Glielo faccio dire direttamente a lui, a Nello Musumeci (perché io mi vergognerei tantissimo):
"In queste settimane di interim ho potuto toccare da vicino la qualità degli operatori della Sanità siciliana, la loro abnegazione e l'impegno da tutti profuso nel corso di questi lunghi mesi di pandemia. Non mi hanno meravigliato gli appelli rivolti da molti operatori e rappresentanze sindacali, certamente non tacciabili di vicinanza con il nostro governo, che hanno chiesto di riprendere il percorso amministrativo avviato con l'assessore. Dal primo momento ho detto che le indagini giudiziarie e le responsabilità politiche devono essere separate, nel pieno rispetto per il lavoro della magistratura e dei princìpi che regolano la nostra vita democratica. Per questo ho insistito con Ruggero
Razza affinché potesse riprendere il ruolo che gli avevo assegnato nel novembre del 2017. Ho fiducia che questa scelta possa contribuire positivamente a concludere un percorso amministrativo avviato in questi anni con i risultati che tutti conoscono".
Capito? "Le indagini giudiziarie e le responsabilità politiche devono essere separate". Quindi, secondo il presidente della Regione Siciliana, l'ex assessore alla Salute, il suo delfino Ruggero Razza (che molti infatti vedono in pole per candidarsi per il dopo Nello), può tranquillamente tornare sulla poltrona che ha dovuto lasciare a marzo per l'inchiesta sui dati del Covid gonfiati ("i morti vanno spalmati"). Un capolavoro di garantismo, ma - per carità! - la politica non c'entra. No, certo.
Come sa benissimo Musumeci, amministratore esperto con alle spalle un lungo curriculum nelle istituzioni, il lavoro non lo fa solo l'assessore in quanto persona ma l'assessorato in quanto struttura. Se gli operatori della Sanità siciliana hanno apprezzato "il percorso amministrativo già avviato", dubito che questo si sia interrotto per l'assenza di una singola persona. A meno che, curiosamente, il presidente non stia ammettendo che durante il suo interim non abbia fatto granché...
Musumeci ha storicamente goduto di stima anche da parte di molti suoi avversari politici. Con questa mossa, ne ha persa molta. Anzi, l'ha spalmata. Non dico con che cosa.
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giovedì 3 giugno 2021
martedì 30 marzo 2021
Vitti 'na Razza
A inizio marzo, l'assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, annunciò che gli 11mila disabili gravissimi siciliani - che avevano sottoscritto con la regione lo specifico Patto di cura - avrebbero ricevuto la vaccinazione anti Covid a domicilio con Moderna. Mio padre è uno di questi. O meglio, sarebbe stato uno di questi. L'iter prevedeva che gli assistiti non avrebbero dovuto fare alcuna richiesta o prenotazione e solo attendere di essere contattati dalle Asp (aziende sanitarie provinciali). Morale: quasi un mese dopo la direttiva di Razza è sembrata più un annuncio mediatico che non un piano concreto. Non ho i dati e sarei molto contento di essere smentito, ma informandomi con chi si trova in una situazione analoga a quella di mio padre mi pare che ben pochi abbiano usufruito di questo servizio, sulla carta straordinario. L'annuncio di Razza arrivò in realtà subito dopo la pesante denuncia del comitato 'Siamo handicappati, no cretini', il cui succo era "vaccinano tutti ma non i disabili gravi e chi li assiste". E allora magicamente arrivò la direttiva. Fino a dieci giorni fa, però, secondo quanto diceva lo stesso comitato, ancora non c'era un elenco chiaro dei caregiver, appunto gli assistenti familiari.
Com'è andata a finire? Mio padre ha fatto il vaccino questa mattina, ma con Pfizer e dopo averlo prenotato come "soggetto estremamente vulnerabile", peraltro dopo un insostenibile e illogico ingorgo burocratico dovuto al rinnovo anticipato (e non comunicato) della sua tessera sanitaria, più un girone infernale e scandaloso di telefonate e email di assistenza senza risultato tra un ufficio e l'altro.
Ora il nome di Razza è diventato di dominio pubblico nazionale, essendosi dimesso dalla carica dopo lo scandalo vergognoso dei dati gonfiati che l'assessorato chiedeva di comunicare all'Iss per evitare nei mesi scorsi che la Sicilia finisse nella famigerata zona rossa. "Spalmare il numero dei morti" è quanto di più schifoso si possa sentire. Incommentabile. Restiamo nel garantismo costituzionale e non emettiamo sentenze né condanne. Ma lo schifo è indescrivibile. Soprattutto perché poi penso a tutti gli intoppi che, non solo in Sicilia chiaramente, ci sono stati nella gestione della pandemia, e di cui la campagna vaccinale è solo l'ultimo capitolo in ordine di tempo.
Dunque è bene che il destro Razza, fedelissimo del presidente Nello Musumeci, si sia dimesso, la speranza è che ora la regione si dia una mossa. Perché ce n'è Coviddi, eccome.
Com'è andata a finire? Mio padre ha fatto il vaccino questa mattina, ma con Pfizer e dopo averlo prenotato come "soggetto estremamente vulnerabile", peraltro dopo un insostenibile e illogico ingorgo burocratico dovuto al rinnovo anticipato (e non comunicato) della sua tessera sanitaria, più un girone infernale e scandaloso di telefonate e email di assistenza senza risultato tra un ufficio e l'altro.
Ora il nome di Razza è diventato di dominio pubblico nazionale, essendosi dimesso dalla carica dopo lo scandalo vergognoso dei dati gonfiati che l'assessorato chiedeva di comunicare all'Iss per evitare nei mesi scorsi che la Sicilia finisse nella famigerata zona rossa. "Spalmare il numero dei morti" è quanto di più schifoso si possa sentire. Incommentabile. Restiamo nel garantismo costituzionale e non emettiamo sentenze né condanne. Ma lo schifo è indescrivibile. Soprattutto perché poi penso a tutti gli intoppi che, non solo in Sicilia chiaramente, ci sono stati nella gestione della pandemia, e di cui la campagna vaccinale è solo l'ultimo capitolo in ordine di tempo.
Dunque è bene che il destro Razza, fedelissimo del presidente Nello Musumeci, si sia dimesso, la speranza è che ora la regione si dia una mossa. Perché ce n'è Coviddi, eccome.
martedì 19 maggio 2020
La Sicilia s'è destra
In politica, come in altri ambiti, vige una regola non scritta: se viene fatto un nome e lo si dà per favorito, spesso è per "bruciarlo". Così è stato forse anche per Matteo Francilia, per giorni in pole position per l'assessorato regionale alla Cultura e all'Identità siciliana in quota Lega. Un nome per lo più sconosciuto al grande pubblico e che nei fatti è durato lo spazio di un retroscena politico. Ma l'assessorato, secondo gli accordi tra Nello Musumeci e Matteo Salvini, doveva comunque andare alla Lega, con tutte le polemiche, le ironie, le critiche e l'incredulità annesse e connesse. Così, alla fine, il nuovo assessore è Alberto Samonà, giornalista palermitano direttore del quotidiano online Il Sicilia, 48 anni, formazione politica molto a destra: Fronte della Gioventù, Msi, fondatore di un circolo dedicato a Julius Evola, critico con il presidente Mattarella quando richiama i valori costituzionali dell'antifascismo. Ex massone, dal 2018 è responsabile del settore cultura per la Lega in Sicilia. Ed è anche consigliere d'amministrazione della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella. Tutti contenti, lui, la Lega, Salvini, Musumeci. Che infatti dice: "Dopo l'irripetibile stagione dei tecnici Alberto Samonà è la giusta sintesi della militanza politica e della competenza professionale. Lo conosco da anni e sono certo che saprà svolgere con passione il ruolo che, di intesa con il suo partito, ho voluto affidargli". Dopo "l'irripetibile stagione dei tecnici" tocca dunque a un leghista. In Sicilia non ci si fa mai mancare nulla. Ah, nel 2018 provò a candidarsi con il Movimento 5 Stelle. Lo staff Di Maio depennò dalla lista il nome, ben votato alle parlamentarie, per i tanti apprezzamenti nei confronti dell'amico Nello Musumeci. Dopo l'irripetibile stagione dei tecnici, insomma, la ripetuta stagione della politica alla siciliana.
venerdì 15 maggio 2020
Il Carroccetto siciliano
C'è chi dice che la politica sia l'arte del possibile. Chi invece, come un mio vecchio professore all'università, che "la politica è l'arte di creare le condizioni del possibile". In Sicilia, però, la politica è talmente creativa ed estrosa da realizzare le condizioni pure dell'impossibile, o improbabile. E dunque, non essendoci mai limite a nulla, né al ridicolo né all'impossibile, la giunta regionale di centrodestra ha deciso - due anni e mezzo dopo le elezioni che videro per la prima volta eleggere un deputato regionale della Lega di Salvini - di far entrare ufficialmente il partito ex secessionista padano nel governo della Sicilia.
All'Ars, il parlamentino siciliano, la Lega conta attualmente tre deputati (in Sicilia, più che altrove, il cambio di casacca è sport assai praticato), quindi ormai aveva tutti i numeri in regola, secondo la coalizione di centrodestra guidata da Nello Musumeci, per fare il suo storico ingresso nella giunta regionale. D'altra parte, da più di un anno è vacante una poltrona: quella dell'assessore alla Cultura e all'Identità siciliana. Sì, esatto: la Lega avrà l'assessorato siciliano alla cultura. Il posto purtroppo era libero dal 10 marzo 2019, quando morì tragicamente in un incidente aereo in Etiopia l'allora assessore Sebastiano Tusa, autorevole e stimatissimo archeologo e soprintendente del Mare (preceduto per pochi mesi dal solito Vittorio Sgarbi). Finora il governatore Musumeci ha mantenuto l'interim dell'assessorato, ma evidentemente i tempi sono maturi per l'allargamento della giunta alla Lega fu Nord, rappresentata in Sicilia dal commissario, lombardo, Stefano Candiani (che tuonava spesso contro i Genovese, Micciché, Lombardo e affini, salvo poi trovarseli inevitabilmente alleati, in barba agli slogan contro la "vecchia politica"). Le opposizioni sono ovviamente insorte, non senza ironia peraltro, per questa distribuzione di posti di governo e sottogoverno in piena crisi da pandemia.
Matteo Salvini è entusiasta: "Siamo orgogliosi di entrare nella giunta del governatore Musumeci per occuparci di Beni culturali e Identità siciliana. Tra le altre cose avremo l’onore di gestire le soprintendenze provinciali e quella del Mare, i 14 parchi archeologici, con i teatri di pietra e i templi, per non parlare dei musei regionali e delle straordinarie biblioteche di Palermo, Catania e Messina. La Sicilia, con la sua storia e la sua cultura, è un vanto per l’Italia: siamo orgogliosi di entrare nel governo regionale, prima volta nella storia, per confermare le capacità amministrative delle donne e degli uomini della Lega, al servizio dei siciliani e del cambiamento". Il mantra della Lega, rispetto alla Cultura e all'Identità siciliana, è adesso la promozione dell'insegnamento del siciliano nelle scuole. Ma chi sarà questo primo assessore leghista di Sicilia? Chi metterà a disposizione "le capacità amministrative della Lega al servizio dei siciliani e del cambiamento"? Il nome più gettonato sarebbe quello di un sindaco di un piccolo comune del Messinese, Furci Siculo. Si chiama Matteo Francilia. Non un leghista della prima ora: ex Udc, già candidato a sostegno di Mario Monti, poi nel gruppo di Alfano schierato con il centrosinistra, infine approdato nelle schiere sovraniste. Curriculum politico molto siciliano...
Per la cronaca. Il 14 agosto 2018, mentre a Genova si scavava tra le macerie del ponte Morandi, a Furci Siculo Francilia sedeva alla destra di Matteo Salvini in una festosa cena leghista di ferragosto.
All'Ars, il parlamentino siciliano, la Lega conta attualmente tre deputati (in Sicilia, più che altrove, il cambio di casacca è sport assai praticato), quindi ormai aveva tutti i numeri in regola, secondo la coalizione di centrodestra guidata da Nello Musumeci, per fare il suo storico ingresso nella giunta regionale. D'altra parte, da più di un anno è vacante una poltrona: quella dell'assessore alla Cultura e all'Identità siciliana. Sì, esatto: la Lega avrà l'assessorato siciliano alla cultura. Il posto purtroppo era libero dal 10 marzo 2019, quando morì tragicamente in un incidente aereo in Etiopia l'allora assessore Sebastiano Tusa, autorevole e stimatissimo archeologo e soprintendente del Mare (preceduto per pochi mesi dal solito Vittorio Sgarbi). Finora il governatore Musumeci ha mantenuto l'interim dell'assessorato, ma evidentemente i tempi sono maturi per l'allargamento della giunta alla Lega fu Nord, rappresentata in Sicilia dal commissario, lombardo, Stefano Candiani (che tuonava spesso contro i Genovese, Micciché, Lombardo e affini, salvo poi trovarseli inevitabilmente alleati, in barba agli slogan contro la "vecchia politica"). Le opposizioni sono ovviamente insorte, non senza ironia peraltro, per questa distribuzione di posti di governo e sottogoverno in piena crisi da pandemia.
Matteo Salvini è entusiasta: "Siamo orgogliosi di entrare nella giunta del governatore Musumeci per occuparci di Beni culturali e Identità siciliana. Tra le altre cose avremo l’onore di gestire le soprintendenze provinciali e quella del Mare, i 14 parchi archeologici, con i teatri di pietra e i templi, per non parlare dei musei regionali e delle straordinarie biblioteche di Palermo, Catania e Messina. La Sicilia, con la sua storia e la sua cultura, è un vanto per l’Italia: siamo orgogliosi di entrare nel governo regionale, prima volta nella storia, per confermare le capacità amministrative delle donne e degli uomini della Lega, al servizio dei siciliani e del cambiamento". Il mantra della Lega, rispetto alla Cultura e all'Identità siciliana, è adesso la promozione dell'insegnamento del siciliano nelle scuole. Ma chi sarà questo primo assessore leghista di Sicilia? Chi metterà a disposizione "le capacità amministrative della Lega al servizio dei siciliani e del cambiamento"? Il nome più gettonato sarebbe quello di un sindaco di un piccolo comune del Messinese, Furci Siculo. Si chiama Matteo Francilia. Non un leghista della prima ora: ex Udc, già candidato a sostegno di Mario Monti, poi nel gruppo di Alfano schierato con il centrosinistra, infine approdato nelle schiere sovraniste. Curriculum politico molto siciliano...
Per la cronaca. Il 14 agosto 2018, mentre a Genova si scavava tra le macerie del ponte Morandi, a Furci Siculo Francilia sedeva alla destra di Matteo Salvini in una festosa cena leghista di ferragosto.
lunedì 6 novembre 2017
Status qui pro quo
Dunque, qualche domanda, per quanto retorica.
Se alle regionali in Sicilia vince il centrodestra, però per governare ha bisogno dei voti di parte del centrosinistra, la colpa è della sinistra?
Se il Movimento 5 Stelle è il primo partito ma non riesce a governare, la colpa è solo della legge elettorale?
Se il centrosinistra perde malamente (perché - spoiler - HA PERSO), la colpa è del presidente del Senato che non si è voluto candidare, facendo "perdere tempo" alla coalizione?
Se a Matteo Renzi non è mai fregato granché della Sicilia, e di buona parte del Sud in generale, la colpa è solo ed esclusivamente del Sud e della Sicilia?
Se l'anonimo candidato di centrosinistra Fabrizio Micari ha perso, la colpa è del candidato di sinistra Claudio Fava e del governatore uscente Rosario Crocetta, nonostante Micari avesse designato il suo stesso assessore al Bilancio imposto da Roma?
Perché quasi nessuno ha parlato di immigrazione in campagna elettorale, nonostante la collocazione, non solo geografica, della Sicilia?
Perché anche la mafia è rimasta il solito convitato di pietra, nonostante Nello Musumeci abbia riproposto una vecchia frase di Paolo Borsellino e la sinistra abbia candidato il vicepresidente della commissione Antimafia?
Insomma, tutte queste domande hanno già tutte una risposta abbastanza chiara, appunto retorica. Quindi è piuttosto singolare che in questo continuo ping pong, tra rimpalli di responsabilità e pretese di aver vinto (in Sicilia, più ancora che in Italia, nessuno perde mai davvero alle elezioni...), nessuno dica l'unica vera verità: è successo quel che si sapeva sarebbe successo.
Perché Musumeci sarà pure una brava persona, ma dietro c'è Gianfranco Miccichè, architetto di qualsivoglia alleanza post-elettorale in Sicilia. Cinque anni fa furono i centristi-autonomisti di Miccichè a garantire la maggioranza all'Ars al sinistro Rosario Crocetta, ora saranno i centristi-moderati di alcune liste di centrosinistra a tappare quei piccoli buchi che separano Musumeci dal governare con relativa tranquillità.
Vero che il trasformismo lo "inventò" il lombardo Depretis, ma è con l'agrigentino Francesco Crispi che raggiunse grandi e ineguagliate vette. Se dall'Ottocento la Sicilia è la terra che più di tutte codifica la logica del ribaltone, milazzismo compreso, non c'è allora da meravigliarsi se anche stavolta andrà così. D'altra parte, forse il Pd se l'è dimenticato, ma le giunte regionali dell'impresentabile Lombardo si sono rette sulla convergenza del centro-sinistra (col trattino).
Sarà la mutazione genetica, sarà la retorica nuovista del renzismo, sarà quel che si vuole, ma se il centrosinistra perde in alleanza con Angelino Alfano, è mai possibile che da quelle parti non si faccia autocritica e anzi si imputi la sconfitta ad altri, persino alla seconda carica dello Stato, per Costituzione il vicepresidente della Repubblica? L'elettorato siciliano, lo disse non troppo tempo fa lo stesso Alfano, è tendenzialmente di centrodestra. Quindi, morale finale, la colpa è della sinistra...
Se alle regionali in Sicilia vince il centrodestra, però per governare ha bisogno dei voti di parte del centrosinistra, la colpa è della sinistra?
Se il Movimento 5 Stelle è il primo partito ma non riesce a governare, la colpa è solo della legge elettorale?
Se il centrosinistra perde malamente (perché - spoiler - HA PERSO), la colpa è del presidente del Senato che non si è voluto candidare, facendo "perdere tempo" alla coalizione?
Se a Matteo Renzi non è mai fregato granché della Sicilia, e di buona parte del Sud in generale, la colpa è solo ed esclusivamente del Sud e della Sicilia?
Se l'anonimo candidato di centrosinistra Fabrizio Micari ha perso, la colpa è del candidato di sinistra Claudio Fava e del governatore uscente Rosario Crocetta, nonostante Micari avesse designato il suo stesso assessore al Bilancio imposto da Roma?
Perché quasi nessuno ha parlato di immigrazione in campagna elettorale, nonostante la collocazione, non solo geografica, della Sicilia?
Perché anche la mafia è rimasta il solito convitato di pietra, nonostante Nello Musumeci abbia riproposto una vecchia frase di Paolo Borsellino e la sinistra abbia candidato il vicepresidente della commissione Antimafia?
Insomma, tutte queste domande hanno già tutte una risposta abbastanza chiara, appunto retorica. Quindi è piuttosto singolare che in questo continuo ping pong, tra rimpalli di responsabilità e pretese di aver vinto (in Sicilia, più ancora che in Italia, nessuno perde mai davvero alle elezioni...), nessuno dica l'unica vera verità: è successo quel che si sapeva sarebbe successo.
Perché Musumeci sarà pure una brava persona, ma dietro c'è Gianfranco Miccichè, architetto di qualsivoglia alleanza post-elettorale in Sicilia. Cinque anni fa furono i centristi-autonomisti di Miccichè a garantire la maggioranza all'Ars al sinistro Rosario Crocetta, ora saranno i centristi-moderati di alcune liste di centrosinistra a tappare quei piccoli buchi che separano Musumeci dal governare con relativa tranquillità.
Vero che il trasformismo lo "inventò" il lombardo Depretis, ma è con l'agrigentino Francesco Crispi che raggiunse grandi e ineguagliate vette. Se dall'Ottocento la Sicilia è la terra che più di tutte codifica la logica del ribaltone, milazzismo compreso, non c'è allora da meravigliarsi se anche stavolta andrà così. D'altra parte, forse il Pd se l'è dimenticato, ma le giunte regionali dell'impresentabile Lombardo si sono rette sulla convergenza del centro-sinistra (col trattino).
Sarà la mutazione genetica, sarà la retorica nuovista del renzismo, sarà quel che si vuole, ma se il centrosinistra perde in alleanza con Angelino Alfano, è mai possibile che da quelle parti non si faccia autocritica e anzi si imputi la sconfitta ad altri, persino alla seconda carica dello Stato, per Costituzione il vicepresidente della Repubblica? L'elettorato siciliano, lo disse non troppo tempo fa lo stesso Alfano, è tendenzialmente di centrodestra. Quindi, morale finale, la colpa è della sinistra...
giovedì 2 novembre 2017
Liste ciniche
Facciamo così: liquidiamo, in senso buono, subito il quinto su cinque. Non ce ne voglia, non è mancanza di rispetto. Anzi. Il quinto, inteso come candidato alle elezioni regionali siciliane, è Roberto La Rosa. Autonomista, anzi indipendentista, alla testa del movimento Siciliani liberi, il quinto incomodo che prenderà circa l'1%. "Talmente piccolo che avremmo potuto anche non invitarlo", gli ha detto con sorprendente indelicatezza Lucia Annunziata durante il confronto televisivo con gli altri candidati. Comunque è giusto segnalarne la presenza. Adesso ha anche ottenuto il sostegno di parte dei Forconi, che prima sembravano orientati a schierarsi in massa con il centrodestra (quasi) unito dietro Nello Musumeci.
Dunque, almeno la candidatura di Roberto La Rosa ha il pregio della chiarezza. La faccia, il nome, il movimento, il simbolo, lo slogan. Tutto chiaro, senza particolari equivoci.

Partiamo da lui, dall'outsider, proprio perché sembra che gli altri, al contrario, vogliano lasciare qualche dubbio. Questa riflessione nasce dai manifesti elettorali dei cinque candidati presidente. E dalla centralità delle persone rispetto all'assenza dei partiti. A parte La Rosa, è singolare che il "partito" più radicato sia ormai il Movimento 5 Stelle, il cui simbolo infatti, ovviamente, campeggia sui manifesti di Giancarlo Cancelleri. In questo caso l'identificazione tra movimento e candidato-portavoce è assoluta, totale, totalizzante.Invece mi ha colpito, forse anche perché l'ho visto di persona, il manifesto elettorale di Fabrizio Micari. Criptico, non so quanto volontariamente. Un slogan apparentemente inoffensivo ("La sfida gentile") e la totale assenza di simboli di partito. Molti ritengono che una chiave fondamentale del voto siculo risieda nella possibilità del voto disgiunto e ciò spiegherebbe la strategia di andare a intercettare delusi e disillusi di tutti gli schieramenti. Già Micari è poco conosciuto, se poi nessun simbolo di partito campeggia nei suoi manifesti... è difficile che sia identificato come il candidato del centrosinistra.

Un po' diverso, ma solo in parte, il discorso per i due candidati rimanenti, Nello Musumeci (centrodestra) e Claudio Fava (sinistra). Diverso perché sono gli unici due politici di lungo corso in lizza per la presidenza della Regione, e quindi perfettamente riconoscibili come l'uomo di destra e quello di sinistra, indipendentemente dai simboli sui loro manifesti. E quali sarebbero, poi, questi simboli?
Nessuno, nel caso dell'ex presidente della provincia di Catania. Anzi. La strategia comunicativa di Musumeci cerca platealmente di smarcarsi dalla politica dei partiti, tra hashtag, slogan efficaci per quanto contraddittori (è per esempio uno straordinario sofisma il motto #noslogan...), una furba personalizzazione. "L'unico pizzo che piace ai siciliani".Così come Musumeci non ha simboli di partito sui suoi manifesti, anche Claudio Fava, candidato della sinistra... a sinistra del Pd. L'unico simbolo è quello della sua coalizione, "Cento passi per la Sicilia", un'altra evidente personalizzazione politica, essendo stato lui tra i soggettisti/sceneggiatori del bellissimo film di Marco Tullio Giordana su Peppino Impastato.
Morale: come sempre la Sicilia prova ad anticipare tendenze politiche nazionali. Fingendo che contino più le persone dei partiti. Quando invece lo sanno tutti che gli elettori vanno a votare soprattutto per il "loro" consigliere regionale... In quel caso sì che conta pure il simbolo del partito.
martedì 19 aprile 2011
Volti nuovi Nello esecutivo
Invece nei governi berlusconiani i siciliani hanno sempre avuto una presenza importante e numerosa. Del resto era la regione del 61-0. In passato nomi come Antonio Martino e Enrico La Loggia, forzisti della prima ora. Ora il governo quasi abbonda di miei corregionali. Stefania Prestigiacomo, il delfino Angelino Alfano, il "milanese" Ignazio La Russa, il neo esperto di agricoltura Saverio Romano, più qualche sottosegretario come Gianfranco Micciché. Non si dice nulla di nuovo a sottolineare che le nomine sono spesso spartizioni di poltrone per i partiti, vecchi e/o nuovi. Dopo l'uscita dei finiani, la maggioranza si è puntellata con chi fosse disponibile, pardon responsabile.
Però solo lui saprà e potrà spiegare come mai è ancora all'opposizione del sindaco Pdl di Catania, Raffaele Stancanelli (altro ex An). La generazione di Fiuggi è in perenne diaspora...
P.S. Racconto un episodio curioso, che c'entra solo per chiarire quanto l'ascesa al soglio ministeriale sia importante. Nel 2006 stavo a Ravenna e a casa mia prendevo ogni tanto la frequenza regionale delle Marche su Rai3: un giorno la notizia d'apertura del tg era la nomina di un sottosegretario marchigiano. Ecco, l'importanza delle cariche e forse l'eccessiva tranquillità di quella regione...
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