Visualizzazione post con etichetta Il Clandestino - con permesso di soggiorno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il Clandestino - con permesso di soggiorno. Mostra tutti i post

domenica 29 dicembre 2013

Permesso scaduto

Titoli di coda
Nel mondo del giornalismo e dell'editoria si dice che è una buona notizia quando nasce un nuovo giornale. E naturalmente la notizia è pessima quando invece un giornale o una testata chiude, o più brutalmente, muore. Diciamo che, nonostante la mia categoria non goda di ottima fama (più o meno meritata), questo luogo comune è quasi sempre vero. Ecco perché sono molto dispiaciuto dopo aver saputo che l’ultimo numero in edicola del mensile di Modica Il Clandestino – con permesso di soggiorno è proprio l’ultimo. Cioè chiude. Finisce l’avventura, iniziata nel 2010, di questo giornale che ha provato, e molto spesso ci è riuscito, a fare le pulci al potere e al malaffare delle mie zone. Un mensile venduto al prezzo di un euro, che quindi non era nato per fare soldi ma per smuovere le acque, e anche proporre finalmente un livello di giornalismo che a Modica e dintorni non si è mai visto. Poi qualcuno potrà dire che i ragazzi del Clandestino facevano “politica”. Vabbè, è solo un complimento: politica in senso letterale e nobile, cioè dovere di cittadinanza. Senza di loro non ci sarebbero state inchieste importanti, denunce, prese di coscienza, iniziative, e neanche quella eccellente manifestazione culturale e sociale che è stato il Festival di Giornalismo. Modica se li sognava certi ospiti e senza dibattiti, senza il Clandestino… Io sono contento di aver collaborato con questi ragazzi che hanno avuto anche un meritato successo.
Ora è finito. Purtroppo è stato difficile per chi lo produceva continuare a farlo al meglio compatibilmente con gli impegni (tutti lavorano, qualcuno ancora studia). Si chiude tristemente una pagina. Di giornale e di civiltà.

lunedì 10 ottobre 2011

Modicano, Clandestino

Ho ricevuto due mail importanti in questi giorni. Del mittente ho già parlato alcune volte su questo blog. Il messaggio è stato inviato alla mailing list de Il Clandestino - con permesso di soggiorno, il mensile di Modica dal quale tutti quelli che aspirano a diventare giornalisti avrebbero da imparare.
È stato per caso che ho conosciuto i ragazzi del Clandestino. Li invidio e li ammiro. Sono quasi tutti più giovani di me, molto probabilmente con idee ben più chiare delle mie. Fanno giornalismo, giornalismo d'inchiesta, in una terra dove non esiste un certo modo di fare cronaca e informazione. Alla presentazione del giornale due anni e mezzo fa, ricordo, non c'era neanche un rappresentante della stampa cosiddetta "ufficiale". Certo sono scomodi. Dicono quello che gli altri omettono. Smuovono le acque torbide e lo fanno con una professionalità che molti professionisti abbeveratisi ai sacri testi della deontologia spesso dimenticano.
Perché erano importanti quelle email? I ragazzi del Clandestino hanno inviato a tutti i loro amici, collaboratori, sostenitori, due link. Link ad articoli in cui si parla di loro. E io sono molto contento di poterli rilanciare. Ma non è solo per pubblicità, né perché qualche volta il mio nome è finito nella lista dei tanti e volenterosi collaboratori del mensile.
Il primo è di Libera Informazione, la testata di Libera, l'osservatorio sull'informazione per la legalità e contro le mafie. Un articolo su un incontro a Ovada, in provincia di Alessandria. C'erano pure i ragazzi del Clandestino e Nando dalla Chiesa li ha chiamati sul palco.
Il secondo link ha a che fare proprio con dalla Chiesa. È un articolo del Fatto Quotidiano in cui si parla di questi ragazzi coraggiosi.
Io personalmente non ho da offrire chissà quale pubblicità, in confronto a Libera e Nando dalla Chiesa. Siccome però conosco l'avventura e l'impresa del Clandestino, devo aggiungere due parole. Per loro stessa ammissione, non tutti i ragazzi della redazione faranno i giornalisti da grandi. Ecco, questa è la lezione fondamentale. Fare informazione, indagare, svelare trame e misteri, raccontare un territorio con le sue ricchezze e le sue miserie quotidiane, è un dovere che va oltre una professione. Professione che tra l'altro io mi ostino a pensare prima di tutto come un mestiere. Professione, lavoro o mestiere che sia, quel che conta, comunque, è che, come dimostra un gruppetto di ventenni modicani, dire e raccontare sono verbi che possono essere coniugati anche se nella vita si vuole fare altro.
La vocazione, in fondo, non è il giornalismo, ma la verità.

venerdì 20 maggio 2011

L'ultimo e l'Assoluto

Una settimana fa il Partito Democratico siciliano aveva fatto sapere che si sarebbe costituito parte civile contro il boss Matteo Messina Denaro. Il superlatitante, o meglio la sua cosca, avrebbe (anzi, io dico "ha", non è che parlando di un criminale ci sia da limitarsi con le presunzioni d'innocenza...) intimidito esponenti Pd di Castelvetrano, il paese trapanese roccaforte del presunto capo di Cosa Nostra. Il paese dove un preside consiglia ai suoi studenti di disertare un incontro con il pm Antonio Ingroia. Dove alcuni concittadini dicono che MMD è una persona perbene, un signore educato, praticamente il sindaco ideale.
Oggi viene fuori che Messina Denaro potrebbe essere braccato. Nulla di strano, forse. Ormai non fa neanche troppo notizia che intorno ai superlatitanti si stia facendo terra bruciata. D'altra parte, il lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura va sempre avanti. E, aggiungo, indipendentemente dai governi. Qualche giorno fa, riferisce Repubblica Palermo, ai servizi segreti è arrivata una soffiata e ieri è scattato il blitz di polizia e carabinieri ad una masseria nelle campagne di Castelvetrano. Niente da fare, il boss non c'era. Però qualcosa sta succedendo nel mondo mafioso. O è solo un'impressione?
Qualcuno teme che a Palermo possa tornare la guerra di mafia, segno che la successione nel "regno di Mafiopoli" non è affatto conclusa né definita. E qui torniamo al boss di Castelvetrano. Mi permetto di dire la mia. Non ho mai creduto che Messina Denaro fosse diventato il nuovo capo di Cosa Nostra, per una serie di motivi. Mi sembra strano che un trapanese possa prendere la guida di un'organizzazione palermocentrica. Ma la questione secondo me è ancora più semplice - e al contempo complicata. Esiste Cosa Nostra? So che è una provocazione, ma "Cosa Nostra" è ormai diventato solo un marchio. Direi piuttosto che esistono tante "cose nostre", tante mafie. Non è detto che ci sia un'unica organizzazione mafiosa centrale in Sicilia. Palermo, Catania, Messina, la stidda: ecco, da questo punto di vista la mafia siciliana è un'entità federale...
Beninteso, Messina Denaro è un latitante pericoloso, un suo ruolo nell'organigramma mafioso ce l'ha sicuramente. È stato lui ad aver scelto gli obiettivi delle stragi del 1993, consultando un depliant turistico. E in quell'anno è cominciata la sua latitanza. I suoi fedelissimi lo chiamano "l'Assoluto". I suoi (mal)affari arrivano fino alla parte opposta della Sicilia rispetto al trapanese, cioè nelle mie zone, come hanno spiegato alcuni mesi fa gli amici del Clandestino (in quel caso ho avuto l'onore di scrivere un editoriale sulla mafia a Ragusa). Il boss è inserito nella top ten dei criminali più ricercati al mondo. Prima che venisse ucciso Osama bin Laden, il Diabolik di Castelvetrano era addirittura quinto. Ora non so se ha scalato le classifiche.