giovedì 30 giugno 2011

Ciaculli, la strage dimenticata

Ciaculli, località alle porte di Palermo, è nota per una varietà di mandarino detto "tardivo", presidio Slow Food e tra i pochi residui della grande Conca d'Oro. Stavo pensando che sui libri di storia e geografia delle nostre scuole è più facile trovare il nome di Ciaculli come ultima propagine della Conca, che non come teatro di una delle prime stragi di mafia ad aver sconvolto la Sicilia.
Era il 1963, il 30 giugno, 48 anni fa. Fino ad allora gli omicidi di mafia erano perlopiù faide tra clan e famiglie, ma quel giorno il tiro fu alzato fin troppo in alto. Sette morti, sette uomini delle forze dell'ordine. Una giornata cominciata con un attentato a Villabate, dove morirono gli innocenti Pietro Cannizzaro e Giuseppe Tesauro, un meccanico e un panettiere. L'obiettivo era un mafioso locale, in piena guerra di mafia. Qualche ora dopo la guerra si sposta a Ciaculli. Quasi un copione recitato ad arte: una telefonata anonima alla questura di Palermo avverte della presenza di un'auto abbandonata in aperta campagna. Naturalmente i carabinieri vanno subito sul posto e trovano l'auto, un'Alfa Romeo Giulietta, con gli sportelli aperti e una gomma a terra. Facile capire che si trattava di un'autobomba. Arrivano gli artificieri che tagliano la miccia, ma non basta: appena apre il bagagliaio, il tenente Mario Malausa innesca il tritolo e con lui muoiono altri sei militari, Silvio Corrao, Calogero Vaccaro, Eugenio Altomare, Marino Fardelli, Pasquale Nuccio e Giorgio Ciacci. Sette morti per mafia, sette "vittime del dovere". Anzi, sei vittime più una. Il maresciallo Nuccio, artificiere dell'Esercito, non è stato riconosciuto vittima del dovere e dunque i familiari non possono ottenere i benefici previsti dalla legge. Impossibile immaginare i motivi per cui il ministero della Difesa ha respinto la loro istanza.
Funerali solenni per le vittime di Ciaculli (1963)
Ciaculli è considerata la fine della "prima guerra di mafia". Forse l'obiettivo era il boss Salvatore Greco, nemico dei La Barbera, o forse lo stesso Malausa, autore di un rapporto sugli intrecci tra mafia e politica. Di certo c'è che non si sanno i nomi degli autori né tantomeno dei mandanti. Poi non mancano i contorni da spy story: qualcuno ha ipotizzato addirittura che per la guerra con le autobombe, la mafia abbia chiesto consulenza tecnica agli artificieri dell'Oas, reduci dalla guerriglia algerina.
A Ciaculli, oltre al mandarino, anche la verità è tardiva. E rischia di far la stessa fine della Conca d'Oro: sepolta sotto il cemento.

Piscine e Libertà

Non sono mai stato a Filicudi, nelle Eolie. Deve essere bellissima. Infatti è tra le mete preferite dei turisti che possono permettersela. Le cronache estive raccontano di yacht ancorati al largo delle isole, vips di ogni sorta, politici compresi. Uno di questi è un vippone, di quelli che sono contemporaneamente politici e uomini di spettacolo (e non sono neanche pochi, in Italia...). Luca Barbareschi, il trasformista, l'attore, il politico, il narciso. Da più di un anno Barbareschi è al centro di una polemica per una presunta piscina abusiva costruita nella sua villa di 200 mq a Filicudi, in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico, senza averne l'autorizzazione.
Lui ha sempre detto che non è una piscina, ma una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana, ricavata da una vasca presente già dal 1964. Ora però la procura di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) ha deciso di indagarlo per abusivismo edilizio, anche perché oltre alla piscina, pardon cisterna per l'acqua piovana, l'attore nato in Uruguay avrebbe ampliato senza autorizzazione altre parti della villa. Tutto questo in area sismica.
Fonte: http://www.bartolinoleone-eolie.it/
Ecco cosa si legge nell'avviso di conclusione delle indagini: «Violazione dell'art. 44 comma 1 lett. C del D.p.r. 380/2001 perché, in qualità di proprietario e committente, in assenza della necessaria concessione edilizia e in zona sottoposta a vincolo paesaggistico catastalmente censita al foglio 23 part. 387 sub. 3 del Comune di Lipari, nell'isola di Filicudi Luca Barbareschi (difeso dall'avv. Irene Benenati) costruiva una piscina avente le dimensioni di mt. 5,50 x 3,4 x 1,2 di profondità, nonché realizzava un ampliamento del vano tecnico con creazione di due finestre e una diversa distribuzione planimetrica del vano scala con creazione di una nuova porta di ingresso e di una nuova finestra».
Una ventina di giorni fa la soprintendenza di Messina aveva accolto l'istanza di Barbareschi contro la denuncia per abusivismo, ritenendo la "vasca-piscina compatibile con il paesaggio". Vasca-piscina, non cisterna. Ma è servito a poco e a Barcellona sono rimasti dubbi. D'altra parte la soprintendenza qualche settimana prima aveva bocciato il progetto di un altro turista per la costruzione di una piscina a Filicudi.
Barbareschi è ormai da tempo uscito dal novero dei finiani di ferro. Per lui, evidentemente, nel futuro c'era soltanto la libertà di farsi una piscina a Filicudi. Ma poi, dico io, non è meglio fare il bagno nel mare delle Eolie? Forse al tenebroso Luca piace il cloro. O l'acqua piovana.

martedì 28 giugno 2011

Un Parlamentino di indagati

Se volessimo metterla in termini matematici scherzosi, la formula è semplice. P/G = I. Il rapporto tra politica e giustizia? È dato dal numero dei politici indagati! La matematica non è un'opinione e i 27 (ventisette) deputati regionali siciliani indagati dal 2008 a oggi, sul totale dei 90 (novanta) dell'Ars, svelano che a metà legislatura circa un terzo dei parlamentari di Palazzo dei Normanni è stato almeno iscritto nel registro degli indagati.
Un sobrio ed "onorevole" Cateno De Luca
L'ultimo, fresco di giornata, è Cateno De Luca, vulcanico sindaco di Fiumedinisi (Messina), già Mpa e poi stakanovista dei cambi di casacca e di gruppi parlamentari, prima di approdare a Sicilia Vera, movimento in realtà fondato da lui stesso e il cui presidente onorario è il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale. De Luca è ai domiciliari per tentata concussione e falso. Sale dunque a quattro il numero degli arrestati a partire dal mese di novembre: prima era toccato a Fausto Fagone (Pid) coinvolto nell'inchiesta Iblis (che riguarda anche il presidente Lombardo), poi a Gaspare Vitrano (Pd) per una storia di tangenti, infine a Riccardo Minardo (Mpa) per truffa ai danni di Stato e Unione Europea. E lo stesso Lombardo è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, anche se il recente stralcio potrebbe concludersi in archiviazione. Tra gli indagati c'è pure Franco Mineo (Forza del Sud, Fds), ritenuto prestanome dei boss dell'Acquasanta di Palermo. Neanche una settimana fa, poi, l'aula ha salvato Santo Catalano (Pid) dalla decadenza per "incandidabilità originaria": aveva patteggiato una condanna in appello.
Ventisette su novanta fa 30%. Quasi un terzo. Un deputato regionale su tre. In una legislatura nata dalle elezioni del 2008 dopo le dimissioni di Totò Cuffaro, condannato per mafia. La notizia è che sono dunque 27 i deputati indagati, arrestati o rinviati a giudizio. Ho provato a stilare una lista, anche se il numero è variabile, tra archiviazioni, dimissioni e subentri. Finora ne ho individuati 26:
- Raffaele Lombardo (Mpa, presidente della Regione)
- Francesco Cascio (Pdl, presidente dell'Assemblea)
- Fausto Fagone (Pid) [domiciliari]
- Gaspare Vitrano (Pd) [divieto di soggiorno in Sicilia]
- Riccardo Minardo (Mpa) [domiciliari]
- Santo Catalano (Pid) [patteggiamento condanna a due anni]
- Cateno De Luca (Sicilia Vera) [domiciliari]
- Giovanni Cristaudo (Alleati per la Sicilia)
- Giuseppe Federico (Mpa)
- Michele Cimino (Fds) [richiesta di archiviazione]
- Giuseppe Buzzanca (Pdl) [condannato a sei mesi]
- Fabio Mancuso (Pdl)
- Salvino Caputo (Pdl) [condannato a due anni]
- Giuseppe Arena (Mpa)
- Marco Forzese (Udc)
- Nino D'Asero (Pdl)
- Elio Galvagno (Pd)
- Salvatore Termine (Pd)
- Mario Parlavecchio (Udc)
- Giovanni Di Mauro (Mpa)
- Giuseppe Gennuso (Mpa)
- Rudy Maira (Pid)
- Riccardo Savona (Alleati per la Sicilia)
- Giuseppe Picciolo (Pd)
- Paolo Ruggirello (Mpa) [archiviato]
- Alessandro Aricò (Fli) [archiviato]
Si è aggiunto alla lista anche Giuseppe Sulsenti (Mpa), sindaco di Pozzallo e subentrato all'Ars al posto di Riccardo Minardo. Su di lui è in corso un'indagine per abuso d'ufficio relativa alla sua attività di amministratore.
Prima era l'Udc il partito con più esponenti indagati e il reato più contestato era il concorso esterno in associazione mafiosa. Quello previsto dall'articolo 416-bis introdotto da Pio La Torre. Adesso i reati sono tanti e vari. Ma di sicuro non hanno nulla a che vedere con la storia del primo deputato regionale arrestato in Sicilia. Si chiamava Gino Cortese, era comunista e fu fermato nel 1948 durante una manifestazione antifascista.

Aggiornamento del 2 dicembre 2011. Mi sa proprio che questa notizia andrà aggiornata molto spesso. Oggi è toccata ad altri due deputati del Pdl, Roberto Corona e Fabio Mancuso (già indagato in passato), uno in carcere e l'altro ai domiciliari. Frode ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria, inchiesta partita dalla procura di Roma. E dire che la legge 148/2011 ha stabilito che la Sicilia deve ridurre da 90 a 50 il numero dei consiglieri (deputati) regionali. Così si alza la percentuale di indagati...

Aggiornamento dell'11 gennaio 2012. Cateno De Luca può tornare all'Ars. La Cassazione ha accolto il ricorso della difesa annullando senza rinvio la misura cautelare. Insomma, la Suprema Corte ha annullato l'arresto dell'ex sindaco di Fiumedinisi. Alcuni particolari dalla conferenza stampa della rentreé a Palazzo dei Normanni: il deputato ha promesso una decina di denunce per calunnia ed estorsione; ha minacciato di incatenarsi davanti al tribunale di Messina e iniziare lo sciopero della fame se la procura non farà chiarezza; si è presentato con un sacchetto di arance di Lentini (alimento principale della sua dieta dopo l'arresto); uno dei suoi avvocati è Carlo Taormina.

Aggiornamento del 14 febbraio 2012. Il deputato Mancuso, quello arrestato nel dicembre scorso per frode fiscale, è stato scarcerato. Così può tornare all'Ars e dunque decade il deputato supplente Ascenzio Maria Catena (sic) Maesano, subentrato il 24 gennaio. Neanche un mese nel parlamentino degli indagati...

domenica 26 giugno 2011

Ustica: i resti sono venuti a galla. Ma la verità?

Il 27 giugno è il trentunesimo anniversario della strage di Ustica. C'è una parola che sento ripetere da decenni: verità. La parola che meno si adatta a questa storia, in verità. Nessuno ha davvero interesse a che si sappia la verità su Ustica e su tutte le altre stragi di quegli anni. Il Presidente della Repubblica diceva l'anno scorso, prima del trentennale, che a Ustica ci furono "opacità da parte di corpi dello Stato, intenti eversivi, forse anche intrighi internazionali". Anche Napolitano sa che gli intrighi internazionali ci furono, altrimenti non staremmo ancora qui a parlarne e a invocare la fine dei segreti di stato e dei silenzi e depistaggi, politici e militari.
Per tutta la sua vita il picconatore Cossiga - pace all'anima sua - si è divertito a cambiare idea e opinione sulle responsabilità della strage, negando prima l'azione militare come causa dell'esplosione del DC-9 Itavia in viaggio da Bologna a Palermo, finendo poi per accogliere l'ipotesi del missile francese. C'era di mezzo Gheddafi, si è sempre detto. Non è cambiato granché, Gheddafi è ancora (di nuovo...) il nemico, cui Italia, Francia, Stati Uniti, la Nato insomma, hanno dichiarato guerra. E ora la Nato dovrà decidere se accogliere la richiesta di rogatoria della Procura di Roma sull'identificazione di quattro aerei militari nei cieli italiani e siciliani. Cieli sempre molto affollati.
- clicca per ingrandire -
Storia complessa, dunque. Andrea Purgatori, sul Corriere della Sera, spiega i potenziali sviluppi e le difficoltà di una svolta che potrebbe essere decisiva. Mentre però il solito Carlo Giovanardi insiste sulla tesi della bomba a bordo. E l'Aeronautica respinge le accuse di depistaggio a tal punto da far cambiare, per insistenza del generale Lamberto Bertolucci (capo di stato maggiore all'epoca della strage), il depliant informativo del Museo per la memoria di Ustica, a Bologna.
Scoperchiare il vaso delle responsabilità e dei segreti rischia di restare un tentativo vano, un impegno sulla carta. Di certo c'è solo che gli 81 morti (un quinto minorenni) sono considerati vittime del terrorismo. A leggere l'elenco, spiccano cognomi ripetuti: famiglie distrutte dal terrorismo, che sia militare, "comune" o di Stato. Famiglie distrutte dal terrorismo, come 46 giorni dopo, alla stazione di Bologna.

venerdì 24 giugno 2011

Il Terzo immondo

Ora è tutto chiaro. Ecco a cosa serve la vicinanza tra la Sicilia e l'Africa. Traffico illegale e smaltimento di rifiuti speciali. Altro che cooperazione internazionale. D'altra parte, è una di quelle cose di cui tutti parlano a mezza voce, per sentito dire, ma poi smentiscono categoricamente in pubblico. Persino io, che non sono nessuno, ho più volte sentito che i rifiuti siciliani (e non solo) vengono sversati nel continente-pattumiera dall'altra parte del Mediterraneo. Ci sono inchieste su mafia e 'ndrangheta che fanno affari con il traffico dei rifiuti, anche grazie al sostegno della criminalità maltese. Peraltro sono stato in Africa per tre mesi e mezzo, ci ho lavorato e gli occhi per vedere e le orecchie per sentire ce li avevo. In Repubblica Democratica del Congo non c'erano forse rifiuti italiani, ma in generale gli scarti dell'opulenta società occidentale.
Dunque non c'è da stupirsi se a Palermo è stato scoperto un traffico di rifiuti speciali tra la Sicilia e l'Africa. Una discarica abusiva per lo stoccaggio, smontaggio e spedizione dei rifiuti direttamente in Ghana e Congo. Nove denunciati, tre italiani e sei africani. In un'area di 5 mila metri quadrati sono stati sequestrati 700 metri cubi di materiali, tra elettrodomestici, pneumatici, automobili, cibi scaduti, e altre amenità varie ed eventuali.
In Africa i rifiuti europei rinascono a nuova vita, lì il riciclo è una vera arte. L'Africa può solo darci lezioni: l'ambiente è rispettato e lo spreco è un crimine. Crimine che abbiamo esportato noi ricchi e civili occidentali, quelli che portano qua e là la democrazia.