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lunedì 5 dicembre 2011

Bamba e Ciccio

Uno dei piatti tipici della cucina palermitana è lo sfincione, una specie di pizza o focaccia con pomodoro, cipolla e formaggio. Buonissimo. Soprattutto quello venduto dagli ambulanti per strada, che sfrecciano sulla loro Lapa (si dice la Lapa, non l'Ape, per favore). Lo sfincione, si dice, è "scarsu r'uoghhio e chinu i pruvulazzu", scarso d'olio e pieno di polvere.
Ma non pensavo che il legame tra lo sfincione e la polvere potesse essere anche figurato. Lo sfincionello piccolo o grande che si vendeva in certe ville di Bagheria e dintorni, non era una pizza, né una focaccia, ma c'entra un altro tipo di farina.
I carabinieri di Bagheria, dove tra l'altro è tipico lo "sfincione bianco" (sic), hanno arrestato 14 persone coinvolte in uno spaccio di cocaina e hashish e che organizzavano feste a tema, diciamo così, in varie case private nella città palermitana del Liberty. La coca era in codice lo sfincionello grande, il fumo quello piccolo.
Il cibo di strada è caratterizzato dalla bontà e soprattutto dal prezzo molto abbordabile. Paghi poco e mangi bene. Anche gli sfincionelli dei coca party costavano poco. La crisi colpisce tutti i settori dell'economia e così pure la banda veniva a suo modo incontro ai consumatori, abbastanza giovani. Il marketing lo facevano davanti alle scuole o su Facebook: altro che pusher, questi erano più bravi dei venditori di aspirapolvere. Come fare per promuovere la merce? Semplice, offerte speciali. La prima dose era gratis. Cliente fidelizzato e concorrenza fatta fuori, dunque, e pure le tariffe erano state adeguate alla situazione economica poco felice. "Appena" 80 euro per un grammo di coca, 10 per una stecca di hashish. Alla fine sono stati segnalati circa 400 consumatori e sequestrati 350 grammi di polvere bianca e 3,5 chili di fumo. I pusher si ispiravano ai personaggi della serie tv di Romanzo criminale e si facevano chiamare con soprannomi in dialetto: c'erano "Baby Ciccio" (alias Antonino Castronovo), "Totò 'u miricanu", "Ranetta". Vincenzo Militello, uno dei coordinatori della banda, era conosciuto come "'U pacchiuni". I carabinieri invece erano i "lupi".
Grazie ai nomi trovati nelle rubriche dei giovani consumatori, i militari dell'Arma hanno ricostruito il sistema delle feste. Ne hanno monitorate sei, compreso un presunto addio al celibato, corredato di 100 grammi di coca. Sniff, sniff.

domenica 24 luglio 2011

Polizia, Gendarmerie e semi di zucca

Fino alla settimana prossima ad Avignone ci sarà il festival del teatro, una bellissima manifestazione che dura venti giorni e che dimostra che con la cultura si mangia, eccome. Sono stato lì due giorni con tre colleghi della "Walter Tobagi" di Milano (faccio un po' di pubblicità: Eleonora Brianzoli, Lorenzo Lamperti e Francesco Riccardi).
Appena partiti da Milano abbiamo cominciato a ironizzare sulle peripezie che avrei potuto avere io con la mia faccia nordafricana all'ingresso in Francia. I tunisini li hanno già respinti nei mesi scorsi. E invece i problemi con le forze dell'ordine li abbiamo avuti in Italia.
Sulla Milano-Genova siamo stati fermati da una volante della polizia. Chiedono i documenti al conducente, normale. Ma poi un poliziotto mi chiede di scendere dall'auto e di mostrargli i documenti. Li prendo dalla borsa. Poi mi chiede di fargli vedere il contenuto della borsa. Ancora adesso abbiamo parecchi dubbi che potesse farlo ma, come sempre, ho deciso di stare al gioco. Tiro fuori tutto, dal portamonete al lettore mp3, ma una delle prime cose che gli ho fatto vedere è quel cartoncino azzurro che risponde al nome di tesserino dell'ordine dei giornalisti (da praticante). Tesserino che, per inciso, in tempi non sospetti ho definito come l'ennesimo documento con foto da mostrare alle forze dell'ordine.
Poi chiedono agli altri due di far vedere i documenti e giustificano il controllo perché avevano visto "un movimento sospetto in macchina". Oddio, e che cosa hanno visto? Sono convinto che abbiano scambiato il mio sgranocchiare semi di zucca per qualche oscura mossa da spacciatore/tossico. La conferma che ci hanno fermati perché hanno visto me e le mie fattezze così "a sud di Tunisi". Ma poi arriva la domanda incredibile: "Qualcuno di voi ha precedenti con la giustizia?". Come rispondere? Le alternative ragionevoli sarebbero state due: "No, ma perché, questo mi impedirebbe di andare in autostrada?" oppure la più cattiva "No, però sono stato in carcere". Mi sono accontentato della terza via: "No, anche perché altrimenti nessuno di noi potrebbe avere il tesserino dell'ordine dei giornalisti". Questa credo proprio non se l'aspettasse e infatti la risposta imbarazzata è stata "Non ho visto nessun tesserino". Dopo questa pantomima ci hanno fatti ripartire. E intanto le altre auto sfrecciavano a 170 km orari...
Dopo tutto questo, ci chiediamo: chissà cosa farà la Gendarmerie appena varchiamo il confine? Niente. In Francia i miei connotati maghrebini non hanno destato alcun sospetto. Forse perché avevo già finito i semi di zucca e le arachidi. O forse perché avevano altro da fare. Infatti, un paio di giorni dopo, appena rientrato in Italia, leggo una notizia carina che mi fa riflettere.
A Taormina (Taormine, in francese), quindi poco più a nord di Tunisi, i carabinieri hanno ingaggiato come collaboratore estivo un gendarme transalpino per dare assistenza linguistica ai turisti francofoni. Tre giorni fa una donna francese aveva denunciato ai carabinieri che non riusciva più a trovare il figlio di dieci anni e un suo amichetto. Li ha ritrovati l'adjuvant-chef Jean Gammino, ai quali i bambini si erano avvicinati avendone riconosciuto la divisa. Tutto è bene quel che finisce bene, anzi tout est bien, qui finit bien. La collaborazione tra le due Armi sarà ricambiata: alcuni carabinieri faranno servizio nelle località turistiche francesi di maggior richiamo per gli italiani.
Nel caso dovessi andare in Costa Azzurra, starò attento alla frutta secca che mi porterò dietro.

lunedì 13 giugno 2011

Trattato come uno stralcio

Forse le preghiere sono servite...
E se Lombardo la scampasse dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa? Il presidente della Regione Siciliana si è sempre detto fiducioso di uscire pulito dall'inchiesta Iblis in cui era coinvolto. Ora la Procura di Catania ha stralciato la posizione di Lombardo e del fratello Angelo, deputato nazionale Mpa. Escono dunque fuori dall'inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nel catanese. Nell'indagine dei Ros dei carabinieri, i loro nomi erano insieme a un'altra cinquantina di persone, ma i giudici di Catania hanno avocato il fascicolo ai quattro sostituti che li avevano iscritti nel registro degli indagati. Saranno ora Michelangelo Patanè, procuratore capo facente funzioni, e l'aggiunto Carmelo Zuccaro a coordinare l'inchiesta stralciata a carico dei Lombardo's. Sembrerebbe però che questa decisione sia destinata a risolversi nell'archiviazione di don Raffaè e del fratello. Perché? La valutazione sarebbe esclusivamente di natura giuridica, tutta da ricondurre alla recente sentenza di assoluzione in Cassazione per l'ex ministro Calogero Mannino. Sul concorso esterno fa giurisprudenza quella decisione dei giudici del Palazzaccio, dunque l'ipotesi di reato "non avrebbe retto in sede di giudizio".
Se Lombardo ce la fa, allora è per una questione giuridica e di procedura. Nel merito della questione, qualche "curiosità" sulla posizione dello psichiatra di Grammichele rimane comunque. Credo che anche ai suoi nuovi alleati del Pd possa interessare.

giovedì 23 dicembre 2010

Renne e gazzelle, carbone e manette

Chi non crede all'esistenza di Babbo Natale forse dovrà cambiare idea e prendere atto che il pancione barbuto è davvero simpatico e buono.
Ecco cosa è successo a Tremestieri Etneo, comune dell'hinterland catanese.
Fuori da un negozio un Babbo Natale distribuisce caramelle ai bambini. Ma in realtà è un carabiniere sotto copertura, che si trova lì per arrestare Salvatore Politini, estorsore del clan Santapaola-Ercolano. Da dieci anni la famiglia mafiosa catanese riscuote il pizzo dal negoziante. Anche stavolta Politini era lì per ritirare la "rata" mensile. Però ha trovato il carabiniere con la strana divisa pronto a intervenire e ad arrestarlo in flagranza di reato. Non prima di avergli offerto un dolcetto.
Il negoziante non aveva mai denunciato l'estorsione, ma i carabinieri sospettavano da tempo che fosse vittima del pizzo. Le telecamere di sorveglianza hanno confermato che Politini non fosse un cliente casuale né un rappresentante di commercio.
Così come quel simpatico pancione barbuto non era davvero Babbo Natale. Però se fossero tutti come lui, quasi quasi comincio a crederci anch'io...