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mercoledì 24 settembre 2014

Il Teatro degli Errori

E li chiamano pure "cattedrali laiche"...
I teatri sono luoghi e istituzioni che segnano l'identità di una città. Anche Modica ha il suo, in verità con una biografia piuttosto travagliata. Il Teatro Garibaldi, realizzato nei primi dell'Ottocento come Real Teatro Ferdinandeo e poi inaugurato nel 1857 con la Traviata e infine intitolato all'Eroe dei Due Mondi dopo l'Unità d'Italia.
Però dagli anni Quaranta fino al 1984, sotto gestione privata, il teatro ha subìto un inesorabile declino. Trent'anni fa infatti fu chiuso. Riaprì solo nel 2000, il 13 giugno. Me lo ricordo, il teatro si trova proprio di fronte al mio vecchio liceo. I restauri durarono sei anni. Nel plafond centrale campeggia un grande dipinto dei pittori della Scuola di Scicli, guidati da Piero Guccione, commissionato dal Comune. Bene; ma solo fino a un certo punto. Perché appena un anno dopo, nel maggio 2001, il tetto crollò. Quindi altri lavori di restauro, fino alla nuova riapertura del 2004. Per anni il direttore artistico è stato l'attore modicano Andrea Tidona.
Ora, dieci anni dopo, sul teatro si abbatte una nuova jattura. Per fortuna nessun crollo o cedimento strutturale. Piuttosto una vicenda che fa anche sorridere un po'.
Ecco cosa è successo. Alcune persone vanno su Internet a cercare informazioni sulla stagione autunnale del Garibaldi e digitano www.fondazioneteatrogaribaldi.it (non metto il link per ragioni che appariranno subito ovvie...). E, sorpresa, nessun aggiornamento sulla prosa, quanto piuttosto un sito hot, messo su dalla Stt s.r.l., società di Frosinone.
La soprintendente della Fondazione Teatro Garibaldi, l'attrice messinese Simona Celi (già direttrice della sezione teatro a Taoarte), non si spiega l'accaduto: «Mi sembra inverosimile che ci sia qualcuno che possa avere legato il nome del teatro ad un sito erotico, non ci vedo alcuna connessione sensata». Ma la Celi si sforza di trovarla lo stesso, questa connessione: «Ho avuto alcune richieste di allestimento del sito per il teatro in questi ultimi tempi e le ho cortesemente, ma in maniera decisa, rifiutate, perché le ritengo troppo onerose. Forse qualcuno ha voluto fare uno sgarbo, consumare un bieco ricatto nei miei confronti, ma la cosa non mi turba». E quindi sono partite le denunce. Ma in realtà la questione è più semplice. Il dominio .it era scaduto e infatti il sito attuale è www.fondazioneteatrogaribaldi.org (più l'altro www.teatrogaribaldi.it). Quindi, pare che la società di Frosinone non abbia fatto nulla di male. Semplicemente ha comprato un dominio rimasto inutilizzato. Non è bello, ma non è un reato. Peraltro il sito non è propriamente pornografico, quanto piuttosto uno specchietto per allodole costruito apposta per guadagnare clic e posizionamento sui motori di ricerca.
D'altra parte, nel 2012 persino Mediaset fece una brutta figura per aver perso il suo dominio Internet .com, dopo la scadenza. Infatti adesso il sito è www.mediaset.it, mentre l'estensione "internazionale" è finita nelle mani di un cittadino americano.
Ecco, prometto ai miei 24 lettori (almeno uno in meno di Manzoni, per carità...) che starò più attento di certi miei concittadini quando comprerò il dominio per questo sito.

mercoledì 6 aprile 2011

Andreotti non è stato assolto

Il titolo di questo post non dovrebbe dire nulla di nuovo. Qualcuno però è ancora convinto che il senatore a vita sia stato prosciolto dalle accuse di mafia e, anche se la realtà processuale dice tutt'altro, il giudizio della Storia non convince gli innocentisti di professione. La notizia dunque non è nuova, ma ieri 5 aprile c'è stata a Milano la "prima" dello spettacolo di Giulio Cavalli L'innocenza di Giulio. Io c'ero e con l'ottimo collega Paolo Fiore ho scritto per il quotidiano online della scuola di giornalismo "Walter Tobagi" questo pezzo:
foto di Lidia Baratta
«Diceva Er Monnezza: "Quello che te sto a di’ è Cassazione". Quel che vale per Er Monnezza non vale per il resto del Paese». Una citazione di Tomas Milian non te l’aspetteresti da un distinto magistrato settantenne. Invece Giancarlo Caselli usa il commissario Giraldi per battezzare lo spettacolo di Giulio Cavalli su Andreotti. E per ricordare che la Cassazione non ha assolto il Divo Giulio dalle accuse di mafia.
Già da qui s’intuisce che L’innocenza di Giulio, in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dal 5 al 22 aprile, sarà «uno spettacolo maleducato e rissoso». Così lo definisce l’attore Giulio Cavalli, coautore insieme a Carlo Lucarelli e allo stesso Caselli. Per la "prima" la musica è dal vivo: Cisco, ex cantante dei Modena City Ramblers, accompagna con chitarra e tamburello.
Sul palco due sedie. Al centro, una luce soffusa illumina un inginocchiatoio e un impermeabile. Un allestimento leggero per ricordare storie pesanti. I rapporti tra Andreotti e i cugini Salvo, l’ascesa e la caduta di Salvo Lima, l’intreccio tra mafia e P2, tra Bontade e “Michelino” Sindona, gli omicidi di Piersanti Mattarella e del generale dalla Chiesa. Andreotti è stato assolto? È un perseguitato? «Per il resto del Paese» è così. La Cassazione, invece, conferma la sentenza d’appello del 2003: Andreotti ha «commesso il reato di partecipazione all’associazione per delinquere fino alla primavera 1980». Reato però «estinto per prescrizione». «Non un’assoluzione. Che senso avrebbe altrimenti fare ricorso se sei stato assolto?», si chiede Giulio Cavalli.
Lo spettacolo combina il teatro civile dell’attore milanese con i ritmi della narrazione di Lucarelli. E con il rigore di Caselli. Si citano le sentenze, si leggono le deposizioni dei pentiti: Mannoia, Buscetta, Di Maggio che racconta del presunto bacio tra lo "Zio" Giulio e Totò Riina. Tra un brano e l’altro il teatro diventa un confessionale: musica sacra, luci basse, Cavalli indossa l’impermeabile e s’inginocchia. Diventa Andreotti e si cita: «I miei amici che facevano sport sono morti da tempo»,  «Ho visto nascere la Prima Repubblica, e forse anche la Seconda. Mi auguro di vedere la Terza», «Non sono mai stato sindoniano, non ho mai creduto che fosse il diavolo in persona». E sulla sua assenza al funerale di dalla Chiesa: «Preferisco andare ai battesimi piuttosto che ai funerali». Lo stile ricorda Il Divo, difficile smarcarsi da un’interpretazione come quella di Toni Servillo. Chiude Cisco: «Dormi dormi bel Paesino», una ninna nanna all’Italia addormentata. Sperando che si risvegli.