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mercoledì 20 luglio 2011

Il gioco dell'oca è bello quando dura poco

Ogni città, paese, territorio in Sicilia ha la sua caratteristica, la sua tradizione, la sua festa tipica. Ogni celebrazione religiosa ha sempre qualche carattere pagano o comunque fortemente popolare (a me viene in mente spesso Sud e magia di Ernesto De Martino). Ma non basta il fascino "etnografico-antropologico".
Non sapevo, per esempio, come si passa il ferragosto a Butera (CL). Il mare non è neanche lontano, ma la gente rimane in città per la festa di San Rocco. Festa religiosa, dunque, direte. Da duecento anni il momento clou di quella festa è il cosiddetto "jocu di lu sirpintazzu". Dal nome si direbbe che protagonista è un serpente. Una leggenda racconta che un serpente gigante terrorizzava i contadini finché non è stato ucciso e il suo corpo portato in paese tra la folla festante. Quel momento viene rievocato il 15 agosto: un uomo si infila in una struttura di legno e tela che riproduce quel serpentone, anzi il "sirpintazzu". La processione termina nella piazza principale di Butera, dove l'uomo cerca di afferrare un'oca sgozzata appesa a un filo.
Alt. Che c'entrano le oche? Io sinceramente non lo capisco. La festa avrebbe come protagonista il serpente, simbolo del male e della trasgressione. E invece ci va di mezzo un'oca, oggetto di una tradizione cruenta. Come tutte le celebrazioni paesane con animali, è inevitabile - e in questo caso ineccepibile - che si levi la voce degli attivisti animalisti e antivivisezione. Da anni le associazioni si battono contro questa manifestazione pubblica di crudeltà sugli animali. Nel 2010 la Lav di Caltanissetta aveva inviato una diffida formale, alla quale l'arciprete Filippo Provinzano, parroco di San Rocco, aveva così risposto. Testuale.
«Non si ritiene di aderire alla diffida, risultando la medesima del tutto fuori luogo; non risultano sussistenti i presupposti di illiceità; la manifestazione del gioco in questione risulta rappresentare meno di quello che si è soliti vedere giornalmente in un qualsiasi documentario afferente la vita animale diffuso in televisione»
A parte che sembra scritta da un avvocato e non da un prete, scopro così che i normali equilibri biologici della natura (leone insegue gazzella e poi se la mangia) secondo qualcuno sarebbero rappresentati in una festa paesana in cui si sgozzano oche. Ma il punto è anche e soprattutto un altro. I "presupposti di illiceità" ci sarebbero eccome, padre Provinzano. L'articolo 70 del testo unico delle leggi si pubblica sicurezza lo prevede (già dal 1931): «Sono vietati gli spettacoli o trattenimenti pubblici che possono turbare l'ordine pubblico o che sono contrari alla morale o al buon costume o che importino strazio o sevizie di animali». Le leggi poi cambiano, si adeguano ai tempi e al linguaggio, ma il divieto di "strazio o sevizie" sugli animali rimane, a tal punto che il codice penale, agli articoli 544-bis e 544-ter, prevede i reati di uccisione e maltrattamento di animali.
Stavolta gli animalisti ce l'hanno fatta. A ferragosto 2011 non ci saranno oche sgozzate a Butera. La decisione l'ha presa il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, alla presenza del sindaco della cittadina, Luigi Casisi, strenuo difensore della tradizione. Soddisfatto Enrico Rizzi, esponente siciliano del Partito Animalista Europeo (Pae, ne ignoravo l'esistenza, ndr), che con Casisi non ha propriamente un buon rapporto. In alcuni forum su internet, i buteresi smentiscono tuttavia il Pae e dicono che la "festa" si farà lo stesso.
La morale? L'hanno detta in tanti nel passato, da Federico II di Prussia a Oscar Wilde, ma io amo ricordare Totò in una scena memorabile di Siamo uomini o caporali?: «Più conosco gli uomini e più amo le bestie».

martedì 1 marzo 2011

Io non sono leggenda

L'argomento è di quelli che mi fanno impazzire. Leggende metropolitane. Impazzire non nel senso che mi piacciono, anzi proprio mi danno fastidio. Bambini rapiti dagli zingari (al Viminale nessun fascicolo in merito), nomi strani sull'elenco telefonico (la signora Rosa Culetto pare sia palermitana e pure padovana), auto nere e organi spariti (tutte le periferie italiane passano per terre di nessuno dell'Est Europa post-sovietico), curiosi ricoveri per giochi sessuali estremi (paese pieno di pervertiti e barellieri "fortunati") e altre amenità. Tutte vere, per carità, se la maggioranza delle persone ci crede e ne parla, sarà così. I miei commenti tra parentesi sono semplicemente flussi di coscienza ironici, mi sbaglio io, sono tutte storie credibilissime. Del resto, chi di noi non ha almeno un "cuggino" che ce le ha raccontate?
Una delle migliori rimane però quella della pantera. Fuggita da un circo o da improbabili ville. Ormai un classico. Ricordo di averla sentita la prima volta quando avevo 6-7 anni. Tutte le città italiane, medio-grandi soprattutto, hanno almeno una volta sperimentato la presenza del grosso felino, spauracchio delle infanzie di generazioni di bambini. Non giocate nei cortili e nei campi, ché arriva l'uomo... ehm il gattone nero.
Negli ultimi mesi, a partire dall'estate, almeno due avvistamenti (termine ufologico...) in Sicilia, democraticamente distribuiti tra Palermo e Catania. Alle pendici dell'Etna, alla bestia erano state attribute le barbare uccisioni di povere pecorelle. Poi i veterinari dell'Asl locale hanno correttamente notato che i morsi erano più compatibili con i denti di un cane. Subito identificato, poi scagionato: e scagionato quel cane, inevitabilmente la colpa torna alla pantera. Anche nei dintorni del capoluogo di regione è stato visto un esemplare di panthera leo. Di solito, se ne parla per qualche giorno, poi passa la voglia. Che però ritorna con periodica precisione. Infatti la pantera che aveva occupato le annoiate discussioni estive dei palermitani, ora è tornata alla ribalta e sarebbe riapparsa in un video di Studio Aperto. Non commento, non mi sforzo a interpretare un'informe macchia nera mandata in onda dal tg di Italia1. Tutto credibile.