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giovedì 8 agosto 2013

Il Massimo comun divisore

L'anno scorso, più o meno di questi tempi, in piena discussione su spending review, abolizione delle province e accorpamento dei piccoli comuni, mi sono messo a lavorare su uno spunto che mi sembrava interessante. Sull'isola di Salina, una delle "sette sorelle" delle Eolie, ci sono ben tre diverse amministrazioni comunali. Nel resto dell'arcipelago c'è un solo altro comune, Lipari, 11mila abitanti distribuiti su sei isole. A Salina invece nessuno dei tre comuni – Malfa, Santa Marina Salina e Leni, in ordine di grandezza – raggiunge i mille abitanti, e in tutto sull'isola i residenti sono 2.500 circa. Mi intrigava l'idea che, in caso di obbligo all'accorpamento (perché inferiori ai 5mila abitanti), tre comuni non proprio in rapporti idilliaci tra di loro dovessero mettersi insieme. E allora cercai di parlare, a ridosso di ferragosto, con i sindaci di quei paesini. Mi rispose uno solo, dicendomi che prendevano atto di quella situazione e che comunque "tocca alla popolazione esprimersi". Dunque mettevano in conto un referendum popolare. Senza tralasciare che in realtà, in virtù dello statuto autonomo, avrebbe dovuto occuparsi della questione la Regione, in quel momento con un presidente dimissionario, Raffaele Lombardo, e ancora in attesa del rinnovo elettorale che sarebbe poi arrivato a ottobre. Insomma, mi rispose quel sindaco, "al momento non facciamo nulla e non posso dirle nulla" proprio perché si scaricava sulla Regione quell'incombenza. Per inciso, la giunta di Rosario Crocetta avrebbe, sette mesi dopo, decretato l'abolizione delle province.
Un anno dopo quel mio tentativo e quell'articolo mai scritto, il campanilismo di Salina torna d'attualità. La splendida isola è nota – oltre che per i capperi e la malvasia – soprattutto per essere stata il set de Il Postino con Massimo Troisi e Maria Grazia Cucinotta, nel 1994. In sostanza, Troisi sta a Salina come Roberto Rossellini sta a Stromboli. A quasi vent'anni dalle riprese del film (e dalla morte triste e prematura di Troisi), il comune di Santa Marina Salina ha intitolato un lungomare all'attore napoletano. Il problema è che il sindaco di Malfa, Salvatore Longhitano, non l'ha presa affatto bene: «Non ho compreso che ci azzecca Santa Marina Salina con il film. Lo scenario dell'opera è quello del mio comune: Pollara, la strada che Troisi percorreva in bici, la casa rosa...». E così pure la buonanima di quel grande artista che era Troisi viene tirata in ballo nelle beghe di cortile, anzi di strada, estive. Longhitano accusa poi il collega di Malfa, Massimo Lo Schiavo, di averlo avvertito e invitato solo il giorno prima.
La "casa del Postino" in località Pollara
C'era anche la messinese Cucinotta alla cerimonia. La cosa divertente è che l'attrice ha soggiornato nello stesso albergo, il Signum, che la ospitò 19 anni fa. E l'hotel Signum è a Malfa. Longhitano promette grandi manifestazioni l'anno prossimo per il ventennale, con tanto di intitolazione del viale di Pollara a Massimo Troisi. Ecco perché non gli è andato giù lo "sgarbo" di Lo Schiavo: «Non voglio innescare polemiche, né voglio litigare con il sindaco di Santa Marina. È libero di fare quello che vuole, ma qui si tratta di cattivo gusto». La toponomastica è roba seria.
Povero Mario Ruoppolo, postino comunista, oggetto di contesa tra un sindaco vicino al centrodestra, Longhitano (la cui lista si chiama "Democrazia", testuale), e un altro, Lo Schiavo, della nouvelle vague autonomista (prima Mpa di Lombardo, poi il Partito dei Siciliani che stava con Micciché alle regionali). Povero Mario, che diceva che «la poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve...». Se avesse saputo che pure il nome suo, cioè quello di Massimo, «è di chi gli serve...»...

venerdì 25 novembre 2011

La via di Peppino

Per tanti anni quella strada non è mai esistita. Era solo un vicolo che si perdeva davanti a un'abitazione privata e nei residui incolti e abbandonati di quella campagna che c'era prima che nascesse prepotente e cementificato il quartiere Sorda, a Modica. Il vicolo era intitolato ad Attilio ed Emilio Bandiera, i fratelli patrioti del Risorgimento italiano. Quella stradina scendeva giù da via Risorgimento, appunto.
L'idea di prolungare il percorso di quel vicolo, e creare una bretella tra via Risorgimento e viale Alcide De Gasperi (all'incrocio con via San Giuliano), è più vecchia di me, credo. Non voglio mettermi qui a spiegare la viabilità caotica del quartiere più nuovo e residenziale della mia città, ma quella strada era considerata da tutti necessaria.
Ci si è arrivati soltanto nel 2008. Ricordo che fu aperta al traffico a metà maggio, a un mese dal voto amministrativo in città. Una delle ultime inaugurazioni del sindaco Piero Torchi che si era dimesso per tentare - inutilmente - fortuna alle elezioni regionali. La strada era tutt'altro che completa, gli impianti non erano ancora finiti. "Per un tubo!", disse Torchi tempo dopo: la sinistra criticava per un tubo, solo perché la strada era stata aperta anche se mancava la rete idrica...
Comunque la bretella ora è lì. Bretella: questo è il nome ufficioso con cui i modicani la conoscono, in fondo è la bretella di via Risorgimento. Da sabato 26 novembre il nome è un altro. Un bel nome. E il merito è tutto di un'iniziativa e proposta del movimento studentesco qualche anno fa. Iniziative per far sì che la via venisse intitolata a Peppino Impastato. Quella strada sarà d'ora in poi via Giuseppe, anzi Peppino, Impastato. L'amministrazione comunale guidata da Antonello Buscema ha accolto subito la proposta e la Prefettura di Ragusa ha dato l'autorizzazione. Quello che non è stato possibile a Villabate, dove si preferisce dedicare vie a nazisti (pur pentiti), è stato fatto a Modica.
Copio e incollo dal comunicato stampa:
«Dopo l'intitolazione a don Pino Puglisi di una via del centro storico della città di Modica, sabato 26 novembre sarà inaugurata via Giuseppe Impastato. L'idea di dedicare una via al giovane siciliano ucciso dalla mafia prese il via diversi anni addietro da un'iniziativa di alcuni giovani studenti che diedero vita anche ad una raccolta di firme. Il sindaco Antonello Buscema colse subito la bontà della proposta e avviò le pratiche burocratiche necessarie per l'intitolazione. Ottenuto il via libera da parte della Prefettura si è dato il via all’organizzazione dell’evento di inaugurazione. L'assessore [alla Cultura] Anna Sammito ha seguito quest'ultima fase promuovendo contatti con le scuole e con le personalità invitate ad intervenire. "La via di Peppino" è il titolo scelto per l'incontro che si terrà sabato 26 novembre alle ore 10, presso l'aula magna del Liceo Scientifico Galileo Galilei. Il saluto del Sindaco Buscema darà il via ai lavori che saranno moderati dal prof. Maurilio Assenza e che vedranno gli interventi del dott. Giovanbattista Tona, magistrato della Corte di Appello di Caltanissetta e del dott. Francesco Pulejo, procuratore della Repubblica di Modica. I relatori interagiranno con gli studenti sul tema della legalità e della lotta alle mafie a partire dall'esempio, dalla testimonianza e dalla grande eredità lasciata da Peppino Impastato. Ci sarà spazio anche per il teatro con l'attrice modicana Fatima Palazzolo, la quale interpreterà Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, in un monologo tratto da "La madre dei ragazzi" di Lucia Sardo. Alle 12 ci si trasferirà all'intersezione tra via Alcide De Gasperi e via San Giuliano per la cerimonia di intitolazione della via a Peppino Impastato»
Io purtroppo non potrò esserci. Ma mi fa piacere pensare che la prossima volta che mi affaccerò dal balcone della cucina a Modica, vedrò via Giuseppe, cioè Peppino, Impastato.

venerdì 9 settembre 2011

Vicolo cieco in fondo a destra

Villabate è il quadratino rosso.
Anzi, ora è nero
Da Villabate sono passato, anzi l'ho sfiorata, quelle volte che sono andato a Palermo. La cittadina è praticamente attaccata al capoluogo. Se mai dovesse capitarmi di andarci apposta, farò sicuramente una passeggiatina in qualche stradina. Per esempio quella che la giunta guidata dall'ex An Gaetano Di Chiara ha deciso di intitolare a Erwin Rommel. La "volpe del deserto", il generale nazista. Sul serio, a Villabate si preparano a dedicare strade a Rommel. E pure al Barone Rosso, quel Manfred von Richthofen conosciuto come l'asso dell'aviazione tedesca durante la prima guerra mondiale. Io lo ricordo più come nemico di Snoopy.
Dunque Rommel avrà una via tutta sua a Villabate. Ho dei dubbi che una qualsiasi città tedesca possa deciderne di dedicarne una a - che ne so - Galeazzo Ciano. Perché la motivazione del sindaco è: Rommel è ricordato non come gerarca nazista, ma per il suicidio dopo i sospetti di aver fatto parte dei complottisti contro Hitler. Ecco, Ciano, genero di Mussolini, poi lo tradì. Siamo lì.
E intanto tra i «meritevoli di essere menzionati nella toponomastica cittadina», per utilizzare il burocratese sentimentale di Di Chiara, non figura il soldato villabatese Giovanni Militello, catturato in Russia e deportato nel campo di concentramento di Altengrabow. Il parere favorevole, anche della giunta, c'era, ma la pratica si è persa. Gli è andata a suo modo meglio di altri: Antonino Retaggio, consigliere comunale che si batte per la memoria di Militello, c'aveva riprovato chiedendo di intitolare qualcosa (non necessariamente una strada, qualcosa, signor sindaco) anche a Peppino Impastato. Sarebbe stato bello, in un comune sciolto due volte per mafia (1999 e 2004), ma la proposta non fu neanche esaminata.
Via Rommel, vicolo cieco.

venerdì 13 maggio 2011

Sicily, Ulster

Non sapevo che a Belfast c'è una via che si chiama Sicily Park. Park, ma è una via. In quella strada, quasi quarant'anni fa, l'Uda, un gruppo armato lealista, uccise un cattolico. Ora, credo che questa curiosità toponomastica possa essere ragionevolmente l'unico legame reale tra la Sicilia e l'Irlanda del Nord, o Ulster (anche se il nome è improprio). In molti Paesi del mondo ci sono strade, piazze o altri luoghi intitolati alla mia terra. Ricordo di aver passeggiato a Parigi per rue du Roi-de-Sicile: una strada nel quarto arrondissement dedicata al re di Sicilia. Quale re, poi? Je ne sais pas. Però la necessità di trovare un legame con l'Irlanda del Nord è un po' più particolare.
Leggendo qua e là, ci si imbatte a volte in spunti davvero curiosi, per i quali spendo volentieri qualche riga. Il Guardian, giornale per il quale molti vorrebbero lavorare (con piena ragione), ha ospitato qualche giorno fa un articolo di un noto commentatore, Simon Jenkins. Firma del Guardian, lavora anche con la BBC e con il Sunday Times e in passato ha scritto per il Times. Insomma, non il primo arrivato. Si parlava di nazionalismo, impero, indipendenza nel Regno Unito. Commento interessante: sostanzialmente, perché opporsi alle spinte indipendentiste (scozzesi) all'interno dell'UK? Un Paese che riunisce in sé quattro entità molto diverse, compresi i nordirlandesi:
«I vittoriosi Unionisti Democratici dell'Ulster sono unionisti solo nel non essere repubblicani irlandesi. Altrimenti avrebbero molto più in comune con la Sicilia»
Gli scozzesi, d'altra parte, pare vorrebbero regimi fiscali simili a quelli di alcune regioni spagnole e italiane (non capisco bene se Jenkins si riferisca alle regioni a statuto speciale, Sicilia inclusa). Ma mi fa riflettere e sorridere che la Sicilia diventi qui un termine di paragone paradossale: i nordirlandesi sono più simili ai siciliani che non alla Perfida Albione! Cioè, un popolo che pur di non dirsi irlandese è disposto a stare sotto la Corona britannica, in realtà con Londra ha poco a che vedere, persino meno che con Palermo. Oh, my God!
Capisco che stiamo dalla parte opposta d'Europa rispetto alla verde (Nord) Irlanda. Capisco l'esigenza giornalistica di trovare la frase a effetto. Capisco pure che quella di Jenkins è una provocazione, non contro la Sicilia ma contro il suo stesso Paese. Spero però che non c'entri nulla un presunto studio scientifico dell'anno scorso, in cui lo psicologo Richard Lynn della University of Ulster di Coleraine sosteneva che il sud Italia è meno sviluppato economicamente del nord perché i terroni sono meno intelligenti.
E pensare che la settimana scorsa i militanti della giovanile del Pdl a Palermo hanno ricordato la figura di Bobby Sands, attivista nordirlandese morto il 5 maggio di trent'anni fa. Per i ragazzi di Giovane Italia, l'Ulster è una delle ultime colonie in Europa. Jenkins avrà potuto apprezzare, Lynn non avrà capito.