che fare con gli "affari" dell'illustre parente, ma è anche vero che la polizia capì che Binnu era a Corleone dopo aver sentito Simone al telefono riferirsi a "iddu", a lui. Ecco, a Corleone hanno abbassato le saracinesche e tutto il paese in corteo dietro il feretro, vigili urbani compresi.
Super-realista il sindaco Nino Iannazzo che minimizza: «I vigili facevano solo viabilità, come per ogni funerale. E quelle saracinesche abbassate sono solo per scaramanzia. Vecchie innocue tradizioni, niente altro».
Qualcuno al contrario si lamenta e si preoccupa. «A Corleone certa gente non perde il vizio di ossequiare i boss e i loro parenti», dice il sindacalista Dino Paternostro.
A Palermo, invece, qualcuno sta cominciando a perdere un altro vizio. Quello di pagare il pizzo. Tutto è partito dai pizzini decifrati dei Lo Piccolo, ma soprattutto dalla denuncia dei commercianti vittime del racket. La vittoria della società civile, della polizia, della magistratura, è anche la vittoria di Addiopizzo, fondamentale nel supporto alle indagini che hanno portato a 63 arresti tra le principali famiglie mafiose della città.
A Palermo i negozi possono riaprire, possono respirare, l'aria sembra cambiare sul serio. Si rialzano le saracinesche dopo le "chiusure per lutto". E qui non c'entra davvero nulla la scaramanzia.