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domenica 14 dicembre 2014

Condimento molto salato

Il sommo Dante sosteneva che il cibo più buono al mondo fosse l'uovo sodo. E il condimento perfetto era il sale. Insomma, piatti e ingredienti semplicissimi e genuini. Non mi azzardo a parafrasare l'Alighieri, ma – soprattutto se mi trovo in Sicilia – potrei dire senza dubbi che poche cose sono più buone del pane condito, o meglio u' pani cunsatu. E naturalmente, per essere precisi, il condimento migliore, a completare olio e sale e pane fragrante, è l'origano. Mi perdonerà dunque il Vate fiorentino: il sale sta all'uovo sodo come l'origano al pani cunsatu (e a mille altre cose, in realtà: io lo metterei quasi ovunque...). Quell'erba aromatica ha per me, siciliano rustico mediterraneo, quasi un effetto proustiano.
Quindi mi ha colpito la vicenda dell'emendamento alla legge di Stabilità (banalmente, alla manovra finanziaria) proposto dalle senatrici Pd Leana Pignedoli, emiliana, e Venerina Padua, siciliana di Scicli, sull'aliquota Iva dell'origano in vendita "a rametti o sgranato". I numeri: a differenza di basilico, menta, rosmarino e salvia che godono dell'Iva agevolata al 4%, l'origano è in pratica l'unica erba aromatica su cui si applica la canonica e pesantissima aliquota del 22%. Ecco cosa dice l'Agenzia delle Entrate: «L’origano, da un punto di vista tecnico/merceologico appartiene alla stessa voce doganale del basilico, rosmarino e salvia ma, a differenza di questi ultimi prodotti, non è letteralmente menzionato dal legislatore fiscale al citato n. 12-bis) della Tabella A, parte II del D.P.R. n. 633 del 1972 ai fini dell’applicazione dell’aliquota IVA ridotta del 4 per cento». Mannaggia. E pensare che esiste anche un'Iva al 10%, per le miscele di spezie...
Le senatrici Pignedoli e Padua, dunque, hanno proposto di abbassare l'aliquota, ma hanno "condito" il tutto con una bella gaffe: parlano di un'Iva al 6%, che in Italia non esiste (ma c'è in Svezia, Belgio, Portogallo e Lussemburgo). Prima di loro, a essere precisi, a gennaio avevano preso a cuore la questione anche i deputati siculi, di Nuovo Centrodestra, Alessandro Pagano e Nino Minardo. Erano stati sollecitati, pare, dai produttori concentrati in particolare nella provincia di Ragusa. Per fortuna che io, quando posso, l'origano vado a raccogliermelo direttamente nei campi. In greco vuol dire "splendore di montagna".
Per una volta, allora, facciamo di tutta un'erba un fascio.

giovedì 18 settembre 2014

♪♫ Cuccurucucu Palomar ♪♫ (ahia - iaia - iai)

Questa storia della minaccia di trasferire il set della fiction Il commissario Montalbano dalla Sicilia alla Puglia è ridicola, fa ridere se non fossero anche pericolose e squallide certe posizioni. Gli amici liberisti direbbero "è il mercato, bellezza": ma loro per primi sorriderebbero di questa caccia al finanziamento pubblico. Il produttore Carlo Degli Esposti (Palomar) dice che la Regione Sicilia non gli dà conto – in tutti i sensi... – e che ogni dialogo si è fermato ai tempi di Fabio Granata assessore. Bene, è stato assessore dal 2000 al 2006 (prima ai Beni Culturali poi al Turismo), eppure Degli Esposti si lamenta solo adesso. E poi la Puglia non ha chiesto nulla: l'effetto bluff+provocazione sembra garantito. Dunque nessun derby tra governatori comunisti gay cattolici.
Certo, è altrettanto squallido che ora Crocetta annunci una specie di "legge Montalbano" ad hoc. Per non dire della polemica con la Rai per i soldi di Agrodolce. O l'autotassazione dei ragusani. Siamo alla farsa, altro che fiction. Appare più serio il Topalbano della Disney, che peraltro nella sua seconda avventura è finito addirittura a Las Vegas...
Ma al di là delle schermaglie, il produttore è offensivo quando sostiene che il Val di Noto è diventato patrimonio Unesco grazie alla fiction! Insomma, io non nego che i flussi turistici degli ultimi anni abbiano registrato un boom grazie a quella sovraesposizione mediatica. Ma l'Unesco ci ha iscritti nella lista nel 2002, con una candidatura presentata alla fine degli anni Novanta, quando Zingaretti a malapena studiava da "commissario". Quindi manca di rispetto a chi, per una volta almeno, ha messo da parte i campanilismi o se non altro ha saputo ricomporli per un fine comune. Poi Degli Esposti vada a dirlo a gente come il mio ex professore Paolo Nifosì, storico dell'arte e critico, che è tutto merito di un personaggio di fantasia...
Michele Riondino,
"il giovane Montalbano",
è pugliese
E a proposito di questo, storco il naso per l'ultima volta. Il Corriere della Sera ha scelto di far commentare questa vicenda allo scrittore e giornalista Matteo Collura, agrigentino, conterraneo di Camilleri. Al netto di stereotipi totalmente decontestualizzati sul barocco siciliano e su quello pugliese, Collura riconosce che Montalbano sarebbe straniero a nuotare nell'Adriatico (ma il Salento è pure jonico...). Ma è lo stesso Collura che nel 2004 ("In Sicilia", Longanesi), dedicando qualche sparsa riga agli Iblei, li descriveva come luogo «in cui fasulli quanto improbabili commissari di polizia trovano momentaneo rifugio tra un caso e un altro»? È un mistero che neanche il buon vecchio Salvo saprebbe risolvere.

lunedì 19 agosto 2013

Ansa da prestazione

Non è bello scherzare sulle cose serie, lo so. L'immigrazione, il dramma degli sbarchi in Sicilia, le centinaia, migliaia di disperati che fuggono da guerra, violenza e povertà (non ci sono solo siriani ed egiziani, ma ancora subsahariani e del Corno d'Africa), insomma non sono argomenti da trattare con sufficienza. Io però l'altro giorno non ho potuto fare a meno di lasciarmi scappare un sorriso amaro, che non riguarda direttamente l'emergenza di queste settimane ma anzi ha a che fare con la mia professione. E questo mi serve da spunto per parlare anche d'altro.
- clicca per ingrandire -
Io sono fissato con la geografia, su questo blog ne ho dato prova. Però la mia "ossessione" non c'entra con un errore macroscopico battuto dalle agenzie Ansa. Non mi permetto di giudicare nessun collega. Solo che Pozzallo, dove è attraccata la motovedetta della Guardia costiera con 95 migranti a bordo, non è in provincia di Siracusa ma di Ragusa. Per quel che valgono le province siciliane prossime all'abolizione, chiaro. L'errore è comunque serio, non è un mio capriccio. L'ho fatto notare a un'amica e collega ragusana, con la quale – per il consolidato campanilismo – scherzo spesso su Modica, Ragusa, la provincia e amenità simili. La sua risposta: «Mandiamo all'Ansa una vecchia mappa dei Cabrera?».
I Cabrera sono una delle famiglie, di origine spagnola, che governò in quella che per lunghi secoli è stata la Contea di Modica. L'inizio della Contea è datato al 1296 e la sua fine ufficialmente al 1816. I Cabrera regnarono dal 1392 al 1481, quando poi si unirono agli Enriquez e insieme furono al potere fino al 1742. A Pozzallo, che negli anni del Regnum in Regno modicano (ecco perché "regnarono" e non semplicemente "governarono"; proprio sotto i Cabrera quello status di autonomia riconosciuto ai conti dai regnanti di Sicilia venne formalizzato anche negli atti di investitura, ndr) era il caricatore, cioè il porto della Contea, il monumento più famoso è la Torre Cabrera, costruita nel XV secolo a difesa dei moli e dei pontili.
Con la fine della Contea e del feudalesimo sotto i Borbone, Modica divenne capoluogo di distretto all'interno della nuova intendenza di Siracusa. Dal 1860 poi cambiarono pure i nomi e Siracusa divenne provincia e Modica capoluogo di circondario. Questo fino al 1926, quando la mia città fu provincia – per un solo anno – prima dello scippo ragusano (fascista) su cui ancora oggi si ironizza con l'amica e collega Silvia. Ecco, dal 1860 al 1926 Pozzallo fu davvero in provincia di Siracusa. L'Ansa deve essersi evidentemente rituffata nella storia delle pubbliche amministrazioni della Sicilia sud-orientale.
Che roba, Contessa...
Tornando all'oggi, esiste ancora qualcuno che possa fregiarsi del titolo di conte di Modica. In realtà è una contessa. Doña María del Rosario Cayetana Paloma Alfonsa Victoria Eugenia Fernanda Teresa Francisca de Paula Lourdes Antonia Josefa Fausta Rita Castor Dorotea Santa Esperanza Fitz-James Stuart, Silva, Falcó y Gurtubay è la 21ª contessa di Modica. E non elencherò gli altri suoi 50 e passa titoli nobiliari... (è suo il Guinness dei primati in materia) La regina del gossip Cayetana Fitz-James Stuart – molto chiacchierate le sue terze nozze nel 2011 – è soprattutto la 18ª duchessa di Alba e proprio gli Alba de Tormes sono stati gli ultimi conti di Modica.
Una volta gli stranieri che arrivavano dalle nostre parti erano gli spagnoli. Quelli ricchi, i nobili che poi comandavano. Adesso le nazionalità, le provenienze e i motivi sono diversi. Ma questa, naturalmente, è un'altra storia. Forse anche un'altra geografia.

P.S. Silvia è mezza spagnola.

martedì 31 maggio 2011

Triplice fisco finale

Non è mai bello quando vedi che della tua terra si parla per gli aspetti negativi. Soprattutto è un problema quando c'è il rischio strumentalizzazione. Un rapporto di Unioncamere Veneto e del Centro Studi Sintesi fotografa una mappa dell'evasione fiscale in Italia. E, sorpresa, la provincia più "infedele" è Ragusa. Trieste è la più "buona". Lo studio ha preso in esame sette indicatori, dai consumi di energia e carburante al parco auto ai depositi bancari, misurandone la coerenza con il reddito disponibile. A Ragusa (ma non solo, anche nel resto della Sicilia e del sud; la penultima è Catania), abbondano le auto di grossa cilindrata, le ville e i conti gonfi in banca. Però i redditi e dunque il gettito fiscale non sono adeguati ai consumi: la forbice è troppo ampia e quindi la provincia iblea è ampiamente all'ultimo posto di questa classifica.
Manco a dirlo, l'Italia è spaccata in due: il nord è "virtuoso", o meglio c'è coerenza tra l'alto tenore di vita e i redditi, il sud presenta mediamente un'alta incoerenza tra consumi e gettito fiscale. In realtà, trattandosi di uno studio statistico, è sempre da prendere con una certa cautela. I dati sono indicativi e dimostrano che la lotta all'evasione va oltre il semplice accertamento della Finanza o dell'Agenzia delle Entrate, però non si può dire che il nord è sempre buono e il sud è brutto, sporco e cattivo. Certo, nel Meridione conta molto anche la criminalità organizzata, oltre al lavoro nero e sommerso.
Fatto sta che gli "ottimi risultati" nella lotta all'evasione, tanto vantati da Tremonti, sono stati praticamente solo al nord. In Sicilia nel 2010 l'imposta accertata è diminuita del 6%. Io le tasse le pago, qualcun altro evidentemente no.

mercoledì 27 aprile 2011

La Russia è vicina

Stamattina, mentre andavo in aeroporto a Catania, ho visto una cosa che mi era sfuggita stando lontano dalla mia terra iblea. L'area di servizio di Coffa non è più Tamoil.
Spiego. In contrada Coffa, a Chiaramonte Gulfi (RG), c'è un'importante e conosciuta stazione di servizio: per anni è stata Tamoil ed è un punto di sosta e di incontro per chi viaggia sulla statale 514 Ragusa-Catania. Ma non era una Tamoil come tutte le altre. Nella provincia di Ragusa e nei dintorni, quasi tutti i rifornimenti con quel marchio erano di proprietà di Saro Minardo e della sua Giap. Quello di Coffa era una delle poche eccezioni. Ora le aree di servizio di Minardo sono in buona parte Agip (ma non appartenenti alla rete Eni), qualcuna Esso ed Erg. Tutto era nato da una joint-venture tra la Giap e i produttori libici.
Il petrolio non è solo una risorsa e un'opportunità, in Sicilia. Ci sono di mezzo la politica, l'ecologia, persino gli intrighi internazionali e naturalmente le speculazioni. Il fatto che la fu Tamoil di Chiaramonte non facesse parte dell'impero di don Saro, non vuol dire che fosse (e sia) fuori dai giochi di potere economico per la gestione dell'oro nero in Sicilia. La conferma l'ho avuta stamattina, appunto.
Negli ultimi tempi la russa Lukoil è salita al 60% del capitale di Isab, la società che ha gli impianti di raffinazione a Priolo. Mi ero perso invece il passaggio successivo: Lukoil comincia a radicarsi anche tra i distributori di benzina in Italia. Ne ha aperti tredici in Sicilia: dieci solo nella provincia di Ragusa. Dunque nelle ultime settimane sono comparse le aree di servizio biancorosse a Chiaramonte (appunto Coffa), Comiso, Ragusa, Scicli, Vittoria. Ricordo, a beneficio di chi non lo sapesse, che la provincia iblea ha in tutto 12 comuni, capoluogo compreso.

mercoledì 26 gennaio 2011

Alto Irminio/Südsizilien

Un angolo estremo d'Europa, parola del filosofo irlandese George Berkeley. Già nel Settecento lo sapevano che l'attuale provincia di Ragusa è lontana e isolata. Ma forse l'isolamento non è sempre un male. Quasi tutti dicono che quest'area è diversa dal resto della Sicilia, si sta un po' meglio, il tenore di vita è il più alto del sud Italia. A tal punto che già nel giugno 1997, l'allora presidente della provincia Giovanni Mauro la sparò grossa e propose la secessione (sic) di Ragusa dall'Italia, perché non riceveva i finanziamenti promessi dal governo nazionale. I politici locali sono spesso molto "dinamici" e nel solco di Mauro anche il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, è orgoglioso di rivendicare la diversità della provincia iblea.
Siamo alle soglie del 150° anniversario dell'Unità d'Italia ma è forte la voglia di separarsi piuttosto che di unire, anche in Sicilia c'è fame di autonomia. Dipasquale ha fatto sua la proposta provocatoria di un certo Giorgio Sortino: "Facciamo della provincia di Ragusa la Bolzano del sud". Sortino è il presidente dell'Evr-Ups, sigla complessa che riunisce l'Ente Vertenza Ragusa e l'Unione Province Siciliane; negli anni '90 si è fatto notare per l'idea di mantenere in Sicilia le accise dei proventi delle ricerche petrolifere effettuate nell'Isola.
Per diventare provincia autonoma bisogna "solo" cambiare la Costituzione, dunque è chiaro l'intento provocatorio dell'ipotesi, che torna puntualmente a riaffacciarsi in tempi di crisi - politiche più che economiche.
Io mi chiedo piuttosto se anche a Ragusa verrà introdotto il bilinguismo. Italiano e dialetto vanno bene?