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mercoledì 6 luglio 2011

Isolani isolati #7

Dici vulcano e ti viene in mente il fuoco, di certo non l'acqua. Se poi Vulcano ha la "v" maiuscola e dunque è la terza isola delle Eolie, all'acqua ci pensi ancora di meno. Per carità, è un'isola e quindi l'acqua in qualche modo c'è... E ci sono pure le acque termali. Il fatto è che in tutto l'arcipelago delle "sette sorelle" i disservizi maggiori, oltre a quelli nei collegamenti con la terraferma, sono nell'approvvigionamento dell'acqua. Il problema delle risorse idriche peraltro non risparmia il resto dei siciliani: servizi carenti, tariffe altissime, forniture saltuarie. A Vulcano però da tre giorni le scorte di acqua sono praticamente esaurite nelle case, negli alberghi e nei residence. La seconda interruzione in pochi giorni dipende dalla rottura di una tubatura, che ha impedito alla nave cisterna della Vemar di riempire i serbatoi. Residenti e turisti costretti a lavarsi con l'acqua minerale! (e io che in Congo mi lavavo con l'acqua piovana...)
Un paio di giorni fa è arrivato nell'isola il classico ospite vip che popola le estati eoliane. Elton John è sbarcato con il suo mega-yacht. Elton, compratela almeno una cassa da sei bottiglie.

giovedì 9 giugno 2011

Acqua, acqua delle mie brame...

Se anche l'acqua diventa terreno di scontro e contrapposizione ideologica e retorica, questo la dice lunga sullo stato di questo Paese. Al referendum del 12 e 13 giugno io voterò "sì", per l'abolizione delle norme del decreto Ronchi che permettono di affidare anche ai privati la gestione - non la proprietà - del servizio idrico e prevedono che le tariffe siano determinate in base al capitale investito. Non si tratta di privatizzare del tutto l'acqua, ma io appartengo alla schiera di quelli che preferisce che l'acqua rimanga davvero un bene pubblico, un bene comune ed essenziale su cui non speculare o fare profitti. Conosco le ragioni dell'una e dell'altra parte e rispetto tutte le idee e le posizioni. Poi è lecito che a destra e a sinistra (perché tanto sempre lì andiamo a finire), e tra le associazioni dei consumatori, ci siano distinguo e posizioni diverse. A me basterebbe in realtà che la mia intenzione di votare "sì" sia rispettata dagli amanti del mercato e del liberismo tanto quanto è legittima la loro idea che il privato salverà la gestione dell'acqua in Italia. Che ci siano disservizi nel pubblico, specie al sud, è cosa nota. Invece al nord ci sono ottimi esempi di efficienza. Ecco perché c'è il referendum: si vota sì o no, astenersi è legittimo ma la propaganda per il non-voto è vigliacca.
Ma qui vorrei dire un paio di cose sull'acqua in Sicilia. Nella mia regione, su nove Ato idrici provinciali sei sono a gestione privata. Una lezione interessante per chi ha deciso di votare "no". Nel 2007 l'allora presidente della Regione Totò Cuffaro varò la privatizzazione dell'acqua. Le proteste non mancarono, neanche a destra e nello stesso partito di Cuffaro, l'Udc. Sindaci, consiglieri, deputati, comitati, semplici cittadini si unirono nella lotta contro l'affidamento della gestione ai privati. Non nego che in alcuni casi ci fosse una chiara strumentalizzazione politica. I sindaci "ribelli" però ci sono ancora. Dall'Ato di Palermo ora arriva ad alcuni di loro un avvertimento: chi non ha ancora voluto conferire l'acqua alla società di gestione, se ne assumerà le responsabilità. A Catania c'è la Servizi idrici Spa, illegittima perché ottenne l'appalto senza gare e fuori tempo massimo: la società è bloccata ma i costi di gestione sono aumentati. La Acque Potabili Siciliane (Aps) riceveva contributi regionali in caso di mancati utili, ma ora non li riceve più ed è in liquidazione. Come succede in questi casi, oltre a "capitalizzare i profitti" si devono anche "socializzare le perdite". Traduzione: per coprire il deficit di Aps, i soldi dovrebbero metterli i comuni. Otto milioni di euro. Per non parlare dei costi di trattamento (cloro) e dello stato degli acquedotti siciliani: ogni anno si perde più della metà dell'acqua della rete regionale.
La situazione peggiore è sicuramente quella della provincia di Agrigento. La Girgenti Acque vinse la gara nel 2007 ma da allora non ci sono stati investimenti. Nota bene: si dice che l'affidamento al privato serve per migliorare l'offerta dei servizi. Invece ad Agrigento il servizio è sempre peggio. Tra l'altro la gara per la provincia girgentina fu indetta alle ore 23 del 23 dicembre 2007. Si sapeva già chi avrebbe partecipato, e dunque vinto? Prendiamo il comune di Bivona. Da lì partono 250 litri d'acqua al secondo verso il capoluogo, dove però "l'oro blu" viene erogato tre ore al giorno, ogni tre giorni e per una tariffa tra le più care d'Italia: 450 euro l'anno. L'acqua dunque ci sarebbe pure in provincia. E anche buona. Altrimenti non si spiegherebbe perché la Nestlé ha trovato la sua bella miniera sui monti Sicani a Santo Stefano Quisquina. Lì c'è la sorgente Santa Rosalia. Che ora è l'acqua Nestlé Vera Santa Rosalia. Nel 2007 la Regione Siciliana ha concesso alla multinazionale di aumentare la produzione fino a 250 milioni di litri in cinque anni. Prima c'era la Platani Rossini srl, acquisita dalla San Pellegrino, a sua volta controllata dalla Nestlé. Il problema è che quell'acqua - buonissima - finisce imbottigliata con il marchio di Nestlé Vera e non negli acquedotti agrigentini. Gli stessi comuni del circondario di Santo Stefano, che quell'acqua la bevevano già prima dell'arrivo della multinazionale, ora vedranno quelle falde sempre meno ricche. E comunque quell'acqua è stata lanciata a un prezzo competitivo, 33 centesimi a bottiglia. Sommando la spesa, in un anno una famiglia agrigentina media spenderebbe circa 900 euro all'anno. Il doppio della tariffa stabilita dalla Girgenti Acque. Privata, come la Nestlé.

lunedì 3 gennaio 2011

Isolani isolati #1

Le isole Eolie sono stupende. Le "sette sorelle" sono un gioiello della natura: dal 2000 l'Unesco le ha dichiarate patrimonio di tutta l'umanità, ma chiede giustamente di non violentarle con il cemento... Al di là della bellezza che affascina il turista, però viverci non deve essere affatto facile.
Nel 2011 appena iniziato, l'arcipelago riceverà forniture di acqua ridotte del 10 per cento, come aveva anticipato qualche tempo fa il ministero della Difesa, che ogni anno stanzia 15 milioni di euro. Nelle Eolie saranno dunque inviati 2 milioni di tonnellate di acqua potabile, 200 mila in meno rispetto all'anno da poco concluso. L'acqua arriva nei quattro comuni delle isole (Lipari, Malfa, Leni, Santa Marina Salina) da Napoli, con le navi-cisterna della società Vemar dell'armatore Domenico Ievoli. Lo stesso Ievoli che dieci giorni fa è stato assolto dal tribunale di Lipari per fatti risalenti al 2007, quando fu accusato - insieme al comandante di una delle sue navi - di aver causato rumori molesti a Stromboli e disturbato isolani e vacanzieri. Secondo il giudice, si trattava di "stato di necessità", era impossibile non fare rumore nelle operazioni di scarico dell'acqua. Ora che l'acqua da consegnare è di meno, forse si ridurranno anche i rumori...
Humour paradossale a parte, in questo periodo vengono fuori tutti i disagi degli eoliani, soprattutto dei residenti nelle isole più piccole. A Ginostra, sull'isola di Stromboli, niente messe a natale e a capodanno; il servizio postale è sospeso; tardano i lavori di messa in sicurezza del piccolo molo d'approdo. I fedeli di Filicudi, invece, hanno trovato chiuse le porte della chiesa di Santo Stefano, in località Valdichiesa. Il parroco don Lorenzo Bianco ha deciso, senza particolari motivazioni, di celebrare a capodanno una sola messa nel pomeriggio a San Giuseppe a Pecorini alto, cancellando la funzione mattutina nella chiesa principale dell'isola.
Oltre ai soliti problemi nei collegamenti con la terraferma, ora le Eolie dovranno fare i conti anche con le scorte d'acqua e con le preghiere razionate.