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martedì 13 novembre 2012

Nessuno tocchi Anthony Farina

Santo Stefano di Camastra è un comune di 4.500 abitanti del parco dei Nebrodi, in provincia di Messina ma quasi al confine con il palermitano. È conosciuto come il “paese delle ceramiche”. Qui potrebbe cominciare la seconda vita di Anthony Farina. Se lui lo vorrà, naturalmente.
Farina è un cittadino statunitense, originario di Santo Stefano, da 20 anni in carcere per una rapina commessa a Daytona Beach, in Florida. Nello “Stato del Sole” è stato condannato per questo alla pena di morte. Aveva 18 anni, nel 1992, quando insieme al fratello sedicenne Jeffrey, rapinò un fast food. Il fratello sparò e uccise una dipendente, ma essendo minorenne all’epoca dei fatti la sua pena è stata tramutata in ergastolo, con la possibilità di ottenere la libertà condizionata dopo 25 anni.
Anthony Joseph Farina.
Compirà 39 anni il 20 novembre 2012
(quando scadrà la proroga
dei termini per la memoria difensiva,
anche da parte dell'Italia)
Anthony, invece, pur non avendo materialmente commesso l’omicidio, si è ritrovato condannato alla pena capitale. Dopo un processo in cui il pubblico ministero aveva invocato la Bibbia per proclamarsi “agente di Dio”. In carcere Farina ha già passato la maggior parte della sua vita finora.
Per salvarlo da una condanna ingiusta e crudele nelle scorse settimane è partita una campagna, “Anthony non deve morire”, promossa da Amnesty International, Nessuno tocchi Caino, Comunità di Sant’Egidio insieme al Partito Radicale. Un’iniziativa che puntava a far concedere a Farina la cittadinanza italiana e che è riuscita almeno nel suo primo intento: il consolato italiano a Miami gliel’ha infatti rilasciata il 2 novembre. Così il governo potrà intervenire più direttamente sulle autorità statunitensi per chiedere che un cittadino italiano non venga giustiziato. E sconti la pena nel suo “nuovo” Paese.
Chi si è mosso, oltre alle associazioni abolizioniste e ai radicali, è stata la stessa comunità di Santo Stefano di Camastra. «Se c’è la sua volontà, noi saremmo ben lieti di accoglierlo», ha spiegato Francesco Re, sindaco del paese delle ceramiche. Il primo cittadino aveva inviato il mese scorso una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e a Papa Benedetto XVI, per chiedere un loro intervento.
Francesco Re,
sindaco di
Santo Stefano
di Camastra
«Pur riconoscendo la gravità dell’accaduto – scriveva il sindaco – siamo consapevoli che bisogna dare ad ogni uomo, specie se in giovane età e soprattutto non direttamente autore del grave fatto di sangue per cui è condannato, un’opportunità di riscatto all’interno di una comunità che gli offra una diversa prospettiva di vita». Forse il Quirinale e il Vaticano non si sono mossi direttamente ma, come ha precisato Re, «c’è stata una buona partecipazione delle istituzioni, tramite l’ambasciata e il ministero degli Esteri abbiamo avuto un riscontro quasi immediato». La diplomazia italiana ha seguito da subito il caso e tutti erano fiduciosi nella concessione della cittadinanza.
Ma non basta il passaporto italiano. Adesso toccherà a Farina decidere se provare a rifarsi una vita nel paese dei suoi genitori. «Qui ci sono ancora suoi parenti, i Farina sono tanti a Santo Stefano», ricorda il sindaco Re. «Noi ci siamo mossi con il parroco e abbiamo rapporti e collegamenti con le associazioni, con l’onorevole Elisabetta Zamparutti, anche con l’associazione di don Ciotti (Libera, ndr)». A Santo Stefano di Camastra Anthony Farina potrebbe dunque trovare una comunità disposta a dargli una mano: «La nostra non sarebbe solo un’accoglienza sulla carta, per ragioni di residenza e documenti, ma vorremmo offrire un’opportunità». Una seconda chance che vuol dire anche trovare un lavoro. «Noi facciamo un appello generale – dice il sindaco – e diamo uno sguardo anche al di là del nostro comune. Non dovrebbe essere difficile trovare qualcosa, di sicuro questa parte di territorio non farà mancare il suo buon cuore».
La questione è pure giuridica. Anche in Italia, Farina verrebbe a scontare la pena, naturalmente secondo modalità e tempi che sarà la magistratura italiana a stabilire. Dopo vent’anni già passati in carcere, però, potrebbe trattarsi di una pena alternativa. D’altra parte 20 anni è il massimo che il codice penale italiano prevede per la rapina a mano armata. E Santo Stefano di Camastra è un bel paese dove vivere. Altro che Raiford, Florida. Lì c’è il braccio della morte, qui potrebbe esserci una nuova vita.

[articolo pubblicato su Affaritaliani.it]


Aggiornamento del 30 settembre 2013. La condanna a morte di Anthony Farina è stata annullata!
La Corte Federale d'Appello per l'11° Circuito degli Stati Uniti ha riconosciuto "inadeguata assistenza legale", con quel pubblico ministero che parlava di Dio e di missione divina dell'accusa. C'è di mezzo anche l'VIII Emendamento della Costituzione, quello che vieterebbe le pene crudeli. [Nessuno tocchi Caino lo spiega bene qui]
Purtroppo però la pena di morte esiste ancora, negli Stati Uniti. E un'iniezione letale è considerata non-crudele...
Anthony dovrebbe farcela, stavolta. Chissà che non torni davvero a Santo Stefano di Camastra.

giovedì 17 marzo 2011

Gli innocenti e gli infami

Sono un giornalista, o meglio lo sarò. Dovrei attenermi ai fatti, limitarmi a esercitare un diritto di cronaca, riportare gli eventi e cercare di non far diventare ogni notizia un commento. Però ci sono notizie e fatti che ti obbligano a commentare, a dire la tua, a prendere posizione. In questo blog e nel mio "lavoro" non mi tiro mai indietro e mi prendo la responsabilità di quello che dico e scrivo. Quando le notizie sono fattacci di cronaca, a volte è inevitabile svestire i panni "professionali". Se la notizia che leggi è un abuso su minori o un caso di pedofilia, è difficile mantenere l'equilibrio.
Alcune notizie siciliane mi hanno fatto inorridire. A Santo Stefano di Camastra, paesino del messinese noto per le ceramiche, una donna di 45 anni e un pensionato di 73 sono stati arrestati per violenze sessuali sulla figlia di lei. La ragazza oggi ha 15 anni e da quando ne aveva 8 era costretta a prostituirsi: la madre la "vendeva" al vecchio per cifre dai 20 ai 170 euro. Invece a Melilli, in provincia di Siracusa, un trentunenne è stato arrestato per aver abusato delle nipotine di 13, 9 e 7 anni. L'uomo viveva nella stessa casa delle bambine. Due notizie che fanno schifare e riflettere sulla percentuale di stupri commessi in famiglia.
Ma non ci sono solo gli abusi casalinghi. La pedofilia viaggia on-line. La polizia postale di Catania, non nuova a questo tipo di operazioni, ha sgominato una rete internazionale di pedofili, intercettando 70mila iscritti a un sito olandese. L'indagine è nata dopo l'identificazione di un bambino siciliano, il cui caso era stato segnalato dall'associazione Meter di don Fortunato Di Noto. Fossero tutti come lui, i preti...
L'operazione Rescue è stata condotta in quattordici paesi insieme all'Europol e al Ceop (Child Exploitation and Online Protection), l'organo della polizia britannica contro la pedopornografia. Finora 184 arrestati, tra cui un italiano che ha abusato del bambino siciliano; 670 persone identificate e almeno 230 bambini coinvolti, il numero più alto di vittime in una singola indagine su casi di pedofilia via internet. Età media dei pedofili, 30 anni. Quindi non ci sono solo i vecchi che fanno turismo sessuale in Brasile e Thailandia...
Al di là del fatto schifoso in sé, mi fa rabbrividire che secondo la polizia è stato smantellato il "settore ideologico della pedofilia". Qui non si parla solo di violenze, ma di "orgoglio" e "pensiero" pedofilo, di proselitismo sul sito olandese, in un forum chiamato "la stanza italiana".
Adesso non ho davvero parole. Anzi una ce l'ho. So che non è deontologicamente corretta né professionale, ma la prendo a prestito dai carcerati che ho conosciuto nei miei mesi di lavoro dietro le sbarre. Nel codice etico (non fraintendete) del carcere, chi fa del male a donne e bambini è solo un infame.