Detesto la retorica "istituzionale" in queste occasioni; se proprio deve esserci retorica, che sia quella delle emozioni, quella che mi porto dietro da quando ho 9 anni. E che mi toglie il respiro ogni volta che guardo le foto di quelle persone così belle e sorridenti. In particolare il largo sorriso di Vito Schifani oggi mi ha dato una scossa. Perché ho pensato a Rosaria, la moglie, quella bellissima e caparbia ragazza di 22 anni (Vito ne aveva 27, il figlio Emanuele "Manù" – ora nella Guardia di Finanza – era nato da appena 4 mesi) di cui tutti ricordiamo le frasi rivolte ai mafiosi durante i funerali. «Vi perdono, ma inginocchiatevi».
Vito Rocco Antonio
Visualizzazione post con etichetta Francesca Morvillo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francesca Morvillo. Mostra tutti i post
sabato 23 maggio 2015
Gli eroi son tutti giovani e belli
La mafia è nemica della bellezza. Giovanni e Francesca Falcone erano una bella coppia. Ma solo ora, a 23 anni di distanza, mi sono reso conto di quanto fossero – pardon, siano – belli anche Vito, Rocco e Antonio. Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, i tre poliziotti della scorta di Falcone uccisi il 23 maggio 1992, anche loro a Capaci, anche loro sotto la devastante violenza del tritolo mafioso. Begli sguardi, bellissimi sorrisi. La mafia ha ammazzato questa bellezza. Erano giovani padri, mariti, fidanzati, al massimo trentenni.
Ho pensato a un'altra foto, uno stupendo ritratto di Rosaria. In bianco e nero, lei a lutto, bella, giovane, di una serenità dolente. La foto è della grandissima Letizia Battaglia. Vidi quella foto, in originale, esposta (non capii mai fino in fondo il perché...) alla mostra immagini inquietanti / disquieting images alla Triennale di Milano a fine 2010, curata da Germano Celant e Melissa Harris. In mezzo a foto di violenza, morte, orrori e stranezze, spiccava anche quel ritratto. La cui forza dirompente, a suo modo "inquietante", stava negli occhi chiusi della giovane Rosaria. Lo stesso sguardo timido ma forte e intenso che faceva sorridere l'innamoratissimo – e bellissimo – Vito.
venerdì 18 maggio 2012
Il sorriso di Giovanni
«A vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età», cantava Francesco Guccini. Invece un mio amico dei tempi dell'università, guarda caso a Bologna, diceva che «a vent'anni sei già vecchio, hai dato tutto nella vita». Inguaribile pessimista. Mi sono tornate in mente queste cose ultimamente, all'idea che sono già passati vent'anni dalla morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca e della sua scorta. Ci penso ogni anno a quel tratto d'autostrada, e non solo in coincidenza con l'anniversario. Quella tragedia mi ha segnato fin da bambino. Come quando se ne va un parente lontano, di quelli che non hai mai conosciuto personalmente ma di cui hai spesso sentito parlare. Familiare, a suo modo. Ora, però, è passato troppo tempo, appunto un'età intera, di quelle che già richiedono riflessioni e bilanci.
E allora cos'è rimasto di tutto quel dolore? Cos'abbiamo imparato da questi 20 anni? Io la risposta un po' ce l'ho e purtroppo sembra ispirata agli opposti pessimismi del Guccio e del barbuto Dario da Crotone. Dopo vent'anni, alla vigilia dell'anniversario che vedrà inesorabilmente scatenarsi le ipocrisie ufficiali, vedo che con il solito rimorso tardivo si preparano cerimonie e celebrazioni.
Il mio ricordo, quest'anno, è fatto di immagini, numeri, mappe. Per tanto tempo ho pensato a una cosa che ho visto una decina di anni fa per la prima volta. Era un ritaglio di un quotidiano inglese. Mentre in Italia i giornali parlavano di orrore, la rassegna stampa estera raccontava della "vergogna italiana". C'ho pensato davvero tante volte a quel titolo, a quel ritaglio. E ho pensato soprattutto alla difficoltà per noi italiani di riconoscere la vergogna, e non solo l'orrore.
So bene che all'estero la considerazione della mafia è strana. Non tutti riescono ad ammettere che si tratta di un fenomeno pericoloso quanto il terrorismo, spesso sembra che lo si voglia derubricare a crimine comune. E invece su questo blog ho scoperto con mia grande sorpresa che forse non è del tutto così. Nell'ultimo anno, il post che ho scritto per il 19° anniversario della strage di Capaci è stato letto oltre 3.000 volte. Il più cliccato. Forse non tutti l'hanno letto, molti ci sono finiti per caso cercando su Google "Giovanni Falcone", soprattutto sue immagini. Ed è proprio questo che mi ha colpito. Che la curiosità di vedere sue immagini da vivo è trasversale, anzi transnazionale.
Mezzo mondo è arrivato qui cercando foto di Falcone, e ci è arrivato cliccando sull'immagine del giudice sorridente che tanto mi piace. Elenco in ordine sparso i Paesi di provenienza delle visite a quel post: Francia, Svizzera (tedesca), Repubblica Ceca, Bulgaria, Tunisia, Estonia, Stati Uniti, Austria, Regno Unito, Croazia, Norvegia, Germania, Australia, Egitto, Malta. Dalla Turchia sono arrivate almeno tre visite digitando "Falcone Gioivanni", ma l'ortografia qui non conta. Su Google Serbia hanno scritto "Giovani Falkone" (anzi "Ðovani Falkone", trascrizione in caratteri latini dell'originale cirillico "Ђовани Фалконе"). A me piace tanto la geografia, in questo caso ancora di più. È persino emozionante. E ci aggiungo pure chi dalla Lettonia ha visitato un altro post dedicato a Giovanni e Francesca Falcone. Qualcun altro mi è sicuramente sfuggito.Ecco, io non mi accodo alle frasi fatte, ai proclami scontati. Preferisco ricordare, nel giorno del suo compleanno (oggi sono 73), l'eroismo umile e silenzioso di Falcone e quelli come lui, prima e dopo di lui. Lo faccio così, notando questo piccolo passo in avanti. La curiosità, la voglia di conoscere chi è Giovanni Falcone, una volontà che va oltre i confini di questo Paese.
Diciamo che quel sorriso mi lascia una piccola speranza, nel buio del pessimismo dei venti(nove) anni.
lunedì 4 luglio 2011
Rosso di sangue, rosso di vergogna
Vernice rossa.
La vernice sporca, imbratta, se poi ha il colore del sangue sporca ancora di più. Mi aveva sempre colpito che l'unico oggetto, sull'autostrada per l'aeroporto di Palermo, a memoria della strage di Capaci sia stato per lungo tempo un pezzo di guard-rail dipinto (artigianalmente) di rosso. Con vernice rossa, appunto. Tre giorni dopo il 19° anniversario della strage, a Catania la vernice rossa finisce per imbrattare la memoria di Falcone. Lungo viale Ulisse, sulla circonvallazione, Addiopizzo aveva realizzato un bel murale per ricordare quella tragedia. Il volto di Giovanni era stato sfregiato, proprio con la vernice rossa. Ci sono passato accanto pochi giorni dopo quell'atto che non riesco a definire semplicemente di vandalismo. Il murale fa parte del progetto "Un muro contro la mafia", ora è stato restaurato e sarà regalato alla città di Catania. All'inaugurazione di sabato prossimo saranno presenti anche i familiari delle vittime di Capaci.
sabato 21 maggio 2011
Ciao Giovanni (e Francesca, Vito, Rocco, Antonio)
Dieci anni fa l'attentato alle Torri Gemelle a New York è stato interpretato da tutti come uno spartiacque, un limite, il passaggio tra epoche, il biglietto d'ingresso molto salato al Ventunesimo secolo. Una tragedia, un evento di questa portata, un fatto eclatante, segna sempre la fine e contemporaneamente l'inizio di un'epoca, ma segna soprattutto le vite delle persone. Vorrei parlare qui del "mio 11 settembre", che in realtà è il 23 maggio. E non era il 2001, era il 1992.
Diciannove anni fa, non importa che fossi un bambino. Il 23 maggio 1992 è la mia data traumatica, il giorno che segna quel passaggio, il giorno in cui credo che sia nata la mia coscienza. Moriva Giovanni Falcone, con la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. La strage di Capaci, anche se in realtà l'attentato è stato compiuto nel territorio di Isola delle Femmine. Per chi non è siciliano, per chi non è nato in una famiglia che ha sempre educato alla legalità e al rispetto delle regole e allo schifo per la mafia, forse non è comprensibile che la strage di Capaci io l'abbia vissuta peggio del crollo del World Trade Center. Ero un bambino e quella è stata la mia formazione. Quando poi ammazzarono Paolo Borsellino, mi chiedevo chi sarebbe stato il prossimo, perché mi sembrava che fosse scoppiata la guerra. La mia terra reagì, ma per troppo poco tempo. A Falcone (e Borsellino) sono state intitolate strade, piazze, scuole. Anche l'aeroporto di Punta Raisi, dove Falcone era atterrato da Roma dieci minuti prima dell'attentatuni, ora è l'aeroporto Falcone-Borsellino. Qualche anno dopo la strage, io sarei andato alla scuola media "Giovanni Falcone" di Modica.
Il 23 maggio 1992 era il giorno in cui mi sono confessato per la prima volta in chiesa. Ricordo che con mia madre e mia sorella tornammo a casa e trovammo mio padre senza parole davanti alla televisione. Quando ci ripenso, ho difficoltà a frenare la commozione, come tutte le volte che vedo le foto di Falcone o le sue interviste in cui parlava di "dovere". E penso dunque al dovere, al lavoro, all'azione della polizia, dei carabinieri, dei giudici. Ma anche al disimpegno della politica, ai depistaggi e ai segreti. All'ipocrisia istituzionale di ogni 23 maggio (e ogni 19 luglio, e ogni altro giorno in cui è morto qualcuno per lottare contro la mafia). Anniversari, parole, ricordi vaghi e poi cosa rimane? Un pezzetto di guard-rail tinto di rosso vicino allo svincolo di Capaci è stato per tanto tempo l'unico segnale che lì c'era stata una strage orribile. Mi è capitato di passarci quando ancora non c'erano lapidi né fiori e l'aeroporto era solo Punta Raisi. Come se nessuno volesse ammettere che lì, in quel tratto della A29 Palermo-Mazara del Vallo, non era morto solo un giudice con la moglie e la scorta.
P.S. Avrei potuto e forse dovuto ricordare quel giorno tragico con un'immagine della devastazione allo svincolo di Capaci. Ho preferito le foto di Falcone da vivo. Sennò mi metto a piangere davvero.
Il 23 maggio 1992 era il giorno in cui mi sono confessato per la prima volta in chiesa. Ricordo che con mia madre e mia sorella tornammo a casa e trovammo mio padre senza parole davanti alla televisione. Quando ci ripenso, ho difficoltà a frenare la commozione, come tutte le volte che vedo le foto di Falcone o le sue interviste in cui parlava di "dovere". E penso dunque al dovere, al lavoro, all'azione della polizia, dei carabinieri, dei giudici. Ma anche al disimpegno della politica, ai depistaggi e ai segreti. All'ipocrisia istituzionale di ogni 23 maggio (e ogni 19 luglio, e ogni altro giorno in cui è morto qualcuno per lottare contro la mafia). Anniversari, parole, ricordi vaghi e poi cosa rimane? Un pezzetto di guard-rail tinto di rosso vicino allo svincolo di Capaci è stato per tanto tempo l'unico segnale che lì c'era stata una strage orribile. Mi è capitato di passarci quando ancora non c'erano lapidi né fiori e l'aeroporto era solo Punta Raisi. Come se nessuno volesse ammettere che lì, in quel tratto della A29 Palermo-Mazara del Vallo, non era morto solo un giudice con la moglie e la scorta.
P.S. Avrei potuto e forse dovuto ricordare quel giorno tragico con un'immagine della devastazione allo svincolo di Capaci. Ho preferito le foto di Falcone da vivo. Sennò mi metto a piangere davvero.
![]() |
| Giovanni Falcone (1939-1992) |
Iscriviti a:
Post (Atom)






