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giovedì 19 aprile 2012

A lezione da Pio La Torre

«Tutti sanno chi sono Falcone e Borsellino ma nessuno conosce Pio La Torre». Detta da una donna del nord, a me fa un certo effetto. La donna è una professoressa universitaria, bresciana, che insegna a Bologna. Si chiama Stefania Pellegrini ed è docente di Sociologia del diritto e tiene un corso che si chiama "Mafie e antimafia". Ma soprattutto è la persona cui si deve l'istituzione di un master sulla gestione dei beni confiscati alla mafia.
Non è il primo in Italia, ce ne sono altri due a Napoli e Benevento, ma quello che partirà a Bologna a fine novembre avrà la caratteristica unica di formare competenze tecniche nella gestione e nel recupero dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. Il master sarà intitolato a Pio La Torre, quello che pochi studenti di quel corso sulla mafia conoscono. A pochi giorni dal trentennale della morte di La Torre, arriva questo omaggio dal nord («È un caso, ma mi piace pensare che sia un segnale», dice la professoressa). Quando ho saputo dell'istituzione di questo master, ho pensato immediatamente a quello che al contrario è successo a Comiso con l'intitolazione dell'aeroporto. Lì Pio La Torre non c'è più. A Bologna, alla facoltà di Giurisprudenza, evidentemente risulta meno scomodo. E allora, oltre ai motivi specifici per cui far nascere al nord – il nord colonizzato dalle mafie ma ancora un po' "ingenuo" – un master del genere, ecco che c'è «un'esigenza di memoria storica». Ricordare Pio e farlo conoscere a chi non ne sa nulla.
La professoressa Pellegrini ricorda di essere stata una delle pochissime persone in Lombardia abbonate ai Siciliani di Pippo Fava, sentendosi pure "rimproverare" dalla gente del sud (con frasi del tipo: «Cosa vuoi saperne tu della mafia?», come se fosse davvero solo "cosa nostra"). In questo master metterà competenze, passione e si farà anche carico di qualche spesa. L'importante è che il corso parta. Sperando che qualcuno in Sicilia capisca il messaggio.