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domenica 5 luglio 2015

Chi va a Palermo e non passa da Monreale...

Sincretismo vuol dire "fusione di dottrine di origine diversa, sia nella sfera delle credenze religiose sia in quella delle concezioni filosofiche", dice la Treccani. Indica dunque la contaminazione, anche in senso culturale. E infatti il "sincretismo culturale" è la ragione ufficiale per cui l'Unesco ha deciso di inscrivere nella lista del patrimonio dell'Umanità Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale. Non esiste in nessun altro luogo al mondo un sincretismo così: arabi e normanni insieme! Il Mediterraneo e l'Europa del Nord condensati in una grande contaminazione, un mix che ha trovato l'apoteosi nell'architettura palermitana del XII secolo.
L'itinerario Unesco comprende nove monumenti, di cui sette solo a Palermo: Palazzo Reale (cioè Palazzo dei Normanni, sede dell'Ars, finalmente senza lo scempio delle auto parcheggiate) con la Cappella Palatina, la chiesa di San Giovanni degli Eremiti e quella di Santa Maria dell'Ammiraglio (nota come chiesa della Martorana, quella della frutta di marzapane), la chiesa di San Cataldo, la cattedrale, il palazzo della Zisa, ponte dell'Ammiraglio. E poi, infine, ci sono le cattedrali, con i rispettivi chiostri, di Cefalù e Monreale. Così i turisti di tutto il mondo scopriranno il senso di uno dei più famosi proverbi siciliani: cu' va a Palermu e nun va a Murriali si nni parti sceccu (asino) e torna maiali. Adesso non ci sono più scuse: bisogna andare a Palermo, a Monreale e pure a Cefalù, a constatare come la Sicilia abbia costruito la sua grandezza culturale in un invidiabile "imbastardimento". A noi la purezza della razza è sempre sembrata una colossale truffa, dalle contaminazioni è nata un'identità (una sola?...) irripetibile.
Queste le motivazioni dell'Unesco:
Un esempio di sincretismo socio-culturale nell'Isola tra le culture dell'Occidente, dell'Islam e bizantina, che hanno dato vita a nuovi concetti di spazio, architettura e arte. Questi monumenti testimoniano inoltre la proficua coesistenza tra persone di diverse origini e religioni (musulmani, bizantini, latini, ebrei, lombardi e francesi).
La cattedrale di Monreale
Così sono saliti a sette i siti Unesco in Sicilia, e quelli italiani diventano 51. Record mondiale.
Ricordano le enciclopedie che "sincretismo" letteralmente voleva dire "coalizione dei Cretesi". Abitualmente a Creta non andavano d'accordo, erano sempre in lotta tra di loro, ma poi quando c'era da combattere contro un nemico comune riuscivano a dimenticare i contrasti. Ecco, non siamo a Creta, però questo risultato, banalmente ma non troppo, rappresenta alla perfezione cosa siamo in grado di fare quando ci mettiamo d'accordo. Contro il nemico comune che spesso siamo noi stessi. E naturalmente la battaglia è solo all'inizio.

sabato 30 maggio 2015

Patrimonio d'interesse

Qual è la "regione che vanta il Patrimonio Unesco più ricco d’Italia"? Non ho dubbi: rispondo sempre "la Sicilia". Ieri però ho vacillato, perché uno spot radiofonico mi ha rivelato che i campioni dell'Unesco d'Italia sono in realtà i lombardi. Così pare, così dice la Regione Lombardia. E in effetti i numeri non mentono: Lombardia batte Sicilia 10 a 8, tra siti (9 lombardi, 6 siciliani) e patrimoni immateriali dell'Umanità (la Trinacria ne ha due, la Rosa camuna uno).
Ma il punto è un altro. Quattro dei nove siti Unesco lombardi sono in realtà condivisi con altre regioni italiane e addirittura con Stati esteri (la Svizzera). Quindi, a rigor di logica molto pignola, i numeri cambiano. Figurarsi però se ha senso fare campanilismi su temi così universali. Anzi, da siciliano che ha vissuto due anni a Milano, devo riconoscere un grande merito: quello spot ufficiale pubblicizzava la festa della Regione Lombardia (29 maggio, celebrazione della battaglia di Legnano), e la bravura dei lombardi è proprio quella di saper promuovere con serietà "la regione che vanta il Patrimonio Unesco più ricco d’Italia".
Mentre la Sicilia, regione che vanterebbe un grandissimo patrimonio, tutto suo, da condividere con il resto del mondo e dell'Umanità, continua a peccare. Cementificazione, speculazione edilizia e industriale, degrado ambientale, vandalismo, sciatteria istituzionale, insensibilità politica: ci proviamo in tutti i modi a mettere a repentaglio il nostro immenso "heritage" (non solo Unesco).
Perciò ho tirato finalmente un sospiro di sollievo, quando ho letto che il Tar Sicilia ha respinto un ricorso assurdo e ignobile presentato da alcuni dipendenti dell'Assemblea Regionale Siciliana (la famigerata Ars, il nostro parlamentino regionale) contro la pedonalizzazione dell'area di Palazzo dei Normanni. Ricorso contro: il Comune di Palermo, la Fondazione Federico II e l'Unesco Sicilia (sic!). La pedonalizzazione priverebbe i solerti e indefessi dipendenti regionali del parcheggio davanti all'Ars. Ah, naturalmente, vietare quello spazio al traffico automobilistico è necessario al riconoscimento del "percorso Arabo-Normanno" (con il palazzo dell'Ars e la Cappella Palatina) candidato a diventare patrimonio Unesco.
Adesso fortunatamente il Tar ha bocciato questa ottusa presa di posizione. Però con motivazioni perlomeno parziali e incomplete, che puntano su questioni molto locali. I giudici dicono: non esiste un "diritto al parcheggio" per i dipendenti regionali, «semmai può non essere facilmente spiegabile come mai un provvedimento di tal genere (la pedonalizzazione, ndr) non sia stato adottato precedentemente». Insomma, il Comune avrebbe dovuto pensarci prima. Ma il Tar non accenna all'Unesco. Anche perché lo sanno tutti che la vera piaga di Palermo è il traffico...