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martedì 12 agosto 2014

Pippo Ghennedy Show

Il 5 ottobre ci sono le elezioni regionali in Sicilia. Cosa?!?
Andiamo con ordine. Mi pare di capire che la notizia non è nuova. Ma io l'ho scoperta questa mattina, intorno alle 7 e mezza. E pensavo di essere ancora un po' rintronato dal sonno. Invece no.
Ero alle porte di Rosolini, provincia di Siracusa, vicino all'imbocco dell'autostrada, quando mi si parano davanti quattro mega manifesti, i classici 6x3, che mi informavano delle imminenti elezioni regionali. Campeggiava il faccione di Pippo Gennuso, imprenditore e dominus della politica locale, già deputato regionale dell'Mpa e ora in predicato di entrare nelle fila di Forza Italia. Le elezioni in questione saranno quelle che interesseranno appena nove sezioni nei comuni di Rosolini e Pachino.
Pare che quasi due anni fa, in occasione delle ultime regionali vinte da Crocetta, siano scomparse alcune schede elettorali... E così sono partiti i ricorsi che andranno appunto a concretizzarsi il 5 ottobre. Gennuso non fu eletto, e qualcuno gli ha detto che si è trattato di un complotto ai suoi danni. Il Consiglio di giustizia amministrativa (Cga) della Regione Sicilia ha accolto il ricorso e dunque torneranno a contendersi i seggi – già ottenuti nel 2012 – i sei parlamentari siracusani all'Ars: Stefano Zito (Movimento 5 Stelle), Bruno Marziano (Pd), Vincenzo Vinciullo (Ncd, ovviamente eletto con il Pdl), Pippo Gianni (eletto con Cantiere Popolare, "destra" Udc, e ora nel misto – in quota Tabacci – con gli ex Democratici Riformisti per la Sicilia cioè Patto dei Democratici per le Riforme: nuova componente ad hoc in soccorso del traballante Crocetta), Giambattista Coltraro (il Megafono) e Giuseppe Sorbello (Udc, sospeso da dicembre a luglio, retroattivamente, per effetto della legge Severino, causa condanna in primo grado per abuso d'ufficio). Si salva Marika Cirone Di Marco del Pd, eletta nel listino regionale di Crocetta.
Un caso di quelli surreali, paradossali, molto siciliano. Poche decine di elettori – e in due anni la platea sarà certamente cambiata – torneranno diligentemente a votare in sei sezioni di Pachino e tre di Rosolini. E nello stesso giorno in cui Crocetta fissava la data del 5 ottobre, il 18 luglio Vinciullo denunciava che nell'archivio del Comune di Pachino erano andati a fuoco alcuni documenti relativi alle regionali del 2012. Ci mancava pure il giallo di provincia...

martedì 29 aprile 2014

Andiamo a emettere il grano

Sfido chiunque a dire che la brevissima e tormentata e contestata esperienza di Franco Battiato come assessore al Turismo nella giunta regionale di Saro Crocetta non abbia portato i suoi frutti. O che non sia stato raccolto quello che lui aveva seminato. Letteralmente, direi.
Intendiamoci, parlando di un artista, prima ancora che improvvisato assessore, mi riferisco alla sua ispirazione, non tanto ai suoi atti. E così, scopro che all'Ars torna di gran moda il Battiato del 1979, quello che cantava Magic Shop, dall'album L'era del cinghiale bianco. Come per incanto, il Maestro di Ionia finisce per ispirare il deputato regionale Pd Pippo Laccoto e i colleghi dell'Mpa, pardon Partito dei Siciliani. Il negozio magico, evidentemente, è quello in cui loro vorrebbero spendere una moneta speciale. Il grano.
E Battiato cantava, appunto in Magic Shop, che «la falce non fa più pensare al grano, il grano invece fa pensare ai soldi». Ecco, Laccoto ha presentato un ddl, il numero 730, per l'istituzione di una moneta complementare. I deputati autonomisti, guidati ancora da un Lombardo (ma stavolta è Toti, all'anagrafe Salvatore Federico, il rampollo di don Raffaè, classe 1988, già indagato con il papà per voto di scambio), lo firmeranno pure.
La proposta era partita l'anno scorso con una petizione popolare dall'associazione Progetto Sicilia del messinese Giuseppe Pizzino. La moneta dovrebbe affiancarsi all'euro nelle transazioni quotidiane, con tasso di cambio effettivo invariabile (il rapporto sarebbe di 1 a 2, ma con potere d'acquisto invariato: quindi con 5mila euro si ottengono 10mila monete sicule, che però varrebbero 10mila euro). E si chiamerà appunto "grano". Che non è un nome casuale: così si chiamò infatti una moneta coniata dal Settecento nelle Due Sicilie (valeva un ventesimo del più noto tarì), ma anche a Malta e in Spagna.
Altro che nostalgia della lira... Cosa c'è di meglio che rinverdire i fasti di una valuta borbonica? L'autonomia è servita anche nelle tasche. L'appiglio è una lettura, come al solito molto estensiva, dello Statuto siciliano, che all'articolo 41 prevede che «Il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni». La sovranità finanziaria che diventa anche monetaria. A proposito di sovranità monetaria, chissà cosa ne pensano i paladini anti-euro del MoVimento 5 Stelle...

sabato 12 ottobre 2013

Emolumento per l'Autonomia


Anni fa, in uno dei miei tanti viaggi in treno su e giù per l'Italia, mi capitò di sentire un dialogo interessante. Stavo tornando in Sicilia per le elezioni. Nel mio scompartimento c'erano altri ragazzi che approfittavano come me degli sconti elettorali e tornavano perché erano davvero interessati a votare. Uno di loro disse timidamente di essere elettore berlusconiano. L'altro, con l'aria di chi ha capito come vanno le cose e può insegnare agli altri come si vive, disse più o meno "ma quale Berlusconi e Forza Italia, io voto Mpa". Il senso della sua frase era: io voto per la novità, per il futuro e per chi pensa davvero alla Sicilia. Fino ad allora aveva votato Berlusconi.
Dunque l'Mpa, cioè Raffaele Lombardo. Il Movimento per l'Autonomia (ma dal 2009 la "a" è plurale, Autonomie) per alcuni anni è stato oggetto dell'infatuazione dei miei corregionali. Ma poi, anche nel laboratorio-Sicilia, le cose finiscono. Adesso è diventato il Partito dei Siciliani. Piaceva l'idea del partito che si dichiarava autonomista, per il bene dell'Isola. Certi temi e parole d'ordine non sono mai stati sopiti del tutto in Sicilia. Poi qualche scricchiolio, diciamo così: perché in effetti allearsi nel 2006 con la Lega Nord e ricevere un bel po' di finanziamenti dai padani non ha contribuito molto all'immagine del movimento...
Statura politica
E proprio di soldi voglio parlare. Qualche giorno fa sulla Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicati i rendiconti dei partiti per il 2012. C'è pure l'Mpa, con i conti in negativo come quasi tutti gli altri partiti italiani. Il bilancio del movimento è in disavanzo di 787.036,19 euro, ma l'anno prima il rosso superava il milione di euro. Io non sono un grande esperto di bilanci, ma qualcosina la capisco o perlomeno ci sono voci e aspetti che catturano la mia attenzione. Soprattutto a livello politico. L'Mpa, tra 2011 e 2012, ha ricevuto infatti 95mila euro di rimborsi elettorali in meno, oltre ad aver perso i 91mila euro che arrivavano come contributo dal Partito socialista-Nuovo Psi.
La vera autonomia, per Lombardo, a dire il vero è sempre stata quella di fare quello che voleva, inventandosi alleanze a destra e a manca e tirando dentro tanti fuoriusciti dal centrodestra e dal centrosinistra (quanti ex comunisti hanno ri-scoperto il valore dell'autonomismo...). Tanto per ricordarlo, il movimento era nato nel 2005 quando Lombardo era presidente della Provincia di Catania con l'Udc e alle comunali etnee presentò, in supporto al centrodestra e a Scapagnini, quattro liste civiche (appunto il nascente Mpa, Famiglia Lavoro Solidarietà, In Centro democratico e Ama Catania) che in totale presero il 20,1%, una quindicina di consiglieri e quattro assessori.
L'Autonomia a tutti i costi...
Ma quando cominciano a mancare i voti arrivano sempre meno soldi.
Nelle attività messe a bilancio ci sono 450mila euro di crediti che l'Mpa vanta dal movimento La Destra di Francesco Storace e Nello Musumeci, con cui fece una lista per le Europee del 2009 insieme all'Alleanza di Centro di Francesco Pionati e al partito dei Pensionati di Carlo Fatuzzo, chiamata L'Autonomia (appoggiavano la lista anche la Lega Italia di Carlo Taormina, la Lega d'Azione Meridionale di Giancarlo Cito, la Lega Padana di Max Ferrari e S.O.S. Italia di Diego Volpe Pasini: più liste che voti, prese il 2,22%, con un picco del 12,4% nell'Italia insulare, ovviamente grazie alle 200mila preferenze per Lombardo). Si tratta di "importi esigibili entro l'esercizio successivo", recita il rendiconto. Ma 450mila euro erano segnati anche nell'esercizio precedente, cioè al 31 dicembre 2011. Fino al bilancio del 2008 erano noti peraltro i nomi dei sostenitori del partito: allora il maggiore "contribuente" dell'Mpa fu con 200mila euro il presidente del Palermo calcio Maurizio Zamparini (nella stagione 2008/'09 pagava uno stipendio di 1,2 milioni a Fabrizio Miccoli e Fabio Liverani, tanto per fare un confronto).
Ma più dei numeri, a volte, contano le parole, anche in un bilancio. Cito testualmente dalla relazione del tesoriere Natale Giuseppe Strano:
Il risultato prevedibile della gestione 2013 è stato caratterizzato dagli eventi politici che si sono succeduti nel corso dell'anno, come ad esempio le elezioni politiche tenutesi nel mese di febbraio e quelle amministrative tenutesi nel corso del mese di giugno.
Tali eventi hanno influenzato, sulla base delle scelte politiche deliberate dagli organi del Partito, il risultato economico, finanziario e gestionale del corrente anno 2013.
Nel mese di marzo è stato licenziato tutto il personale in forza a tale data e successivamente sono state disdettate le sedi politiche di Roma e di Catania.
Insomma, le elezioni sono andate male (alle politiche nessun eletto dell'Mpa, a parte tre esponenti autonomisti candidati con il Pdl), ed evidentemente le "scelte politiche deliberate dagli organi del Partito" hanno inciso sulle casse del movimento, a tal punto che nel 2013 è stato smantellato quasi tutto: già alla data del 31 dicembre 2012 i dipendenti erano appena tre (un addetto alle mansioni di segreteria, un fattorino e un responsabile dei servizi della segreteria politica).
Neanche Lombardo è riuscito a farsi eleggere al Senato. Più che l'aula di Palazzo Madama, gli toccherà frequentare quelle di piazza Verga. Cioè quelle del Tribunale di Catania.

lunedì 23 gennaio 2012

Cammarata con svista

Non sono palermitano e devo ammettere che ogni tanto mi dà pure fastidio quando si tende a identificare l'intera Sicilia con il suo capoluogo. Palermo non è tutta la Sicilia, la Sicilia non è tutta a Palermo. Però è ovvio che quello che succede lì è fondamentale per tutta la regione e gli sviluppi politici della "capitale" sono importanti a livello nazionale.
prego
Nella prossima primavera i palermitani andranno a votare per il nuovo sindaco della città. Il primo cittadino uscente, Diego Cammarata, ha già raggiunto i due mandati ma una settimana fa ha pure deciso di lasciare in anticipo. E oggi è stata nominata Luisa Latella, attuale prefetto di Vibo Valentia, come commissario straordinario fino alle elezioni. Palermo è sommersa dai rifiuti, Cammarata è stato spesso assente, la sua attività amministrativa è stata mediocre, la sua maggioranza ha perso pezzi per strada, eppure l'abbronzatissimo Diego ha rivendicato i meriti della sua sindacatura. Rilanciando, peraltro.
«Mi dimetto perché non intendo dare alibi a nessuno in vista delle elezioni di primavera e rimanere abbarbicato alla poltrona per l'indennità. Sicuramente, non me ne vado perchè mi sono stancato di fare il sindaco, questa è una sciocchezza. Ma è atto di amore e responsabilità per questa citta. Chiudo 10 anni di amministrazione e posso andare a testa alta e reggere lo sguardo di alleati e avversari, senza la necessità di dovere abbassare gli occhi. Tra le ragioni delle mie dimissioni c'è anche l'immobilismo del Consiglio comunale che da due anni è in mano al centrosinistra e ha prodotto solo gettoni di presenza per i consiglieri. Il consiglio è stato vergognoso e l'atteggiamento sciagurato mi ha indignato»
Così diceva Cammarata al momento delle sue dimissioni. Insomma, non difetta certamente di autostima, l'amico di Gianfranco Micciché. E siccome Palermo non può venir meno alla tendenza recente di un centrodestra siciliano spaccato, ecco che Cammarata si scaglia contro la Regione, dunque contro Raffaele Lombardo e contro l'Mpa: «Una gestione commissariale costringerà la Regione ad assumersi piena responsabilità nei confronti della città. Lombardo non lo ha fatto nel passato e con me sindaco non lo farebbe di certo nei prossimi mesi di campagna elettorale». Volano parole grosse in quella che una volta era la grande famiglia della destra siciliana; per il governatore, Cammarata è stato il peggiore sindaco di Palermo.
Give him five
LAGALLA NEL POLLAIO. Tra una smentita e un'accusa («Mediaset? Ipotesi di fantasia. Non ho nessuna poltrona pronta, torno a fare l'avvocato e mi occuperò della mia famiglia»), l'ex sindaco di Palermo, andandosene, lascia comunque un vuoto nel centrodestra, costringendo il Pdl a trovare un candidato valido. Ai palermitani non piacerà il paragone, ma la situazione è simile a quella della Catania post-Scapagnini. Già prima che Cammarata si dimettesse, avevo azzardato un'ipotesi: Roberto Lagalla. Ex assessore alla Sanità in una giunta regionale Cuffaro e ora rettore dell'università di Palermo. Avevo notato che il professore stava godendo di un discreto trattamento stampa e mi sembrava che si stesse preparando una campagna sotterranea per lanciarlo.
Pare proprio che sia così, anche perché Lagalla potrebbe raccogliere attorno a sé l'Udc e partiti e movimenti finora recalcitranti come Grande Sud di Micciché. Il rettore potrebbe ricostituire un solido polo di centrodestra. Mpa escluso, ovviamente. I vertici nazionali e regionali pidiellini sono netti: nessuna alleanza con Lombardo. Dalla parte degli autonomisti è sceso già in campo Francesco Musotto, che contro Cammarata si presentò nel 2002. Lagalla comunque dovrebbe (dovrebbe) passare per le primarie.


martedì 17 gennaio 2012

Forca d'urto

E siamo arrivati al secondo giorno del blocco stradale in Sicilia. Andiamo con ordine, se si riesce.
C'è crisi, e fin qui ci siamo. La benzina costa uno sproposito. Lavoratori e famiglie hanno difficoltà ad arrivare alla fatidica fine del mese. Alcune manovre del governo non aiutano di certo, in generale. E allora le proteste, soprattutto quelle di alcune categorie, sono prevedibili - ma anche strumentali.
Il blocco dei Tir alla barriera autostradale di San Gregorio a Catania
Ora, bloccare il traffico in tutta la Sicilia per non far arrivare rifornimenti e merci ai negozi o impedendo la libera circolazione non mi sembra una modalità corretta di fare protesta. Io posso pure essere d'accordo con le ragioni della mobilitazione, spacciata da più parti come pacifica e benaccetta alla popolazione. Però sul modo c'è molto da ridire. A parte che non sono convinto che tutti siano così contenti di trovarsi strade, autostrade, accessi a porti e aeroporti bloccati e negozi vuoti e neanche un goccio di carburante; ho anche qualche dubbio sulla correttezza di andare in giro, come viene riportato dalla giornata di ieri, a chiedere - più o meno gentilmente - ai commercianti di aderire alla protesta.
Il blocco dell'autotrasporto proseguirà sicuramente almeno fino a venerdì. Il movimento Forza d'urto (che riunisce gli Autotrasportatori Aias, il cosiddetto movimento dei Forconi - che gode anche dell'appoggio del presidente del Palermo Maurizio Zamparini, più altre associazioni di categoria dei camionisti e degli agricoltori) non vuole tornare indietro sui propri passi. Io ammetto che non trovandomi in Sicilia posso sicuramente avere una visione distorta delle cose: rimango comunque della mia idea, il caos non mi sembra la soluzione. Come ogni movimento di protesta, registro che ci sono favorevoli e contrari, e questo mi dà un'ulteriore conferma al fatto che sia legittimo nutrire dei dubbi.
Il dubbio maggiore me lo tengo per la fine. Questa "forza d'urto" è davvero così spontanea? Apartitica? Apolitica? Forse lo è sulla carta e nelle intenzioni (soprattutto in quelle di chi manifesta davvero perché è incazzato). Giuseppe Richichi, presidente dell'Aias, se la prende con la politica siciliana, assente e disinteressata. Mah, a me così disinteressata non sembra proprio. Fatto sta che tra ieri e oggi sono venuti fuori i nomi di Forza Nuova (cui parrebbe vicino il capo dei Forconi, Martino Morsello), dell'Mpa, dei miccicheani di Grande Sud, di Gioventù Italiana, la giovanile della Destra di Storace, come sostenitori più o meno espliciti del movimento di protesta.
Ma anche in questo caso deve essere l'influsso malefico della Milano comunista di Pisapia a farmi pensare male.

Aggiornamento del 19 gennaio 2012. A proposito di Milano, i forconi siculi ora godono pure dell'appoggio più insperato: la Lega Nord. Il quotidiano del Carroccio La Padania, infatti, esalta "la ribellione dei siciliani". La regione è in tilt, ma "il popolo spiazza i palazzi". Mari e Monti...

lunedì 13 giugno 2011

Trattato come uno stralcio

Forse le preghiere sono servite...
E se Lombardo la scampasse dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa? Il presidente della Regione Siciliana si è sempre detto fiducioso di uscire pulito dall'inchiesta Iblis in cui era coinvolto. Ora la Procura di Catania ha stralciato la posizione di Lombardo e del fratello Angelo, deputato nazionale Mpa. Escono dunque fuori dall'inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nel catanese. Nell'indagine dei Ros dei carabinieri, i loro nomi erano insieme a un'altra cinquantina di persone, ma i giudici di Catania hanno avocato il fascicolo ai quattro sostituti che li avevano iscritti nel registro degli indagati. Saranno ora Michelangelo Patanè, procuratore capo facente funzioni, e l'aggiunto Carmelo Zuccaro a coordinare l'inchiesta stralciata a carico dei Lombardo's. Sembrerebbe però che questa decisione sia destinata a risolversi nell'archiviazione di don Raffaè e del fratello. Perché? La valutazione sarebbe esclusivamente di natura giuridica, tutta da ricondurre alla recente sentenza di assoluzione in Cassazione per l'ex ministro Calogero Mannino. Sul concorso esterno fa giurisprudenza quella decisione dei giudici del Palazzaccio, dunque l'ipotesi di reato "non avrebbe retto in sede di giudizio".
Se Lombardo ce la fa, allora è per una questione giuridica e di procedura. Nel merito della questione, qualche "curiosità" sulla posizione dello psichiatra di Grammichele rimane comunque. Credo che anche ai suoi nuovi alleati del Pd possa interessare.

lunedì 2 maggio 2011

Leggende metropolitane

Nei miei (non tantissimi) viaggi mi è capitato di prendere più volte la metropolitana in diverse città. Ora abito a Milano e la MM la prendo tutti i giorni. Quella di Roma la ricordo come un po' sottostimata rispetto alla Capitale. In Italia ho preso persino quella di Napoli, in parte sotterranea e un po' di superficie. All'estero ricordo le 16 linee - o giù di lì - di Parigi, il bellissimo trenino di Porto e la metrò di Lisbona coi suoi colori e simboli marinari, quella di Bilbao interconnessa con l'efficiente rete regionale della Bizkaia.
Ma ce n'è un'altra, ancora in Italia, che ho preso una volta. La metropolitana di Catania. Sì, a Catania c'è la metropolitana! Oddio, chiamarla metrò è un esercizio di grande "ottimismo": 3,8 chilometri per sei stazioni complessive, tre delle quali in superficie (una è quella della stazione ferroviaria centrale). Prolungamenti sono previsti almeno fino all'aeroporto e fino all'area commerciale di Misterbianco, ma finora è in funzione solo la tratta che va dal Porto a Borgo, dove c'è l'interscambio con la Circumetnea (Fce), l'unica ferrovia siciliana a scartamento ridotto. La metropolitana è gestita tra l'altro dal commissario governativo della Fce.
Proprio il commissario, Gaetano Tafuri, ha contribuito a ricordare a tutti l'esistenza della metropolitana catanese. E quale modo migliore se non quello di inaugurare due nuovi treni dedicandoli ai briganti filoborbonici dell'Ottocento? Altro che revisionismo storico, qua siamo andati oltre. La storia la scrivono i vincitori e questo a Tafuri non piace: il banditismo sociale era un movimento reazionario (uhm, non sarebbe stato più coerente dire "rivoluzionario"?, ndr) di fronte all'invasione sabauda. Tafuri non è sicuramente il primo né l'ultimo a dire la sua in questo periodo di spinto revisionismo anti-unitario. Non è un caso che Tafuri, ex assessore al Bilancio nella giunta Scapagnini, sia un esponente dell'Mpa, partito che sulla rilettura/riscrittura della storia risorgimentale interviene spesso.
E così Tafuri omaggia Carmine Crocco, detto Donatello, brigante pugliese che secondo l'azienda è "tuttora per molti un eroe popolare". Lo storico Salvatore Lupo ricorda però che Donatello, il "Generale dei Briganti" o anche il "Generalissimo", era sicuramente il più famoso bandito dell'Italia post-unitaria ma non gli si possono attribuire motivazioni politiche.
I cinque treni già esistenti hanno invece nomi femminili. Norma, Beatrice, Elvira e Zaira, dai nomi di personaggi delle opere di Vincenzo Bellini; Rita in ricordo di Rita Privitera, giornalista (e figlia di un dipendente della Circumetnea) morta nell'attentato di Sharm el Sheyk nel 2005.
Intanto sui binari catanesi sfrecceranno (in senso figurato) Brigante e Donatello. Se in Sicilia dovesse arrivare anche l'alta velocità, spero che il revisionismo non sdogani Mafioso e Provenzano.

lunedì 11 aprile 2011

Cosa Sua

Tanto ha detto, tanto ha fatto, che alla fine l'hanno "accontentato". Raffaele Lombardo chiedeva di sapere ufficialmente se fosse indagato o meno per concorso esterno in associazione mafiosa, ora la procura di Catania gli ha notificato l'iscrizione nel registro. Insieme al fratello Angelo, parlamentare nazionale Mpa. In tutto gli indagati sono 56, compresi altri politici e amministratori di centrodestra: Udc, Pid (i centristi convertiti sulla strada di Arcore), Pdl Sicilia (la vecchia sigla degli uomini di Micciché). Le accuse sono quelle "classiche": voto di scambio, appalti, concessioni. Le cosche dei Santapaola avrebbero cercato voti per i Lombardo e per i partiti della loro coalizione, in cambio di garanzie nel controllo degli appalti e dei servizi pubblici. Il governatore sembra comunque sereno, anzi conferma la paradossale soddisfazione di leggere il suo nome nell'inchiesta: «Finalmente il deposito degli atti! Potrò così dare puntualmente conto di ogni mio comportamento e dimostrare la mia assoluta estraneità». Finisce così, secondo don Raffaè, lo stillicidio di indiscrezioni non confermate e di fughe strumentali di notizie. Avrà le sue ragioni per sentirsi tranquillo.
Ma qualcuno forse potrebbe cominciare a perderci il sonno. E non parlo solo degli indagati, a quelli ci pensano gli avvocati. Penso alle conseguenze politiche. Ora che Lombardo è ufficialmente indagato per il reato introdotto nel codice penale dalla buonanima di Pio La Torre (art. 416-bis), ora che il successore di Cuffaro frequenterà caserme e tribunali, ora che il Pdl ha finalmente un pretesto per attaccarlo con ragione (però Totò Vasa Vasa è vittima perseguitata, eh...), ora cosa farà e dirà il Pd? La giunta regionale è ancora lì, con tanto di magistrati (Russo, Chinnici) e prefetti (Giosuè Marino), ma il centrosinistra-stampella-della-maggioranza qualche domanda dovrà farsela. Il partito è spaccato tra chi, come il segretario Giuseppe Lupo, prende tempo e aspetta di vedere come si evolverà la situazione giudiziaria, chi sottolinea che il Pd romperà solo in caso di processo, chi invece, come l'ala "radicale" (pensa un po') di Enzo Bianco, chiede una seria riflessione sull'alleanza. Anche dalle parti dei futuristi la reazione è garantista: Fabio Granata, solitamente fustigatore, difende Lombardo e la sua giunta, dove spiccano nomi di provata onestà e specchiata moralità antimafia.
Per una volta, però, non sentiremo parlare di toghe rosse.

venerdì 8 aprile 2011

La lingua batte dove il dialetto duole

Altro che Lega Nord. Quando c'è un partito come l'Mpa, anche in Sicilia è garantita la possibilità di dare sfogo alla creatività di chi ha scelto di fare dell'autonomia la propria bandiera. A proposito di bandiera, sul vessillo giallorosso della Trinacria c'è chi l'autonomia la intende come diritto di smarcarsi e mettere persino in discussione il maggiore simbolo dell'identità sicula. Ma naturalmente l'altro grande simbolo è la lingua (o il dialetto). E qui torna la Lega. I Padani ci tengono alla lingua (quale?, ndr) e a più riprese propongono l'insegnamento dell'idioma locale nelle scuole. Polemiche, distinguo, strumentalizzazioni: il polverone si alza sempre quando qualcuno tira fuori l'idea del dialetto a scuola.
Ma cos'è il dialetto? E cos'è una lingua? La definizione migliore, netta, chiara, è quella del più grande linguista contemporaneo, Noam Chomsky: "La lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito". Dunque il dialetto, o comunque una lingua regionale, ha una sua grande dignità. Al nord come al sud, chiaramente. Ora la Regione Siciliana potrebbe avviarsi sulla strada dell'insegnamento del siciliano nelle scuole. Il siciliano, lingua e non dialetto. Che deriva direttamente dal latino e non dall'italiano.
Per l'Unesco sono almeno 5 milioni (emigrati esclusi) le persone che parlano in siciliano, considerato non in pericolo di estinzione ma comunque "vulnerabile" perché "molti bambini parlano la lingua, ma potrebbe essere limitata ad alcuni contesti ristretti". Secondo la Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie del 1992, il siciliano andrebbe considerato appunto una lingua. Art. 1: "Per lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello Stato". Per la cronaca, la Carta è entrata in vigore nel 1998, l'Italia l'ha firmata nel 2000 ma non l'ha ancora ratificata.
Il deputato regionale autonomista Nicola D'Agostino ha presentato un ddl in commissione Cultura, Formazione e Lavoro sull'insegnamento della lingua, della storia e delle tradizioni siciliane. Approvato. Ora toccherà a Palazzo dei Normanni votare il provvedimento; in molti sono fiduciosi che dal prossimo anno scolastico nelle scuole dell'Isola si potrà insegnare il siciliano, e in siciliano. Tutti entusiasti. Il presidente Udc della commissione Cultura, Totò Lentini, è soddisfatto e ci vede pure un'opportunità occupazionale per i precari della scuola. Titti Bufardeci, presidente del gruppo miccicheano di Forza del Sud, conta che così si possa arginare la perdita di un patrimonio storico e letterario per colpa della globalizzazione. Contenti naturalmente gli assessori all'Istruzione, Mario Centorrino, e ai Beni culturali e all'Identità siciliana (sic), Sebastiano Missineo.
Giusto preservare e rilanciare lingua e tradizioni, non posso che essere d'accordo. Però vale la stessa obiezione fatta per le lingue padane. Quale lingua? Quale lingua siciliana? Se è una lingua, ha tanti dialetti. E così è. Nel ddl D'Agostino non si legge mai la parola "dialetto", né l'onorevole catanese l'ha citata nella sua relazione. Dunque qual è la lingua siciliana da insegnare nelle scuole? Sarà diversificata a seconda delle zone, delle province, dei comuni? Escludendo i dialetti salentini e sud-calabresi, appartenenti al ceppo linguistico siciliano, già i soli gruppi dialettali grandi e/o medi nell'Isola sono sette. Da suddividere e moltiplicare di città in città, di paese in paese. E aggiungiamo le parlate gallo-italiche, con influenze lombarde, francesi e provenzali. Poi le minoranze greche e albanesi. Anche le scuole di queste zone avranno il diritto di insegnare nei rispettivi idiomi, no? Troppo diversi i dialetti tra di loro, anche a distanza di pochi chilometri.
Spero che qualcuno sappia chiarirmi questo dubbio. Accetto spiegazioni anche in siciliano.

giovedì 24 febbraio 2011

Sul Ponte sventola bandiera pagana

La Sicilia ci tiene alla sua identità, alla sua autonomia, alle sue tradizioni, ai suoi simboli. La bandiera, per esempio, è bellissima: tra le regioni italiane, solo gli amici sardi possono competere. La Trinacria, Triskele, le tre gambe su campo giallorosso. Un simbolo dalla grande e incerta storia, forse minoico, greco o chissà, con probabili connotazioni massoniche ed esoteriche. E non solo siciliano. Persino l'isola di Man ha una "triscele" come simbolo, forse in rappresentazione del Sole.
La legge regionale 1/2000 ha stabilito che la bandiera ufficiale della Sicilia è quella costituita dalle due bande diagonali rossa e gialla con al centro la Trinacria. Devo notare anche che il simbolo fa parte dello stemma di un comune palermitano che non può lasciarmi indifferente: Caccamo.
Eppure non basta che questo sia il bellissimo simbolo dell'altrettanto bella Sicilia. Persino la bandiera, o meglio la Trinacria stessa, è diventata oggetto di polemiche e revisionismi. E il paradosso - a noi siciliani piacciono i paradossi... - è che a metterla in discussione è stato un autonomista per definizione politica e ideologica. Il vicepresidente del consiglio comunale di Palermo, Sandro Oliveri, appunto dell'Mpa lombardiano, ha proposto di cancellare la Trinacria/triscele dalla nostra bandiera: è un simbolo pagano, che nulla ha a che vedere con i valori cristiani dell'Isola. Probabilmente a Oliveri sfugge che pure in Sicilia tutto ciò che ora è cristiano prima era greco o romano o comunque pre-cristiano, in alcuni casi addirittura ebraico... E i riti della Settimana Santa sono più pagani che religiosi, a volte.
Ma forse Oliveri è soltanto l'ultimo di una serie di politici siciliani cattolici (e non solo, lui è evangelico) lanciati in una specie di revival dei valori cristiani. Dopo la sentenza della Cassazione sulle adozioni ai single, una delle voci più indignate è stata quella dell'ex ministro Enrico La Loggia. Il disegno di legge regionale sulle coppie di fatto ha scatenato una protesta che però si è preferito condurre sui binari dell'insulto e dell'opposizione di piazza.
Lombardo però ha sconfessato Oliveri e la sua «iniziativa di ispirazione religiosa e rispettabile ma che non coinvolge né il governo né l’Mpa». E non piace alla gente che lo ha manifestato chiaramente davanti a Palazzo d'Orleans. La triscele rimarrà dunque al suo posto.
Io avrei continuato a sventolarla comunque.

mercoledì 12 gennaio 2011

Partito e mai arrivato

Percentuali bulgare: 97,4% a Caltagirone, 93% in otto comuni dell'ennese. Non si tratta di un voto dei soviet supremi locali (al centro della Sicilia sono improbabili), ma dei referendum (anzi, referenda) con cui gli elettori del Partito Democratico si sono espressi contro l'alleanza del centrosinistra con il Mpa alla Regione. Il voto è netto, il no all'accordo lo è ancora di più. Il piddì che sta con la quarta giunta Lombardo dice che sono andati a votare anche elettori di centrodestra, giusto per il piacere di mettere in difficoltà il partito guidato da Giuseppe Lupo. Il segretario regionale aveva pure commissariato il circolo di Caltagirone, perché il referendum sarebbe illegittimo. Però anche alle primarie regionali del 2009 poteva votare chiunque, compresi i non tesserati. E poi si è votato a Caltagirone ed Enna e toccherà presto a Gela: le uniche aree della Sicilia dove il centrosinistra ancora prende voti e "governa". A Caltagirone il Pd vince le elezioni, designa deputati, amministra da tempo e bene, con una gestione trasparente ed esemplare, per stessa ammissione dei vertici regionali del partito. Enna è l'inespugnabile feudo di Vladimiro "Mirello" Crisafulli, chiacchierato e discusso onorevole di sinistra, comunque sempre gradito alle segreterie centrali. Gela ha avuto persino un sindaco comunista, Saro Crocetta, ora eurodeputato.
I voti sono simbolici, non avranno alcun riflesso concreto sulla politica del Pd nei suoi rapporti con Lombardo. Però sono il segnale dell'insofferenza, del disagio e della rabbia di un elettorato che in buona parte non si spiega come si sia potuti passare dall'opposizione all'ingresso in giunta al posto del Pdl. Nell'Isola abbondano ormai le amministrazioni "ibride", dove sembra ingenuo distinguere tra destra, sinistra e centro. Si insiste a parlare di laboratorio-Sicilia, ma da certi esperimenti ogni tanto nasce pure Frankenstein.

sabato 25 dicembre 2010

La costituzione del Lombardo-Siculo

"Torniamo allo Statuto". Così diceva nel 1897 il deputato toscano Sidney Sonnino, auspicando che una lettura restrittiva dello Statuto Albertino potesse porre un freno ai poteri del parlamento. Quello Statuto era stato promulgato nel 1848.
Cento anni dopo entra invece in vigore un altro statuto, quello autonomistico siciliano.
"Torniamo allo Statuto". Così immagino potrebbe dire il governatore Raffaele Lombardo. Oddio, più che tornare allo statuto, sarebbe forse meglio incominciare ad applicarlo. Lo Statuto del 1948 ha rango costituzionale, e Lombardo ha minacciato di andare alla Consulta se sarà ancora disatteso dal governo nazionale.
L'articolo 21, comma 3, stabilisce che il presidente «col rango di Ministro partecipa al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione». L'avvertimento è chiaro: se il governo insiste a non invitarlo alle riunioni che riguardano la Sicilia, Lombardo impugnerà le delibere davanti alla Corte Costituzionale. Il presidente della Regione se l'è presa anche per i fondi strutturali per le opere pubbliche, che in Sicilia non sarebbero mai arrivati.
La polemica e le minacce sembrano però strumentali e puramente politiche. Decenni di politica siciliana clientelare e para-mafiosa hanno bellamente ignorato l'esistenza dello statuto autonomista. Lombardo è a capo del cosiddetto Movimento per l'Autonomia, ovvio che adesso ne faccia una sua bandiera, anche retorica. La sua presa di posizione, però, suona più come la conferma che dopo la sfiducia dell'Mpa al governo Berlusconi, non mancheranno frizioni con Palazzo Chigi, che non ha gradito affatto l'accordo tra Lombardo, i finiani, l'Udc e la sparuta truppa rutelliana (con l'appoggio esterno del Pd) per il quarto governo regionale in due anni e mezzo.
Intanto la giunta ha varato l'esercizio provvisorio per tre mesi. La costituzione siciliana (art. 19) prevede che il bilancio della Regione venga approvato non oltre il mese di gennaio.
Ecco, appunto: "Torniamo allo Statuto".