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lunedì 10 maggio 2021

Solo lo Stretto necessario?


La prima volta che feci la conoscenza del Ponte sullo Stretto avevo 6-7 anni. Ricordo ancora un modellino avveniristico alla Fiera di Messina, allestito dalla sempiterna società Stretto di Messina S.p.A. Pareva il futuro. Mio nonno sosteneva che sarebbe stata pure una grande attrazione turistica. Invece no: era, è e sarà l’eterno passato che ritorna. La Fiera non esiste più, sarà demolita entro il 2022. Chissà dov’è finito il modellino. Ma il Ponte c’è sempre, nel dibattito, nelle fantasie e negli incubi della gente. Almeno una volta era chiaro chi era contrario e chi favorevole. Dei 5 Stelle non si poteva dubitare: nel 2017 l’allora candidato presidente della Regione Sicilia Giancarlo Cancelleri si rifiutava di inserirlo nel suo programma (manco per stroncarlo). Ma nel 2021 il sottosegretario per le Infrastrutture e la mobilità sostenibili, Giancarlo Cancelleri, dice che il Ponte si farà in 10 anni: «Serve per lo sviluppo del territorio e dell’Italia».
E allora rieccolo, il progetto bocciato definitivamente dal governo Monti nel 2011 e ora riesumato, purché si cambi la sua caratteristica principale, la campata unica più lunga al mondo. I motivi per essere contrari restano gli stessi: la sismicità dell’area (in breve: 1908, Messina, tsunami), il dissesto idrogeologico, l’impatto ambientale, l’arretratezza di tutte le altre infrastrutture stradali e ferroviarie in Sicilia e Calabria. I motivi per essere favorevoli, presumibilmente, non sono cambiati neanche quelli. Ma tornare a parlarne è l’ennesima boutade all’italiana. E chi ama i luoghi comuni può rispolverare il solito Gattopardo.


[mio commento pubblicato su Quotidiano Nazionale]

martedì 8 dicembre 2015

Il ponte sul traghetto di Messina

Dopo la tragedia dei 31 morti nel 2009 sotto il fango di Giampilieri, qualcuno a Messina notava che il Ponte sullo Stretto non era certamente l'urgenza principale: «La Sicilia e il Sud hanno altre priorità. Parlare poi della costruzione del ponte all'indomani di una tragedia ambientale con trenta morti e centinaia di sfollati è, tra l'altro, offensivo. Il nostro territorio ha bisogno di risorse per ripristinare i danni dell'abusivismo e per costruire infrastrutture veramente indispensabili. Le priorità sono strade e ferrovie che garantiscano la crescita delle nostre terre, non progetti faraonici, di dubbia attuazione, vere e proprie cattedrali nel deserto utili solo alla celebrazione di un governo del fare che in realtà sa fare solo annunci». Citazione lunga, ma doverosa. Degna di un vero attivista "no Ponte". Tipo Renato Accorinti, attuale sindaco di Messina, tra l'altro.
Come dite? Non l'ha detto Accorinti? Ah.
E in effetti no, quelle frasi, ovvie e scontate, le disse uno che fino all'anno prima era stato sindaco di Messina. Un sindaco molto diverso dal pacifista con i sandali, però. Francantonio Genovese, allora ras del Pd siciliano (eletto segretario in era veltroniana con l'85% dei voti alle primarie), era contro il Ponte sullo Stretto. Ma per motivi diversi da quelli di Accorinti. Infatti è azionista e dirigente di Caronte&Tourist, la principale compagnia privata di traghetti dello Stretto, guidata dal gruppo di Pietro Franza, l'ex presidente del Messina calcio. Quindi le ragioni, forse, erano molto più materiali che ideali...
Questo solo per dire che non c'è troppo da stupirsi se Genovese, libero da pochi giorni dopo l'arresto per il caso dei finanziamenti alla formazione professionale, è ora passato armi e bagagli – insieme ai suoi fedelissimi a Roma, Palermo e Messina – dal Pd che lo aveva scaricato (e infatti lui ha il dente avvelenato con il segretario-premier) alla rediviva Forza Italia. Nessuna sorpresa. Genovese, mister preferenze nel 2012 alle "parlamentarie" democratiche (quasi 20mila voti, campione d'Italia con largo distacco), viene dalla Dc, da quella parte che è stata con Buttiglione e poi con Cossiga e in altri centrodestra. Poi, fiutata l'aria, Genovese è diventato il signore delle tessere del Pd siciliano. E ora invece se ne va con Berlusconi. Tutto merito della campagna acquisti, affatto nascosta, di Gianfranco Micciché, figliol prodigo sulla strada di Forza Italia alla ricerca di un nuovo 61-0. Non tutti sono contenti, comunque. I renziani ironizzano. Qualche forzista dice che così si scimmiotta il Pd. La rottamazione del traghetto?

mercoledì 18 settembre 2013

L'Homo del Ponte

Il Ponte sullo Stretto non s'ha da fare. Se proprio i traghetti non ci sembrano un'alternativa praticabile (in 20 minuti si è dall'altra parte, ma tant'è), bisogna trovare altre soluzioni. Il tunnel è complicato: persino in quello della Manica c'erano infiltrazioni.
Non so se a questo punto conviene aspettare la prossima glaciazione per (ri)avvicinare Sicilia e Calabria. Anche se qualcuno dice che si allontanino di circa un centimetro ogni anno.
Torniamo indietro. Molto indietro. In un periodo compreso tra 27 mila e 17 mila anni fa, proprio dalle parti di Messina. Nel corso dell'ultima glaciazione sarebbe emerso un "ponte continentale", la cosiddetta Sella (ora sommersa a 81 metri di profondità), che avrebbe permesso all'Homo sapiens di migrare dalla terraferma verso l'isola. Insieme a lui arrivarono anche mammiferi non particolarmente abili nel nuoto. Dunque, se oggi la Sicilia può essere raggiunta a nuoto solo da mammiferi e/o ominidi, anche pelosi, con spiccate capacità natatorie, allora non era così. C'era proprio bisogno del ponte sullo Stretto: per 1.500 anni è rimasto lì. Poi, si sa, la spending review della Storia... In sostanza, e questa è pure una bella notizia per qualche leghista incallito, l'uomo "civile" arrivò in Sicilia più tardi che nel resto d'Europa (lì c'era già 35-40 mila anni fa). E si trattò di una migrazione via terra, senza barconi. Insomma, l'assistenzialismo della geofisica.
Ironia a parte, la scoperta è sicuramente importante. Spiega forse alcuni caratteri dell'isolanità sicula. Si tratta di uno studio, serio, coordinato dall'Enea insieme alla Sapienza di Roma, alla Federico II di Napoli, alle università di Palermo, Messina e Trieste, oltre al Max Planck Institute di Lipsia, l'Australian National University di Canberra, l'Ispra e l'Iamc-Cnr. Un team di ricerca di tutto rispetto: geologi marini, studiosi di tettonica, geofisici, modellisti oceanografici, paleontologi, antropologi. In pratica ai tempi dell'ultima glaciazione il mare si abbassò fino a creare questa sorta di ponte, un passaggio naturale che ha consentito non solo all'uomo ma anche ad altri animali, presumibilmente non in grado di attraversare a nuoto il braccio di mare su cui passavano correnti a 16 nodi (il quadruplo di oggi), di approdare sull'isola. I resti di uno di questi, l'Equus hydruntinus, il cosiddetto asino europeo (letteralmente "di Otranto", come la o) ormai estinto, sono stati trovati nella grotta di San Teodoro, in provincia di Messina. Il radiocarbonio li data a 22 mila anni fa.
A quei tempi, il ponte sullo Stretto era roba da asini.

venerdì 29 luglio 2011

Tra il dire e il fare, c'è di mezzo lo Stretto

In mezzo ai laghetti di Ganzirri, Messina nord
Ci sono scene e frasi che un siciliano vede e sente ripetersi puntualmente ogni anno da tanti anni. Persino uno relativamente giovane come me fatica a contare tutte le volte che ha sentito gli annunci ufficiali e solenni sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Oggi è arrivata l'ennesima occasione, l'approvazione del progetto "definitivo" (mi permetto di virgolettare a futura memoria) del general contractor Eurolink da parte del cda della società Stretto di Messina, per la contentezza del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Scopro subito le mie carte: io sono contrario. Per carità, ammetto che l'idea di un ponte a campata unica di 3,3 chilometri (sarebbe il più lungo al mondo) abbia un suo innegabile fascino. Ricordo quando avevo sei o sette anni e alla Fiera Campionaria di Messina vidi il plastico del ponte. Credo sia ancora lì in una sala. Com'è lì al suo posto il vecchio pilone dell'elettricità di Torre Faro. Probabilmente diventerà un monumento di archeologia industriale.
La società Stretto di Messina è una s.p.a. costituita trent'anni fa in attuazione della legge del 1971 (dieci anni prima...) che prevedeva il "Collegamento Viario e Ferroviario fra la Sicilia ed il continente". In tutto questo tempo ha presentato proposte, progetti, ipotesi. Più dell'80% della proprietà è dell'Anas. I governi che si sono alternati in Italia hanno sempre avuto il ponte come "scheggia impazzita" nel proprio programma. Favorevoli e contrari stanno tanto a destra quanto a sinistra. Io ricordo sempre con una punta di fastidio la mossa di Antonio Di Pietro quand'era ministro nel governo Prodi II. Nel novembre 2006 disse che non esistevano penali da pagare a Impregilo in caso di mancata realizzazione del ponte, perché non c'era neanche un progetto. Poi, nel 2007, ha cambiato idea e insieme al centrodestra all'opposizione bloccò l'annullamento del contratto, per non pagare una presunta penale di 500 milioni di euro. Presunta, perché appunto non c'era un progetto definitivo, né l'approvazione del Cipe. Insomma, sul ponte si gioca spesso in termini di strumentalizzazione politica.