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martedì 13 giugno 2017

Hey Giusi

Di Giusi Nicolini ho sempre avuto una buona opinione. Per questo sono rimasto colpito dalla sua netta sconfitta alle elezioni comunali (solo terza a Lampedusa, da sindaco uscente). Una sconfitta per la quale molti hanno tifato, perché non è sembrato vero poter dire che la gente, quella che vota (peraltro con affluenza molto alta), boccia l'accoglienza dei migranti, che un sindaco dovrebbe preoccuparsi più dei bisogni dei suoi concittadini e così via. Proprio perché sono sorpreso, però, vorrei provare a capire, o solo constatare, i motivi di questo flop. La Nicolini è entrata da poco nella segreteria nazionale del Pd, Matteo Renzi ne ha fatto una facile e comoda bandiera. E forse questo non deve aver convinto troppo proprio chi da un sindaco pretende risposte ai bisogni concreti e quotidiani (l'acqua, la benzina troppo cara, l'elettricità – c'è stato un blackout anche durante lo spoglio delle schede). Strumentalizzazione? Forse sì, forse no. Fatto sta che in campagna elettorale si è parlato praticamente solo dei premi e riconoscimenti internazionali per Giusi Nicolini (ultimo quello dell'Unesco). L'accusa degli oppositori è che lei abbia pensato principalmente alla sua immagine. Lei, che comunque c'ha sempre messo la faccia come nessun altro, replica di aver "portato il nome di Lampedusa nel mondo". Il buon nome, aggiungo io.
Ma chi sono davvero i suoi avversari? La questione non è solo politica né solo legata al tema immigrazione. Passi per la solita ex senatrice leghista Angela Maraventano, fan della "zona franca" per Lampedusa (ha preso solo il 6%), e passi anche per il grillino – ma candidato con lista civica – Filippo Mannino che l'ha pure superata (lui oltre il 28, lei al 24%). Il punto è che ha vinto Salvatore "Totò" Martello, che torna sindaco più di 15 anni dopo l'ultima volta (ha superato il 40% con la sua lista Susemuni, cioè "alziamoci"): volto storico della sinistra a Lampedusa e Linosa, anti renziano, artefice del trionfo di Gianni Cuperlo sull'arcipelago alle primarie del 2013, albergatore e leader dei pescatori, legato all'assessore regionale all'Agricoltura e pesca, Antonello Cracolici (Pd). Insomma, Giusi Nicolini ha perso contro il fuoco amico di una parte del Pd... Forse l'endorsement renziano, platealmente rappresentato dal ministro Luca Lotti in trasferta a Lampedusa con la scusa di inaugurare il nuovo campo da calcio, non è stato una mossa azzeccata. Certo, la Nicolini rivendica di non aver mai pensato solo a se stessa, altrimenti avrebbe accettato ben altre proposte politiche, come la candidatura alle Europee 2014, da lei onorevolmente respinta al mittente. Lo stesso mittente che però mi aspetto possa presentarle altre offerte, chissà...
L'immigrazione, si diceva. Quasi tutti hanno interpretato la sconfitta di Giusi Nicolini come la sconfessione della sua linea morbida. Ma è davvero così? Il neo eletto Martello ha messo subito le mani avanti: «Le nostre braccia restano aperte, ma vogliamo prima sapere quali sono le regole date». Parole più o meno di circostanza. Epperò con lui è schierato anche Pietro Bartolo, il medico-eroe del Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Anche Bartolo è un critico della Nicolini, e non si può certo dire che sul tema immigrazione sia insensibile e cinico... D'altra parte, l'ormai ex sindaca ribatte che il dottor Bartolo è stato assessore di Martello e persino di quel Bernardino De Rubeis, primo cittadino dal 2007 al 2012 per il centrodestra, che aveva la Maraventano come vice e che il tribunale di Agrigento ha condannato a sette anni per una storia di tangenti.
Insomma, in fondo tutto sembra risolversi in uno scontro personale e/o politico che poco ha a che vedere con il tema caldo che a destra viene identificato come l'unica ragione della sconfitta di Giusi Nicolini. Ciò a cui nessuno ha pensato, in pratica, è che anche in una bella storia come quella del sindaco ambientalista, antimafia e pro accoglienza ci possa essere un triste epilogo fatto di veleni, accuse incrociate, sospetti e antipatie, presunti "poteri forti" (spettro agitato da alcuni sostenitori della Nicolini). Quello che però mi ha colpito più di ogni cosa è la frase con cui la sindaca uscente ha liquidato le critiche di Totò Martello. Rifiutandosi di replicargli direttamente, ma sottolineando che la sua priorità era ormai solo svuotare la stanza del sindaco e «fotocopiare carte a mia tutela». Frase sibillina ma non troppo...

venerdì 22 gennaio 2016

Giusi de Beauvoir

Giusi Nicolini è una "leonessa". Lo dicono e scrivono in tanti. Una bella figura di combattente civile per i diritti e la dignità, esponente di una politica che dovrebbe tornare a farsi qualche domanda, oltre a millantare presunte risposte. Da quando è stata eletta, il sindaco di Lampedusa è anche un pungolo alla sedicente sinistra italiana. E infatti io sono ancora qui ad applaudirla per aver rifiutato nel 2014 la candidatura sicura alle Europee con il Pd.
Due settimane fa a Giusi Nicolini sono stati riconosciuti ancora una volta i suoi meriti, stavolta a Parigi. Ha ottenuto il Prix Simone de Beauvoir pour la liberté des femmes, arrivato alla sua nona edizione (nel 2013 aveva vinto Malala). L'autorevole giuria l'ha premiata per la sua «azione coraggiosa e pionieristica a favore dei migranti e dei rifugiati» e lei ha, con il consueto piglio da "leonessa", richiamato l'Europa e l'Occidente intero alle proprie responsabilità.
Giusi Nicolini mi piace molto ed è per questo che mi fa molto piacere che l'edizione italiana di Global Voices, la rete internazionale di giornalismo partecipativo, mi abbia contattato per un mio vecchio post sul sindaco di Lampedusa e Linosa. Post citato nell'articolo di Abdoulaye Bah, anche lui gran personaggio: ultrasettantenne di origine guineana, ha lavorato per anni all'Onu, militante radicale, è finito persino in Habemus Papam di Nanni Moretti (faceva il cardinale dello Zambia!). Grazie ad Abdoulaye Bah e a Global Voices. E naturalmente grazie a Giusi Nicolini.

domenica 15 marzo 2015

Ubi Mayor

«Il sindaco di Lampedusa è un eroe». Giusi Nicolini è eroica. E a dirlo è una persona che ha avuto modo di conoscerla e di apprezzarne l'operato. Lo ha detto Jorge Mario Bergoglio, alias papa Francesco, intervistato un paio di giorni fa in Messico. «Si è giocata tutto, a costo di trasformare l'isola da terra di turismo a terra di ospitalità», ha riconosciuto il pontefice, nonostante ciò voglia dire che «si fanno meno soldi». Insomma, Giusi Nicolini, sindaco dal 7 maggio 2012 al posto dell'uscente De Rubeis, esponente Udc con il vicesindaco leghista Maraventano (così, giusto per ricordare le alleanze di "ieri"...), ha operato una rivoluzione, né più né meno. E il gesuita argentino non è l'unico a dirlo («Grazie a papa Francesco, Lampedusa è spina nel fianco dei potenti», ha commentato lei).
Alcune settimane fa è stata pubblicata la classifica del 2014 World Mayor Prize, in pratica la graduatoria dei migliori sindaci del mondo, stilata ogni due anni dalla City Mayors Foundation, un think tank internazionale dedicato alla promozione del buongoverno a livello locale. A vincere è stato il primo cittadino di Calgary, in Canada, Naheed Nenshi, 43 anni, musulmano, originario di Zanzibar. Una storia di integrazione ed estensione dei diritti che ha fatto bene anche alla sua città, amministrata da 5 anni. Nella stessa classifica, quindi, non è un caso che sia presente pure Giusi Nicolini, nella top ten, insieme a greci, statunitensi, indonesiani, filippini, tedeschi, belgi, venezuelani e turchi. Un giro del mondo all'insegna della buona politica. Giusi (anzi, Giusy, per gli analisti di City Mayors), dunque, è nona su dieci in questa prestigiosa classifica. Il prestigio è la conferma del buon lavoro svolto a Lampedusa.
Traduco e cito testualmente le motivazioni:
Giuseppina Nicolini è sindaco di Lampedusa e Linosa, in Italia, dal maggio 2012. È stata eletta dopo aver sconfitto altri quattro candidati, compreso il sindaco uscente. In passato è stata anche vicesindaco, eletta per la prima volta a 23 anni (sindaco era il professor Giovanni Fragapane, del Pci, e lei lo sostituì tra il 1983 e l'84 quando lui fu vittima di un attentato, un accoltellamento che lo ridusse in fin di vita, ndr). Nonostante amministri una piccola comunità su due isole, il sindaco Nicolini è diventata nota a livello internazionale per il gran numero di migranti che arrivano a Lampedusa dal Nord Africa e dal Medio Oriente. La popolazione delle due isole siciliane di Lampedusa e Linosa è normalmente di 6-7mila persone. Il totale aumenta di volta in volta per il gran numero di profughi in arrivo, molti scampati per un pelo all'annegamento e traumatizzati. Dopo il naufragio dell'ottobre 2013, che ha finalmente suscitato un'attenzione internazionale, centinaia di cadaveri furono portati a Lampedusa. Nel suo impegno a richiamare l'attenzione sull'emergenza, il sindaco ha chiesto più aiuto ai vivi e più dignità per i morti. Il cimitero di Lampedusa ormai è pieno, ha detto. Il sindaco e la sua comunità sono stati elogiati da papa Francesco (quando il pontefice ha visitato Lampedusa) per i loro valori umani. Nicolini è nata nel 1961 e si è occupata di protezione dell'ambiente, dell'agricoltura e dell'artigianato. Durante decenni di impegno civile e politico, il sindaco Nicolini ha ottenuto grandi successi per l'ambiente scontrandosi con opposizioni anche violente. In particolare ha salvato la famosa spiaggia dei Conigli dagli speculatori. In alcune delle sue campagne, si è scontrata con gli interessi della mafia. È conosciuta come la "Leonessa". Giusi Nicolini ritiene che Lampedusa dovrebbe essere la porta d'accesso, non la frontiera dell'Europa. Le sue priorità per le isole sono servizi di navigazione più veloci verso la Sicilia, la costruzione di impianti di desalinizzazione per garantire acqua potabile e sicura, e più sviluppo sostenibile che rispetti l'ambiente, per attirare, dice lei, "turismo di qualità".

venerdì 14 febbraio 2014

Premio di consolazione

2.748,09 chilometri. Duemila-settecento-quarantotto-virgola-zero-nove. Quasi tremila chilometri, in linea d'aria molto teorica, separano Lampedusa (LMP) da Oslo (OSL). Una bella distanza. Sono agli antipodi d'Europa, l'isoletta siciliana in mezzo al Mediterraneo e la capitale della Norvegia. Non esiste – ovviamente, direi... – un collegamento diretto tra le due località. In aereo, sempre con quella distanza teorica, ci vorrebbero più di tre ore e mezza: ma un volo diretto appunto non c'è, e con gli scali a Palermo, Roma e Zurigo di ore ce ne vogliono più di 15. Un po' come andare dall'altra parte dell'Oceano. Da Cala Francese a Gardermoen (che poi, tra l'altro, vuol dire "recinto"...) è un viaggio intercontinentale. Non solo in senso figurato.
Perché sottolineare allora questa lontananza che non dice nulla di nuovo? Perché nelle ultime settimane le parole "Lampedusa" e "Oslo" sono finite spesso nella stessa frase. E la frase è la fatidica candidatura dell'isola al premio Nobel per la Pace. Lodevole iniziativa che, con una raccolta firme e petizioni online, promosse dall'Espresso con l'autorevole e credibile appello di Fabrizio Gatti, ha decretato, da parte degli italiani, che Lampedusa meriti di finire sul tavolo del Comitato norvegese. Lampedusa merita rispetto e il riconoscimento di un grande impegno dei suoi cittadini, della sua amministrazione, della sua gente, pure dei suoi turisti, di fronte a quella che soprattutto la mia categoria si ostina a chiamare "emergenza immigrazione".
Da questo modesto blog – non sono altro che uno scribacchino, un pennivendolo, un giornalaio – vorrei solo far notare due cose. La prima: la candidatura al Nobel più "politico", in sostanza, non vuol dire nulla. Basta che ci sia qualche docente di diritto o di scienze politiche, parlamentari o membri di governi a proporla, e la candidatura può arrivare a Oslo. Essere tra i nomi suggeriti non significa affatto che ci sia una reale opportunità di vincere il premio. Anche perché ufficialmente non esiste la categoria "nominato al premio Nobel per la Pace". Sta al Comitato decidere. E tra le 25 istituzioni che hanno vinto finora non c'è mai stata una città... L'unico italiano, per la cronaca e la storia, è stato il giornalista e patriota Ernesto Teodoro Moneta, premiato nel 1907.
Speranze naufragate
Ma il punto più importante è il secondo. Al di là del premio di un milione e mezzo di dollari, perché dovrebbe essere fondamentale che il sindaco Giusi Nicolini trovi un modo per volare a Oslo, superando quella distanza incolmabile, e ritirare quel premio? Ripeto, Lampedusa merita rispetto, ma forse più che i riconoscimenti dovremmo tributarle riconoscenza. Insomma, comprendo che governo e parlamento vogliano richiamare le istituzioni internazionali alle loro responsabilità, ma oltre a coinvolgere Bruxelles, Strasburgo, Oslo, Ginevra, New York, Tripoli, il Vaticano e un'altra mezza dozzina di città nel mondo, sarebbe ora che anche Roma torni a fare il suo lavoro. Non la sto buttando in politica. Però prima di "elemosinare" (lo virgoletto perché non voglio essere irrispettoso) qualcosa ai nobeliani norvegesi, dovremmo ricordarci, noi italiani che dei lampedusani siamo connazionali, che nel 2004 abbiamo dedicato all'isola un nastro o una coccarda – tanto per limitarci ai premi e alle cerimonie. Il 2 luglio l'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferiva al Comune di Lampedusa e Linosa la medaglia d'oro al valore civile. Cito testualmente le motivazioni:
L'Amministrazione comunale affrontava ed offriva un lodevole contributo al superamento delle innumerevoli difficoltà legate all'ondata di sbarchi clandestini di cittadini extracomunitari, impegnando i propri apparati socio-assistenziali e considerevoli risorse economiche. La popolazione tutta dava testimonianza dei più elevati sentimenti di umana solidarietà ed accoglienza verso gli immigrati, riscuotendo l'incondizionata ammirazione e gratitudine del Paese. 2001/2003 Lampedusa e Linosa
Dunque stiamo parlando di dieci anni fa. Poi nel 2012 Giorgio Napolitano ha elargito medaglie d'argento ai Carabinieri, alla Guardia Costiera, ai Vigili del Fuoco, all'Aeronautica e alla Guardia di Finanza. Anche loro, effettivamente, meritevoli nella gestione di quella "emergenza". Ormai le medaglie sono andate, conferite e raccolte in qualche bacheca. Ma non significa che l'Italia abbia esaurito il suo ruolo e i suoi compiti, mettendosi a posto la coscienza, lavandola con un nastrino tricolore e un pezzettino di metallo pregiato.
Oslo è lontana e non fa neanche parte dell'Unione Europea. Quella stessa Ue che ha preferito coltivare una strana politica estera e dare soldi alle Fiji, alle Samoa o a Barbados. Dimenticando magari altre isolette meno esotiche.

sabato 16 giugno 2012

Isolani isolati #8

Dici Lampedusa e ti vengono in mente tante cose. Sappiamo benissimo quali. Se parliamo di politica, è quasi inevitabile pensare alla Lega Nord. Solo in Sicilia (e in Italia) può succedere che il partito nordista sia riuscito a sfondare nel comune più meridionale. Alle elezioni di maggio, però, il sindaco uscente Bernardino De Rubeis - che si presentava con le liste "Dino il Sindaco Buono" e "Tre Isole... un Cuore" ed era sostenuto dalla pasionaria leghista Angela Maraventano - è stato sconfitto. Addirittura è arrivato quarto, con il 17,5% dei voti, preceduto anche da altri due ex sindaci, Bruno Siragusa e Totò Martello, oltre che dal nuovo primo cittadino. Che si chiama Giusi Nicolini, storica esponente di Legambiente.
Cambiano i sindaci, com'è anche normale che sia, ma restano disagi e problemi. Il comune di Lampedusa comprende tutto l'arcipelago delle Pelagie, dunque anche Linosa e Lampione (appunto tre isole, come nella lista di De Rubeis). L'ultima è piccolissima e disabitata, ma a Linosa un po' di gente ci vive. E anche lì i problemi e i disagi non mancano. Non bastasse la frequenza irregolare della nave che porta a Lampedusa e Porto Empedocle, ci si mette adesso anche la mancanza di benzina sull'isoletta. In realtà il carburante a Linosa manca da molto tempo: la precedente giunta aveva concesso il suolo pubblico a una ditta palermitana, la Cusumano, per costruire - con le procedure speciali riservate alle opere di pubblica utilità - un distributore di benzina, che c'è ma non funziona.
Ora i cittadini di Linosa protestano, radunando le loro auto davanti alla delegazione comunale e chiudendo i negozi, e denunciano i disagi che rischiano di peggiorare con l'arrivo dell'estate. Anche perché l'alternativa è fare rifornimento a Lampedusa, dove la benzina costa due euro al litro. E pure il neosindaco Nicolini si fa portavoce delle lamentele dei linosani: «Se Cusumano non è realmente interessato a quel punto vendita, ha il dovere di dirlo chiaramente e noi ci muoveremo di conseguenza per garantire l'erogazione di un servizio di pubblica utilità». Nicolini dice anche altro: «Va garantito l'accesso ai rifornimenti. Sarebbe estremamente grave se l'idea del distributore si rivelasse un'ennesima presa in giro nei confronti di una comunità piegata per tanti anni dall'isolamento, dalla crisi e dall'abbandono». Come sempre, vanno risolti prima i problemi quotidiani, poi si può pensare ai progetti ambiziosi. Il sindaco di Legambiente si dice «convinta che Linosa debba puntare per il futuro sulla mobilità sostenibile». Ha ragione. Al momento è insostenibile.