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domenica 3 aprile 2016

Ex-commerce

Per anni ho trovato grottesca la definizione "isole comprese" negli annunci pubblicitari. Della serie: vabbè, se proprio volete veniamo a consegnare pure nelle vostre lande desolate in mezzo al mare. Le stesse lande, per inciso, che tanto piacciono per andarci a fare le vacanze.
Così, quando ho visto che Amazon (e non solo, verosimilmente) ha recepito una normativa internazionale sul trasporto aereo civile e ha deciso che dal primo aprile di quest'anno non consegna più alcuni prodotti particolari nelle isole italiane, ho ripensato a quella vecchia clausola da televendita. Amazon non consegnerà più in Sicilia, Sardegna e altre isole batterie al litio e power bank (caricabatterie portatili). Le batterie al litio sono pericolose per l'ambiente, possono surriscaldarsi in determinate condizioni termiche. E infatti in aeroporto ci sono annunci e avvisi sui rischi: io li ho notati realmente solo ieri, dopo aver letto della notizia di Amazon...
In breve, il divieto vale per i voli di linea. Quegli oggetti possono essere trasportati solo su cargo, ma evidentemente Amazon si è spesso servita di un "passaggio" nelle stive degli aerei passeggeri. Ora non sarà più possibile. Ma perché le isole? Forse per ragioni logistiche. Boh. Ecco la nota di Amazon sulla questione (con interessanti spunti):
Tutti gli articoli che contengono sostanze infiammabili, pressurizzate, ossidanti, corrosive, pericolose per l'ambiente, irritanti o dannose, venduti e spediti da Amazon, non possono essere consegnati nelle isole italiane.
Di seguito, una lista non esaustiva di località verso cui la consegna non è possibile:
  • Sardegna
  • Sicilia
  • Venezia
  • Ponza
  • Capraia
  • Isola d'Elba
  • Isola del Giglio
  • Monte Argentario
  • Isole Tremiti
  • Bacoli
  • Capri
  • Ischia
  • Procida
Restrizioni analoghe o ulteriori potrebbero essere applicate anche dai venditori Marketplace. Eventuali restrizioni alla spedizione verranno visualizzate al momento dell'ordine.
Immagino che Sicilia e Sardegna includano tutte le altre rispettive isole minori (quelle abitate, solo in Sicilia, sono 14). Nella lista ci sono anche posti mai raggiunti da un aereo in vita loro... Eppure la restrizione di Amazon & co. vale anche lì. I venditori "marketplace" sono altre piattaforme di e-commerce, come eBay per esempio. La responsabilità, secondo la nuova normativa, è di chi spedisce; ecco spiegata la cautela. I corrieri utilizzati da Amazon hanno imposto queste regole e dunque il colosso di Jeff Bezos (peraltro molto apprezzato in Italia a livello mediatico-governativo: il vicepresidente Diego Piacentini andrà a fare pro bono il commissario al digitale per Renzi) si è adeguato per evitare rischi. Lo stesso in Francia con la Corsica o in Spagna con Ibiza. Ma alla fine è anche una questione di numeri. Siccome in percentuale questi prodotti sono pochi sul totale, Amazon ha messo in unico grande gruppo "geografico" anche quelle zone in cui le consegne si fanno via nave, anziché gestire singolarmente la categoria in questione. Però pensavo che le quelle sostanze fossero "pericolose per l'ambiente" anche sulla terraferma...
Ma il bello è che tra le isole ci mette pure Venezia e l'Argentario. Cioè zone lagunari. Anche se poi Amazon ha precisato che Venezia è esclusa da queste restrizioni. E questo mi conferma nella mia impressione che ci sia stata un po' di sciatteria nello stilare quella lista. Che non è davvero esaustiva, ma non solo perché omette isole isolette e località vicine a quelle elencate.
Ci sarebbe per esempio anche Monte Isola, la più grande isola lacustre dell'Europa centro-meridionale, comune interamente isolano sul lago d'Iseo, Brescia. Ma sarà la mia solita pignoleria geografica, chissà.
Nessun problema comunque. Amazon ha un servizio clienti efficiente, che saprà rispondere a ogni dubbio, aperto in pompa magna nel 2014. Si trova davanti all'uscita dell'aeroporto di Cagliari...

giovedì 30 ottobre 2014

Cuore caldo e mente fredda

In Piemonte c'è un grande vulcano. Stupiti, vi vedo stupiti. Non è uno scherzo, nonostante il nome sembri quello di un parco giochi: Supervulcano. Si trova in Valsesia (provincia di Vercelli), zona nota per essere la patria dei tessuti di lusso Loro Piana e del leghista Gianluca Buonanno, prima che ambedue migrassero in Francia. C'è il Sacro Monte di Varallo, patrimonio Unesco dal 2003. Sulle rapide del fiume Sesia si fa rafting e più su in montagna si mangiano ottimi spezzatini di cervo (vi lascio immaginare quale dei due ho sperimentato...). E poi c'è lui, appunto, il supervulcano, pardon Supervulcano. In realtà non è un vulcano, era un vulcano. Nel 2009 infatti è stato scoperto questo enorme fossile (circa 20 chilometri di diametro: è un unicum al mondo, perché è visibile il sistema di alimentazione) di una caldera attiva 250-300 milioni di anni fa. Numeri da far impallidire i creazionisti.
Detto questo, dalla Valsesia alla Sicilia la distanza è tanta e sarebbe lecito chiedersi cosa c'entra un vulcano estinto sulle Alpi con la Trinacria. Ecco, ho scoperto l'esistenza del Supervulcano solo casualmente qualche giorno fa. Perché in occasione del Salone del Gusto di Torino è stato presentato un progetto, che coinvolge anche l'Anci (l'associazione dei comuni) e Slow Food, per valorizzare i territori vulcanici italiani. E qui spuntava Supervulcano, geoparco riconosciuto dall'Unesco. Progetto romantico: si chiama "Terre dal cuore caldo". Ci sono appunto i comuni della Valsesia e Valsessera toccati dal vulcanissimo piemontese, poi i parchi nazionali dell'Etna e del Vesuvio, quelli regionali dei Castelli Romani, dei Colli Euganei e delle Alpi Marittime, poi Catania, Ustica e i tre centri dell'isola di Salina. Prossimamente ci saranno anche i comuni dell'area flegrea (i Campi Flegrei sono uno dei dieci maggiori supervulcani al mondo, tipo Yellowstone), con le isole del golfo di Napoli, e quelli di Acquapendente, Orvieto e Bolsena insediati nel territorio dell’antico Vulsinio.
Un attimo. Qualcosa non quadra. L'iniziativa vuole promuovere e valorizzare tutti quei territori dalla morfologia di origine vulcanica, anche secondaria. Ci sono i grandi vulcani italiani, persino spenti, il bradisismo di Pozzuoli, la geotermia toscana e i laghi vulcanici. E la Sicilia, la terra più vulcanica d'Europa dopo l'Islanda, dov'è?
Va bene l'Etna (ci mancherebbe altro, è anche patrimonio Unesco), Ustica è un'isola di origine vulcanica, così come Salina ovviamente. Ma il resto delle Eolie? E le altre isole minori siciliane, tutte vulcaniche tranne le Egadi? Non vorrei spingermi troppo oltre e citare anche il complesso di Monte Lauro, negli Iblei, attivo nel Miocene. Io non so come sia nato il progetto, ma certamente ci sono delle lacune. Temo che la colpa sia proprio delle amministrazioni mancanti. Gli assenti hanno sempre torto. Com'è possibile che a Salina, dove i tre piccoli comuni (Santa Maria Salina, Malfa e Leni) quasi non si parlano, per una volta hanno trovato un accordo? Bravi loro. Ma perché mancano tutte le altre Eolie??? Timidamente ricordo che ci sarebbero, perlomeno, Vulcano (V-U-L-C-A-N-O!) e Stromboli. Non saranno supervulcani, ma insomma...


P.S. Da quando ho scoperto l'esistenza del Supervulcano, non faccio altro che canticchiare Supernatural Superserious dei R.E.M. Ieri ho rivisto il video e ho capito il perché: verso la fine, dal minuto 3 e 25, dietro la testa di Mike Mills si legge "toma piemontese". Profondamente valsesiano.

martedì 11 giugno 2013

La découverte de l'eau chaude

Qualcuno dica per favore al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di stare attento quando va in vacanza. Ogni anno, ogni estate, il capo dello Stato e donna Clio se ne vanno a Stromboli, nelle isole Eolie. E io, giustamente, li invidio. Però qualche giorno fa scopro che il quotidiano francese Libération stila un elenco di spiagge da evitare assolutamente. «Non tutte le spiagge rispondono al cliché delle cartoline», e fin qui siamo d'accordo. Ma nel loro «giro del mondo dei posti che non vi raccomandiamo», i colleghi francesi ci informano che, tra litorali infestati da meduse velenose, isole stra-popolate di uccelli marini e spiagge sorvolate a bassissima quota da Boeing in atterraggio, anche Stromboli merita di essere segnalata tra «le più improbabili».
Pourquoi? Per le lingue di fuoco del vulcano, quelle della Sciara, che quando raggiungono il mare portano la temperatura dell'acqua a 90 gradi. Beh, mi sembra un motivo inappuntabile. Mi chiedo solo perché l'unica spiaggia italiana da evitare sia proprio quella di Stromboli, la cui unica colpa è essere uno dei vulcani attivi più importanti al mondo (non a caso geologi e vulcanologi hanno classificato a livello internazionale la "fase stromboliana" per descrivere l'attività eruttiva esplosiva di media intensità con lancio di lapilli e ceneri).
Immediatamente penso a tutti i litorali cementificati, a quelli inquinati, agli scarichi industriali, alle mucillagini e ad altre amenità che caratterizzano molti chilometri di coste italiane.
La guida di Libération non ha sicuramente la pretesa di essere "scientifica" e riconosco anche una certa ironia in alcune descrizioni. Mi lascia solo perplesso, ripeto, che ci sia Stromboli. Non per puro campanilismo siculo. Certe colate laviche in Islanda o alle Hawaii possono essere pure più pericolose, temo.
L'ultima eruzione tragica dello Stromboli è quella del 1930: 5 morti e decine di feriti. Pare che allora, come già nel 1919, le esplosioni furono causate da infiltrazioni di acqua marina nel camino vulcanico (al contrario di quanto avvertono da Libé, fu l'acqua a entrare in contatto con il magma e non viceversa!, ndr).
Il monito di Libération è rivolto, ça va sans dire, al turista che, intelligente e avveduto, vuole scegliere con oculatezza la spiaggia ideale per le sue vacanze. Dubito infatti che dalla Francia si siano preoccupati dei disservizi e dei disagi con cui hanno a che fare quelli che a Stromboli ci vivono. Immagino che sull'isola, in particolare nel piccolo borgo di Ginostra, siano disposti a barattare un po' di acqua rovente con meno problemi logistici quotidiani, tipo le difficoltà nei collegamenti marittimi, la sospensione di certi servizi (postali, medici e idrici, per esempio), persino le messe razionate perché la chiesa è ancora da restaurare. O, per restare a Ginostra, gli impianti elettrici vecchi che costringono i pochi residenti a continui blackout. E così qualche settimana fa alcuni ginostrani si sono rivolti addirittura alla cancelliera tedesca Angela Merkel, pregandola di portare all'Unione Europea le istanze del borgo. No, amici francesi, non è un sussulto estremo di europeismo, è che a Ginostra il 20% degli abitanti (10 su 50) è tedesco, di quei nordici che a Stromboli sono arrivati nonostante l'acqua calda. Sempre lì, a Ginostra, fino all'autunno scorso, il problema era la mancanza di una sezione elettorale per i 37 elettori del borgo, che solo dalle politiche 2013 hanno potuto votare senza doversi spostare in barca da un'altra parte dell'isola.
Stiamo parlando comunque dell'isola che fece da sfondo a uno dei classici del neorealismo italiano, Stromboli terra di Dio, di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman (1950). A quel tempo, al massimo, la temperatura molto alta che avrebbe sconsigliato di fare un giro da quelle parti era dovuta piuttosto alla guerra tra la Bergman e Anna Magnani che si fece soffiare dalla diva svedese l'uomo (Rossellini appunto) e il ruolo di protagonista e per ripicca montò a Lipari la produzione di Vulcano di William Dieterle... ("guerra" che fece ri-scoprire le Eolie come mèta turistica, en passant)
Se poi a Libération non sono cinefili e preferiscono la letteratura, ricordiamo che già nel 1864 il loro connazionale Jules Verne ambientò a Stromboli la conclusione di Viaggio al centro della terra.
Un po' di rispetto, colleghi transalpini. Sapete come lo chiamano i suoi abitanti, lo Stromboli? Iddu, Lui. E pazienza se erutta e l'acqua si fa troppo calda ogni tanto. Come direbbe lo zio di Johnny Stecchino, «iè la natura».

sabato 16 giugno 2012

Isolani isolati #8

Dici Lampedusa e ti vengono in mente tante cose. Sappiamo benissimo quali. Se parliamo di politica, è quasi inevitabile pensare alla Lega Nord. Solo in Sicilia (e in Italia) può succedere che il partito nordista sia riuscito a sfondare nel comune più meridionale. Alle elezioni di maggio, però, il sindaco uscente Bernardino De Rubeis - che si presentava con le liste "Dino il Sindaco Buono" e "Tre Isole... un Cuore" ed era sostenuto dalla pasionaria leghista Angela Maraventano - è stato sconfitto. Addirittura è arrivato quarto, con il 17,5% dei voti, preceduto anche da altri due ex sindaci, Bruno Siragusa e Totò Martello, oltre che dal nuovo primo cittadino. Che si chiama Giusi Nicolini, storica esponente di Legambiente.
Cambiano i sindaci, com'è anche normale che sia, ma restano disagi e problemi. Il comune di Lampedusa comprende tutto l'arcipelago delle Pelagie, dunque anche Linosa e Lampione (appunto tre isole, come nella lista di De Rubeis). L'ultima è piccolissima e disabitata, ma a Linosa un po' di gente ci vive. E anche lì i problemi e i disagi non mancano. Non bastasse la frequenza irregolare della nave che porta a Lampedusa e Porto Empedocle, ci si mette adesso anche la mancanza di benzina sull'isoletta. In realtà il carburante a Linosa manca da molto tempo: la precedente giunta aveva concesso il suolo pubblico a una ditta palermitana, la Cusumano, per costruire - con le procedure speciali riservate alle opere di pubblica utilità - un distributore di benzina, che c'è ma non funziona.
Ora i cittadini di Linosa protestano, radunando le loro auto davanti alla delegazione comunale e chiudendo i negozi, e denunciano i disagi che rischiano di peggiorare con l'arrivo dell'estate. Anche perché l'alternativa è fare rifornimento a Lampedusa, dove la benzina costa due euro al litro. E pure il neosindaco Nicolini si fa portavoce delle lamentele dei linosani: «Se Cusumano non è realmente interessato a quel punto vendita, ha il dovere di dirlo chiaramente e noi ci muoveremo di conseguenza per garantire l'erogazione di un servizio di pubblica utilità». Nicolini dice anche altro: «Va garantito l'accesso ai rifornimenti. Sarebbe estremamente grave se l'idea del distributore si rivelasse un'ennesima presa in giro nei confronti di una comunità piegata per tanti anni dall'isolamento, dalla crisi e dall'abbandono». Come sempre, vanno risolti prima i problemi quotidiani, poi si può pensare ai progetti ambiziosi. Il sindaco di Legambiente si dice «convinta che Linosa debba puntare per il futuro sulla mobilità sostenibile». Ha ragione. Al momento è insostenibile.

mercoledì 6 luglio 2011

Isolani isolati #7

Dici vulcano e ti viene in mente il fuoco, di certo non l'acqua. Se poi Vulcano ha la "v" maiuscola e dunque è la terza isola delle Eolie, all'acqua ci pensi ancora di meno. Per carità, è un'isola e quindi l'acqua in qualche modo c'è... E ci sono pure le acque termali. Il fatto è che in tutto l'arcipelago delle "sette sorelle" i disservizi maggiori, oltre a quelli nei collegamenti con la terraferma, sono nell'approvvigionamento dell'acqua. Il problema delle risorse idriche peraltro non risparmia il resto dei siciliani: servizi carenti, tariffe altissime, forniture saltuarie. A Vulcano però da tre giorni le scorte di acqua sono praticamente esaurite nelle case, negli alberghi e nei residence. La seconda interruzione in pochi giorni dipende dalla rottura di una tubatura, che ha impedito alla nave cisterna della Vemar di riempire i serbatoi. Residenti e turisti costretti a lavarsi con l'acqua minerale! (e io che in Congo mi lavavo con l'acqua piovana...)
Un paio di giorni fa è arrivato nell'isola il classico ospite vip che popola le estati eoliane. Elton John è sbarcato con il suo mega-yacht. Elton, compratela almeno una cassa da sei bottiglie.

giovedì 30 giugno 2011

Piscine e Libertà

Non sono mai stato a Filicudi, nelle Eolie. Deve essere bellissima. Infatti è tra le mete preferite dei turisti che possono permettersela. Le cronache estive raccontano di yacht ancorati al largo delle isole, vips di ogni sorta, politici compresi. Uno di questi è un vippone, di quelli che sono contemporaneamente politici e uomini di spettacolo (e non sono neanche pochi, in Italia...). Luca Barbareschi, il trasformista, l'attore, il politico, il narciso. Da più di un anno Barbareschi è al centro di una polemica per una presunta piscina abusiva costruita nella sua villa di 200 mq a Filicudi, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, senza averne l'autorizzazione.
Lui ha sempre detto che non è una piscina, ma una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, ricavata da una vasca presente già dal 1964. Ora però la procura di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) ha deciso di indagarlo per abusivismo edilizio, anche perché oltre alla piscina, pardon cisterna per l'acqua piovana, l'attore nato in Uruguay avrebbe ampliato senza autorizzazione altre parti della villa. Tutto questo in area sismica.
Fonte: http://www.bartolinoleone-eolie.it/
Ecco cosa si legge nell'avviso di conclusione delle indagini: «Violazione dell'art. 44 comma 1 lett. C del D.p.r. 380/2001 perché, in qualità di proprietario e committente, in assenza della necessaria concessione edilizia e in zona sottoposta a vincolo paesaggistico catastalmente censita al foglio 23 part. 387 sub. 3 del Comune di Lipari, nell'isola di Filicudi Luca Barbareschi (difeso dall'avv. Irene Benenati) costruiva una piscina avente le dimensioni di mt. 5,50 x 3,4 x 1,2 di profondità, nonché realizzava un ampliamento del vano tecnico con creazione di due finestre e una diversa distribuzione planimetrica del vano scala con creazione di una nuova porta di ingresso e di una nuova finestra».
Una ventina di giorni fa la soprintendenza di Messina aveva accolto l'istanza di Barbareschi contro la denuncia per abusivismo, ritenendo la "vasca-piscina compatibile con il paesaggio". Vasca-piscina, non cisterna. Ma è servito a poco e a Barcellona sono rimasti dubbi. D'altra parte la soprintendenza qualche settimana prima aveva bocciato il progetto di un altro turista per la costruzione di una piscina a Filicudi.
Barbareschi è ormai da tempo uscito dal novero dei finiani di ferro. Per lui, evidentemente, nel futuro c'era soltanto la libertà di farsi una piscina a Filicudi. Ma poi, dico io, non è meglio fare il bagno nel mare delle Eolie? Forse al tenebroso Luca piace il cloro. O l'acqua piovana.

martedì 14 giugno 2011

Isolani isolati #6

Spesso viene minacciato, non sempre viene messo in pratica. Lo "sciopero del voto" è un segnale forte, che una comunità stanca, delusa e arrabbiata lancia a chi di dovere. Nel giorno in cui il quorum del referendum viene raggiunto e la soglia del 50%+1 viene superata come non accadeva da anni, un'eccezione all'entusiasmo referendario si impone per il suo valore simbolico. Gli abitanti del comune di Lampedusa e Linosa, che comprende le due isole delle Pelagie, hanno deciso di disertare le urne in massa. Solo il 27,33% degli elettori lampedusani e linosani ha votato sui quattro quesiti nazionali. Lo avevano detto: se il governo non farà nulla di concreto per la popolazione, i seggi rimarranno vuoti. L'emergenza (chiamiamola così...) immigrazione ha fatto crollare le prenotazioni turistiche e dunque la maggiore voce dell'economia dell'arcipelago. Al di là dei confronti con gli altri comuni agrigentini (a Sambuca di Sicilia ha votato il 72% degli elettori, per esempio), la considerazione che mi viene spontanea è un'altra. Vero che non votando al referendum, paradossalmente un favore al governo l'avrebbero pure fatto, ma gli abitanti delle Pelagie non si sono fatti suggestionare dalle promesse inverosimili, soprattutto quelle del presidente del Consiglio. E hanno protestato civilmente, con una rinuncia importante, come qualcuno aveva già fatto per le Europee del 2009. È un monito alle istituzioni. Evidentemente la situazione è meno rosea di quella dipinta da Franco Gabrielli, erede di Bertolaso alla Protezione Civile, secondo cui, meno di una settimana fa, «Lampedusa è ok. E non fa più notizia...». A Lampedusa e Linosa molte cose sono ko, e fanno sempre notizia.

venerdì 6 maggio 2011

Isolani isolati #5

"Ambulatorio chiuso per mancanza di personale specializzato". Se questo cartello fosse appeso sul portone d'ingresso di un grande ospedale in una grande città in una grande regione, non ci sono dubbi che partirebbero gruppi di protesta contro i disservizi e la malasanità. Invece questo cartello è davanti al reparto di pediatria dell'ospedale di Lipari e le proteste semplicemente si aggiungono a tutte le altre degli abitanti eoliani per i disagi alla vita quotidiana sulle "sette sorelle". Pediatria non è poi un reparto qualsiasi. Niente visite e controlli per i bambini liparoti, l'unico medico di turno purtroppo non ha potuto fare altrimenti. Non ci sono gli infermieri specializzati: mancano in sala operatoria anche per i parti d'emergenza. Tutti i reparti dell'ospedale di Lipari hanno problemi. Nonostante le promesse, non si è fatto nulla per superare gli ostacoli dell'insularità.
Ma non è che nel resto del territorio dell'Asp di Messina vada meglio. I cittadini di Lipari devono aspettare anche fino a cinque mesi per una risonanza magnetica all'ospedale di Milazzo. E questi sono i tempi per una prenotazione urgente.

domenica 27 febbraio 2011

Isolani isolati #4

C'era da aspettarselo. Neanche le Egadi potevano sfuggire ai disagi e ai disservizi che colpiscono tutte le isole minori siciliane. Stavolta tocca a Marettimo, isolata non solo per l'ondata di maltempo che attraversa la Sicilia e naturalmente rende ancora più difficile raggiungere l'arcipelago trapanese. Prima che si scatenassero la tramontana e il mare mosso su Marettimo (mentre sono stati ripristinati i collegamenti con Levanzo e Favignana), ci aveva pensato già la burocrazia a bloccare gli accessi all'isola egadina più occidentale. A Marettimo arriva in mattinata solo un aliscafo della Siremar, che parte da Trapani alle 8.15. Ebbene, martedì 22 febbraio l'aliscafo è rimasto fermo in banchina nel capoluogo perché erano scaduti i certificati sulla sicurezza: la Capitaneria di Porto di Trapani aveva deciso di effettuare i controlli proprio in mattinata, impedendo alla nave di raggiungere Marettimo, dove solo alle 13.30 è arrivata un'imbarcazione della Ustica Lines.
Il consigliere Vito Vaccaro ha invitato l'amministrazione (il comune è quello di Favignana) a passare alle vie legali e denunciare la Siremar per interruzione di pubblico servizio, e le proteste dei marettimani sono arrivate anche all'Ars a Palermo. Si avvicina la stagione turistica, la provincia di Trapani si è impegnata a promuovere le Egadi alla Bit di Milano, ma è difficile garantire un buon servizio di collegamento, se ci si mette pure la burocrazia. Forse è più facile ripararsi dalla tramontana.

mercoledì 16 febbraio 2011

Isolani isolati #3

La Sicilia, l'isola più grande del Mediterraneo, è circondata da quattordici isole minori abitate e decine di isolotti e scogli. Paradisi per i turisti, gioielli della natura, ma difficili e scomode da vivere per chi ci abita tutto l'anno. Dalle sette Eolie, alle Egadi, Ustica, dalle Pelagie a Pantelleria, i disservizi sono tanti e rendono davvero complicata la vita di persone teoricamente molto invidiate.
Parliamo di Lampedusa. Sicuramente l'isola siciliana più conosciuta, e soprattutto per demeriti. Non suoi. L'approdo principale dell'immigrazione dal Nordafrica. E a nulla serve O' Scia', il festival organizzato ogni anno da Claudio Baglioni, proprietario di una villa già abusiva. Come prima di lui Mimmo Modugno.
Ora aumentano gli sbarchi dalla Tunisia e la situazione è di nuovo al collasso. Gli abitanti si sentono abbandonati, "i veri extracomunitari". Nonostante l'emergenza (chiamiamola così) e alcuni piccoli casi di cronaca legati alla presenza degli immigrati, i lampedusani protestano più per altri motivi. Gasolio, elettricità, trasporti costano il 30% in più che nel resto d'Italia e l'attività dei pescatori è in ginocchio. Non conviene neanche morire, dicono con cinica ironia: di solito ci si va a curare al Civico di Palermo e costa troppo riportare la salma sull'isola. Invece si pagano tasse alte sull'acqua e sui rifiuti. Il piano regolatore non c'è, un piano di fabbricazione risale al 1974 e le pratiche di condono edilizio si accumulano. E in estate il depuratore non funziona.
Gli isolani però sono persone solidali e di buon cuore e hanno sempre cercato di aiutare il più possibile gli immigrati. Che infatti hanno pure organizzato un corteo per ringraziarli: "Grz Lampedusa" e "Viva l'Italia".
Viva l'Italia, nell'isola che vanta un vicesindaco leghista...

lunedì 10 gennaio 2011

Isolani isolati #2

Dopo le Eolie, ora tocca a Pantelleria. I disagi per le isole minori siciliane non finiscono mai.
I titolari delle edicole di Pantelleria hanno ricevuto un'email dell'Anpress, l'azienda responsabile della distribuzione dei giornali nell'isola, comunicando che da oggi fino al mese di aprile non saranno più inviati i quotidiani, escluso il Giornale di Sicilia. Non è la prima volta che accade e il sindaco Alberto Di Marzo non può far altro che protestare. Insomma, mandare giornali per i soli panteschi evidentemente non conviene, meglio aspettare che sull'isola arrivino i turisti. Non è un caso che i giornali siano consegnati regolarmente nel periodo estivo e invece "scompaiano" in inverno. Ora l'unico mezzo disponibile per il trasporto sarebbe la nave che parte da Trapani a mezzanotte; i giornali arriverebbero praticamente già vecchi. Finora invece i giornali arrivavano via aerea, ma nella mail non si spiega se ci siano delle ragioni economiche per la sospensione del servizio.
Spero di non dover aggiornare con altri disservizi nelle rimanenti isole minori.

lunedì 3 gennaio 2011

Isolani isolati #1

Le isole Eolie sono stupende. Le "sette sorelle" sono un gioiello della natura: dal 2000 l'Unesco le ha dichiarate patrimonio di tutta l'umanità, ma chiede giustamente di non violentarle con il cemento... Al di là della bellezza che affascina il turista, però viverci non deve essere affatto facile.
Nel 2011 appena iniziato, l'arcipelago riceverà forniture di acqua ridotte del 10 per cento, come aveva anticipato qualche tempo fa il ministero della Difesa, che ogni anno stanzia 15 milioni di euro. Nelle Eolie saranno dunque inviati 2 milioni di tonnellate di acqua potabile, 200 mila in meno rispetto all'anno da poco concluso. L'acqua arriva nei quattro comuni delle isole (Lipari, Malfa, Leni, Santa Marina Salina) da Napoli, con le navi-cisterna della società Vemar dell'armatore Domenico Ievoli. Lo stesso Ievoli che dieci giorni fa è stato assolto dal tribunale di Lipari per fatti risalenti al 2007, quando fu accusato - insieme al comandante di una delle sue navi - di aver causato rumori molesti a Stromboli e disturbato isolani e vacanzieri. Secondo il giudice, si trattava di "stato di necessità", era impossibile non fare rumore nelle operazioni di scarico dell'acqua. Ora che l'acqua da consegnare è di meno, forse si ridurranno anche i rumori...
Humour paradossale a parte, in questo periodo vengono fuori tutti i disagi degli eoliani, soprattutto dei residenti nelle isole più piccole. A Ginostra, sull'isola di Stromboli, niente messe a natale e a capodanno; il servizio postale è sospeso; tardano i lavori di messa in sicurezza del piccolo molo d'approdo. I fedeli di Filicudi, invece, hanno trovato chiuse le porte della chiesa di Santo Stefano, in località Valdichiesa. Il parroco don Lorenzo Bianco ha deciso, senza particolari motivazioni, di celebrare a capodanno una sola messa nel pomeriggio a San Giuseppe a Pecorini alto, cancellando la funzione mattutina nella chiesa principale dell'isola.
Oltre ai soliti problemi nei collegamenti con la terraferma, ora le Eolie dovranno fare i conti anche con le scorte d'acqua e con le preghiere razionate.