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giovedì 3 marzo 2011

Sintonizzate le antenne sul Canale di Sicilia

Non vorrei far diventare questo blog monotematico sull'immigrazione (uhm, avrei potuto...), però non posso fare a meno di parlarne. Continuano gli sbarchi, ma pare che qualcuno abbia trovato una soluzione bella e pronta fornita da Israele. Un sistema di vigilanza anti-sbarchi via radar, su un'antenna alta 36 metri piazzata giusto nel bel mezzo di un'area di grande valore paesaggistico-ambientale-archeologico. Questo a Siracusa, dove è stato installato il primo traliccio della Elta Systems, presso Capo di Murro di Porco, all'interno dell'area marina protetta del Plemmirio. Un mega-dispositivo a microonde dentro una riserva naturale. Comprato dal comando generale della Guardia di Finanza. Siracusa diventa dunque zona militare, per controllare il "traffico" nel Canale di Sicilia. Traffico naturalmente umano, tanto mica ci passano pure armi e droga. Ma il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, siracusana, si è impegnata a far rimuovere l'antenna. Credo per esclusive ragioni di competenza ministeriale, chissà se ne ha discusso con il collega del Viminale.

sabato 26 febbraio 2011

Ci sono un siciliano, un iraniano e un Russo

No, non è l'inizio di una barzelletta, è solo l'aggiornamento della vicenda del petrolio iraniano in Sicilia. L'ex assessore all'Energia Pier Carmelo Russo - ora alle Infrastrutture - ha precisato di non essere mai stato interrogato da funzionari dei servizi né italiani né stranieri. Si sarebbe limitato a comunicare alla questura di Palermo le manovre in atto delle compagnie interessate. Russo ha tenuto a sottolineare che nessun agente della Cia o del Copasir lo ha interrogato. Però l'ex deputato Nicola Ravidà, mediatore nell'affare, lo ha accusato, con una lettera indirizzata al presidente Lombardo, di aver fatto perdere un'occasione alla Sicilia: l'Unione europea vieterebbe investimenti e assistenza alle attività estrattive in Iran, non la compravendita e la raffinazione di greggio iraniano. Dunque, caro Lombardo, «se si vuole costruire un governo di tecnici occorre che questi siano effettivamente tali, cioè capaci e dediti al bene della Sicilia». Altrimenti è meglio cambiare mestiere, dice ancora Ravidà.
Ecco, siamo passati dalla spy story a una più consona polemica politica. Quasi ci avevo creduto.

martedì 22 febbraio 2011

Uomini d'honorem

A sud di Tunisi c'è anche la Libia. Oltre alla Tunisia, all'Egitto, all'Algeria. Anche nel paese del colonnello Gheddafi, la "scatola di sabbia" di coloniale memoria, sono scoppiate rivolte popolari represse nel sangue dal regime. Le vittime sono decine, centinaia, migliaia, ma l'Italia, che della Libia non è solo un vicino ma soprattutto partner commerciale, è tiepida nella condanna delle violenze. O meglio condanna la violenza ma auspica stabilità e inizialmente dichiara di non voler disturbare l'amico beduino. Con quell'amico gli affari sono importanti, vanno bene, sia quelli nostri con lui che i suoi da noi. La chiamano Realpolitik, realismo nelle relazioni internazionali, il fondamento di buona parte della diplomazia italiana. Lì ci sono i soldi, pazienza se i diritti umani e civili passano un po' in secondo piano. Anche le questioni geostrategiche contano più delle libertà civili. E infatti i rapporti italiani con Gheddafi sono amichevoli e cordiali. Poi lui ci aiuta a contrastare l'immigrazione nel Mediterraneo, vuoi mettere?
Che c'entra la Sicilia con la Libia, chiederà il lettore più avveduto. Beh, se non altro combacia quasi perfettamente con il golfo della Sirte... Attinenze geografiche (e attacco a Lampedusa nel 1986, e flussi migratori, e imprese petrolifere, e sparatorie contro i pescherecci mazaresi, e...) a parte, in realtà le vicende libiche fanno riflettere sui rapporti tra le due sponde del Mare Nostrum. Proprio nel pieno dei subbugli tunisini e delle manifestazioni per la "rivoluzione dei gelsomini" anche in Sicilia, è venuta fuori la notizia che l'università di Messina aveva deciso di conferire a Ben Ali una laurea honoris causa. Per aver promosso una società "solidale e democratica". Davvero, questa era la motivazione. Tutto è saltato, per fortuna, ma si è parlato di pressioni della Farnesina per diplomare il dittatore tunisino.
Il motto dell'ateneo di Messina è "Tradizione e cambiamento al centro del Mediterraneo". No comment.

venerdì 18 febbraio 2011

Petrolio connection

La Sicilia al centro di una spy story. E non è un film.
Nell'agosto scorso la Regione ha ricevuto la richiesta da parte di due società, la svizzera Corum Anlage e la spagnola Ibercom, che volevano raffinare nell'isola 5 milioni di tonnellate di petrolio. Iraniano. Ora, le due società hanno un capitale sociale di 80mila euro, pochini per raffinare milioni e milioni di tonnellate di greggio (dicono di poter arrivare a 15 l'anno). Inoltre il Consiglio dell'Unione Europea ha introdotto restrizioni e limitazioni alla commercializzazione di prodotti iraniani, petrolio compreso. La nota mandata all'allora assessore all'Energia, Pier Carmelo Russo, era firmata dal rappresentante legale della società svizzera, un certo Antonino De Salvo, già protestato per assegni a vuoto e affarista noto in Brianza. E di mezzo c'era pure un ex deputato Dc, Nicola Ravidà. Russo dunque si è preoccupato e ha informato il questore di Palermo e il presidente del Copasir D'Alema. Insomma polizia e servizi segreti allertati.
Ecco che all'assessorato arrivano funzionari della Cia, con interrogatori in piena regola a Russo e ad altri dirigenti regionali. Gli americani temono che l'Iran si possa servire delle società per entrare sul mercato europeo dalla porta d'ingresso della Sicilia. Ma gli Usa sono preoccupati anche perché da qualche settimana la russa Lukoil ha acquisito il pacchetto di maggioranza della raffineria Erg di Priolo, nel siracusano. Nemici alleati, Russia e Iran, dunque? La Lukoil in effetti è socia della Gazprom, che l'anno scorso ha commercializzato 250 milioni di barili di petrolio iraniano.
Era dai tempi di Sigonella e Comiso che non si vedevano gli Stati Uniti così interessati (e preoccupati) alla Sicilia orientale...
La Sicilia, terra raffinata. Ma ogni tanto si accende la spia della benzina.

lunedì 14 febbraio 2011

Cercando un'altra Tunisia

Tunisia, Algeria, Egitto, il Nordafrica è in subbuglio e la gente scappa. A Lampedusa arrivano migliaia di profughi. Sì, profughi, non immigrati, non clandestini, né extracomunitari d'antan. Profughi, perché scappano da paesi, nello specifico la Tunisia, dove cadono regimi e la piazza si anima di rivolte. Non saranno tutti richiedenti asilo, ma una buona parte potenzialmente sì. Le istituzioni italiane - nazionali e regionali - tinte di verde parlano di "esodo biblico" e si dicono abbandonate dall'Europa. E dire che Lampedusa è la più padana tra le desolate lande terrone... Ministri che reclamano l'impiego della polizia italiana per fermare il flusso dei tunisini in fuga, ma poi dicono che devono essere garantite le protezioni di legge. Eh certo, sono le convenzioni internazionali a prevederlo, aggiungo io. Da Tunisi, almeno, rispondono che non ci pensano nemmeno ai poliziotti italiani, che la proposta è "inaccettabile", che Maroni è esponente di una "estrema destra razzista". Poi smorzano i toni, ma ribadiscono di non tollerare interferenze con le vicende interne della Tunisia. Cecilia Malmström, commissario Ue agli Affari interni, parla addirittura di un'Italia che rifiuta l'aiuto europeo, il Viminale smentisce.
E in tutto questo, la Sicilia è lì, al centro del Mediterraneo. Punto d'approdo e focolaio di polemiche. E in Sicilia verranno Maroni e Berlusconi a vedere di persona come vanno le cose. Si prepara il controesodo?

domenica 16 gennaio 2011

Tunisi vicina e lontana

La situazione delle rivolte popolari in Tunisia è ancora molto grave. Continuano gli scontri e aumentano i morti. Per ragioni di sicurezza, la compagnia Grandi Navi Veloci ha sospeso i collegamenti verso Tunisi, da Palermo e da Genova.
Il viceconsole tunisino a Palermo,
Walid Hajjem
Ma le manifestazioni sono arrivate anche in Italia. Oltre all'ambasciata romana, ci sono cinque consolati di Tunisia. Uno di questi è a Palermo. I tunisini, 16 mila, sono il secondo gruppo di stranieri residenti in Sicilia, in alcune aree costituiscono una percentuale significativa della popolazione locale. Nel centro del capoluogo siciliano è stata organizzata una manifestazione dai collettivi studenteschi e universitari in segno di solidarietà con il popolo tunisino. In corteo decine di membri della comunità tunisina di Palermo, che hanno intonato slogan contro il presidente Ben Ali. In Sicilia sono arrivate anche le speranze di chi festeggia per la fuga del dittatore. «Il suo partito, il Raggruppamento Costituzionale Democratico, non aveva niente di costituzionale ma era una associazione di stampo mafioso». Bellissima definizione data da Khadija, tunisina in Sicilia.
Mi ricorda quello che mi disse un anno fa Z.I., un ragazzo tunisino che ho conosciuto quando lavoravo in carcere a Modica: che democrazia è quella in cui uno vince con il 90% dei voti?

venerdì 24 dicembre 2010

Legea e dură, dar e lege

 «Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L'uomo si estende. L'uomo è il cancro della terra» (Emil Cioran, L'inconveniente di essere nati, 1973)
A volte la legge è dura, ma è pur sempre la legge. Con risvolti paradossali e curiosi.
Questa storia inizia in Romania, dalle parti di Botoşani, prosegue a Vittoria, provincia di Ragusa, e verosimilmente finirà ancora in Romania.
Dan Constantin Gheorghita ha 36 anni ed è stato arrestato tre giorni fa dalla polizia durante un controllo nei pressi dello stadio comunale di Vittoria. Le autorità rumene avevano emesso un mandato di cattura europeo dopo che nel 2006 Gheorghita era stato condannato dal tribunale di Botoşani a dieci anni di carcere. Il cittadino rumeno era riuscito a scappare in Italia ed evitare l'arresto in patria.
Il reato contestato è "taglio illegale di alberi" (sic). Nel 2004 aveva tagliato 22 alberi d'ulivo, causando un danno di 150 euro al proprietario delle piante. Ora si trova in carcere a Ragusa, in attesa di essere estradato.
Dura lex, sed lex. In Romania.


P.S. Ieri a Modica è stato condannato Anis Khalifa, tunisino di 22 anni, che nel marzo scorso ha violentato, picchiato e derubato una dottoressa alla guardia medica di Scicli. Rito abbreviato, sconto di un terzo di pena: condanna a dieci anni di reclusione (sic).

P.S. 2 Emil Cioran era rumeno