In un periodo in cui si moltiplicano le iniziative di solidarietà e le campagne #iorestoacasa, oggi è spiccato lo spot della Barilla "Grazie Italia", con il ringraziamento a chi combatte contro il virus, ai dipendenti, all'Italia che resiste (#italiacheresiste). Io non amo generalmente gli spot della Barilla, per alcuni messaggi che trasmettono o per certe incongruenze (perché per esaltare la pasta italiana scegliere un sirtaki greco come sottofondo???), ma questo, con la voce narrante di Sophia Loren e la storica musica di Vangelis riarrangiata e la collaborazione della Scuola Holden, è diverso. E poi, mi ha colpito da siciliano la scelta di due straordinari scenari della mia terra per raccontare questa Italia che resiste (in Sicilia i positivi sono stati finora 1.994 e i decessi 116). Nello spot appena dopo uno spettacolare panorama di Firenze, al minuto 0'02'', spunta il duomo di San Giorgio nella mia Modica e subito a seguire la scenografica piazza Duomo di Siracusa. Bellezze incomparabili, come ancora Venezia e Roma, e insieme con la gente che sta lottando con il suo lavoro e con i suoi sacrifici personali contro la pandemia che ha spazzato certezze ma non ha spezzato lo spirito dell'Italia. E della Sicilia.
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domenica 5 aprile 2020
#Siciliacheresiste
Un breve post dopo tanti mesi di silenzio. E riprendo a parlare nel periodo più complicato della storia italiana degli ultimi anni, sicuramente il più complicato a mia memoria personale. Dovendomene occupare a livello professionale, l'emergenza Coronavirus, l'ormai famigerato Covid-19, sta condizionando anche le mie giornate. Giornate dure per tutti.
In un periodo in cui si moltiplicano le iniziative di solidarietà e le campagne #iorestoacasa, oggi è spiccato lo spot della Barilla "Grazie Italia", con il ringraziamento a chi combatte contro il virus, ai dipendenti, all'Italia che resiste (#italiacheresiste). Io non amo generalmente gli spot della Barilla, per alcuni messaggi che trasmettono o per certe incongruenze (perché per esaltare la pasta italiana scegliere un sirtaki greco come sottofondo???), ma questo, con la voce narrante di Sophia Loren e la storica musica di Vangelis riarrangiata e la collaborazione della Scuola Holden, è diverso. E poi, mi ha colpito da siciliano la scelta di due straordinari scenari della mia terra per raccontare questa Italia che resiste (in Sicilia i positivi sono stati finora 1.994 e i decessi 116). Nello spot appena dopo uno spettacolare panorama di Firenze, al minuto 0'02'', spunta il duomo di San Giorgio nella mia Modica e subito a seguire la scenografica piazza Duomo di Siracusa. Bellezze incomparabili, come ancora Venezia e Roma, e insieme con la gente che sta lottando con il suo lavoro e con i suoi sacrifici personali contro la pandemia che ha spazzato certezze ma non ha spezzato lo spirito dell'Italia. E della Sicilia.
In un periodo in cui si moltiplicano le iniziative di solidarietà e le campagne #iorestoacasa, oggi è spiccato lo spot della Barilla "Grazie Italia", con il ringraziamento a chi combatte contro il virus, ai dipendenti, all'Italia che resiste (#italiacheresiste). Io non amo generalmente gli spot della Barilla, per alcuni messaggi che trasmettono o per certe incongruenze (perché per esaltare la pasta italiana scegliere un sirtaki greco come sottofondo???), ma questo, con la voce narrante di Sophia Loren e la storica musica di Vangelis riarrangiata e la collaborazione della Scuola Holden, è diverso. E poi, mi ha colpito da siciliano la scelta di due straordinari scenari della mia terra per raccontare questa Italia che resiste (in Sicilia i positivi sono stati finora 1.994 e i decessi 116). Nello spot appena dopo uno spettacolare panorama di Firenze, al minuto 0'02'', spunta il duomo di San Giorgio nella mia Modica e subito a seguire la scenografica piazza Duomo di Siracusa. Bellezze incomparabili, come ancora Venezia e Roma, e insieme con la gente che sta lottando con il suo lavoro e con i suoi sacrifici personali contro la pandemia che ha spazzato certezze ma non ha spezzato lo spirito dell'Italia. E della Sicilia.martedì 6 settembre 2016
La banda dei neomelodici
Succede che a Siracusa venga ospitato uno spettacolo di cantanti neomelodici e rapper nel campetto di una parrocchia gestita da un prete molto impegnato sul fronte dei migranti. Talmente impegnato che tre anni fa fu arrestato e poi subito prosciolto per un presunto giro di falsi permessi di soggiorno. Succede che l'avvocato di don Carlo D'Antoni era la deputata nazionale Pd Sofia Amoddio, membro della commissione Antimafia, dove siede anche Davide Mattiello, torinese e da anni esponente di Libera. E succede che Mattiello, anche lui del Pd, abbia denunciato che tra gli organizzatori dello spettacolo di sabato scorso a Borgo Minniti, Siracusa, c'erano pure Concetto e Seby (all'anagrafe Sebastiano) Garofalo, padre e figlio, condannati a 8 e 3 anni per estorsione ai danni di un imprenditore, ora sotto protezione in località segreta. Succede dunque che la vittima sia costretta a una vita da fuggiasco, mentre i "carnefici" non solo evadono dai domiciliari ma si prendono pure gli applausi della piazza in un posto che sulla carta dovrebbe respingerli. Magari gli applausi andavano ai vari "artisti", dal presentatore Angel alla star della serata Daniele De Martino, rapper palermitano di Borgo Vecchio autore di Nu guaglione 'e quartiere, dedicata al rapinatore Gaetano Castiglione, detto 'O spara spara. Ma magari gli applausi erano davvero anche per gli organizzatori della "bella serata"...
Quello che colpisce non è solo l'ennesima dimostrazione di controllo del territorio della criminalità, ma una singolare concentrazione di impotenza e sottovalutazione del fenomeno da parte delle autorità e delle istituzioni. Perché è vero che c'è la cosiddetta "emergenza migranti", è vero che a Siracusa c'erano i mondiali di canoa polo (sic), è vero che di scuse se ne possono trovare tante, ma è strano che si decida, evidentemente per non turbare l'ordine pubblico, di non bloccare il concerto e limitarsi a filmarlo e redigere un verbale (magari ci faranno pure un bel bootleg). La domanda se l'è fatta appunto in Antimafia l'onorevole Mattiello, non prima di aver mandato, già venerdì, un messaggio alla collega Amoddio: cara Sofia, nella tua città succede che... Succede che lo Stato, che poi chiede alle vittime del racket di denunciare, all'occorrenza non si rende conto che gli stessi estorsori fanno soldi con concerti, partite di calcio, processioni. E gli unici a guadagnare prestigio e consenso sociale sono i boss e i guaglioni 'e quartiere.
Quello che colpisce non è solo l'ennesima dimostrazione di controllo del territorio della criminalità, ma una singolare concentrazione di impotenza e sottovalutazione del fenomeno da parte delle autorità e delle istituzioni. Perché è vero che c'è la cosiddetta "emergenza migranti", è vero che a Siracusa c'erano i mondiali di canoa polo (sic), è vero che di scuse se ne possono trovare tante, ma è strano che si decida, evidentemente per non turbare l'ordine pubblico, di non bloccare il concerto e limitarsi a filmarlo e redigere un verbale (magari ci faranno pure un bel bootleg). La domanda se l'è fatta appunto in Antimafia l'onorevole Mattiello, non prima di aver mandato, già venerdì, un messaggio alla collega Amoddio: cara Sofia, nella tua città succede che... Succede che lo Stato, che poi chiede alle vittime del racket di denunciare, all'occorrenza non si rende conto che gli stessi estorsori fanno soldi con concerti, partite di calcio, processioni. E gli unici a guadagnare prestigio e consenso sociale sono i boss e i guaglioni 'e quartiere.
venerdì 12 dicembre 2014
Tutti i nodi ferroviari vengono al pettine
Tra le peggiori linee d’Italia è sicuramente la linea Siracusa-Gela che collega due Province importanti, lunga 181 km, ma ancora non elettrificata e a binario unico e che vede, soprattutto, un solo treno diretto collegare le due città. Il numero di pendolari che frequentano questi treni inevitabilmente continua a calare, sono circa 500 al giorno di cui il 95% si muove da Modica-Pozzallo a Siracusa e viceversa. Solo nell’ultimo biennio i treni soppressi sulla linea sono stati 14. Lo stato dei treni è mediocre mentre i servizi igienici nelle stazioni sono stati chiusi, salvo qualche rara eccezione dove il servizio è gestito dal Comune in collaborazione con il bar di stazione come nel Comune di Vittoria. Le biglietterie nelle stazioni sono del tutto scomparse se si fa eccezione per le stazioni di Siracusa e Gela, con l’ultima recente chiusura di quella di Modica. Infine è da rilevare come gli attuali tempi di percorrenza dei treni in questa linea, siano addirittura superiori a quelli di 20 anni fa malgrado siano pochissimi i treni che la percorrano e siano stati realizzati interventi di miglioramento dell'infrastruttura. In più i treni circolanti tra Modica e Gela molte volte sono sostituiti interamente o parzialmente (solo per un tratto intermedio) da bus, quindi le coppie circolanti che dovrebbero essere 4 (minimo storico) per gran parte dell'anno si sono ridotte a 3.
Rapporto "Pendolaria 2014" di Legambiente. Le peggiori dieci linee ferroviarie per pendolari d'Italia. Al numero 4, così come testualmente qui sopra, c'è la Siracusa-Ragusa-Gela. Non c'è molto da dire, purtroppo. Le cose stanno come le spiega Legambiente. Io dico solo che su quella linea, nel tratto ragusano, ho viaggiato un paio di volte, ai tempi della scuola, per qualche piacevole gitarella. Perché il grande pregio di quella tratta è che attraversa paesaggi suggestivi e in alcuni punti, tra Modica e Ragusa soprattutto, è un gioiello di ingegneria, tra gallerie, avvitamenti, dislivelli arditi. Bella davvero.
A proposito di servizi igienici: alla stazione di Ragusa fotografai una ventina d'anni fa la triplice insegna all'ingresso della toilette. C'era quella ufficiale, asettica, blu, con le sagome e su scritto "wc". Poi una meno recente, "bagni". E soprattutto la più bella, vagamente liberty, da primo Novecento: "cessi". Ecco, mi pare che le condizioni generali della ferrovia iblea vadano indietro, proprio come i wc che tornano a essere cessi.
Peccato. Su quella linea si erano riposte parecchie speranze, anche in chiave turistica (nell'attesa, peraltro, di vedere ancora completata pure l'autostrada Siracusa-Gela). I rimpalli di responsabilità tra Ferrovie dello Stato e Regione Siciliana hanno fatto sì che sostanzialmente si avviasse verso il fallimento quella bella iniziativa che era il "Treno Barocco", un viaggio slow in mezzo alle terre dell'Unesco. Iniziativa selezionata anche nell'ambito di Maratonarte nel 2008: il testimonial era Luca Zingaretti e dal 2 marzo al 28 settembre di quell'anno si poté viaggiare gratis da turisti su quella linea. Costo del progetto: 354mila euro.
Quando ero piccolo mi colpì una frase letta su un catalogo Lego: ogni città che si rispetti ha la sua stazione dei treni. Avendo visto in che stato versa(va)no le ferrovie dalle mie parti, ed essendo un patito dei mattoncini, mi vennero molti dubbi... E pensare che se non ci fosse stata la stazione a Modica, non potrei vantarmi di essere compaesano di Salvatore Quasimodo. Nato a Modica solo per caso, figlio del capostazione Gaetano, siracusano.
P.S. Siccome piove sempre sul bagnato, appena qualche giorno dopo il rapporto di Legambiente risulta che per sei mesi, fino al giugno 2015, i collegamenti ferroviari tra Modica e Caltanissetta, via Gela, saranno sospesi e sostituiti da pullman, "per lavori programmati di manutenzione". Ci vogliono 4 ore di autobus da Caltanissetta a Modica...
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sabato 13 settembre 2014
Lo stremo del villaggio
Non ho mai fatto una vacanza in un Club Med. E fin qui, chissenefrega. Il Club Méditerranée, chiamiamolo con il suo nome completo e preciso, rappresenta un modello di turismo lontanissimo dalla mia idea. O meglio, per essere più onesti, io sono lontanissimo dal Club Med. Cioè, nel senso che forse neanche mi farebbero entrare...
Ironia a parte, io ho una naturale e generica allergia per i villaggi turistici. In fondo poco mi importa che adottino il modello "ricchi e famosi" che piace tanto all'attuale numero uno del Club, Henri Giscard d'Estaing (non è un omonimo: è proprio il figlio dell'ex presidente dell'Eliseo, Valéry), o quello all inclusive per famiglie o quello delle tariffe diversificate a seconda del livello dei servizi. Detto questo, la vicenda della proprietà di Club Med, fino a ieri destinata a finire nel portafoglio della Global Resorts dell'imprenditore Andrea Bonomi e invece ora probabile preda della cordata cinese Fosun, mi interessa perché racconta molto anche del turismo in Sicilia.
Non ho mai fatto una vacanza in un Club Med, però so benissimo che a pochi chilometri da casa mia c'è il villaggio di Kamarina, che nonostante il nome si trova nel territorio di Ragusa e non del comune di Santa Croce Camerina. Vicino a dov'era un'importante cittadella greca, colonia di Siracusa, ora c'è un resort di 96 ettari. Si tratta di uno dei quattro Club Med attualmente esistenti in Italia (gli altri sono i montani Cervinia e Pragelato, e Napitia in Calabria). Dico "attualmente" perché la società del "tridente" non è solo di passaggio nel nostro Paese: altre due strutture sono in fase di ristrutturazione, altri 11 villaggi sono stati dismessi o ceduti o abbandonati.
Uno dei due in ristrutturazione è quello, storico, di Cefalù. Storico perché nel 1957 fu aperto lì il primo villaggio italiano del gruppo. Ai transalpini piaceva tanto Cefalù: nel 1975 una band, tali Les Sans' Sa Nana, incise C'est un vrai paradis ce Cefalú (The Blue Sky of Cefalú). In uno dei principali poli turistici siciliani, si attende ancora la riapertura del Club: la data prevista parrebbe il luglio 2015. Un annetto circa per adeguare definitivamente la struttura e farla passare dai "3 tridenti" (servizi standard) a cinque (modello d'Estaing).
Intanto Kamarina mantiene il suo livello, tre "forche" (non forchette), e si presenta così, guidata dal capo villaggio francese Rémy Gouzou-Larnaudie, sul sito del gruppo: «Benvenuti nel paese dell'Etna dove stradine scoscese e piazze fiorite si aprono sul Mediterraneo!» – ma solo nella stagione primavera-estate, poi nell'autunno-inverno diventa «la terra dell'Etna, dove ripide stradine e piazze fiorite si affacciano sul Mediterraneo». Non ci sono più le mezze stagioni.
Catania, giusto per la cronaca e la mia solita pignoleria geografica, dista circa 150 chilometri. Ma non è solo questo. L'ignoranza in questo settore è devastante, persino surreale e grottesca. Il turista, perlopiù straniero, atterra all'aeroporto di Catania, quindi ai piedi dell'Etna, viaggia per più di due ore e mezza e arriva in un villaggio dove l'Etna manco si vede da lontano (però c'è un ristorante che si chiama Vulcano, eh). E si sente proporre – previo supplemento, ça va sans dire – visite all'Etna (mì, che camurrìa), a Siracusa e ad Agrigento. Tutti siti Unesco, che bello. Però il sito di Club Med assegna solo a Siracusa questo privilegio, chissà perché. E dimentica, en passant, che da quelle parti siamo in pieno Val di Noto.
Ironia a parte, io ho una naturale e generica allergia per i villaggi turistici. In fondo poco mi importa che adottino il modello "ricchi e famosi" che piace tanto all'attuale numero uno del Club, Henri Giscard d'Estaing (non è un omonimo: è proprio il figlio dell'ex presidente dell'Eliseo, Valéry), o quello all inclusive per famiglie o quello delle tariffe diversificate a seconda del livello dei servizi. Detto questo, la vicenda della proprietà di Club Med, fino a ieri destinata a finire nel portafoglio della Global Resorts dell'imprenditore Andrea Bonomi e invece ora probabile preda della cordata cinese Fosun, mi interessa perché racconta molto anche del turismo in Sicilia.
Non ho mai fatto una vacanza in un Club Med, però so benissimo che a pochi chilometri da casa mia c'è il villaggio di Kamarina, che nonostante il nome si trova nel territorio di Ragusa e non del comune di Santa Croce Camerina. Vicino a dov'era un'importante cittadella greca, colonia di Siracusa, ora c'è un resort di 96 ettari. Si tratta di uno dei quattro Club Med attualmente esistenti in Italia (gli altri sono i montani Cervinia e Pragelato, e Napitia in Calabria). Dico "attualmente" perché la società del "tridente" non è solo di passaggio nel nostro Paese: altre due strutture sono in fase di ristrutturazione, altri 11 villaggi sono stati dismessi o ceduti o abbandonati.
Uno dei due in ristrutturazione è quello, storico, di Cefalù. Storico perché nel 1957 fu aperto lì il primo villaggio italiano del gruppo. Ai transalpini piaceva tanto Cefalù: nel 1975 una band, tali Les Sans' Sa Nana, incise C'est un vrai paradis ce Cefalú (The Blue Sky of Cefalú). In uno dei principali poli turistici siciliani, si attende ancora la riapertura del Club: la data prevista parrebbe il luglio 2015. Un annetto circa per adeguare definitivamente la struttura e farla passare dai "3 tridenti" (servizi standard) a cinque (modello d'Estaing).Intanto Kamarina mantiene il suo livello, tre "forche" (non forchette), e si presenta così, guidata dal capo villaggio francese Rémy Gouzou-Larnaudie, sul sito del gruppo: «Benvenuti nel paese dell'Etna dove stradine scoscese e piazze fiorite si aprono sul Mediterraneo!» – ma solo nella stagione primavera-estate, poi nell'autunno-inverno diventa «la terra dell'Etna, dove ripide stradine e piazze fiorite si affacciano sul Mediterraneo». Non ci sono più le mezze stagioni.
Catania, giusto per la cronaca e la mia solita pignoleria geografica, dista circa 150 chilometri. Ma non è solo questo. L'ignoranza in questo settore è devastante, persino surreale e grottesca. Il turista, perlopiù straniero, atterra all'aeroporto di Catania, quindi ai piedi dell'Etna, viaggia per più di due ore e mezza e arriva in un villaggio dove l'Etna manco si vede da lontano (però c'è un ristorante che si chiama Vulcano, eh). E si sente proporre – previo supplemento, ça va sans dire – visite all'Etna (mì, che camurrìa), a Siracusa e ad Agrigento. Tutti siti Unesco, che bello. Però il sito di Club Med assegna solo a Siracusa questo privilegio, chissà perché. E dimentica, en passant, che da quelle parti siamo in pieno Val di Noto.
giovedì 3 marzo 2011
Sintonizzate le antenne sul Canale di Sicilia
mercoledì 5 gennaio 2011
Barriere dello Sport
Le classifiche del Sole 24 Ore, diciamolo pure, sono sempre abbastanza severe con la Sicilia. Con piena ragione, peraltro. Quella sull'indice di sportività delle province italiane nel 2010 conferma una regione attardata anche nell'ambito dello sport.
La prima delle siciliane è Siracusa, al 57° posto della graduatoria nazionale. Segue a tre lunghezze Catania, che invece nel 2009 era la prima provincia dell'Isola (ma al 58° posto); subito dopo c'è Messina al 62°. Le altre, da Palermo ad Agrigento, occupano posizioni di bassissima classifica. La città dei Templi è addirittura l'ultima in tutta Italia.
Migliora dunque solo Siracusa (e lievemente Messina), grazie al ritorno della squadra del capoluogo nel calcio professionistico, all'organizzazione dei campionati nazionali di scherma e al contributo di discipline tradizionalmente forti in provincia (pallanuoto, basket femminile, pallamano, calcio a 5). A Catania e Palermo invece non bastano le squadre di calcio in serie A e in altre categorie professionistiche.
I parametri considerati non riguardano naturalmente solo le discipline sportive, ma anche i fattori che legano lo sport agli aspetti sociali, economici, culturali e storici del territorio. In questo senso, è quasi superfluo dire che la Sicilia arranca soprattutto per le scarse infrastrutture. Con un pizzico di cinismo e disillusione, direi: mancano le strade, figurarsi gli stadi...
Come dimostra Siracusa, però, è interessante che anche in terra di Trinacria i risultati migliori vengano da sport considerati minori (rispetto al calcio "cannibale"): rugby, hockey, pallanuoto, pugilato, scherma. Sottolineo, con una punta di orgoglio campanilistico, che il presidente della Federazione Italiana Scherma – e vicepresidente di quella internazionale – è il maestro Giorgio Scarso, di Modica. Inoltre, alcune province se la cavano discretamente con ciclismo e atletica, che vantano un buon numero di tesserati; addirittura sono gli sport di nicchia – come lotta e badminton – a permettere a cinque province (Palermo, Catania, Enna, Messina, Siracusa) di piazzarsi tra le prime venti in Italia.
Poi ci sono i dati sorprendenti, come in ogni classifica che si rispetti. Nella speciale graduatoria nazionale dello sport per disabili, Enna è seconda, Palermo terza, Ragusa quinta, Trapani sesta. Note positive arrivano anche dallo sport universitario a Catania, dal numero di arbitri di calcio tesserati e dalle strutture di controllo sanitario. Ricordo sempre che Zdenek Zeman si è laureato all'Isef di Palermo con una tesi sulla medicina dello sport...
Al di là dei numeri e delle posizioni in classifica, emerge che in tutta Italia conta tantissimo la diffusione dello sport – anche dilettantistico e giovanile – nei centri minori e non solo nei capoluoghi. La prima della graduatoria è Genova, ma senza la pallanuoto in provincia avrebbe "solo" il calcio ad alti livelli. Che non è evidentemente sufficiente, meno che mai in Sicilia.
La prima delle siciliane è Siracusa, al 57° posto della graduatoria nazionale. Segue a tre lunghezze Catania, che invece nel 2009 era la prima provincia dell'Isola (ma al 58° posto); subito dopo c'è Messina al 62°. Le altre, da Palermo ad Agrigento, occupano posizioni di bassissima classifica. La città dei Templi è addirittura l'ultima in tutta Italia.
Migliora dunque solo Siracusa (e lievemente Messina), grazie al ritorno della squadra del capoluogo nel calcio professionistico, all'organizzazione dei campionati nazionali di scherma e al contributo di discipline tradizionalmente forti in provincia (pallanuoto, basket femminile, pallamano, calcio a 5). A Catania e Palermo invece non bastano le squadre di calcio in serie A e in altre categorie professionistiche.
I parametri considerati non riguardano naturalmente solo le discipline sportive, ma anche i fattori che legano lo sport agli aspetti sociali, economici, culturali e storici del territorio. In questo senso, è quasi superfluo dire che la Sicilia arranca soprattutto per le scarse infrastrutture. Con un pizzico di cinismo e disillusione, direi: mancano le strade, figurarsi gli stadi...
Come dimostra Siracusa, però, è interessante che anche in terra di Trinacria i risultati migliori vengano da sport considerati minori (rispetto al calcio "cannibale"): rugby, hockey, pallanuoto, pugilato, scherma. Sottolineo, con una punta di orgoglio campanilistico, che il presidente della Federazione Italiana Scherma – e vicepresidente di quella internazionale – è il maestro Giorgio Scarso, di Modica. Inoltre, alcune province se la cavano discretamente con ciclismo e atletica, che vantano un buon numero di tesserati; addirittura sono gli sport di nicchia – come lotta e badminton – a permettere a cinque province (Palermo, Catania, Enna, Messina, Siracusa) di piazzarsi tra le prime venti in Italia.
Al di là dei numeri e delle posizioni in classifica, emerge che in tutta Italia conta tantissimo la diffusione dello sport – anche dilettantistico e giovanile – nei centri minori e non solo nei capoluoghi. La prima della graduatoria è Genova, ma senza la pallanuoto in provincia avrebbe "solo" il calcio ad alti livelli. Che non è evidentemente sufficiente, meno che mai in Sicilia.
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