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venerdì 3 luglio 2015

Il Borsellino vuoto

Non ricordo quanti anni fa, non sono sicuro che fosse a Ballarò, comunque in una trasmissione del genere, ci fu un interessante e quasi surreale scambio di battute tra Rita Borsellino e l'allora senatore Pdl Carlo Vizzini (nella Prima Repubblica era nel Psdi). Rita era nel suo periodo politico e si sentiva sempre ripetere, più o meno esplicitamente, che stava sfruttando il (cog)nome del fratello Paolo. Vizzini quella volta disse a Rita che contestava le sue scelte politiche (si sa, Paolo era stato di destra) e subito correggeva il tiro, a scanso di equivoci, dicendo di aver "collaborato con suo fratello". Insomma, non è che criticando Rita Borsellino stava infangando la memoria del giudice ucciso, chiaro. Rita sommessamente fece notare che Paolo era suo fratello e la tragedia lei l'aveva vissuta in primissima persona. Ecco, qualche tempo dopo Vizzini, da redivivo socialista "di sinistra", sarebbe diventato uno dei più attivi e strenui sostenitori di Rita Borsellino in politica.
Lunga premessa per finire a parlare della nipote di Rita, Lucia Borsellino. Non c'è niente da fare: noi siciliani non ce le meritiamo certe persone. Abbiamo (parlo in prima persona perché in fondo la responsabilità è davvero collettiva, di tutti noi siculi, anche di chi non ha colpe dirette, ndr) preferito Totò Cuffaro a Rita Borsellino, a Palermo ci confortavano i giochi di potere trasversali più del programma di rottura di Rita, così come ci siamo fatte piacere le giravolte e le ipocrisie del Pd. E così abbiamo abbandonato anche Lucia Borsellino a combattere da sola la sua battaglia civile e professionale, per non disturbare i manovratori della politica ai quali dobbiamo sempre qualcosa. Lucia che da dirigente della sanità regionale aveva dimostrato grande competenza e capacità anche durante le giunte Lombardo, Lucia che da assessore con Crocetta era l'unica davvero titolata a rappresentare la rivoluzione siciliana tanto strombazzata. Strombazzata, ma non da lei, che con discrezione ha continuato a lavorare nonostante "l'ambiente circostante". Dopo un primo tentativo di uscire da quel teatrino, con dimissioni respinte a febbraio dopo lo scandalo della piccola Nicole morta in ambulanza, ora ha lasciato definitivamente. Singolare, però: c'è voluto un caso più che politico che tecnico per accelerare la rottura. L'episodio è simbolico, naturalmente. Il chirurgo e medico personale di Crocetta, Matteo Tutino, primario al Villa Sofia di Palermo, arrestato per truffa, falso, peculato e abuso d'ufficio («Quest'amicizia, sempre ostentata da Tutino, ha molto condizionato la vita di una grande azienda ospedaliera di Palermo», ha spiegato l'ormai ex assessore). La classica goccia che fa traboccare il vaso. E che certifica il fallimento della presunta rivoluzione crocettiana.
Ripeto, non ci meritiamo persone come Lucia, gente perbene e capace che dice cose così:
Oggi torno a essere la figlia di Paolo. E, in nome dei suoi semplici insegnamenti, chiedo a tutti di non invitarmi, il 19 luglio, alla commemorazione di via D'Amelio. Non capisco l'antimafia come categoria, come sovrastruttura sociale. Sembra quasi un modo per cristallizzare la funzione di alcune persone, magari per costruire carriere. La legalità, per me, non è facciata, è una precondizione di qualsiasi attività.

domenica 28 settembre 2014

Nicholas EverGreen

Oggi Nicholas avrebbe 27 anni. Il suo compleanno era il 9 settembre. In effetti sette anni li aveva già compiuti, il 29 settembre di vent'anni fa. Da Sonoma County, San Francisco, California, allo svincolo di Serre, Vibo Valentia, Calabria. Che la sua vita dovesse finire sulla A3, la famigerata Salerno-Reggio Calabria, mentre con mamma Meggie, papà Reginald e la sorellina Eleanor stava venendo in Sicilia, è un destino da tragedia.
La storia di Nicholas Green ormai la conoscono tutti. Il 29 settembre 1994 due banditi gli spararono, proprio sulla Salerno-Reggio, lo colpirono alla testa. Pensavano di rapinare gioiellieri. Nicholas dormiva.
Morì qualche giorno dopo, il primo ottobre, al policlinico di Messina. Non era così che voleva arrivare in Sicilia. Poi il resto non è più solo storia. Io me lo ricordo, ho vivida memoria delle strane sensazioni che si provarono in quel periodo in Sicilia. Perché non eravamo abituati (né volevamo abituarci) all'idea che da una tragica, assurda, ingiusta morte potesse derivare quel gesto così "spiazzante", di cui ancora parliamo 20 anni dopo.
La donazione degli organi ci era ignota, o meglio era oggetto della nostra più becera diffidenza. Sette persone ricevettero la vita da un bambino californiano e dalla grande bontà dei suoi genitori. E allora si scatenò una cosa che tuttora chiamiamo "effetto Nicholas".
Si dice che da quel momento, anche grazie a leggi che cambiavano in meglio, l'Italia scoprì la donazione degli organi, aumentò la disponibilità degli italiani, forse un qualche senso di colpa risvegliò l'esigenza della sensibilizzazione. Ora risulta che l'Italia è seconda in Europa solo alla Spagna.
Ma la Sicilia? Io sono donatore di sangue e già vedo quanto manchino persone disposte a fare questo piccolo gesto. Figurarsi gli organi. E in effetti, al netto delle piazze, le scuole, i parchi e tante altre cose dedicate a Nicholas; al netto del premio Nicholas Green per le scuole (alle medie scrissi un temino davvero brutto: per fortuna la mia professoressa non mi fece partecipare, ndr); al netto delle cerimonie e dei ricordi, la mia regione, che pure è cresciuta e ha centri di eccellenza come l'Ismett di Palermo (il primo direttore fu Ignazio Marino), resta indietro.
Il 2014 non è ancora finito, quindi i dati sono parziali e preliminari, solo stime, ma il calo di donatori e trapianti rispetto all'anno scorso c'è. Ma il dato più impressionante e preoccupante, che offende la memoria di Nicholas, è che in Sicilia resta altissima la percentuale di opposizioni alla donazione degli organi. Cresciuta dal 44,2 del 2012 al 58,3% del 2013.
Sono sempre i migliori effetti che se ne vanno.

lunedì 16 maggio 2011

Malattie rare: eppur (la Sicilia) si muove

Per il prossimo numero di MM, il mensile della scuola di giornalismo Tobagi di Milano, mi sto occupando di malattie rare. Mi ha colpito la notizia di uno studio pilota dell'Istituto neurologico "Carlo Besta" di Milano, fatto insieme ad associazioni e istituzioni, come Uniamo e Orphanet. Dallo studio preliminare autofinanziato – perché la ricerca, in Italia... – viene fuori una realtà davvero dura per chi soffre di una patologia rara e per le famiglie dei pazienti. Una famiglia su tre è sotto la soglia di povertà, per le spese mediche, di trasferta, di assistenza. Una malattia è definita rara quando ha un'incidenza dello 0,05%: un paziente ogni 2.000 abitanti. Pochi malati per ogni singola patologia, ma tante patologie e dunque molti i malati "rari". In Italia almeno un milione. E molti sono bambini.
Il mio pezzo si concentra soprattutto su Milano. Però mentre cercavo materiale ho scoperto che la mia regione ha deciso di svegliarsi. In piena riforma sanitaria, l'assessore Massimo Russo ha introdotto per la prima volta in Sicilia un registro regionale delle malattie rare. La Sicilia era la penultima regione ancora senza registro, ora manca l'Umbria. L'assessorato è stato spesso al centro delle polemiche politiche e tecniche, ma l'ex magistrato è sempre andato avanti per la sua strada con il nuovo Piano Sanitario Regionale. E ora finalmente vengono introdotti parametri di riferimento sulle malattie rare anche in Sicilia. Una delle principali voci di spesa per le famiglie è la trasferta, lo spostamento verso centri clinici specializzati (hub). Che in Sicilia mancano. Dunque dovrebbe essere potenziata la rete di servizi (spoke) che seleziona i pazienti e li indirizza verso i centri di riferimento. Altrimenti tutto rimane nelle mani e nelle disponibilità – e nell'indebitamento – delle famiglie. Il ruolo fondamentale in questi casi è delle associazioni. Io ne ho sentite alcune e fanno davvero un gran lavoro. Russo ha riconosciuto l'importanza delle associazioni, con cui dice di aver condiviso la "svolta, un traguardo che allinea finalmente la Sicilia agli standard nazionali".
Sull'homepage di Orphanet è scritto: «Nessuna malattia è così rara da non meritare attenzione. Le malattie rare sono rare, ma le persone che ne sono affette sono tante». Ora forse se n'è accorta pure la Sicilia. Almeno sulla carta, dato che a Roma non sono ancora arrivati dati e informazioni sui siciliani affetti da malattie rare.

venerdì 6 maggio 2011

Isolani isolati #5

"Ambulatorio chiuso per mancanza di personale specializzato". Se questo cartello fosse appeso sul portone d'ingresso di un grande ospedale in una grande città in una grande regione, non ci sono dubbi che partirebbero gruppi di protesta contro i disservizi e la malasanità. Invece questo cartello è davanti al reparto di pediatria dell'ospedale di Lipari e le proteste semplicemente si aggiungono a tutte le altre degli abitanti eoliani per i disagi alla vita quotidiana sulle "sette sorelle". Pediatria non è poi un reparto qualsiasi. Niente visite e controlli per i bambini liparoti, l'unico medico di turno purtroppo non ha potuto fare altrimenti. Non ci sono gli infermieri specializzati: mancano in sala operatoria anche per i parti d'emergenza. Tutti i reparti dell'ospedale di Lipari hanno problemi. Nonostante le promesse, non si è fatto nulla per superare gli ostacoli dell'insularità.
Ma non è che nel resto del territorio dell'Asp di Messina vada meglio. I cittadini di Lipari devono aspettare anche fino a cinque mesi per una risonanza magnetica all'ospedale di Milazzo. E questi sono i tempi per una prenotazione urgente.

martedì 28 dicembre 2010

I cognomi sono puri accidenti

Se Lucia Borsellino si chiamasse in un altro modo, adesso nessuno discuterebbe della sua nomina a direttore generale del dipartimento per le attività sanitarie della regione Sicilia.
La figlia di Paolo, uno dei pochi veri Eroi di questo Paese, è riconosciuta da tutti come un'eccellente professionista del settore. Laureata in farmacia, 41 anni, quasi venti passati nell'amministrazione regionale. Ha gestito l'ufficio del "piano di rientro" scongiurando il commissariamento, azzerando il deficit e facendo risparmiare 150 milioni di euro in tre anni per l'acquisto di farmaci ospedalieri.
Le competenze non si discutono, la discrezione e la professionalità ancora meno.
A qualcuno però non va bene il nome, anzi il cognome. C'è chi la butta sul piano "brunettiano", perché la Borsellino avrebbe scavalcato senza concorso eventuali aspiranti dirigenti. Un po' quello che rimproverarono a suo padre ai tempi della polemica sui "professionisti dell'antimafia"... Chi invece non ce la fa proprio a vedere affiancato il cognome Borsellino al governo Lombardo.
Un po' (anzi, più di un po') capisco i secondi. Lasciamo perdere la genesi assurda dell'ultima - solo in senso cronologico - giunta regionale, dunque tralasciamone la composizione arlecchinesca. Ma il governatore è al centro di indagini su presunti rapporti con la mafia, e inevitabilmente non si può non storcere il naso. Nella/e giunta/e Lombardo sono passati altri nomi dell'antimafia. Il responsabile della Sanità è ancora Massimo Russo, magistrato prestato alla politica. Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco ucciso nel 1983, è assessore alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica. Marco Venturi, prima di diventare assessore alle Attività produttive, era conosciuto per le battaglie antiracket in Confidustria Sicilia. Nel Pd, il principale sponsor dell'alleanza con Lombardo è il senatore antimafia Giuseppe Lumia.
Qualcuno fa il nome di Russo come ipotetico traghettatore se il presidente dovesse lasciare per le inchieste della Procura di Catania.
Non credo affatto che questi professionisti e stimati esponenti della società civile siano improvvisamente impazziti. Io però non nascondo un certo disagio (eufemismo, ndr). E con me tanti elettori e simpatizzanti del centrosinistra. Poi ci sono quelli che ne hanno dette di tutti i colori a Russo, Chinnici, Venturi, ma ora plaudono alla nomina della bravissima Lucia Borsellino.
Buon lavoro, dottoressa.

Aggiornamento di ottobre-novembre 2012. Lucia Borsellino è assessore alla Sanità della giunta regionale di Rosario Crocetta. Una scelta "sofferta e meditata", ha detto in conferenza stampa il 13 ottobre, quando già si sapeva, prima del voto, che Crocetta l'aveva scelta per quel ruolo. «Quello che chiedo a tutti è di avere almeno il buon gusto di non usurpare un nome e un cognome che negli ultimi 20 anni sono stati abusati, spesso proprio da coloro che la legalità l'hanno sbandierata senza praticarla». Niente strumentalizzazioni, solo rispetto. Rispetto per un nome e per una professionista.
Buon lavoro, dottoressa.