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venerdì 17 giugno 2011

Grandissimi giramenti di pale

Dopo il referendum che ha bocciato il nucleare, la Sicilia - che già voglia di atomo ne aveva decisamente poca - ribadisce di voler puntare sulle fonti alternative. Per il governatore Raffaele Lombardo la risorsa è il fotovoltaico, a dimensione familiare, per le piccole e medie imprese agricole e artigianali. D'altra parte, persino Omero la definì "l'Isola del Sole". Invece a Lombardo non piace Eolo, tanto per restare all'Odissea. Il presidente ce l'ha con «i mega-impianti eolici, mostri che deturpano il territorio e il paesaggio e che spesso nemmeno funzionano». In Sicilia ormai quelli che osteggiano le pale eoliche sono combattivi quanto gli anti-discariche, anti-rigassificatori, anti-inceneritori. Me ne stupisco sempre. Le pale deturpano il paesaggio, si dice.
Secondo la mia modestissima e opinabile opinione, l'impatto di un impianto eolico è meno devastante di decenni di speculazione e abusivismo edilizio. Meno delle antenne telefoniche piazzate sui tetti delle case. Meno delle tonnellate di rifiuti spalmate sulle strade delle città per la cattiva amministrazione. Meno delle discariche abusive lungo il letto dei fiumi e dei torrenti. Un impatto c'è sicuramente, ma non condivido la contrarietà a prescindere: anche io dico no alle pale sulle spiagge, ho molti dubbi sulle turbine off-shore in mare aperto, ma non mi sconvolgono altrettanto i parchi eolici in alcune zone collinari. Il problema vero è piuttosto l'inflitrazione mafiosa dietro il business dell'eolico. Le inchieste ci sono e ogni tanto i legami purtroppo vengono confermati. Quello che davvero ho difficoltà a comprendere è come possano avercela con le pale eoliche gli stessi che sponsorizzano il ponte sullo Stretto.
Eppure, nonostante le polemiche, le ostilità, gli oppositori, l'eolico in Sicilia è tutt'altro che secondario. L'Italia è il terzo Paese europeo per lo sfruttamento del vento come fonte d'energia, dopo la Germania e la Spagna. E la Sicilia è la prima regione italiana. Circa un quarto dell'intera potenza nazionale è prodotto dagli impianti siciliani (1422 megawatt). Dunque le pale funzionano meglio di quanto non dica il presidente della Regione Siciliana. Nell'Isola si trova la più grande centrale eolica italiana, a Caltavuturo (PA). Siccome non sono un entusiasta a prescindere né un critico a prescindere, riconosco problemi e limiti. Impatto ambientale, interessi mafiosi, truffe e speculazioni. Ben vengano le denunce alla Stella&Rizzo sul "bidone dell'eolico". Però 1422 megawatt prodotti in Sicilia, a traino di un settore dell'industria energetica italiana, pochi non sono. Le pale non sono tutte mulini a vento e i siciliani non sono Don Chisciotte.

sabato 26 febbraio 2011

Ci sono un siciliano, un iraniano e un Russo

No, non è l'inizio di una barzelletta, è solo l'aggiornamento della vicenda del petrolio iraniano in Sicilia. L'ex assessore all'Energia Pier Carmelo Russo - ora alle Infrastrutture - ha precisato di non essere mai stato interrogato da funzionari dei servizi né italiani né stranieri. Si sarebbe limitato a comunicare alla questura di Palermo le manovre in atto delle compagnie interessate. Russo ha tenuto a sottolineare che nessun agente della Cia o del Copasir lo ha interrogato. Però l'ex deputato Nicola Ravidà, mediatore nell'affare, lo ha accusato, con una lettera indirizzata al presidente Lombardo, di aver fatto perdere un'occasione alla Sicilia: l'Unione europea vieterebbe investimenti e assistenza alle attività estrattive in Iran, non la compravendita e la raffinazione di greggio iraniano. Dunque, caro Lombardo, «se si vuole costruire un governo di tecnici occorre che questi siano effettivamente tali, cioè capaci e dediti al bene della Sicilia». Altrimenti è meglio cambiare mestiere, dice ancora Ravidà.
Ecco, siamo passati dalla spy story a una più consona polemica politica. Quasi ci avevo creduto.

venerdì 18 febbraio 2011

Petrolio connection

La Sicilia al centro di una spy story. E non è un film.
Nell'agosto scorso la Regione ha ricevuto la richiesta da parte di due società, la svizzera Corum Anlage e la spagnola Ibercom, che volevano raffinare nell'isola 5 milioni di tonnellate di petrolio. Iraniano. Ora, le due società hanno un capitale sociale di 80mila euro, pochini per raffinare milioni e milioni di tonnellate di greggio (dicono di poter arrivare a 15 l'anno). Inoltre il Consiglio dell'Unione Europea ha introdotto restrizioni e limitazioni alla commercializzazione di prodotti iraniani, petrolio compreso. La nota mandata all'allora assessore all'Energia, Pier Carmelo Russo, era firmata dal rappresentante legale della società svizzera, un certo Antonino De Salvo, già protestato per assegni a vuoto e affarista noto in Brianza. E di mezzo c'era pure un ex deputato Dc, Nicola Ravidà. Russo dunque si è preoccupato e ha informato il questore di Palermo e il presidente del Copasir D'Alema. Insomma polizia e servizi segreti allertati.
Ecco che all'assessorato arrivano funzionari della Cia, con interrogatori in piena regola a Russo e ad altri dirigenti regionali. Gli americani temono che l'Iran si possa servire delle società per entrare sul mercato europeo dalla porta d'ingresso della Sicilia. Ma gli Usa sono preoccupati anche perché da qualche settimana la russa Lukoil ha acquisito il pacchetto di maggioranza della raffineria Erg di Priolo, nel siracusano. Nemici alleati, Russia e Iran, dunque? La Lukoil in effetti è socia della Gazprom, che l'anno scorso ha commercializzato 250 milioni di barili di petrolio iraniano.
Era dai tempi di Sigonella e Comiso che non si vedevano gli Stati Uniti così interessati (e preoccupati) alla Sicilia orientale...
La Sicilia, terra raffinata. Ma ogni tanto si accende la spia della benzina.