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martedì 11 aprile 2017

Aiuto! regista


Gli assenti hanno sempre torto, gli assenteisti quasi sempre.
Quasi: perché, al netto della giusta indignazione popolare sui "furbetti del cartellino" e affini, quando le cose finiscono in tribunale possono pure andare in maniera diversa. Lasciamo perdere le solite considerazioni politiche sulle varie riforme della pubblica amministrazione, atteniamoci al punto e ai fatti: 77 dipendenti del Comune di Modica, accusati di assenteismo nel 2012, sono stati assolti in primo grado dal tribunale di Ragusa. E su questo, domenica scorsa, Massimo Giletti c'ha imbastito la solita puntata indignata della sua Arena su Rai 1, fondata ancora una volta sul facile bersaglio della Sicilia irredimibile, l'Isola dei privilegi, la terra degli scandali quotidiani.
Al di là della sensazione sgradevole e stucchevole dello "sparare sulla Croce Rossa", la vicenda ha avuto una coda interessante proprio a Modica. Sono intervenuti a distanza di un giorno un ex sindaco, Piero Torchi (fu Udc), e l'attuale primo cittadino Ignazio Abbate (ex Ds, mai entrato nel Pd, poi folgorato sulla via di un civismo autonomo e di centro). Entrambi se la sono presi per «l'immagine falsa» della città, il «fango», la «caccia alle streghe», una città bella e gloriosa trattata come «zimbello». E così via, com'è naturale che sia, fino a «quell'orgia mediatica anti siciliana che ormai ‘alberga’ nell'animo del signor Giletti» (Ignazio dixit). Però è la riflessione successiva a lasciarmi molto perplesso, anzi "basito", per utilizzare lo stesso termine usato dal sindaco. Cito ancora testualmente le sue parole, con tanto di perentorie maiuscole, e mi spiego, partendo dal suo "dispiacere":
Abbate con un habitué delle "crociate" di Giletti,
il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta

Un dispiacere che è ancora più forte se si pensa che il regista di quella trasmissione è un MODICANO, il signor Giovanni Caccamo, ‘figlio’ di questa Città, che in questa Città è cresciuto e che da questa Città ha cominciato il suo cammino verso quelle vette professionali che ha raggiunto… Dimentico anche lui di questo, ha dato ‘una mano’ a dipingere ciò che Modica non è [...]. Avere il regista modicano, poteva far ‘scontornare’ meglio i confini dell’accusa contro Modica [...] Capisco che ‘nemo propheta in patria’, ma, da un Modicano come il regista di quella trasmissione, mi sarei aspettato un po' più di VERITÀ su Modica e non questo ‘massacro’ mediatico che mi lascia basito, che mortifica la realtà e che ha anche la firma in calce di un Modicano, evidentemente un po' troppo ‘romanizzato’ per capire che le cose, nella mia e nella NOSTRA CITTÀ non stanno come le ha dipinte la sua trasmissione…
Giletti ha evidentemente trovato la sua gallina dalle uova d'oro, in termini di audience domenicale, nelle magagne della Trinacria. Ma mi fa specie che il sindaco, anziché inchiodare Giletti sul fatto che ha costruito la puntata sulle carte dell'accusa e non sulla sentenza di assoluzione, abbia reagito punto nell'orgoglio di un miope campanilismo, di un abbozzato revanscismo meridionalista. Prendendosela con il regista della trasmissione di Giletti, un modicano che di nome fa Giovanni Caccamo (non siamo parenti e non so minimamente chi sia). Perché se uno è modicano e lavora alla Rai ed è un professionista, dunque avrebbe dovuto astenersi dal "mettere la firma" sul programma. Programma che va criticato semmai per i mille difetti professionali e di contenuto: Giletti è lo stesso che, più di un anno fa, disse che Pirandello e Quasimodo erano nati nello stesso paesino (emblema di altri mali siculi, ça va sans dire) in provincia di Agrigento...
Sindaco Abbate, se la prenda piuttosto con la sciatteria, magari sì anche con questa specie di accanimento scientifico e interessato contro la Sicilia, con la non correttezza professionale, ma combattere lo stereotipo con un contrattacco così bislacco è insensato. Soprattutto perché mette in discussione un principio sacrosanto di qualsiasi professione: la professionalità.
Dunque io, che sono modicano e da tempo lavoro al di là della "linea gotica", dovrei evitare di criticare, se è il caso, ciò che non va nella mia bellissima città e nella meravigliosa terra di Sicilia? Aver vissuto a Bologna, Ravenna, Milano, insomma, potrebbe aver offuscato la mia obiettività... La censura fa schifo; l'autocensura provincialotta anche di più.

venerdì 25 novembre 2011

La via di Peppino

Per tanti anni quella strada non è mai esistita. Era solo un vicolo che si perdeva davanti a un'abitazione privata e nei residui incolti e abbandonati di quella campagna che c'era prima che nascesse prepotente e cementificato il quartiere Sorda, a Modica. Il vicolo era intitolato ad Attilio ed Emilio Bandiera, i fratelli patrioti del Risorgimento italiano. Quella stradina scendeva giù da via Risorgimento, appunto.
L'idea di prolungare il percorso di quel vicolo, e creare una bretella tra via Risorgimento e viale Alcide De Gasperi (all'incrocio con via San Giuliano), è più vecchia di me, credo. Non voglio mettermi qui a spiegare la viabilità caotica del quartiere più nuovo e residenziale della mia città, ma quella strada era considerata da tutti necessaria.
Ci si è arrivati soltanto nel 2008. Ricordo che fu aperta al traffico a metà maggio, a un mese dal voto amministrativo in città. Una delle ultime inaugurazioni del sindaco Piero Torchi che si era dimesso per tentare - inutilmente - fortuna alle elezioni regionali. La strada era tutt'altro che completa, gli impianti non erano ancora finiti. "Per un tubo!", disse Torchi tempo dopo: la sinistra criticava per un tubo, solo perché la strada era stata aperta anche se mancava la rete idrica...
Comunque la bretella ora è lì. Bretella: questo è il nome ufficioso con cui i modicani la conoscono, in fondo è la bretella di via Risorgimento. Da sabato 26 novembre il nome è un altro. Un bel nome. E il merito è tutto di un'iniziativa e proposta del movimento studentesco qualche anno fa. Iniziative per far sì che la via venisse intitolata a Peppino Impastato. Quella strada sarà d'ora in poi via Giuseppe, anzi Peppino, Impastato. L'amministrazione comunale guidata da Antonello Buscema ha accolto subito la proposta e la Prefettura di Ragusa ha dato l'autorizzazione. Quello che non è stato possibile a Villabate, dove si preferisce dedicare vie a nazisti (pur pentiti), è stato fatto a Modica.
Copio e incollo dal comunicato stampa:
«Dopo l'intitolazione a don Pino Puglisi di una via del centro storico della città di Modica, sabato 26 novembre sarà inaugurata via Giuseppe Impastato. L'idea di dedicare una via al giovane siciliano ucciso dalla mafia prese il via diversi anni addietro da un'iniziativa di alcuni giovani studenti che diedero vita anche ad una raccolta di firme. Il sindaco Antonello Buscema colse subito la bontà della proposta e avviò le pratiche burocratiche necessarie per l'intitolazione. Ottenuto il via libera da parte della Prefettura si è dato il via all’organizzazione dell’evento di inaugurazione. L'assessore [alla Cultura] Anna Sammito ha seguito quest'ultima fase promuovendo contatti con le scuole e con le personalità invitate ad intervenire. "La via di Peppino" è il titolo scelto per l'incontro che si terrà sabato 26 novembre alle ore 10, presso l'aula magna del Liceo Scientifico Galileo Galilei. Il saluto del Sindaco Buscema darà il via ai lavori che saranno moderati dal prof. Maurilio Assenza e che vedranno gli interventi del dott. Giovanbattista Tona, magistrato della Corte di Appello di Caltanissetta e del dott. Francesco Pulejo, procuratore della Repubblica di Modica. I relatori interagiranno con gli studenti sul tema della legalità e della lotta alle mafie a partire dall'esempio, dalla testimonianza e dalla grande eredità lasciata da Peppino Impastato. Ci sarà spazio anche per il teatro con l'attrice modicana Fatima Palazzolo, la quale interpreterà Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, in un monologo tratto da "La madre dei ragazzi" di Lucia Sardo. Alle 12 ci si trasferirà all'intersezione tra via Alcide De Gasperi e via San Giuliano per la cerimonia di intitolazione della via a Peppino Impastato»
Io purtroppo non potrò esserci. Ma mi fa piacere pensare che la prossima volta che mi affaccerò dal balcone della cucina a Modica, vedrò via Giuseppe, cioè Peppino, Impastato.