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venerdì 29 luglio 2011

Tra il dire e il fare, c'è di mezzo lo Stretto

In mezzo ai laghetti di Ganzirri, Messina nord
Ci sono scene e frasi che un siciliano vede e sente ripetersi puntualmente ogni anno da tanti anni. Persino uno relativamente giovane come me fatica a contare tutte le volte che ha sentito gli annunci ufficiali e solenni sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Oggi è arrivata l'ennesima occasione, l'approvazione del progetto "definitivo" (mi permetto di virgolettare a futura memoria) del general contractor Eurolink da parte del cda della società Stretto di Messina, per la contentezza del ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli. Scopro subito le mie carte: io sono contrario. Per carità, ammetto che l'idea di un ponte a campata unica di 3,3 chilometri (sarebbe il più lungo al mondo) abbia un suo innegabile fascino. Ricordo quando avevo sei o sette anni e alla Fiera Campionaria di Messina vidi il plastico del ponte. Credo sia ancora lì in una sala. Com'è lì al suo posto il vecchio pilone dell'elettricità di Torre Faro. Probabilmente diventerà un monumento di archeologia industriale.
La società Stretto di Messina è una s.p.a. costituita trent'anni fa in attuazione della legge del 1971 (dieci anni prima...) che prevedeva il "Collegamento Viario e Ferroviario fra la Sicilia ed il continente". In tutto questo tempo ha presentato proposte, progetti, ipotesi. Più dell'80% della proprietà è dell'Anas. I governi che si sono alternati in Italia hanno sempre avuto il ponte come "scheggia impazzita" nel proprio programma. Favorevoli e contrari stanno tanto a destra quanto a sinistra. Io ricordo sempre con una punta di fastidio la mossa di Antonio Di Pietro quand'era ministro nel governo Prodi II. Nel novembre 2006 disse che non esistevano penali da pagare a Impregilo in caso di mancata realizzazione del ponte, perché non c'era neanche un progetto. Poi, nel 2007, ha cambiato idea e insieme al centrodestra all'opposizione bloccò l'annullamento del contratto, per non pagare una presunta penale di 500 milioni di euro. Presunta, perché appunto non c'era un progetto definitivo, né l'approvazione del Cipe. Insomma, sul ponte si gioca spesso in termini di strumentalizzazione politica.