Era una sera di primavera del 2000, mi pare. Dentro il duomo di San Giorgio di Modica un evento straordinario, un concerto gratuito del maestro Franco Battiato. Da pochi mesi era uscito Fleurs, il suo primo disco di cover. Purtroppo i posti dentro non erano tanti, io mi trovai come tantissimi sulle scalinate meravigliose del gioiello barocco della mia città, fuori avevano messo apposta un maxischermo. Fu comunque il mio primo concerto di Battiato. Ora che tutti citano versi delle sue canzoni, alcuni parecchio scontati, io mi limito a fare una breve riflessione che spieghi perché sono così triste per la sua scomparsa. Scomparsa mi sembra termine più azzeccato rispetto a morte: è scomparso, non si è più fatto vedere, per ricomparire chissà dove, chissà quando, chissà come...
Battiato ha cantato nella sua carriera in un numero imprecisato di lingue, pure arabo e tedesco, e un po' di siciliano, certo. Quella sera cantò in francese una delle cover del suo disco del 1999, J'entends siffler le train. Ecco, il ricordo che dedico a Battiato e all'influenza che ha avuto sulla mia vita, soprattutto a partire da quella adolescenza, è la reazione del pubblico a quella canzone. Mi ha insegnato tanto, davvero. Intorno a me sentii diverse persone dire "ma come pronuncia male il francese!", una coppia credo milanese invece cantava con una dizione inappuntabile. Più ci penso e ripenso, lì ho capito Battiato. Un uomo talmente assetato di ricerca e conoscenza da lanciarsi anche in territori inesplorati o a lui ignoti, senza la paura di essere giudicato. Anzi. La sua sperimentazione è ciò che ci ha fatti crescere, tentando di stargli dietro, esplorare mondi lontanissimi e strade temporanee senza tempo né spazio. Così forse sarebbe stato contento di sentire un pubblico che cantava meglio di lui!
Ma non posso pensare a Battiato senza pensare alla nostra terra. No, non parlo della estemporanea e poco fortunata esperienza nella giunta Crocetta, ma della Sicilia che era dentro i suoi testi, la sua ricerca, il suo pensiero. Non sono tante le canzoni in siciliano, in realtà. Ma una è il manifesto vero di Francuzzu, Stranizza d'amuri. Dove la stranizza è la magia di un amore, di un amore per la vita, che resiste ccu tuttu ca fora c'è 'a guerra. Secondo me l'ha capito anche quella coppia milanese, indipendentemente da come pronuncia il catanese. Abbiamo capito tutti che Franco ci ha spinti a scoprire oltre, altrove, altrimenti, altro. Ndo vadduni da Scammacca o nell'Egitto prima delle sabbie, vagando per i campi del Tennessee o scherzando a raccogliere ortiche per le strade di Pechino. Per finire dove è tutto cominciato, nella sua Ionia che c'è ancora ma non esiste più. Proprio come lui.
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martedì 18 maggio 2021
martedì 29 aprile 2014
Andiamo a emettere il grano
Sfido chiunque a dire che la brevissima e tormentata e contestata esperienza di Franco Battiato come assessore al Turismo nella giunta regionale di Saro Crocetta non abbia portato i suoi frutti. O che non sia stato raccolto quello che lui aveva seminato. Letteralmente, direi.
Intendiamoci, parlando di un artista, prima ancora che improvvisato assessore, mi riferisco alla sua ispirazione, non tanto ai suoi atti. E così, scopro che all'Ars torna di gran moda il Battiato del 1979, quello che cantava Magic Shop, dall'album L'era del cinghiale bianco. Come per incanto, il Maestro di Ionia finisce per ispirare il deputato regionale Pd Pippo Laccoto e i colleghi dell'Mpa, pardon Partito dei Siciliani. Il negozio magico, evidentemente, è quello in cui loro vorrebbero spendere una moneta speciale. Il grano.
E Battiato cantava, appunto in Magic Shop, che «la falce non fa più pensare al grano, il grano invece fa pensare ai soldi». Ecco, Laccoto ha presentato un ddl, il numero 730, per l'istituzione di una moneta complementare. I deputati autonomisti, guidati ancora da un Lombardo (ma stavolta è Toti, all'anagrafe Salvatore Federico, il rampollo di don Raffaè, classe 1988, già indagato con il papà per voto di scambio), lo firmeranno pure.
La proposta era partita l'anno scorso con una petizione popolare dall'associazione Progetto Sicilia del messinese Giuseppe Pizzino. La moneta dovrebbe affiancarsi all'euro nelle transazioni quotidiane, con tasso di cambio effettivo invariabile (il rapporto sarebbe di 1 a 2, ma con potere d'acquisto invariato: quindi con 5mila euro si ottengono 10mila monete sicule, che però varrebbero 10mila euro). E si chiamerà appunto "grano". Che non è un nome casuale: così si chiamò infatti una moneta coniata dal Settecento nelle Due Sicilie (valeva un ventesimo del più noto tarì), ma anche a Malta e in Spagna.
Altro che nostalgia della lira... Cosa c'è di meglio che rinverdire i fasti di una valuta borbonica? L'autonomia è servita anche nelle tasche. L'appiglio è una lettura, come al solito molto estensiva, dello Statuto siciliano, che all'articolo 41 prevede che «Il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni». La sovranità finanziaria che diventa anche monetaria. A proposito di sovranità monetaria, chissà cosa ne pensano i paladini anti-euro del MoVimento 5 Stelle...
Intendiamoci, parlando di un artista, prima ancora che improvvisato assessore, mi riferisco alla sua ispirazione, non tanto ai suoi atti. E così, scopro che all'Ars torna di gran moda il Battiato del 1979, quello che cantava Magic Shop, dall'album L'era del cinghiale bianco. Come per incanto, il Maestro di Ionia finisce per ispirare il deputato regionale Pd Pippo Laccoto e i colleghi dell'Mpa, pardon Partito dei Siciliani. Il negozio magico, evidentemente, è quello in cui loro vorrebbero spendere una moneta speciale. Il grano.
E Battiato cantava, appunto in Magic Shop, che «la falce non fa più pensare al grano, il grano invece fa pensare ai soldi». Ecco, Laccoto ha presentato un ddl, il numero 730, per l'istituzione di una moneta complementare. I deputati autonomisti, guidati ancora da un Lombardo (ma stavolta è Toti, all'anagrafe Salvatore Federico, il rampollo di don Raffaè, classe 1988, già indagato con il papà per voto di scambio), lo firmeranno pure.
Altro che nostalgia della lira... Cosa c'è di meglio che rinverdire i fasti di una valuta borbonica? L'autonomia è servita anche nelle tasche. L'appiglio è una lettura, come al solito molto estensiva, dello Statuto siciliano, che all'articolo 41 prevede che «Il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni». La sovranità finanziaria che diventa anche monetaria. A proposito di sovranità monetaria, chissà cosa ne pensano i paladini anti-euro del MoVimento 5 Stelle...
giovedì 6 marzo 2014
Siamo solo di passaggio
Non mi atteggerò a esperto di filosofia né intellettuale né profondo conoscitore delle arti e delle lettere. Per me Manlio Sgalambro era sì un filosofo ma, come credo quasi tutti (non solo in Sicilia), lo conoscevo in quanto collaboratore di Franco Battiato, autore dei suoi testi da una ventina d'anni a questa parte. Sgalambro è la penna che ha scritto alcune delle canzoni più belle del cantautore catanese. La cura, banalmente. Non fingo di essere preparato sulla sua "altra" occupazione: so solo, come tanti, forse solo per sentito dire, che era un filosofo (pur avendo studiato altro), un nichilista, un pessimista, nel campo dei Nietzsche e degli Emil Cioran, per intenderci. Punto. Tutto qui. Lo Sgalambro filosofo non l'ho mai praticato, ma so che se lui non fosse stato quel filosofo lì, dal 1995 a oggi Battiato avrebbe probabilmente scritto altro.
Si era anche lanciato nel canto, il filosofo di Lentini, conterraneo di Gorgia il sofista (oltre alla lingua italiana, abbiamo "inventato" anche parte del pensiero occidentale, ndr). Con risultati autoironici. Perché persino un nichilista riesce a non prendersi sul serio. E io peraltro ero convinto, la prima volta che sentii il suo nome, che fosse un nome d'arte, talmente suonava "strano". La sua voce ha poi recitato brani in canzoni di Battiato: in greco ha rifatto Eraclito (Di passaggio, 1996), con un pesante, divertente ma assolutamente naturale accento siciliano introduceva Invito al viaggio (1999) con i versi di Baudelaire e dei Fiori del male.
Un siciliano, un isolano in genere, a suo modo nasce già "filosofo". Lui lo era davvero. E quindi io lo ringrazio per la sua Teoria della Sicilia. Anche questa, al netto delle provocazioni (una volta ebbe a dire che "la mafia è indistruttibile, l'unica economia reale della Sicilia"), suona bene...
Ecco, oggi che Manlio Sgalambro è morto a 89 anni, è inevitabile che un siciliano, fan di Battiato, ricordi con un velo di tristezza il paroliere delle canzoni che hanno accompagnato ormai due generazioni di persone. Semplicemente sono suoi i testi dei dischi da L'ombrello e la macchina da cucire (1995, c'era anche la sua foto sulla copertina dell'album) ad Apriti sesamo (2012). Più poi collaborazioni con altri artisti, tra cui Carmen Consoli. Insomma, un Mogol più avanzato...
Si era anche lanciato nel canto, il filosofo di Lentini, conterraneo di Gorgia il sofista (oltre alla lingua italiana, abbiamo "inventato" anche parte del pensiero occidentale, ndr). Con risultati autoironici. Perché persino un nichilista riesce a non prendersi sul serio. E io peraltro ero convinto, la prima volta che sentii il suo nome, che fosse un nome d'arte, talmente suonava "strano". La sua voce ha poi recitato brani in canzoni di Battiato: in greco ha rifatto Eraclito (Di passaggio, 1996), con un pesante, divertente ma assolutamente naturale accento siciliano introduceva Invito al viaggio (1999) con i versi di Baudelaire e dei Fiori del male.
Un siciliano, un isolano in genere, a suo modo nasce già "filosofo". Lui lo era davvero. E quindi io lo ringrazio per la sua Teoria della Sicilia. Anche questa, al netto delle provocazioni (una volta ebbe a dire che "la mafia è indistruttibile, l'unica economia reale della Sicilia"), suona bene...
Là dove domina l’elemento insulare è impossibile salvarsi. Ogni isola attende impaziente di inabissarsi. Una teoria dell’isola è segnata da questa certezza. Un’isola può sempre sparire. Entità talattica, essa si sorregge sui flutti, sull’instabile. Per ogni isola vale la metafora della nave: vi incombe il naufragio. Il sentimento insulare è un oscuro impulso verso l’estinzione. L’angoscia dello stare in un’isola come modo di vivere rivela l’impossibilità di sfuggirvi come sentimento primordiale. La volontà di sparire è l’essenza esoterica della Sicilia. Poiché ogni isolano non avrebbe voluto nascere, egli vive come chi non vorrebbe vivere: la storia gli passa accanto con i suoi odiosi rumori ma dietro il tumulto dell’apparenza si cela una quiete profonda. Vanità delle vanità è ogni storia. La presenza della catastrofe nell’anima siciliana si esprime nei suoi ideali vegetali, nel suo taedium storico, fattispecie del nirvana. La Sicilia esiste solo come fenomeno estetico. Solo nel momento felice dell’arte quest’isola è vera.
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