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mercoledì 14 settembre 2011

(S)cambio di reato

A Raffaele Lombardo, in fondo, le cose vanno sempre abbastanza bene.
Tutti si chiedevano che ne sarebbe stato delle accuse di mafia dopo lo stralcio dall'inchiesta Iblis. Ora c'è la risposta. Macché concorso esterno in associazione mafiosa, era solo un "reato elettorale", cioè voto di scambio. Stessa sorte per il fratello Angelo.
I Lombardo's dovranno presentarsi in giudizio il prossimo 14 dicembre, davanti alla quarta sezione penale del tribunale di Catania, in composizione monocratica. La citazione a giudizio ha bypassato la decisione del Gip e siccome l'entità della condanna prevista dal reato è bassa, sarà sufficiente la competenza di un giudice solo e non del tribunale convocato in forma collegiale.
Sto aspettando i sussulti di giubilo di chi appoggia la maggioranza di Lombardo. Ma sì, mica è indagato per mafia, un po' di voto di scambio - siamo magnanimi - concediamoglielo pure. In fondo è solo uno dei deputati indagati all'Ars: se sono così tanti, sarà pure per l'accanimento dei giudici. Che però stavolta hanno fatto un bel favore a (quasi) tutti.

martedì 28 giugno 2011

Un Parlamentino di indagati

Se volessimo metterla in termini matematici scherzosi, la formula è semplice. P/G = I. Il rapporto tra politica e giustizia? È dato dal numero dei politici indagati! La matematica non è un'opinione e i 27 (ventisette) deputati regionali siciliani indagati dal 2008 a oggi, sul totale dei 90 (novanta) dell'Ars, svelano che a metà legislatura circa un terzo dei parlamentari di Palazzo dei Normanni è stato almeno iscritto nel registro degli indagati.
Un sobrio ed "onorevole" Cateno De Luca
L'ultimo, fresco di giornata, è Cateno De Luca, vulcanico sindaco di Fiumedinisi (Messina), già Mpa e poi stakanovista dei cambi di casacca e di gruppi parlamentari, prima di approdare a Sicilia Vera, movimento in realtà fondato da lui stesso e il cui presidente onorario è il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale. De Luca è ai domiciliari per tentata concussione e falso. Sale dunque a quattro il numero degli arrestati a partire dal mese di novembre: prima era toccato a Fausto Fagone (Pid) coinvolto nell'inchiesta Iblis (che riguarda anche il presidente Lombardo), poi a Gaspare Vitrano (Pd) per una storia di tangenti, infine a Riccardo Minardo (Mpa) per truffa ai danni di Stato e Unione Europea. E lo stesso Lombardo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, anche se il recente stralcio potrebbe concludersi in archiviazione. Tra gli indagati c'è pure Franco Mineo (Forza del Sud, Fds), ritenuto prestanome dei boss dell'Acquasanta di Palermo. Neanche una settimana fa, poi, l'aula ha salvato Santo Catalano (Pid) dalla decadenza per "incandidabilità originaria": aveva patteggiato una condanna in appello.
Ventisette su novanta fa 30%. Quasi un terzo. Un deputato regionale su tre. In una legislatura nata dalle elezioni del 2008 dopo le dimissioni di Totò Cuffaro, condannato per mafia. La notizia è che sono dunque 27 i deputati indagati, arrestati o rinviati a giudizio. Ho provato a stilare una lista, anche se il numero è variabile, tra archiviazioni, dimissioni e subentri. Finora ne ho individuati 26:
- Raffaele Lombardo (Mpa, presidente della Regione)
- Francesco Cascio (Pdl, presidente dell'Assemblea)
- Fausto Fagone (Pid) [domiciliari]
- Gaspare Vitrano (Pd) [divieto di soggiorno in Sicilia]
- Riccardo Minardo (Mpa) [domiciliari]
- Santo Catalano (Pid) [patteggiamento condanna a due anni]
- Cateno De Luca (Sicilia Vera) [domiciliari]
- Giovanni Cristaudo (Alleati per la Sicilia)
- Giuseppe Federico (Mpa)
- Michele Cimino (Fds) [richiesta di archiviazione]
- Giuseppe Buzzanca (Pdl) [condannato a sei mesi]
- Fabio Mancuso (Pdl)
- Salvino Caputo (Pdl) [condannato a due anni]
- Giuseppe Arena (Mpa)
- Marco Forzese (Udc)
- Nino D'Asero (Pdl)
- Elio Galvagno (Pd)
- Salvatore Termine (Pd)
- Mario Parlavecchio (Udc)
- Giovanni Di Mauro (Mpa)
- Giuseppe Gennuso (Mpa)
- Rudy Maira (Pid)
- Riccardo Savona (Alleati per la Sicilia)
- Giuseppe Picciolo (Pd)
- Paolo Ruggirello (Mpa) [archiviato]
- Alessandro Aricò (Fli) [archiviato]
Si è aggiunto alla lista anche Giuseppe Sulsenti (Mpa), sindaco di Pozzallo e subentrato all'Ars al posto di Riccardo Minardo. Su di lui è in corso un'indagine per abuso d'ufficio relativa alla sua attività di amministratore.
Prima era l'Udc il partito con più esponenti indagati e il reato più contestato era il concorso esterno in associazione mafiosa. Quello previsto dall'articolo 416-bis introdotto da Pio La Torre. Adesso i reati sono tanti e vari. Ma di sicuro non hanno nulla a che vedere con la storia del primo deputato regionale arrestato in Sicilia. Si chiamava Gino Cortese, era comunista e fu fermato nel 1948 durante una manifestazione antifascista.

Aggiornamento del 2 dicembre 2011. Mi sa proprio che questa notizia andrà aggiornata molto spesso. Oggi è toccata ad altri due deputati del Pdl, Roberto Corona e Fabio Mancuso (già indagato in passato), uno in carcere e l'altro ai domiciliari. Frode ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria, inchiesta partita dalla procura di Roma. E dire che la legge 148/2011 ha stabilito che la Sicilia deve ridurre da 90 a 50 il numero dei consiglieri (deputati) regionali. Così si alza la percentuale di indagati...

Aggiornamento dell'11 gennaio 2012. Cateno De Luca può tornare all'Ars. La Cassazione ha accolto il ricorso della difesa annullando senza rinvio la misura cautelare. Insomma, la Suprema Corte ha annullato l'arresto dell'ex sindaco di Fiumedinisi. Alcuni particolari dalla conferenza stampa della rentreé a Palazzo dei Normanni: il deputato ha promesso una decina di denunce per calunnia ed estorsione; ha minacciato di incatenarsi davanti al tribunale di Messina e iniziare lo sciopero della fame se la procura non farà chiarezza; si è presentato con un sacchetto di arance di Lentini (alimento principale della sua dieta dopo l'arresto); uno dei suoi avvocati è Carlo Taormina.

Aggiornamento del 14 febbraio 2012. Il deputato Mancuso, quello arrestato nel dicembre scorso per frode fiscale, è stato scarcerato. Così può tornare all'Ars e dunque decade il deputato supplente Ascenzio Maria Catena (sic) Maesano, subentrato il 24 gennaio. Neanche un mese nel parlamentino degli indagati...

lunedì 13 giugno 2011

Trattato come uno stralcio

Forse le preghiere sono servite...
E se Lombardo la scampasse dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa? Il presidente della Regione Siciliana si è sempre detto fiducioso di uscire pulito dall'inchiesta Iblis in cui era coinvolto. Ora la Procura di Catania ha stralciato la posizione di Lombardo e del fratello Angelo, deputato nazionale Mpa. Escono dunque fuori dall'inchiesta sui rapporti tra mafia e politica nel catanese. Nell'indagine dei Ros dei carabinieri, i loro nomi erano insieme a un'altra cinquantina di persone, ma i giudici di Catania hanno avocato il fascicolo ai quattro sostituti che li avevano iscritti nel registro degli indagati. Saranno ora Michelangelo Patanè, procuratore capo facente funzioni, e l'aggiunto Carmelo Zuccaro a coordinare l'inchiesta stralciata a carico dei Lombardo's. Sembrerebbe però che questa decisione sia destinata a risolversi nell'archiviazione di don Raffaè e del fratello. Perché? La valutazione sarebbe esclusivamente di natura giuridica, tutta da ricondurre alla recente sentenza di assoluzione in Cassazione per l'ex ministro Calogero Mannino. Sul concorso esterno fa giurisprudenza quella decisione dei giudici del Palazzaccio, dunque l'ipotesi di reato "non avrebbe retto in sede di giudizio".
Se Lombardo ce la fa, allora è per una questione giuridica e di procedura. Nel merito della questione, qualche "curiosità" sulla posizione dello psichiatra di Grammichele rimane comunque. Credo che anche ai suoi nuovi alleati del Pd possa interessare.

lunedì 11 aprile 2011

Cosa Sua

Tanto ha detto, tanto ha fatto, che alla fine l'hanno "accontentato". Raffaele Lombardo chiedeva di sapere ufficialmente se fosse indagato o meno per concorso esterno in associazione mafiosa, ora la procura di Catania gli ha notificato l'iscrizione nel registro. Insieme al fratello Angelo, parlamentare nazionale Mpa. In tutto gli indagati sono 56, compresi altri politici e amministratori di centrodestra: Udc, Pid (i centristi convertiti sulla strada di Arcore), Pdl Sicilia (la vecchia sigla degli uomini di Micciché). Le accuse sono quelle "classiche": voto di scambio, appalti, concessioni. Le cosche dei Santapaola avrebbero cercato voti per i Lombardo e per i partiti della loro coalizione, in cambio di garanzie nel controllo degli appalti e dei servizi pubblici. Il governatore sembra comunque sereno, anzi conferma la paradossale soddisfazione di leggere il suo nome nell'inchiesta: «Finalmente il deposito degli atti! Potrò così dare puntualmente conto di ogni mio comportamento e dimostrare la mia assoluta estraneità». Finisce così, secondo don Raffaè, lo stillicidio di indiscrezioni non confermate e di fughe strumentali di notizie. Avrà le sue ragioni per sentirsi tranquillo.
Ma qualcuno forse potrebbe cominciare a perderci il sonno. E non parlo solo degli indagati, a quelli ci pensano gli avvocati. Penso alle conseguenze politiche. Ora che Lombardo è ufficialmente indagato per il reato introdotto nel codice penale dalla buonanima di Pio La Torre (art. 416-bis), ora che il successore di Cuffaro frequenterà caserme e tribunali, ora che il Pdl ha finalmente un pretesto per attaccarlo con ragione (però Totò Vasa Vasa è vittima perseguitata, eh...), ora cosa farà e dirà il Pd? La giunta regionale è ancora lì, con tanto di magistrati (Russo, Chinnici) e prefetti (Giosuè Marino), ma il centrosinistra-stampella-della-maggioranza qualche domanda dovrà farsela. Il partito è spaccato tra chi, come il segretario Giuseppe Lupo, prende tempo e aspetta di vedere come si evolverà la situazione giudiziaria, chi sottolinea che il Pd romperà solo in caso di processo, chi invece, come l'ala "radicale" (pensa un po') di Enzo Bianco, chiede una seria riflessione sull'alleanza. Anche dalle parti dei futuristi la reazione è garantista: Fabio Granata, solitamente fustigatore, difende Lombardo e la sua giunta, dove spiccano nomi di provata onestà e specchiata moralità antimafia.
Per una volta, però, non sentiremo parlare di toghe rosse.