Più di quattro anni fa, esprimevo già su questo blog la mia sostanziale contrarietà all'organizzazione dei Giochi Olimpici a Roma. Allora si parlava dell'edizione del 2020 che poi è stata assegnata a Tokyo. Il governo Monti disse di no, memore dei disastri del passato e consapevole dello stato dei conti pubblici. Nel frattempo sono cambiati i governi e i sindaci di Roma, e la Capitale è stavolta ufficialmente nella short list del Cio, insieme a Parigi, Amburgo, Budapest e Los Angeles, come città candidata a ospitare i Giochi del 2024. Giochi che la nuova giunta del Movimento 5 Stelle (ma soprattutto il vertice extraparlamentare del partito) non vuole. Tra chi auspica prove di forza del governo Renzi per scavalcare il diktat grillino e chi invece pensa che l'Italia non sia adeguata a ospitare grandi eventi del genere, tra chi dice che solo così si possono riattivare investimenti pubblici e chi al contrario fa già l'elenco degli "amici degli amici" che se ne potrebbero arricchire, insomma il dibattito è infinito, forse inconcludente. E i romani? Il Censis dice che sono in maggioranza favorevoli, tra città e provincia. Secondo altri invece non ne vogliono sentire parlare.
E allora che cosa succede nel "bel paese là dove 'l sì suona"? Succede che a dire "sì" sono di più gli altri... Tipo Roberto Maroni che, evidentemente ignorando i regolamenti del Cio, avanza un sogno olimpico per Milano in sostituzione della riluttante Roma, che prima ancora di essere grillina è pur sempre sprecona. Ma sarebbe impossibile per il 2024. E se il Cio non scegliesse Los Angeles, in virtù del nuovo criterio della rotazione dei continenti, a un'altra città europea non toccherebbe più prima del 2032. Il tempo c'è.
Ma intanto, a sparare degli improbabili "sì" si scatenano i personaggi più disparati. Sui social si legge persino di gente che propone Sibari... Oppure, e qui viene il bello, arriva Gianfranco Micciché, figliol prodigo di una Forza Italia in disarmo, che dal suo status di commissario del partito berlusconiano in Sicilia azzarda una candidatura unitaria di tutta l'Isola. Vale la pena riportare per intero il virgolettato (e smontarlo pezzo per pezzo): «Dopo il no di Grillo alle Olimpiadi, chiedo a Crocetta la candidatura di tutta la Sicilia. Il tempo c'è. Bastano un governatore serio, dei sindaci capaci e un'interlocuzione costante e qualificata col governo nazionale. Del resto, a Trapani portammo la Coppa America e ci prendevano per pazzi. Solo che la nostra poi si è rivelata una sana e lucida follia ed è cambiata una città; quella di Grillo e company è follia pura».
Lo sanno tutti che a ospitare i Giochi Olimpici si candidano singole città, non regioni o chissà che altro. Per questo nel 2009 non fu accolta la pur bella e suggestiva candidatura congiunta di Hiroshima e Nagasaki per il 2020. Se quella di Micciché è una provocazione, come molti hanno commentato sbrigativamente, è provocazione inutile, fine a se stessa, tanto per buttarla in caciara e in schermaglie politiche da Bar Sport. Micciché aveva sfidato Crocetta alle regionali del 2012 e non ricordo di aver sentito parlare di Olimpiadi siciliane come elemento caratterizzante di alcun programma elettorale... I riferimenti al "governatore serio" e a "un'interlocuzione costante e qualificata col governo nazionale" sono solo punzecchiature in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Però intanto pure il segretario provinciale del Pd di Palermo, Carmelo Miceli, avanza il subentro del capoluogo siciliano al posto di Roma. Quanto sia attrezzata la città, non saprei: aspirava a essere Capitale europea dello sport 2016 ma le è stata preferita Praga.
Infine, la Coppa America. Un bell'evento, le regate 8 e 9 della Louis Vuitton Cup a Trapani. Era il 2005. Però le inchieste giudiziarie hanno parlato di appalti pilotati dalle cosche legate a Matteo Messina Denaro, di corruzione, di soldi intascati senza completare o nemmeno iniziare i lavori, di politici di spicco coinvolti, come l'ex presidente della Provincia ed ex sottosegretario nel governo Berlusconi, Antonio D'Ali. Parte del porto fu pure sequestrata. E non basta: il primo "grande evento" della Protezione civile targata Guido Bertolaso fu proprio la manifestazione velistica a Trapani. Il sistema degli appalti e delle deroghe eccezionali partì da lì. Bertolaso era pure commissario straordinario designato dal governo Berlusconi ad hoc per l'evento. A Trapani, da allora, esiste una via dei Grandi Eventi (sic), dedicata in un battibaleno a quelle due settimane scarse di regate. Poche ore per deliberare, mentre le vittime di mafia hanno dovuto attendere anche vent'anni per vedersi riconoscere un briciolo di memoria. Altro che "sana e lucida follia"...
Visualizzazione post con etichetta Trapani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trapani. Mostra tutti i post
lunedì 12 settembre 2016
mercoledì 9 maggio 2012
Niente di nuovo sul fronte occidentale
Provare a capire qualcosa delle elezioni in Sicilia rischia sempre di diventare un esercizio talmente complicato da risultare persino inutile. Già le primarie di Palermo avevano fatto parlare tutta Italia e i commenti non erano certo dei migliori. Un centrosinistra spaccato (ma questa non è una notizia, in Sicilia e altrove), a tal punto che l'investitura da candidato se l'era presa l'outsider Fabrizio Ferrandelli contro la favorita Rita Borsellino. Poi invece Leoluca Orlando che si candida 24 ore dopo averlo negato (ribadendolo in aramaico, diceva). E ora dopo il primo turno l'ex sindaco della Primavera, "il professore", sembra lanciato verso l'ennesima riconferma, sempre che riesca a vincere al ballottaggio proprio contro Ferrandelli. Cacciato dall'Idv da Orlando, peraltro. Vabbè, non parlo volutamente del centrodestra: difficile trovare qualcuno ben disposto a fare da vittima sacrificale pronta a immolarsi sulle ceneri del fallimento di Diego Cammarata.
Come se non bastasse, c'è stata la vicenda delle percentuali incerte. Che ha interessato tutta la Sicilia e non solo Palermo. Caos nel conteggio dei voti, si è detto, un problema di errore di interpretazione della legge regionale (il sito elettorale della Regione comunque "non è attualmente consultabile per aggiornamento dati", al momento in cui scrivo).
Oltre a Palermo, si votava in altri 146 comuni siciliani, due dei quali capoluoghi, Trapani e Agrigento. Lo so che parlando della Sicilia e del suo rapporto con il potere, mafia a parte, è facile tirare in ballo il solito Gattopardo e il-cambiare-tutto-per-non-cambiare-niente. A me non piace citare quella che è ormai diventata una frase fatta, però in effetti vedendo quello che è successo nei tre capoluoghi siciliani al voto, mi sembra proprio che le cose siano andate così. L'eventuale elezione di Orlando è sicuramente un fatto imprevisto (ma non imprevedibile), eppure stiamo parlando di uno che ha già fatto il sindaco per 12 anni. Di nuovo c'è che oggi è il candidato della sinistra...
Poi c'è Agrigento. Dove il sindaco uscente Marco Zambuto è avanti al primo turno e al ballottaggio se la vedrà con il candidato del Pdl Salvatore Pennica. Zambuto è quello che presentandosi con l'Udeur si fece votare cinque anni fa dal centrosinistra e passò subito dopo al centrodestra, cioè fece una giunta centrista, tra rimpasti e mezzi ribaltoni. Ora si è candidato con l'Udc. Sindaco uscente che può sperare nella riconferma, dunque. Forse ci voleva davvero Fonziu Purtusu per una ventata di novità.
E infine Trapani. Qui il sindaco uscente Girolamo Fazio non si poteva ricandidare, ma ha fatto la sua bella lista in appoggio all'aspirante sindaco del Pdl Vito Damiano. Risultato: la sua lista è la seconda più votata, lui rientrerà in consiglio comunale e Damiano andrà al ballottaggio con l'ex deputato di Forza Italia Giuseppe Maurici. Fazio, tanto per intenderci, è quello che si è fatto propaganda con la riscrittura della Genesi in suo onore recitata da bambini trapanesi.
Certo, il 61-0 sembra ormai davvero un evento storico sbiadito. Ma se questa è la Sicilia dei laboratori politici, mi sa che di test bisognerà ancora farne tanti.
Aggiornamento del 22 maggio 2012. Breve, secco, inequivocabile. Al ballottaggio hanno vinto Orlando a Palermo, Zambuto ad Agrigento, Damiano – cioè Fazio – a Trapani. Niente di nuovo sul fronte (della Sicilia) occidentale.
Oltre a Palermo, si votava in altri 146 comuni siciliani, due dei quali capoluoghi, Trapani e Agrigento. Lo so che parlando della Sicilia e del suo rapporto con il potere, mafia a parte, è facile tirare in ballo il solito Gattopardo e il-cambiare-tutto-per-non-cambiare-niente. A me non piace citare quella che è ormai diventata una frase fatta, però in effetti vedendo quello che è successo nei tre capoluoghi siciliani al voto, mi sembra proprio che le cose siano andate così. L'eventuale elezione di Orlando è sicuramente un fatto imprevisto (ma non imprevedibile), eppure stiamo parlando di uno che ha già fatto il sindaco per 12 anni. Di nuovo c'è che oggi è il candidato della sinistra...
Poi c'è Agrigento. Dove il sindaco uscente Marco Zambuto è avanti al primo turno e al ballottaggio se la vedrà con il candidato del Pdl Salvatore Pennica. Zambuto è quello che presentandosi con l'Udeur si fece votare cinque anni fa dal centrosinistra e passò subito dopo al centrodestra, cioè fece una giunta centrista, tra rimpasti e mezzi ribaltoni. Ora si è candidato con l'Udc. Sindaco uscente che può sperare nella riconferma, dunque. Forse ci voleva davvero Fonziu Purtusu per una ventata di novità.
E infine Trapani. Qui il sindaco uscente Girolamo Fazio non si poteva ricandidare, ma ha fatto la sua bella lista in appoggio all'aspirante sindaco del Pdl Vito Damiano. Risultato: la sua lista è la seconda più votata, lui rientrerà in consiglio comunale e Damiano andrà al ballottaggio con l'ex deputato di Forza Italia Giuseppe Maurici. Fazio, tanto per intenderci, è quello che si è fatto propaganda con la riscrittura della Genesi in suo onore recitata da bambini trapanesi.
Certo, il 61-0 sembra ormai davvero un evento storico sbiadito. Ma se questa è la Sicilia dei laboratori politici, mi sa che di test bisognerà ancora farne tanti.
Aggiornamento del 22 maggio 2012. Breve, secco, inequivocabile. Al ballottaggio hanno vinto Orlando a Palermo, Zambuto ad Agrigento, Damiano – cioè Fazio – a Trapani. Niente di nuovo sul fronte (della Sicilia) occidentale.
domenica 29 aprile 2012
Mauro Barbanera, il pirata che faceva paura ai ladroni
Quest'anno il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, insieme all'Associazione Ilaria Alpi, ha dedicato proprio a Rostagno il premio "Una storia ancora da raccontare". Ho partecipato. Ho scritto un pezzo sulla storia di quello strano attivista-sociologo-giornalista. Ho giocato un po' con le parole, a dirla tutta. Sono arrivato secondo.
Un racconto di contrasti, tra il bianco e nero e i colori, tra la luce e il lutto, tra la vita e la morte. Eccolo (è anche qui).
La storia di Mauro Rostagno è una storia di colori. Da raccontare un po’ a colori, un po’ in bianco e nero. È a colori il Rostagno “arancione”, quello che abbraccia le filosofie orientali e il pensiero di Osho. È arancione il Mauro che fonda la comunità Saman. È bianco e nero Mauro, quando il boss di Trapani Mariano Agate lo minaccia pubblicamente: «Diteci a chiddu ca varva e vistutu di bianco ca finissi di riri minchiati». La varva, la barba è nera, e Mauro è vestito di bianco. Quasi un’icona: un uomo venuto da lontano a vestire il bianco dell’onestà e della verità in una terra che troppo spesso tra la luce e il lutto, per dirla con Bufalino, sceglie il colore oscuro della morte e del dolore.
I colori, la luce della Sicilia, i simboli, non sono inutili nella storia e nella vita di Mauro Rostagno. Una storia e una vita che diventano siciliane trent’anni fa, ma che in fondo sono siciliane da sempre. Mauro Rostagno non è nato in Sicilia, come Danilo Dolci o Mauro De Mauro. Ma è siciliano nel cuore, “trapanese per scelta”, scelta insolita se nasci a Torino. È siciliana la sua vita, con tutte le complessità che forse solo una vita siciliana può vantare. Sociologo antimafia, come Dolci. Giornalista antimafia, come De Mauro. E ucciso dalla mafia, come De Mauro.
Tutto quello che Rostagno ha fatto prima di diventare “quello con la barba e vestito di bianco” è storia. La “s” è minuscola o maiuscola a piacimento. È la singola storia di un uomo del suo tempo e nel suo tempo, piccola e grande insieme, dunque. La politica, i movimenti, la militanza, la cultura alternativa, la contestazione, il Sessantotto, Trento e la sociologia, Lotta Continua: il Mauro Rostagno giovane è in fondo la biografia di un’intera nazione, di un’intera generazione. La sua vita è il racconto di una società che cambia, anche tra provocazioni, controversie e tensioni. Quella di Rostagno è una delle tante storie minuscole che hanno fatto l’altra Storia, quella maiuscola, grande, italiana.
Prima di Saman, la Sicilia è già entrata nella vita di Mauro. Anzi, è Mauro che entra nella vita e nella quotidianità della Sicilia e comincia già nei primi anni Settanta a rivoltare Palermo e l’Isola, all’università e in politica. Ma è chiaro che con Saman tutto cambia. Da centro di meditazione “arancione” a comunità terapeutica per il recupero dei tossicodipendenti, un’isola di serenità in un territorio martoriato, dove il dolore è nascosto sotto quel velo nero che non si può squarciare. Ma Rostagno quel velo l’ha strappato e ha provato a far brillare un po’ di bianco e di luce. Lo ha fatto anche da giornalista. E questo dovrebbe insegnare molto a chi vuole fare quel mestiere: non è eroismo, è semplice ricerca della verità. Come De Mauro prima di lui, Rostagno paga con la vita il suo lavoro, la sua missione, le denunce: muore da siciliano, lui che siciliano lo è diventato per adozione. Adozione reciproca, s’intende.
Mauro Rostagno è morto da siciliano, come quei siciliani che cercano la verità e non si fermano alla faccia delle cose, non si accontentano dei colori superficiali. Una passione, il giornalismo, non tanto un lavoro. Anche un modo per dare una seconda occasione ai ragazzi di Saman. Una terapia civile. Dagli schermi di Radio Tele Cine, la Rtc di Trapani, l’uomo con la tunica bianca e la barba nera usava tanti colori. Colorato era il suo “mestiere della parola”. Il boss Agate si sbagliava: non erano “minchiate”, quella era l’ironia con cui Mauro prendeva in giro i potenti. Faceva paura quel sorriso, la veste bianca e la barba lo rendevano un “pirata” molto temuto dai “ladroni”, Rostagno era un giustiziere buono e onesto.
Aveva solo 46 anni, il “pirata”, quando la mafia lo uccise. La mafia, quella trama nera (nera come il lutto) che ha attraversato la Storia – e le storie – d’Italia e della Sicilia. Una trama fatta di morte, depistaggi, connivenze, collusioni, trattative occulte. Appunto un fenomeno nero, oscuro, che si concede un’incursione a colori solo quando vira sul rosso, sul sangue. Il rosso, un colore acceso ma che diventa drammatico, quando sporca la veste bianca di Mauro Rostagno.
C’hanno provato in molti modi, a trovare moventi alternativi, come se fosse sconveniente ammettere che quel 26 settembre 1988 la vita e i colori vivi di Mauro Rostagno finivano sotto i colpi e la violenza della mafia. Ci sono voluti più di vent’anni prima che nel 2009 il boss Vincenzo Virga fosse arrestato come mandante dell’omicidio del sociologo-giornalista torinese per nascita e trapanese per scelta. Un epilogo a tinte solo un poco più chiare. Intanto si è detto di tutto: hanno tirato in ballo l’omicidio Calabresi, le armi in Somalia, Gladio, persino presunti moventi di droga interni a Saman.
Hanno provato a sviare le indagini, creare dubbi, macchiare la reputazione e il ricordo di Mauro Rostagno. Che era vestito di bianco, aveva la barba nera e parlava un linguaggio arcobaleno. Ed è stato macchiato di rosso, colore del sangue e della vergogna, il sangue di Mauro e la vergogna di chi lo ha ucciso e dimenticato. Ma anche il rosso dei melograni in mezzo ai quali riposa, il pirata sorridente che sconfiggeva i ladroni.
sabato 9 luglio 2011
La minaccia pro-messa
Fare il giornalista in certe zone dell'Italia non è per niente facile. La categoria non gode di tantissima stima nell'opinione pubblica (opinione comune?), però ci sono colleghi che fanno questo mestiere-lavoro-professione-chiamatelo come volete, con passione, dedizione, impegno e consapevolezza dei rischi che si possono correre. In Sicilia i giornalisti minacciati per le loro inchieste purtroppo non mancano. E non sono mancati i morti. Sembra scontato che le intimidazioni vengano soprattutto da quell'agglomerato che chiamiamo mafia. Ma non solo.
Gianfranco Criscenti è un collaboratore trapanese del Giornale di Sicilia e dell'Ansa, Giuseppe Pipitone scrive sui Quaderni de L'Ora, rivista erede del glorioso quotidiano palermitano. Criscenti ha ricevuto una lettera anonima in cui lui e Pipitone sono minacciati di morte. Quale filo scoperto hanno toccato? Quale merda hanno pestato (non nel senso portafortuna)? Insomma, a chi hanno dato fastidio? La lettera è chiara: i due devono «lasciare in pace monsignor Miccichè». Francesco Miccichè è il vescovo di Trapani. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati articoli su un'inchiesta della magistratura trapanese su un ammanco di un milione di euro da parte di alcune fondazioni gestite dalla Curia. Il Vaticano era corso ai ripari, mandando in "ispezione" il vescovo di Mazara, monsignor Domenico Mogavero, ufficialmente "visitatore apostolico" nella vicina diocesi del capoluogo. Come se non bastasse, si è poi parlato di una lettera che Miccichè avrebbe mandato per raccomandare in Vaticano il faccendiere della P4, Luigi Bisignani. Tutto smentito dal vescovo, naturalmente. La lettera in realtà esiste, firmata e timbrata dallo stesso monsignore, che però l'ha denunciata come un falso.
Il messaggio di minacce a Criscenti e al giovane Pipitone allude anche a Giuseppe Lo Bianco, altro cronista siciliano che della vicenda si è occupato sul Fatto Quotidiano. Naturalmente ai tre arrivano attestati di stima e solidarietà da parte dei colleghi, dell'Ordine dei giornalisti e dell'Unione nazionale dei cronisti italiani. Il presidente dell'Ordine regionale, Vittorio Corradino, parla esplicitamente di «poteri affaristico-mafiosi» infastiditi dalle inchieste di una stampa libera e indipendente. In effetti dubito che la lettera fosse solo lo sfogo di una "pecorella smarrita" che ci tiene tanto al suo "pastore"...
Gianfranco Criscenti è un collaboratore trapanese del Giornale di Sicilia e dell'Ansa, Giuseppe Pipitone scrive sui Quaderni de L'Ora, rivista erede del glorioso quotidiano palermitano. Criscenti ha ricevuto una lettera anonima in cui lui e Pipitone sono minacciati di morte. Quale filo scoperto hanno toccato? Quale merda hanno pestato (non nel senso portafortuna)? Insomma, a chi hanno dato fastidio? La lettera è chiara: i due devono «lasciare in pace monsignor Miccichè». Francesco Miccichè è il vescovo di Trapani. Nelle ultime settimane sono stati pubblicati articoli su un'inchiesta della magistratura trapanese su un ammanco di un milione di euro da parte di alcune fondazioni gestite dalla Curia. Il Vaticano era corso ai ripari, mandando in "ispezione" il vescovo di Mazara, monsignor Domenico Mogavero, ufficialmente "visitatore apostolico" nella vicina diocesi del capoluogo. Come se non bastasse, si è poi parlato di una lettera che Miccichè avrebbe mandato per raccomandare in Vaticano il faccendiere della P4, Luigi Bisignani. Tutto smentito dal vescovo, naturalmente. La lettera in realtà esiste, firmata e timbrata dallo stesso monsignore, che però l'ha denunciata come un falso.
lunedì 4 luglio 2011
Il vecchio e il male
Oggi avrei voluto limitarmi a scrivere un post sul restauro del murale di Giovanni Falcone a Catania. Ma ai volti dell'antimafia fanno purtroppo da contraltare i volti della mafia e oggi uno di questi si riaffaccia prepotentemente sulla cronaca.La polizia scientifica ha ricostruito il nuovo identikit del superboss Matteo Messina Denaro. La tecnica è quella dell'age progression, che tiene conto dell'evoluzione dei connotati in funzione dell'avanzamento dell'età. L'identikit è stato rielaborato su quello precedente del 2007 e sulle poche immagini (datate) conosciute. MMD è invecchiato. Sembra più vecchio dei quarantanove anni che ha in realtà, ne dimostra qualcuno in più. Saranno gli stenti della latitanza, chissà... In fondo il volto è lo stesso, solo con qualche ruga in più e qualche capello in meno. Anche Diabolik invecchia. Certo, se Messina Denaro ha chiesto aiuto alla chirurgia plastica ed estetica l'identikit non può dirlo.
domenica 27 febbraio 2011
Isolani isolati #4
lunedì 10 gennaio 2011
Isolani isolati #2
Dopo le Eolie, ora tocca a Pantelleria. I disagi per le isole minori siciliane non finiscono mai.
I titolari delle edicole di Pantelleria hanno ricevuto un'email dell'Anpress, l'azienda responsabile della distribuzione dei giornali nell'isola, comunicando che da oggi fino al mese di aprile non saranno più inviati i quotidiani, escluso il Giornale di Sicilia. Non è la prima volta che accade e il sindaco Alberto Di Marzo non può far altro che protestare. Insomma, mandare giornali per i soli panteschi evidentemente non conviene, meglio aspettare che sull'isola arrivino i turisti. Non è un caso che i giornali siano consegnati regolarmente nel periodo estivo e invece "scompaiano" in inverno. Ora l'unico mezzo disponibile per il trasporto sarebbe la nave che parte da Trapani a mezzanotte; i giornali arriverebbero praticamente già vecchi. Finora invece i giornali arrivavano via aerea, ma nella mail non si spiega se ci siano delle ragioni economiche per la sospensione del servizio.
Spero di non dover aggiornare con altri disservizi nelle rimanenti isole minori.
I titolari delle edicole di Pantelleria hanno ricevuto un'email dell'Anpress, l'azienda responsabile della distribuzione dei giornali nell'isola, comunicando che da oggi fino al mese di aprile non saranno più inviati i quotidiani, escluso il Giornale di Sicilia. Non è la prima volta che accade e il sindaco Alberto Di Marzo non può far altro che protestare. Insomma, mandare giornali per i soli panteschi evidentemente non conviene, meglio aspettare che sull'isola arrivino i turisti. Non è un caso che i giornali siano consegnati regolarmente nel periodo estivo e invece "scompaiano" in inverno. Ora l'unico mezzo disponibile per il trasporto sarebbe la nave che parte da Trapani a mezzanotte; i giornali arriverebbero praticamente già vecchi. Finora invece i giornali arrivavano via aerea, ma nella mail non si spiega se ci siano delle ragioni economiche per la sospensione del servizio.
Spero di non dover aggiornare con altri disservizi nelle rimanenti isole minori.
sabato 1 gennaio 2011
Donne che odiano le donne
Sono stati i genitori della minorenne a denunciarla. Si erano opposti alla strana relazione e anche loro erano stati minacciati.
La donna aveva ingannato le ragazze sulla propria identità sessuale, dicendo di essersi sottoposta a interventi chirurgici dopo un incidente stradale e di avere subito una modifica sessuale a causa di un carcinoma. In questo modo le quattro giovani vittime si erano convinte che lei fosse lui.
Disorientamento sessuale?
lunedì 27 dicembre 2010
Un terno al totocalcio
Qualche giorno fa, a Modica un pizzaiolo ha vinto centomila euro con un gratta e vinci da cinque euro. Buon per lui. Ha speso poco e ha guadagnato tanto.
Non va sempre così. Eppure i giocatori abituali, per non dire quelli incalliti, non smettono di tentare la fortuna nonostante le limitate possibilità di vincita e le grandi somme di denaro investite. E le ricevitorie aumentano un po' ovunque. In Sicilia in particolare.
Lo confermano i dati diffusi dall'Agenzia Giornalistica Concorsi e Scommesse (Agicos). Se si escludono Roma, Milano e Napoli, sono in generale le regioni del centro-sud a vantare i primati nelle classifiche delle città dove si scommette e si gioca di più: Lotto, Superenalotto, Bingo, scommesse, lotterie varie. I dati più sorprendenti sono quelli sulla spesa pro-capite nel 2010 per gratta e vinci e lotterie. Qui spopolano Puglia e Sicilia. La media nazionale è di 165 euro. A Brindisi invece se ne sono spesi 357, praticamente un euro al giorno. Seguono Foggia (314), la prima delle siciliane Trapani (309), poi il capoluogo pugliese Bari (294), a sorpresa la "mia" Ragusa con 291 euro precede di poco Messina (289) e Taranto (286). La prima del nord è Lodi con "appena" 210 euro.
Interessante anche il dato sulle newslot, le macchine da bar approvate dai Monopoli di Stato. Le città siciliane in questo caso occupano gli ultimi posti, a causa della stimata alta incidenza del gioco illegale.
Numeri a parte, non ci sarebbe molto da esultare per questi primati, soprattutto se si confrontano con i magri risultati delle classifiche per la qualità della vita, che relegano la Sicilia e quasi tutto il sud sul fondo delle graduatorie. Evidentemente non siamo messi bene, se le uniche speranze sono le scommesse e le lotterie.
Non va sempre così. Eppure i giocatori abituali, per non dire quelli incalliti, non smettono di tentare la fortuna nonostante le limitate possibilità di vincita e le grandi somme di denaro investite. E le ricevitorie aumentano un po' ovunque. In Sicilia in particolare.
Interessante anche il dato sulle newslot, le macchine da bar approvate dai Monopoli di Stato. Le città siciliane in questo caso occupano gli ultimi posti, a causa della stimata alta incidenza del gioco illegale.
Numeri a parte, non ci sarebbe molto da esultare per questi primati, soprattutto se si confrontano con i magri risultati delle classifiche per la qualità della vita, che relegano la Sicilia e quasi tutto il sud sul fondo delle graduatorie. Evidentemente non siamo messi bene, se le uniche speranze sono le scommesse e le lotterie.
tags:
Agicos,
gioco,
gratta e vinci,
lotterie,
Messina,
Monopoli di Stato,
newslot,
Ragusa,
Sicilia,
società,
Superenalotto,
Trapani
Iscriviti a:
Post (Atom)









